Calendario eventi

<<  Maggio 2012  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
 
   

Ricerca la scuola per provincia

Ricerca la scuola per orientamento

Tel e Fax: 011-7743351
Sede didattica: Via Peyron, 58 – 10143 - TORINO
SEDE: Via Longhin, 83 - 35100 Padova
Contatti: Tel/Fax: 049.7808204 o 349/3457626
Tel: 06-44248016
Sede didattica: Viale delle Provincie, 6 – 00162 ROMA
ASPIC Scuola di Specializzazione in Psicoterapia integrata
Via Vittore Carpaccio - 00147 ROMA
Contatti: Tel: 06.5413513 - 06.5926770
SEDE: Via Longhin, 83 - 35100 Padova
Contatti: Tel/Fax: 049.7808204 o 349/3457626
L'elenco on line degli psicologi e psicoterapeuti
L'elenco on line degli psicologi e psicoterapeuti
La più grande libreria on line dedicata esclusivamente alla psicologia
Terzo_Create_Your_Culture
ASPIC Scuola di Specializzazione in Psicoterapia integrata
Via Vittore Carpaccio - 00147 ROMA
Contatti: Tel: 06.5413513 - 06.5926770
Scuola Romana di Psicologia Clinica / Imago
V.le delle Provincie 6 - 00162 - Roma
Telefono: 06 44248016 Sede: ROMA

Pubblicità


Associazione Om - Scuola di Formazione in Psicoterapia Transpersonale
Orientamento: Psicoterapia Transpersonale
Sede legale: Via Villapizzone 26 20156 Milano
Sede didattica: Via Villapizzone 26 20156 Milano
Altre Sedi: Non presenti
Contatti: Tel: 028393306 | Fax: 0299980130
Riconoscimento: Riconosciuto dal MIUR con Decreto Ministeriale in data 30 maggio 2002 Titolo abilitante all’esercizio della psicoterapia ed equipollente alla specializzazione universitaria per i pubblici concorsi

Indirizzo email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Sito Web: http://www.biotransenmergetica.it

Presentazione:
Intenti La psicologia transpersonale opera per la realizzazione del sé, il risveglio della “natura intima” di ogni individuo e delle sue qualità più genuinamente umane. Nella sua ricerca, il modello transpersonale integra l’esperienza della psicologia occidentale con quella delle antiche tradizioni basate sulla spiritualità, la meditazione e la padronanza degli stati della coscienza.

Il corso offre abilità e strumenti per:
  • Un percorso individuale di realizzazione del sé
  • La conoscenza teorica e l’applicazione pratica del modello transpersonale
  • L’utilizzo del modello transpersonale nella pratica psicoterapeutica individuale e di gruppo
  • L’applicazione del modello nell’ambito della famiglia, delle comunità, delle aziende, delle scuole

Articolazione del corso:
L'insegnamento si svolge secondo quattro linee principali:
  • Seminari intensivi Teorico-esperienziali: tre giorni al mese per un totale di 240 ore annuali circa.
  • Seminari tecnico-applicativi: due intensivi di cinque giorni per un totale di 100 ore annuali
  • Sedute individuali di terapia didattica e supervisione: opportunità, tempi e modi delle sessioni individuali verranno concordate in base alla storia personale di ciascuno.
  • Tirocinio: 160 ore annuali presso servizi di psicodiagnosi e psicoterapia, pubblici e privati.
Criteri di valutazione:
  • Al termine di ogni anno il candidato dovrà sostenere un esame per il passaggio all’anno successivo.
  • Al termine del corso il candidato dovrà presentare un lavoro di tesi concordato con un relatore scelto tra i docenti.
Destinatari e criteri d’ammissione:
Il corso è indirizzato ai laureati in medicina e in psicologia, per un numero massimo di 20. Le iscrizioni al primo anno sono aperte da ottobre a dicembre. Il corso partirà nel mese di gennaio.
Dettagli scuola

Psicologia Transpersonale e Tradizione

Aspetti transculturali

Il profondo radicamento della psicologia transpersonale nelle diverse tradizioni culturali e spirituali arcaiche le consente di comprendere i limiti culturali delle diverse valutazioni diagnostiche, specialmente connesse agli stati non ordinari di coscienza. Molte infatti delle manifestazioni legate all’esperienza interiore, estatica o mistica vengono vissute come patologiche o regressive dalla psicologia occidentale classica, mentre sono tenute in gran conto e valorizzate presso altre culture. Walsh, ad esempio, (48) ci ricorda come comportamenti bizzarri, affabulazioni, allucinazioni e molti dei sintomi delle diverse sindromi psichiatriche vengano riconosciuti presso molte culture arcaiche come segno di capacità sciamaniche e appropiatamente coltivati.
La stessa meditazione, pilsatro fondamentale della psicoterapia transpersonale così come di diverse tradizioni spirituali, è molto spesso considerata dalla cultura occidentale una fuga dal mondo se non addiritura un’ evidenza psicopatologica.
La psicologia transpersonale, in accordo ad esempio con la “Cultura del Transe” legata alla tradizone afro-brasiliana ed ancora molto viva in Brasile(Lattuada 49, Gioia, Verlangieri, Lattuada 50) considera molti dei sintomi cosidetti psichiatrici, come segni di ipersensibilità non gestita e propone, anzichè la loro repressione la loro valorizzazione. Sono molte le pratiche transpersonali che consentono l’allenamento e la gestione dei fenomi di ipersensibilità nella direzione della piena realizzazione delle potenzialità più genuinamente umane, sia terapeutiche, che creative, che spirituali. Si pensi ad alcune già
citate come il Cosmodramma di Pierre Weil (51), e la Biotransenergetica(52) ma anche ad altre più radicate nel tessuto culturale Sudamericano come la Psicotransterapia di Mendez (53), l’Analisi Transpersonale di Armando Leite Naves,(54) alla Transeterapia di Akstein( 55).

