| “Stress da disastro”: 3 su 10 le vittime a rischio. Al via in Abruzzo il Progetto Emergenza Sisma |
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In agguato anche la depressione vera e propria: secondo gli psichiatri, nell'arco di uno o due anni potrà colpire in grado lieve il 35% dei sopravvissuti al disastro, mentre circa il 15% delle persone coinvolte potrà sviluppare una patologia depressiva grave e poco meno del 10% una depressione cronica. Gli esperti sono giunti a queste conclusioni anche tenendo conto dei dati provenienti da studi internazionali condotti sulle popolazioni, in differenti parti del mondo, coinvolte da disastri naturali e dai risultati di una ricerca italiana, svolta su circa 300 abitanti di Sarno dopo le frane che nel 1998 interessarono questa cittadina in Campania. “Chi vive nelle zone colpite dagli eventi catastrofici naturali è stato esposto in maniera diretta al trauma, per cui tutti gli abitanti sono a rischio di sviluppare sintomi – spiega Massimo di Giannantonio, Ordinario di Psichiatria dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti – sin dalle prime ore si può soffrire, di forme anche lievi di un disturbo acuto da stress: il senso di mancanza, il disagio, lo sconcerto, la tensione, la preoccupazione, lo stordimento e la confusione fino alla presenza di disturbi più o meno gravi di tipo dissociativo sono sintomi talvolta inevitabili e consueti dopo un trauma simile. Quando emergono non devono essere sottovalutati perché se diventano più intensi e di durata maggiore possono essere il preambolo di una evoluzione nei mesi successivi a quadri più complessi». I segni tipici di un malessere che sta per sfociare in qualcosa di più grave sono ad esempio il rifiuto di parlare o di mangiare, l'insonnia, il continuare a essere lamentosi senza prendere iniziative o anche la presenza di rabbia e irascibilità eccessive e ingiustificate; si verificano anche in soggetti “apparentemente” più forti soprattutto per l’enorme difficoltà ad elaborare eventi traumatici con un elevato contenuto simbolico o personale. In questi casi di solito si può manifestare, a tre-sei mesi dall'evento, il fenomeno di rivivere continuamente l'evento traumatico: è il disturbo post-traumatico da stress, che si caratterizza per la tendenza a evitare contatti con tutto ciò che può riportare la memoria al trauma, nella volontà di evitare l'elaborazione del problema, nella sensazione continua di minaccia impellente e di ricordi intrusivi, molto vividi, tali da far rivivere sempre il dramma alla persona. A distanza di uno o due anni dall'evento si può poi manifestare una depressione vera e propria. “I soggetti più a rischio dopo un disastro naturale sono coloro che già in passato avevano sofferto problematiche psicologiche e tutti Per intercettare subito il disagio è fondamentale l'intervento immediato e strutturato di èquipe di esperti, in grado di individuare i soggetti che stanno iniziando a presentare sintomi, indicativi di un problema più profondo.“Occorre personale preparato, che sappia capire i segnali di sofferenza e sia in grado di interagire alle persone per portarle a far emergere i problemi e la voglia di risolverli – osserva ancora di Giannantonio – Fondamentale è non lasciare solo chi subisce questo tipo di traumi: com'è successo in Abruzzo, dove l'azione è stata efficace e tempestiva: da subito è importante creare incontri, costruire relazioni tra le persone e, operare attraverso interventi di gruppo per indicare a ciascuno le strategie giuste per stare meglio. L'Abruzzo è stato un banco di prova superato brillantemente da tutte le forze scese in campo: basti pensare al fatto che pochi giorni dopo il terremoto del 6 aprile erano già disponibili gruppi preparati alla gestioni delle catastrofi, spazi gioco dedicati ai i bambini, che devono essere destinatari di interventi più delicati e sostanziali, con strategie mirate». È altrettanto importante prevedere interventi di monitoraggio delle popolazioni colpite da disastri naturali anche nel lungo periodo per evitare che il malessere diventi malattia. È questo lo scopo principale del Progetto Emergenza Sisma, che prenderà il via a novembre in Abruzzo con un programma di supporto psicosociale e di tutela della salute mentale della popolazione rimasta vittima del terremoto del 6 aprile scorso. Il progetto, promosso dalla Società Italiana di Psichiatria e finanziato dal Ministero della Salute e dalla Regione Abruzzo con fondi per un milione di euro, sarà presentato mercoledì 14 ottobre durante la sessione plenaria del congresso della SIP. L’iniziativa ideata da Massimo di Giannantonio e da Massimo Casacchia, Ordinario di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell'Università Il Progetto Emergenza Sisma si pone come una seconda fase di intervento, mirata al monitoraggio nel lungo periodo delle popolazioni colpite per studiare l'incidenza e la prevalenza dei disturbi della sfera ansioso-affettiva, ma anche e soprattutto per essere vicini a chi avrà bisogno di sostegno: “In questo caso, per aiutare chi deve superare il trauma, ci serviremo per la prima volta in Italia in una popolazione di massa, di una nuova tecnica, la Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) – spiega di Giannantonio –. Il metodo consiste nell'attivare in maniera alternata ciascuno dei due emisferi cerebrali mentre vengono focalizzati ricordi dell'esperienza traumatica : in questo modo il vissuto relativo al trauma, che si annida nel profondo dell'emisfero destro dell'emotività, viene “portato alla conoscenza” nell'emisfero sinistro della cognitività. Così facendo il trauma perde il suo contenuto d'angoscia, viene rielaborato ed “espulso” per tornare a stare bene: con l'EMDR il paziente diventa in grado di pensare all'episodio traumatico senza alcun disagio emotivo, percependolo come qualsiasi altro ricordo di un evento stressante che appartiene alla sua storia. Continuando a seguire le popolazioni a intervalli di 3-6 mesi – prosegue di Giannantonio – è possibile intervenire sulle persone che in tempi successivi manifestino disturbi depressivi o di altra natura. Inoltre, l'attenzione prolungata fa sì che sia possibile diagnosticare in un secondo momento chi eventualmente fosse sfuggito alle prime osservazioni sul campo. L'esperienza dell’Abruzzo, dove tutti questi elementi sono stati tenuti in grande considerazione, dimostra che il nostro Paese ha maturato una notevole sensibilità per la gestione delle emergenze, formando e preparando personale di prim'ordine che lavora con impegno e positività. Se non potessimo contare su tutto questo, probabilmente le conseguenze dei grandi disastri naturali sulla salute mentale e il benessere psicologico delle popolazioni colpite sarebbero assai maggiori” conclude l’esperto. Tratto da "SalutEuropa.it" |



Orientamento: Psicoterapia Interazionista
Messina come L’Aquila: l’alluvione che ha spazzato via case e palazzi, portando con sé anche decine di vite umane, rischia di provocare danni significativi sulla salute mentale di chi ne è rimasto coinvolto. I massimi esperti italiani, riuniti a Roma dall'11 al 15 ottobre per il XLV Congresso della Società Italiana di Psichiatria, prevedono infatti che fra i cittadini colpiti dall'alluvione del primo ottobre scorso, come fra le persone coinvolte dal terremoto, tre su dieci andranno incontro al cosiddetto disturbo post-traumatico da stress entro 3-6 mesi, sei su dieci manifesteranno segni di disagio psicologico.













