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ISIPSé - Scuola di Psicoterapia in Psicologia Psicoanalitica del Sé e Psicoanalisi Relazionale

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ISIPSEOrientamento: Psicoanalitico
Sede legale: Via Col Di Lana 28 – 00193 Roma
Sede didattica: Via Col Di Lana 28 – 00193 Roma
Altre Sedi: Via Visconti di Modrone 30, 20125 Milano
Contatti: tel/fax 06 68802859
Riconoscimento: Sede di Roma Decreto del MIUR del 2 Novembre 2005 - Sede di Milano Decreto del MIUR del 1 agosto 2011


Indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito Web: http://www.isipse.it/

Presentazione:

Le concezioni che ispirano il programma formativo della scuola derivano dall’intreccio dei diversi filoni di pensiero che si riconoscono nella psicoanalisi contemporanea. Si tratta di tre principali correnti teoriche: la Psicologia del Sé, da Kohut a Lichtenberg; il modello dell’intersoggettività di Stolorow, Atwood, Orange; la psicoanalisi relazionale, inaugurata da Mitchell, e portata avanti attualmente da Aron, Benjamin, Ipp, Slavin e molti altri. Le premesse epistemologiche della psicoanalisi contemporanea sono l’esito di un processo di revisione delle concezioni di Freud, e ne costituiscono al tempo stesso uno sviluppo e una radicale rielaborazione.

Esse possono brevemente ricondursi ai seguenti principi:

• Il significato dell’empatia nella definizione del campo e dell’osservazione psicologica.“La presenza di un osservatore empatico e introspettivo definisce per principio il campo psicologico” (Kohut, 1980, p. 44). Da questa premessa deriva una riformulazione integrale degli obiettivi del trattamento: la subordinazione di una condizione di maggior benessere e accettazione di sé, alla “verità”, intesa come aumento della consapevolezza dei propri istinti e delle proprie difese, ormai considerata inaccettabile (Kohut, 1984, p. 206 e ss, Wolf, 1988 p. 91-92).

• Il sé come motivazione centrale. La dinamica psichica risponde al bisogno fondamentale di preservare la coesione del sé che ne costituisce il principio di organizzazione centrale, non solo nelle fasi cruciali dello sviluppo ma in tutto l’arco della vita.

• Il contributo della ricerca empirica allo studio degli affetti e dell’attività mentale conscia e inconscia: attaccamento, Infant-Research e neuroscienze. Con il lavoro di D. Stern (1985, 1995, 2000), quello di B. Beebe e F. Lachmann (2002) e di altri, la regolazione affettiva interpersonale come risultato sistemico di un contesto interattivo, è emersa in tutta la sua importanza ed ha influenzato in misura determinante vaste aree della clinica.

• Il sé e i sistemi motivazionali secondo Lichtenberg, Lachmann e Fosshage. La nuova teoria della motivazione introdotta da Lichtenberg (1989) consolida il superamento della concezione pulsionale, e nell’ alternarsi dei cinque diversi sistemi motivazionali identifica al tempo stesso la formazione e la preservazione del senso del sé caratteristici di ogni singolo individuo.

• La condivisione di una epistemologia sistemica come premessa di un dialogo tra diversi modelli di intervento. Nella condivisione di una concezione sistemica e relazionale della formazione e dello sviluppo della mente si trovano i presupposti epistemologici comuni a queste correnti della psicoanalisi come ai modelli di molte altre aree della psicologia del profondo e della psicologia clinica.

Le caratteristiche salienti dei modelli clinici di riferimento

• Centralità delle esperienze reali e delle loro rappresentazioni nello sviluppo della personalità e nella determinazione del disagio psichico con un nuovo profondo orientamento della clinica verso l’esperienza reale e le vicende che hanno connotato la storia dei pazienti secondo la tradizione clinica che si richiama a Ferenczi.

• Caratteristiche della psicopatologia e innovazioni rispetto alla nosografia tradizionale. Con l’introduzione del sé come istanza sovraordinata, la psicopatologia, con le sue diverse manifestazioni affettive e comportamentali, è ricondotta in misura crescente all’angoscia di frammentazione. “L’essenza dell’angoscia di disintegrazione è l’anticipazione del crollo del sé, non la paura della pulsione” (Kohut, 1980, p. 103). L’integrazione della teoria dell’attaccamento nel modello teorico-clinico ha permesso di costruire una classificazione degli stili relazionali che integra la visione dei disturbi narcisistici propria della psicologia del sé.

• Funzione dei processi di difesa.La lettura dell’angoscia come angoscia di frammentazione getta una luce interamente nuova sull’insieme dei meccanismi di difesa, la cui funzione non è più quella di difendere l’Io da pulsioni incontenibili, ma di salvaguardare una coesione del sé sufficiente alla sopravvivenza psichica del soggetto. Approccio clinico e teorie della tecnica

• Il valore dell’’ingaggio emotivo dell’analista rispetto alla tradizione della neutralità.

• I principi fondamentali di una tecnica ‘amica’: a) la regolazione affettiva ottimale, ottenuta attraverso la creazione di una cornice amichevole e attendibile e un clima di sicurezza; b) l’applicazione sistematica della percezione empatica e il suo correlato, l’identificazione degli affetti che connotano le esperienze del paziente; c) la facilitazione della narrazione, basata sull’accettazione di ciò che il paziente intende esprimere; d) l’esplorazione e l’interpretazione intesi come processi condivisi, che si articolano in uno scambio sempre attento alla verifica e alla registrazione degli effetti di ogni intervento sullo stato del sé e sull’assetto emotivo del paziente. Implicazioni del modello teorico-clinico sulla formazione

• Stimolazione delle capacità di introspezione e di ascolto empatico; individuazione e analisi dei modelli impliciti nello svolgimento della funzione terapeutica.

• Attenzione al livello di motivazione alla formazione e al grado di identificazione con il ruolo di terapeuta.

• Sostegno alla legittimazione allo svolgimento dell’attività professionale.

• Osservazione ed elaborazione degli effetti delle problematiche personali sulla relazione con i pazienti; esame delle loro possibili implicazioni sullo sviluppo dell’attività professionale.

L’attività di formazione non può sostituirsi al percorso terapeutico individuale, che in questa cornice di riferimento risulta indispensabile.

 

 



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