Transpersonale, Tradizione psicologica e Tradizione spirituale

La tradizione psicologica cita i segunti ambiti di applicazione della psicologia: percezione, pensiero, apprendimento, sviluppo, memoria, personalità,ecc. Le diverse aree della psicologia si occupano di questi ambiti con setting e punti di vista specifici. La psicologia clinica , ad esempio, si occupa di come ridurre la sofferenza psicologica e opera quindi da un punto di vista prettamente terapeutico, la psicologia del lavoro applica la sua ricerca in campo lavorativo, la neuropsicologia nel campo della ricerca sul cervello ed sul sistema nervoso. Allo stesso modo la psicopatologia cerca di indagare e classificare le cause della sofferenza, la psicologia sociale si occupa di come migliorare le relazioni tra esseri umani, la psicologia cognitiva cerca di rispondere a domande del tipo: come percepiamo, come impariamo, come ricordiamo, come pensiamo, come creiamo. La psicologia della motivazione si chiede perchè facciamo ciò che facciamo, la psicologia dello sviluppo indaga come le persone evolvono e le teorie psicodinamiche cercano di comprendere l’umana natura.
La psicologia transpersonale indaga gli ambiti psicologici citati dal punto di vista della spiritualità, della trascendenza, degli stati non ordinari di coscienza e fenomeni correlati. Essa costituisce il ponte tra la psicologia e le discipline spirituali, dal momento che tutte le antiche tradizioni, Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, Buddismo, Toismo, Induismo, Sufismo,
ecc. hanno da secoli cercato di trovare risposte a tutte le classiche domande della psicologia, spesso sviluppando, come abbiamo visto, delle loro psicologie. Molte di queste risposte hanno fornito le linee ed i concetti fondamentali della Psicologia Transpersonale.
Come abbia potuto consolidarsi questo legame tra psicologia transpersonale ed antiche tradizioni del resto, appare facilmente comprensibile.
Quando alcuni psicologi hanno cominciato a farsi domande sulla vera natura della mente, su come realizzare il pieno compimento di sè, su come raggiungere e mantenere uno stato psicofico ottimale, su come vivere nel rispetto e nell’armonia con l’altro da sè e l’ambiente naturale circostante, hanno semplicemente scoperto che la psicologia non aveva mai preso in adeguata considerazione quei temi e, di conseguenza, non aveva ancora sviluppato i necessari strumenti di indagine.
Essi trovarono quello che cercavano nelle antiche tradizioni spirituali. Cominciarono così ad integrare concetti e pratiche delle tradizioni spirituali con gli insight e le metodologie della psicologia. Venne delineandosi così la psicologia transpersonale, quell’interfaccia tra psicologia e religione che cerca di indagare il mondo dell’esperienza spirituale in modo libero e diretto senza i vincoli dottrinari tipici delle tradizioni religiose, ma invece, con il rigore dell’osservazione consapevole e del metodo scientifico, seppur di frontiera.

Psicologia Transpersonale e comunità scientifica

Comunemente la Psicologia Transpersonale non è citata nei testi di storia della psicologia, non è studiata nelle università, non è riconosciuta dalla maggior parte degli psicologi come una legittima area psicologica. In America l’ APA, American
Psychology Association non la riconosce, mentre, solo ultimamente in Europa sta trovando considerazione all’interno dell’EAP, European Association for Psychoterapy.
Negli Stati Uniti, oltre a numerose associazioni minori, esistono due grandi organizzazioni, l’ITA, International Transpersonal Association e l’ATP, Association for Transpersonal Psychology che organizzano entrambe periodicamente Congressi internazionali con rappresentanti di decine di paesi e diverse centinaia di partecipanti. (si veda panorama internazionale).
In Europa l’unica organizzazione, anche se poco rappresentativa delle varie realtà, è la EUROTAS, European Transpersonal Association.
I motivi dell’ostracismo nei confronti della psicologia transpersonale, secondo David (56) sono più politici e sociali che scientifici, dipendendo, in prima istanza dal fatto che, fin dagli esordi della scienza psicologica agli inizi del secolo, è stato il modello positivista, riduzionista, ad imporsi quale modello dominante.
Ecco alcuni dei presupposti del pensiero positivista responsabili del rifiuto, da parte della scienza, dell’esperienza transpersonale.
  • Il modello positivista esige che il fenomeno sia misurabile, oggettivemente osservabile e ripetibile. Le esperienze transpersonali non lo sono. L’essenza stessa dei fenomeni transpersonali è di essere interiori. Il valore di un’ esperienza interiore, come è ovvio, non risiede in ciò che appare all’esterno, ma nel significato che riveste per colei o colui che la vive; non risiede nella quantità misurabile, ma bensì nella qualità esperibile.
  • Il modello positivista esige che i fatti siano verificabili e controllabili in laboratorio. La maggior parte delle esperienze transpersonali non possono essere sottoposte alle condizioni di laboratorio e non possono essere isolate dal loro contesto.
  • Le esperienze transpersonali non sono “normali”, vale a dire che non appartengono alla comune esperienza della maggior parte delle persone comuni.
  • L’egemonia della dimensione razionale imperante nelle scienze improntate sul modello positivista tende a considerare indesiderabili i fenomeni inconsueti e ad escludere dal suo ambito di indagine i fenomeni che non è in grado di comprende.
  • Il modello positivista è stato costruito sul dualismo Cartesiano, o meglio su di una errata intrepretazione del dualismo Cratesiano. La psicologia, reiterando l’errore ha posto l’enfasi sullla dimensione razionale, sulla logica-lineare, individuale, sulla quantità misurabile escludendo in questo modo, non solo l’esperienza transpersonale, basata sulla qualità, l’intuizione, il sentire, l’olistico ecc., ma anche gran parte della sua stessa tradizione. Si è soliti infatti contrapporre ad un pensiero orientale mistico ed intuitivo il pensiero occidentale logico e razionale, ma questo è forse uno dei più grossolani falsi storici comunemente condiviso. Il pensiero occidentale è profondamente immerso nella dimensione transpersonale, si pensi alla tradizione filosofica Cristiana ed Ebrea, ai Pre-Socratici, ad Eraclito, ai Neo-Platonici, a Paracelso fino ad Heidegger.
La Biotransenergetica

Biotransenergetica: una disciplina transpersonale di nuova concezione

L’anelito primordiale dell’essere umano a comprendere la natura e ad armonizzarsi con essa diede vita alle prime “religioni della natura”, fondate sull’esperienza estatica per le quali esiste una “unità fondamentale del creato”.
Esse si diffusero sull’intero pianeta e per migliaia di anni costituirono il sistema spirituale e terapeutico dominante.
Gli studiosi definirono questo sistema “Sciamanesimo”.
Secondo questa visione del mondo “originaria”, il mondo minerale, vegetale, animale ed umano, il mondo sottile degli spiriti e delle divinità esistono uno dentro l’altro e uno per l’altro.
Nel corso dei secoli l’eredità sciamanica venne mantenuta e raccolta o sviluppata da diverse tradizioni quali: lo Yoga, il Tantrismo, il Buddismo Tibetano, il Taoismo, le tradizioni degli Indiani d’America o delle popolazioni Afro-Sudamericane.
Ai nostri giorni, da un lato le acquisizioni della fisica quantistica, dall’altro l’emergere del nuovo “paradigma olistico”e del movimento transpersonale hanno fornito nuove convalide e nuovo impulso a questa “Tradizione Priamaria”.
La Biotransenergetica si propone come disciplina psico-spirituale di nuova concezione le cui radici sono profondamente radicate nella Tradizione Arcaica dello Sciamanesimo e nell’emergente Movimento Transpersonale.
Questo significa che essa si propone come una Tecnologia del Sacro la quale attinge ad un sistema di conoscenze e di esperienze che vanno dal contatto con le forze elementali, alla Transe, alla moderna ricerca sugli stati di coscienza; dallo sviluppo delle potenzialità più genuinamente umane proposto dalla psicologia umanistica, all’espressione degli archetipi
dell’inconscio collettivo; dalla ricerca della visione, al dialogo con gli spiriti guardiani, alle visualizzazioni creative proposte dalle più recenti pratiche di ipnosi; dai canti, mantras e danze delle diverse forze naturali agli spazi superconsci, al silenzio della meditazione alle qualità più elevate favorite dalle metodiche di psicologia transpersonale; dalle cerimonie rituali arcaiche, ai viaggi sciamanici, ai sistemi teorici della visione olistica, ai principi della fisica moderna quali le “connessioni non locali” od il “collasso della funzione d’onda”; dagli esercizi psicofisici reichiani al lavoro sui chakras, sul campo aurico e al contatto con la dimensione spirituale.
Alla luce di queste considerazioni risulta evidente come la , anche se in un contesto odierno procede dal campo della medicina e della psicoterapia(seppur di frontiera), trascenda i limiti di una pratica esclusivamente psicoterapeutica.
Per questo la Biotransenergetica è indicata per chiunque voglia realizzare la piena espressione della propria “Natura Intima o Essenza Spirituale”, il riconoscimento delle proprie qualità e la padronanza dei propri stati di coscienza.
Un “Percorso di Formazione” in Biotransenergetica potrà infatti fornire nuovi strumenti e creare nuove condizioni all’artista per esprimere la sua creatività, all’insegnante per svolgere la sua funzione educativa, al ricercatore spirituale per percorrere il suo cammino di realizzazione, al medico, allo psicoterapeuta, all’operatore della salute per operare in campo terapeutico, al “piccolo uomo” che è in noi, perso nell’avventura del quotidiano per ritrovarsi , onorare la propria natura e “autoguarirsi”.

La Biotransenergetica e le altre metodiche ad orientamento transpersonale

Il movimento transpersonale, come abbiamo visto, è nato in tempi molto recenti, per questo, mentre le sue linee essenziali sono ormai consolidate, i modelli terapeutici che da queste procedono presentano diversi stadi di definizione ed di affermazione negli ambiti professionali e scientifici. Qui di seguito prenderemo in considerazione i modelli che potremmo definire storici del pensiero transpersonale quali la Psicologia analitica Junghiana e la Psicosintesi di Assagioli, unitamente ad un modello emergente quale l’Integrazione Olonomica di Grof. Valuteremo i contributi forniti, le differenze esistenti e, di conseguenza, gli aspetti innovativi contenuti nel modello della Biotransenergetica.
Jung (41) per primo ampliò gli spazi dell’inconscio non considerandolo, come Freud, una sorta di cantina della mente dove venivano depositate le istanze rimosse, ma bensì un principio creativo ed intelligente che connette l’individuo agli altri esseri umani, alle forze della natura e all’universo intero. Secondo Jung, inoltre, i complessi psicologici legati alla storia personale dell’individuo erano da fare risalire a schemi primordiali che definì archetipi. Tali elementi archetipici appartenevano ad un “inconscio collettivo”luogo della forza creativa cosmica e condiviso da tutta l’umanità. In questo modo, egli riconosceva, in quella che Freud definiva libido, l’espressione di forze archetipiche transpersonali diretta emanazione della forza creativa della natura e, nell’analisi del simbolo, uno strumento per accedere a quella dimensione spirituale autentica che egli considerava parte integrante della psiche, e che sarebbe emersa spontaneamente alla coscienza in
seguito ad una esplorazione sufficientemente approfondita. Esplorazione che eglì chiamò “processo di individuazione” e che si definisce nel percorso di trascendenza dei confini dell’io e dell’inconscio personale verso la connessione con i contenuti transpersonali del sé.
L’esperienza Biotransenergetica riconosce una piena corrispondenza dei concetti Junghiani qui esposti con le sue osservazioni cliniche. La definizione di “archetipi” viene a coincidere con le diverse emanazioni del “flusso delle forze elementali” e la loro funzione creativa rende ragione della concezione Biotransenergetica per la quale le diverse forze esprimono qualità spirituali che possono venire risvegliate nell’individuo quando questi impara ad “entrare in Transe”ed “incorporare” tali emanazioni. Il processo di individuazione viene a coincidere in questo modo con la connessione e l’armonizzazione con le diverse forze archetipiche e con la conoscenza, il risveglio e la padronanza delle loro caratteristiche specifiche. Diversamente, però, dell’analisi junghiana che riconduce l’esperienza archetipica alla dimensione psicologica focalizzandosi sugli aspetti emotivi, percettivi e cognitivi, la Biotransenergetica centra il processo di trasformazione sulla totalità del campo di coscienza, comprendendo quindi anche gli aspetti organismici bio-psico-fisici e quelli autenticamente transpersonali. Per aspetti organismici intendiamo le trasformazioni che avvengono nei processi energetici responsabili delle manifestazioni sulla totalità dei livelli del corpomente. Trasformazioni riconoscibili, come già accennammo, attraverso un “sentire come” piuttosto che un “capire perchè”. Con il termine “autenticamente transpersonali” vogliamo sottolineare una differenza fondamentale tra la Biotransenergetica e la psicologia analitica di Jung o, come
vedremo, la psicosintesi di Assagioli. L’analisi Junghiana e la psicosintesi sembrano infatti considerare le esperienze transpersonali come, ad esempio, il dialogo con un entità spirituale od un angelo, oppure l’incontro con un alleato ancestrale o un archetipo guaritore come delle esperienze intrapsichiche frutto cioè della elaborazione simbolica della psiche del soggetto. La Biotransenergetica, in accordo con il modello dell’integrazione olonomica di Grof , con le risultanze dell’auto-esplorazione psichedelica e le asserzioni delle più svariate tradizioni spirituali, ritiene che molte delle esperienze definibili transpersonali siano il riflesso diretto di elementi specifici del mondo fenomenico o della dimensione spirituale. L’esperienza autenticamente transpersonale, in definitiva, sembra connotarsi come una “reale esperienza”di entità spirituali, o di matrici ancestrali, di incarnazioni passate o di altre persone, di animali, di forze naturali o di altri piani di esistenza raggiungibile mediante la coscienza olistica attraverso la quale la psiche individuale, come ricorda Grof:” sembra in grado di attingere a informazioni memorizzate olograficamente sull’intero mondo fenomenico, passato, presente e futuro”.
Roberto Assagioli (42) ebbe il grande merito di riconoscere già nella sua tesi di laurea nel 1910 i limiti della psicoanalisi Freudiana e di suggerirne delle modificazioni, che culminarono alcuni anni più tardi nella elaborazione della Psicosintesi. Una teoria e una tecnica psicoterapeutica che considera l’individuo in un processo costante di crescita evolutiva e che mira allo sviluppo del suo potenziale operando prevalentemente mediante la volontà e gli elementi positivi e creativi della natura umana. Contributi significativi della
psicosintesi alla psicologia transpersonale sono da ritenersi il concetto di “superconscio”, luogo delle capacità più elevate, dell’intuizione e delle ispirazioni, il concetto di “sub-personalità” e la conseguente necessità di disidentificazione dalle stesse per il pieno compimento del processo di auto-realizzazione e integrazione del sè intorno ad un nuovo centro unificante: il “sé superiore.”
La Biotransenergetica condivide tali concetti anche se li sviluppa, come già accennammo a proposito della psicologia analitica in una direzione più “olistica”.
Condivide meno, l’enfasi esclusiva sugli elementi positivi della personalità, ritenendo, in accordo con l’Integrazione Olonomica, che il confronto diretto con i “fantasmi del lato oscuro”, qualora questi si presentino, rappresenti una fase fondamentale del processo di trasformazione della coscienza. Un altro aspetto non condiviso con la psicosintesi è l’impiego di esercizi altamente strutturati, dal momento che la Biotransenergetica, anche in questo caso in sintonia con il metodo di Grof, preferisce operare sui contenuti della coscienza emersi in modo spontaneo.
Per quanto riguarda l’Integrazione Olonomica, il metodo di auto-esplorazione di Grof (43) basato sulla sua lunga esperienza con la terapia psichedelica, e costituito dalla triade respirazione olotropica, musica ad alto volume e lavoro corporeo, la Biotransenergetica ne condivide pienamente i presupposti, già indicati nel corso di questa esposizione, tanto che alcune pratiche come “In viaggio per risvegliarsi”(44) e “Libertà dal conosciuto”(45) utilizzano, tra gli altri, strumenti molto simili. La Biotransenergetica però presenta un corpo di pratiche molto più articolato ed un enfasi più spiccata nei confronti della dimensione spirituale mediante l’allenamento al Contatto e al Transe con le forze elementali. La Biotransenergetica, inoltre,
ritiene importante per l’uomo moderno mantenere o recuperare il legame con una tradizione arcaica. Legame che ,come per l’albero le radici o per il fiume la sorgente, conferisce forza ad una disciplina e connessione a chi la pratica.
Introduzione alla Psicologia Transpersonale

Introduzione

La psicologia transpersonale, secondo la definizione di Charles Tart, (1) opera per la realizzazione del sè, per il risveglio della natura spirituale di ogni individuo e delle sue qualità più genuinamente umane.
Il termine “ Transpersonale” applicato alla psicologia, sembra essere stato utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli,(2) il creatore della Psicosintesi ed in seguito da Gustav Jung(3). Esso sta ad indicare quelle aree della realtà psichica che si estendono oltre l’identificazione con la personalità individuale. La Psicologia Transpersonale pertanto sta ad indicare quell’approccio psicologico che si occupa dello studio e della cultura della spiritualità e delle esperienze spirituali in un contesto psicologico.
Approccio che cominciò ad affermarsi nel campo della psicologia intorno agli anni sessanta, a partire dall’opera di A. Maslow,(4) il quale per primo mise l’accento su una psicologia “evolutiva” che considerasse lo “sviluppo delle potenzialità”, “la soddisfazione graduale dei bisogni” la relazione tra “persona e persona” nel rapporto terapeutico, l’esperienza mistica, come momenti fondanti di un percorso di autorealizzazione.
La prima associazione di Psicologia Transpersonale fu fondata negli Stati Uniti nel 1969 ad opera di personalità quali:
Charlotte Buhler, Abraham Maslow, Allan Watts, Arthur Koestler, Viktor Frankl. Si pubblica una rivista The Journal of Transpersonal Psychology fondata da Antony J. Sutich(5) e alla quale collaborano tutti i maggiori esponenti americani del movimento transpersonale quali: Ken Wilber, Stan Grof, Stanley Krippner, Lawrence Le Shan, Michael Murphy, Charles T. Tart, Frances E. Vaughan, e altri.
In Italia l’approccio umanistico e transpersonale trova una elaborazione nelle opere di L. Boggio Gilot,(6) A. De Luca(7) e P.L. Lattuada,(8) tra gli altri.

Psicologia e Spiritualità

La Psicologia Transpersonale si caratterizza come il contributo degli ambienti scientifici allo studio e alla comprensione dell’esperienza interiore di ordine trascendente. Esperienza che nel corso dei secoli ha ricevuto, dalle diverse tradizioni numerose denominazioni: estasi mistica, esperienza cosmica, coscienza cosmica, esperienza oceanica, peak experience, nirvana, satori, samadhi, regno dei cieli, ecc.
I principali approcci psicologici attuali definiscono queste categorie di esperienze come fantasie o patologie. In base ai diversi orientamenti teorici della psicologia, queste sono state viste come un tentativo di appagare il desiderio di essere accuditi da una “madre buona”, la conseguenza di anormalità dell’attività neurale, oppure come il segno di un io fragile incapace di distinguere tra immagini interne e realtà esterna.
L’approccio transpersonale ritiene, invece, che le esperienze interiori di ordine mistico ed estatico così come l’anelito alla trascendenza dell’io costituiscano un aspetto significativo dell’umana esperienza e degno, pertanto, di oggetto di studio da parte della psicologia.
Recenti studi dimostrano infatti che la maggioranza degli Americani riferisce di avere avuto qualche forma di esperienza mistica( Greeley 1987),(9) mentre in un’altra ricerca(Davis, Lockwood, and Wright, 1991)(10) il 79% di un vasto campione riferisce di avere avuto peak experiences e le definisce come le esperienze più profonde ed importanti della propria vita.
Nella sua ricerca la Psicologia Transpersonale integra l’esperienza della psicologia occidentale, soprattutto del filone gestaltico, esistenziale, umanista, con le tradizioni mistiche orientali basate sulla meditazione come lo yoga, lo zen, il Sufismo e con quelle sciamaniche basate sull’estasi ed il contatto diretto con le forze della natura. Subisce inoltre una forte influenza dalle più recenti acquisizioni della fisica moderna e della biofisica ed è in stretto rapporto con altre scienze quali: la sofrologia, la sociologia, l’antropologia e la parapsicologia.
Alla luce di queste considerazioni la Psicologia Transpersonale sembra connotarsi come un vasto movimento di pensiero e di ricerca che opera per una integrazione tra principi e metodi psicologici e pratiche spirituali o rituali sciamanici, per una sintesi
mente, la meditazione, la spiritualità e la trascendenza, gli stati di coscienza ordinari e non ordinari, mistici, estatici o sciamanici.

La storia

William James, pioniere della psicologia, fù il primo a studiare le esperienze mistiche considerandoli eventi psicologici quanto religiosi.
In The Varieties of Religious Experiences (12), James considera le esperienze mistiche come un sano e naturale impulso, fondamento di ogni religione.
Freud e le successive scuole di psicoanalisi stigmatizzarono queste esperienze definendole fantasie regressive allo stato uterino; i Comportamentisti spostarono definitivamente l’attenzione della scienza dal mondo degli stati di coscienza a quello del comportamento.
Ma collateralmente alle tendenze dominanti sopravvisse un pensiero, sostenuto da studiosi eterogenei per formazione e provenienza che continuò a mantenere la trascendenza dell’io e l’esperienza spirituale al centro della propria ricerca psicologica.
Primo fra tutti è da citare Carl Gustav Jung il quale postulò l’esistenza di un Inconscio Collettivo, inizialmente da lui stesso definito “Uberpersonliche (Transpersonale).(13) Tale inconscio sarebbe l’artefice della fondamentale interconnessione di ogni psiche individuale e sarebbe popolato da Archetipi i quali costituiscono la base stessa di ogni esperienza transpersonale.
Secondo Jung, noi facciamo indirettamente esperienza degli archetipi attraverso i sogni, i simboli, le favole, i rituali, mentre le esperienze mistiche ci consentono l’accesso diretto al mondo archetipico. Egli arrivò ad indicare nell’esperienza spirituale la via maestra per l’uscita dalle nevrosi.
Abraham Maslow (14)fu il fondatore della Psicologia Umanistica e gettò le basi, forse più di chiunque altro, per la nascita della Psicologia Transpersonale in quanto forza organizzata all’interno del panorama delle teorie psicologiche. Egli stesso considerò la Psicologia Umanistica, che definì la Terza Forza della psicologia, dopo la psicoanalisi e il
comportamentismo come transitoria, come una preparazione per una “ ancora più alta Quarta Psicologia, transpersonale, transumana” centrata nel cosmo più che sui bisogni ed interessi umani e che andasse oltre concetti quali, umanità, identità, autorealizzazione personale, verso una trascendenza del sè.
Roberto Assaggioli(15)ebbe il grande merito di trascendere per primo i limiti della psicoanalisi proponendo una Psicosintesi che consentisse all’individuo di ampliare i suoi confini personali verso la realizzazione di un Sè Transpersonale. Sembra inoltre che fù lui a coniare per primo il termine Psicologia Transpersonale.
Pierre Weil,(16)è uno dei grandi vecchi della Psicologia Transpersonale tuttora viventi.
Egli, esplorando le dimensioni dell’esperienza interiore, come ci ricorda nel suo libro L’uomo senza frontiere, ha individuato una serie di confini che limitano l’uomo nella sua visione del mondo, definendo così, magistralmente, gli ambiti di intervento della Psicologia Transpersonale Essi sono: la coscienza, la memoria, l’evoluzione e la morte.
La conoscenza e la trascendenza di tali confini è infatti la principale prerogrativa del movimento transpersonale che opera con metodi scientifici per lo sviluppo della seguente tesi:
  • La coscienza è un flusso incessante ed illimitato. I limiti esistono slio nella mente dell’uomo.
  • La memoria va litre la filogenesi e può risalire lungo la giornata evliutiva del vivente fino alla fonte stessa dell’energia vitale.
  • L’evliuzione umana non si ferma all’intelletto o alla fase della maturità sessuale ma procede verso qualità più elevate quali: saggezza, amore, umiltà, compassione, consapevliezza, ecc.
  • La morte è slio un passaggio, un occasione per attingere nuove dimensioni dell’essere.
Stanislav Grof e Ken Wilber sono le figure attualmente più rappresentative del movimento transpersonale. Stan Grof,(17) come vedremo è stato uno dei primi ad elaborare un modello psicodinamico transpersonale, oltre che una mappa dell’esperienza interiore e una metodologia psicoterapeutica ad approccio transpersonale. Ken Wilber(18) è da considerarsi senza dubbio il più prolifico teorico transpersonale vivente, egli ha, tra l’altro elaborato un modello di sviluppo della coscienza che consente di integrare i vari modelli psicologici, cognitivo, morale, psicodinamico e spirituale.
Altri autori che collateralmente hanno nutrito il grande fiume del transpersonale sono da considerarsi: Karen Horney(19) con il suo concetto di “Vero Sè”, Victor Frankl(20) il quale basava il suo lavoro sulla ricerca del significato e sulla nozione di “autotrascendenza”. Carl Rogers(21) che includeva il concetto di
“potere spirituale trascendente” tra le caratteristiche di una persona pienamente funzionante e Fritz Perls(22) che fu profondamente influenzato dallo Zen nella elaborazione della sua Terapia della Gestalt.
In Italia, come accennato, gli autori che più anno contribuito alla elaborazione teorica e alla diffusione del movimento transpersonale sono Laura Boggio Gilot, Arturo De Luca e chi scrive. La Boggio Gilot nei suoi testi esplora la Psicologia
Transpersonale alla luce della Psicosintesi e della meditazione Vedanta. Arturo De Luca coglie la dimensione transpersonale attraverso il Reberthing e la Respirazione Olotropica di Grof. Chi scrive, come vedremo, ha elaborato la Biotransenergetica una disciplina Transpersonale influenzata dalle antiche tradizioni sciamaniche.
Le linee essenziali

Le linee essenziali

Il modello psicoterapeutico transpersonale si svolge lungo le seguenti linee essenziali:
  • Ciascuno di noi possiede una “natura intima”, essenziale, fondata biologicamente, naturale, innata. Questa natura è in parte specifica della persona, in parte caratteristica dell’intera specie. Essa sembra essere “intrinsecamente buona”. Contiene i bisogni fondamentali, le emozioni e le capacità umane fondamentali, le potenzialità, i talenti, gli equilibri fisiologici e temperamentali, l’attrezzatura anatomica e così via.
  • Questo nucleo intimo fondato sulle potenzialità è però debole piuttosto che forte. L’educazione, le aspettative culturali, i condizionamenti, il timore della disapprovazione, lo soffocano con facilità. I contenuti di tale nucleo pertanto sono per lo più rimossi e, pertanto, inconsci.
  • Dalla loro repressione, frustrazione o negazione ne risulta la malattia. I disturbi della personalità vanno pertanto considerati come il risultato di un blocco nel processo di autorealizzazione.
  • Il processo di autorealizzazione passa attraverso, quindi, il contatto con la propria natura intima, l’accettazione del proprio sè, cioè dei propri bisogni e aspirazioni e la loro espressione, vale a dire la realizzazione di queste capacità latenti o potenzialità verso quel “pieno compimento” della nostra essenza naturale e, come vedremo, spirituale.
  • Lungo questa strada gli ostacoli vanno ricercati nei fattori di stabilizzazione o strutture conservative dell’ io che, cronicizzati e consolidati da un eccessivo rigore nell’attenzione alle norme del sociale e da un conseguente “timore della psiche” finiscono per bloccare la libera espressione del nostro sè e ad imprigionare
    la spontaneità e la naturalezza in schemi di comportamento stereotipati.
Tali strutture conservative acquisite sono sostenute da istanze quali: il controllo, la volontà, l’autocritica, l’analisi, la misura, il conformismo, la ponderatezza, la cautela che finiscono per sostituirsi a quella forza dinamica e saggia, a quella voce interiore che tende a guidarci verso ciò che è “giusto” per noi stessi e per chi ci circonda, verso qualità più genuinamente umane quali: la fiducia, l’amore, l’umiltà, la compassione, la determinazione, la comprensione, la sincerità, la fluidità, la sensibilità.

Il percorso terapeutico

La Psicoterapia Umanistica e Transpersonale si muove nella direzione non, come è ovvio, della distruzione delle strutture conservative, ma verso un ritrovato equilibrio tra spontaneità e controllo, a tutt’oggi sbilanciato sul versante del controllo.
Il percorso terapeutico, si diceva, si compie favorendo il contatto con il proprio sé ed in seguito, l’espressione del potenziale creativo in esso contenuto.
Vediamo pertanto cosa intendere per “contatto”, per “sé” e per” potenziale creativo”.

Contatto

Realizzare il contatto con se stessi significa imparare a restare ed assistere anzichè identificarsi con i contenuti della propria psiche. Significa sviluppare qualità quali l’ascolto, l’osservazione l’accettazione, la consapevolezza la fermezza, la capacità di meditazione e cosi via.
La metodologia clinica si avvale di esercizi psicofisici, respirazione, lavoro corporeo ed energetico, movimento espressivo, visualizzazioni.
L’intento è favorire il riconoscimento dei contenuti della psiche, vivendone l’interezza del loro “campo olistico” passandovi attraverso e realizzandone cosi una “comprensione di nuovo ordine” come la chiama Bohm, un insight che ne consenta da un lato la presa di coscienza o consapevolezza, dall’altro l’accettazione e la disidentificazione permessa dalla acquisita capacità di osservarsi dal di fuori.

Potenziale creativo

L’accettazione e la relativa liberazione dei contenuti della psiche altrimenti rimossi, repressi o negati consentono così all’individuo di riconoscerli come alleati nel suo processo di realizzazione in quanto depositari di bisogni che tendono verso una gratificazione che spingono verso l’autorealizzazione.
Il linguaggio dei bisogni e dei sintomi, in quanto bisogni frustrati diviene così il linguaggio che qualora decodificato consente di accedere alla propria natura intima e allo slancio vitale, creativo e di trasformazione in essa contenuto.

I contenuti della nostra psiche altro non sono che le istanze del sé. Per sé infatti, intendiamo l’insieme della nostra unità bio-psico-spirituale.
Unità della quale possiamo prendere coscienza mediante la sua manifestazione sui diversi piani di esistenza:
  • livello fisico le cui informazioni arrivano alla coscienza mediante le sensazioni proprio ed esterocettive.
  • livello emotivo le cui informazioni sono veicolate da emozioni, stati d’animo, sentimenti, bisogni, desideri, aspirazioni, motivazioni, ecc...
  • livello mentale riconoscibile mediante i pensieri , ricordi, fantasie, ecc...
  • livello spirituale che contiene le dimensioni superconscie del sè, dimensioni alle quali si accede mediante l’intuizione, l’insight, la meditazione, l’esperienza mistica, la sensitività, gli stati di coscienza non ordinari e così via.
Questa lettura multidimensionale del sé consente alla psicoterapia transpersonale di lavorare su tutti i livelli dell’individuo e di riconoscere in ogni manifestazione un contenuto significativo sul quale operare per la trasformazione della coscienza.

La gratificazione dei bisogni fondamentali

Consente inoltre di concepire il sé nella sua dimensione organismica e di riconoscervi quelle proprietà specifiche di ogni sistema vivente quali la proprietà di auto-organizzazione, auto-rinnovamento, e auto-trascendenza.
Le proprietà dell’organismo vengono così a coincidere con i bisogni del sé ed il processo di realizzazione viene ad identificarsi con un processo di gratificazione dei bisogni fondamentali.
Tale processo però come dice Maslow, contrasta “ con il regime repressivo, la sfiducia, il controllo, l’attività di polizia necessariamente implicita nell’ipotesi della malvagità fondamentale e istintiva degli strati profondi della natura umana.”
I bisogni fondamentali non sono come potrebbe sembrare legati al possesso di oggetti e persone, ma bensì, una volta che siano
state soddisfatte le necessità più propriamente biologiche, ad istanze quali: la protezione la sicurezza, la tranquillità, l’appartenenza l’amicizia, l’affermazione, l’amore, il rispetto, la stima, l’approvazione, la dignità, il rispetto di sè, la libertà di sviluppare pienamente i propri talenti, le proprie capacità, la realizzazione del sè.
In questo processo di soddisfazione di bisogni la psicoterapia transpersonale ha ben presente il fatto che l’organismo è in grado di procedere autonomamente verso la sua piena realizzazione qualora vengano create le condizioni giuste. Si tratta pertanto di creare tali condizioni rispettando le leggi che regolano i ritmi naturali dell’organismo. Così facendo il percorso di autorealizzazione del sè dovrebbe compiersi lungo le linee tracciate dalle capacità di autorinnovamento e autotrascendenza intrinseche all’organismo.
Dove per autorinnovamento si intende la capacità dei sistemi viventi di ritrovare l’omeostasi ogni volta che il suo equilibrio venga disturbato e per autotrascendenza la capacità di trascendere i propri confini fisici e psichici attraverso apprendimento creatività ed evoluzione.
In termini psicodinamici le istanze dell’autorinnovamento si compiono lungo un percorso di gratificazione dei bisogni carenziali scandendo così un processo di individuazione verso una personalità integrata ed autentica cioè in grado di mantenere un suo equilibrio nell’incessante dinamica che si svolge tra le strutture conservative dell’io e la spinta all’autorealizzazione del sè
Le istanze dell’autotrascendenza si definiscono invece come un momento successivo, quando l’individuo, non più pressato da un mondo esterno ed interno minaccioso per la sua integrità è in grado di avviarsi verso un cammino di trascendenza dei
propri bisogni carenziali. In questa fase l’individuo cessa la sua ”lotta con il mondo” per avviarsi ad una condizione di essere nel mondo.

L’esperienza transpersonale

E’ a questo punto che il sè comincia ad orientarsi verso una dimensione transpersonale o spirituale nella quale si fà strada una forza tendente ad aggregarsi intorno ad un centro di coscienza “superiore” ed a superare i conflitti connessi alla mente duale in una visione unitiva e disidentificata da interessi esclusivamente personali.
Inizia così ad aver luogo quello che Assagioli chiama “sviluppo del sé transpersonale” e che Grof ha studiato in più di ventanni di osservazione e ricerche nell’ambito degli stati non ordinari di coscienza.
Ed è proprio grazie, tra l’altro, a questa monumentale ricerca che la psicoterapia transpersonale trova una sicura guida che la conduca ed una articolata mappa che la orienti nello sviluppo di una metodologia clinica per la trasformazione della coscienza e realizzazione del sé.
Struttura dinamica dell'esperienza interiore

Struttura dinamica dell’esperienza interiore: un modello per la realizzazione del sé.

Le ricerche di Grof sugli stati non ordinari di coscienza sono confermate anche da una attenta osservazione del percorso di trasformazione della coscienza che sembra svolgersi in ogni individuo che compia un cammino di crescita personale mediato dall’esperienza interiore.
L’esperienza interiore sembra snodarsi lungo un percorso evolutivo nel quale è possibile riconoscervi un succedersi di eventi che sembrano presentare delle strutture riconducibili a quattro grossi gruppi di esperienze.
  • Esperienze astratte ed estetiche Sono connesse all’anatomo- fisiologia degli organi di senso e non sembrano presentare significati simbolici direttamente riconducibili alla storia personale dell’individuo. Si tratta di percezioni proprio ed esterocettive, di percezioni di colori e forme geometriche, di flussi di pensiero particolarmente intenso ed apparentemente non significativo e così via.
    Si tratta in definitiva di quell’insieme di esperienze riconducibili ad una percezione di sé in quanto processi energetici.
    Sembra di poter connettere queste esperienze a stati nei quali nuove vie percettive che si stanno aprendo potranno rendersi veicolo e strumento dei contenuti più profondi della coscienza.
  • Esperienze psicodinamiche o biografiche
    Procedendo nel viaggio interiore, una maggiore sensibilità ed una più attenta consapevolezza di sé tendono a condurre lungo
    canali percettivi che si aprono su di esperienze strettamente connesse con la propria storia personale, con il proprio mondo emotivo.
    Si possono così contattare i traumi emotivi dell’infanzia, i conflitti legati alla struttura caratteriale successivamente prodottasi, i bisogni affettivi, i desideri le paure, i blocchi ed in definitiva tutti i contenuti rimossi che lo abitano e tendono a dominarlo.
    Attraverso l’osservazione, l’accettazione, la consapevolezza, i ricordi carichi di contenuto emotivo, le esperienze simboliche riconducibili alle varie fasi della vita dell’ individuo, i risentimenti, potranno venire così ri-conosciuti, rivissuti, rielaborati trasformati.
    Questo livello di esperienze e la disidentificazione dalle stesse sembra pertanto connesso alla liberazione dei nodi conflittuali del nostro passato personale.
  • Esperienze di morte-rinascita
    Con l’intensificarsi dell’esperienza interiore, potrà capitare all’individuo di trovarsi di fronte ad esperienze nelle quali si presenterà l’occasione o la necessità di rivivere le fasi della propria nascita biologica e di doversi confrontare profondamente con la morte. La riattualizzazione del processo morte-rinascita consente all’individuo di rivivere nella loro pienezza tutti i sintomi psicofisici. Spesso il processo raggiunge un’intensità tale da spingersi fino a livello dei tessuti e delle cellule. I temi simbolici e mitologici che accompagnano tali esperienze derivano dalle culture più diverse.
    Tali esperienze sembrano porsi come viatico verso la dimensione transpersonale o spirituale nella quale verrà richiesta la trascendenza dell’ego.
  • Esperienze Transpersonali
    Si tratta di un vasto spettro di esperienze non ordinarie che hanno in comune l’esperienza provata dall’individuo che la sua coscienza si sia espansa oltre i confini dell’io trascendendo lo spazio ed il tempo.
    Molte di queste esperienze possono venire riconosciute come una regressione attraverso la propria storia personale, biologica, culturale o spirituale.
    Si può arrivare a rivivere la propria vita fetale, embrionale o addirittura cellulare, attingendo al campo informazionale dell’ovulo o dello sperma al momento del concepimento, si può varcare poi la soglia della vita attuale e dilatare la propria coscienza verso le dimensioni del passato ancestrale, razziale, animale. Dilatazione che può spingersi fino alla trascendenza di barriere spaziali ed attingere la coscienza di altre persone o animali o piante od oggetti inanimati.
    Altri gruppi importanti di esperienze transpersonali comprendono la telepatia, la chiaroveggenza, la premonizione, la diagnosi psichica, la medianità, il contatto con guide ed entità spirituali, esperienze fuori dal corpo e di sincronicità.
    Ma forse il più significativo aspetto delle esperienze tranpersonali è legato all’emergenza dall’inconscio di temi archetipici, sequenze mitologiche e fiabesche che connettono l’individuo a forze elementali originarie consentendogli di riorganizzarsi in quelle dimensioni della coscienza riconoscibili come diretta emanazione del sè transpersonale.

Dimensioni Transpersonli della coscienza

Walsh e Vaughan (23)presero in considerazione alcune delle più significative categorie di esperienze esaminate dalla Psicologia Transpersonale. Eccone alcune:
  • Peak Esperiences. Si tratta del termine che Maslow conferì alle esperienze mistiche ed estatiche, così come a tutti quegli stati di ottimale salute psicologica. Esse sembrano possedere le seguenti caratteristiche:
    * Emozioni molto profonde, intense e positive, simili all’estasi
    * Profondo senso di pace e tranquillità
    * Sensazione di essere in armonia con l’universo
    * sensazione di profonda conoscenza e comprensione
    * Sensazione di vivere un’esperienza unica, impossibile di rendere a parole.
  • Plateau Experiences. Verso la fine della sua vita Maslow coniò questo termine per identificare quella serie di esperienze positive caratterizzate da maggior durata e minor intensità rispetto alle Peak Esperiences. Si tratta, ad esempio, degli stati meditativi, degli stati di profonda pace interiore, di quegli stati di pieno compimento e così via.
  • Nadir Esperiences. Si tratta, sempre secondo Maslow, di quelle esperienze, opposte alle Peak Esperiences, caratterizzate da un profondo senso di malessere, indicative di momenti di grande trasformazione interiore, di “crisi transpersonali” come le definisce Grof.
  • Trascendenza del sé. Si tratta di stati di coscienza nei quali il senso del sé è espanso oltre le ordinarie immagini e concetti della personalità individuale. Maslow descrive i meta-bisogni per la “trascendenza del sé” come un sesto livello di bisogni che si estendono oltre i “bisogni carenziali” e i bisogni di “autorealizzazione”.
  • Stati di benessere ottimali. Peak e Plateau esperiences, sono esempi di stati dell’essere che, se coltivati, possono anche perdurare a lungo nel tempo. La Psicologia Transpersonale si occupa di realizzare tali stati che includono: piena consapevolezza, comprensione di sè, pieno compimento, libertà da conflitti interni, espansione della coscienza, estasi, compassione e servizio verso i propri simili.
  • Emergenza spirituale. La Psicologia Transpersonale ritiene che molte delle esperienze disturbanti non siano segni di psicopatologia ma bensì il risultato di trasformazioni spirituali. Le crisi psicologiche, spesso, sono in realtà delle esperienze di risveglio spirituale caratterizzate dall’emergenza di quel nucleo intimamente sano, presente in ciascun essere umano. Determinante in questo senso fù il contributo di Christina e Stan Grof,(24) così come le ricerche di Bragdon(25) e Lukoff(26) grazie alle quali nell’ultima versione del DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual) venne inclusa la categoria “Problemi Psicospirituali”
  • Spettro evolutivo della personalità. Ken Wilber(27) elaborò un modello evolutivo della personalità che distingue fasi “Prepersonali” di sviluppo precedenti ad uno stabile senso dell’io, fasi “Personali” durante le quali lo sviluppo dell’io si completa e fasi “Transpersonali”basate sulla trascendenza dell’io e l’identificazione con la totalità.
  • Meditazione. Così come il condizionamento è il metodo chiave del Comportamentismo e l’interpretazione il metodo chiave della Psicoanalisi, la meditazione è il metodo chiave della Psicologia Transpersonale. Diverse sono le pratiche di meditazione mutuate dalle antiche tradizioni spirituali, alcune basate sulla
    concentrazione su un oggetto, altre basate sull’osservazione dei contenuti della coscienza. Entrambe sono orientate alla comprensione della vera natura della mente, alla trascendenza e all’espansione del senso del sè. Negli ultimi decenni, (come vedremo in seguito) nell’ambito della Psicolgia Transpersonale, sono sorte nuove discipline e tecniche psicospirituali che hanno ampliato l’uso della meditazione anche in direzione psicoterapeutica e di rilassamento.
    Trasformazioni della visione del mondo in seguito ad esperienze transpersonali
    L’accesso alle dimensioni della coscienza tipiche dell’esperienza transpersonale sembra che producano profonde riorganizzazioni del sé che conducono l’individuo verso radicali modificazioni della propria visione del mondo.
    Pare che coloro che attraversino la soglia di morte-rinascita accedendo alle dimensioni transpersonali della coscienza stabiliscano connessioni “con le fonti spirituali intrinseche” come le chiama Grof o con “il flusso interconnesso” come direbbe Capra, con “il flusso delle forze archetipiche ed elementali” diciamo noi. In questo modo l’individuo può comprendere che la visione materialistica del mondo, le sue strutture conservative di controllo sono radicate nella paura della nascita e della morte, i suoi bisogni carenziali sono legati alla sua “sconnessione” con il “flusso delle forze” ed al conseguente fallimentare tentativo di ricevere dagli altri l’energia per vivere.
Succcessivamente alla trascendenza delle istanze dell’io, si svela la mancanza di autenticità delle spiegazioni che l’individuo si era dato di se stesso, della realtà e del mondo, passato e futuro divengono meno importanti del presente,
l’entusiasmo per il processo della vita tende a sostituire la spinta al raggiungimento di obiettivi specifici, si tende a concepire il mondo in termini energetici piuttosto che materiali.
L’enorme espansione della coscienza che si verifica in seguito ad esperienze transpersonali fa superare all’individuo le concezioni del tempo lineare e dello spazio tridimensionale, la materia si svela come una forma di energia, forma e vuoto diventano concetti relativi.
La concezione filosofica dell’esistenza si avvicina alle grandi tradizioni mistiche del mondo dove l’universo viene visto come un continuum infinito di avventure della coscienza, dove i diversi mondi spirituale, umano, animale, vegetale, minerale sono visti esistere uno per l’altro ed uno dentro l’altro.
Psicoterapia Transpersonale : Verso nuove tecnologie del sacro
La psicologia transpersonale, si diceva, è un vasto movimento culturale che, in quanto tale, travalica gli ambiti e i limiti della psicologia per contribuire alla nascita di una nuova scienza della coscienza. La sua giurisdizione si estende al campo dell’arte, della filosofia, dell’antropologia, della religione, dell’educazione, della parapsicologia, della sociologia. Uno speciale contributo, come del resto è lecito attendersi, il movimento transpersonale lo ha fornito e lo sta fornendo nel campo della psicoterapia. Sono venute infatti sorgendo negli ultimi decenni una serie di metodologie psicoterapeutiche cosidette esperienziali, come diretta emanazione applicativa delle tesi e delle scoperte del movimento transpersonale. Si tratta di metodologie estremamente eclettiche che attingono ad una notevole varietà di fonti sia psicologiche che spirituali. Metodologie che affrontano l’intera gamma delle problematiche psicologiche e che possono utilizzare l’intera gamma delle
tecniche psicoterapeutiche, da tecniche comportamentali a ristrutturazioni cognitive, pratiche Gestaltiche o indagini psicodinamiche, lavori sui sogni o col respiro, arte o musicoterapia, danzaterapia o meditazione. Per queste metodologie, Grof ha suggerito il termine di Tecnologie del sacro per sottolineare il loro orientamento, finalizzato alla realizzazione del se, vale a dire al pieno compimento della natura spirituale dell’essere umano. Tra queste possiamo citarne alcune che si rifanno direttamente alle antiche tradizioni mistiche e che sono state elaborate da insigni ricercatori universalmente riconosciuti.
Ci riferiamo alla Psicologia dello yoga elaborata dal filosofo indiano Haridas Chaudhuri ed esposta in più di quindici opere(28)o alla Essential Psychoterapy proposta dalla psicologa californiana Kathleen Riordan e basata sul lavoro di Gurdjieff(29)oppure alla Psicologia della Coscienza elaborata in più di una ventina di pubblicazioni dallo psicologo americano Robert Ornstein e basata sulla tradizione Sufi(30). Anche la Tradizione Mistica Cristiana è stata ispiratrice di una metodologia psicoterapeutica proposta nelle opere del sacerdote e mistico cattolico William McNamara,(31)
Citiamo tra le altre:
così come l’Induismo Vedanta ha ispirato le opere di K. Wilber,(32) l’Einstein della ricerca sulla coscienza e della Psicoterapia Transpersonale . Il Buddismo, dal canto suo, forse la più psicologica delle tradizioni spirituali è stato proposto in chiave psicoterapeutica da diversi autori: si pensi a Claire Myers Owens(33) psicologa texana e alla sua elaborazione psicoterapeutica del Buddismo Zen o allo psicologo californiano Daniel Goleman(34) e sue opere quali Psycology of Self-Deception e The Meditative Mind. La ricerca psicologica laica
occidentale da parte sua, come abbiamo visto, ha elaborato all’interno del movimento transpersonale una serie di tecnologie autonome. Si pensi in primo luogo alle capostipiti, vale a dire alla Psicosintesi di Roberto Assagioli (35) e alla Psicologia del Profondo di Carl Gustav Jung (36) che hanno anticipato di alcuni decenni le tesi poi sviluppate ed ampliate dalla ricerca psicologica transpersonale. Tra le più recenti possiamo citare le tecnologie elaborate da alcuni dei padri fondatori del movimento transpersonale come il Cosmodramma di Pierre Weil(37), la Terapia Olotropica di Stan Grof (38), il metodo di Claudio Naranjo basato sull’Enneagramma e la Corenergetica di John Pierrakos (39), a cavallo tra psicoterapia transpersonale e psicocorporea.
E’ in questo contesto che si colloca la Biotransenergetica(40), la metodolgia psicoterapeutica transpersonale di nuova concezione elaborata negli ultimi quindici anni presso il Centro Om di Milano da Marlene Silveira e Pier Luigi Lattuada.

Photogallery

Non disponibile

Contatta la scuola

 
 
Devi inserire un indirizzo email
Devi inserire un indirizzo email valido
 
 
  
 
 
 
 

Condividi la scheda su: Condividi la scheda su: Bookmark Google Yahoo MyWeb Del.icio.us Digg Facebook Myspace Reddit Ma.gnolia Technorati Stumble Upon OkNotizie Segnalo Chatta.it
 
SEDE: Via Longhin, 83 - 35100 Padova
Contatti: Tel/Fax: 049.7808204 o 349/3457626