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Allucinazione: il ruolo del solco paracingolato

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Il solco paracingolato, una piega del cervello localizzata nel lobo frontale, sembrerebbe responsabile delle esperienze di allucinazione.

allucinazione il ruolo del solco paracingolatoQuando si parla di allucinazione si fa riferimento all'esperienza di percepire oggetti o eventi che non hanno una fonte esterna, come sentirsi chiamare per nome da una voce che nessun altro sembra sentire.

L'allucinazione va distinta dall'illusione, in quanto con quest'ultima si fa riferimento ad un'errata interpretazione di uno stimolo reale.

Un'indagine storica sullo studio delle allucinazioni riflette lo sviluppo del pensiero scientifico in psichiatria, psicologia e neurobiologia. Nel 1838 era stata segnalata la significativa relazione tra il contenuto dei sogni e delle allucinazioni.

Negli anni '40 del 1800 era stata descritta la presenza di allucinazioni in un'ampia varietà di condizioni (tra cui stress psicologico e fisico) e la loro genesi attraverso gli effetti di droghe come lo stramonio e l'hashish.

Il medico francese Alexandre-Jacques-François Brierre de Boismont nel 1845 descrisse molti casi di allucinazioni associate a un'intensa concentrazione, o alla meditazione, o semplicemente al verificarsi di disturbi psichiatrici.

Nella seconda metà del XIX° secolo, gli studi sulle allucinazioni proseguirono. Gli studiosi francesi erano particolarmente orientati vero un'anormalità della funzione psicologica, e da questa derivarono le descrizioni dell'allucinosi durante il sonnambulismo e le reazioni correlate.

Nel 1880, il neurologo inglese John Hughlings Jackson descrisse l'allucinazione come liberata o innescata dal sistema nervoso. Altre definizioni del termine sono emerse successivamente.

Lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler definì le allucinazioni come “percezioni senza stimoli corrispondenti dall'esterno”; mentre, nel 1940 il dizionario psichiatrico definiva l'allucinazione come “la percezione apparente di un oggetto esterno quando nessun oggetto del genere è presente”.

Un interessante teorizzazione delle allucinazioni si manifestò nel XX° secolo. I concetti di attività cosciente e inconscia di Sigmund Freud aggiunsero infatti un nuovo significato al contenuto dei sogni e delle allucinazioni.

È stato teorizzato che i bambini normalmente allucino gli oggetti e i processi che danno loro gratificazione. Sebbene la nozione sia stata contestata, questa ipotesi di “regressione” a modalità infantili è ancora impiegata, specialmente da coloro che la trovano clinicamente utile.

Durante lo stesso periodo altri autori proposero teorie che erano più largamente biologiche di quelle di Freud.

Dopo questo breve excursus storico sulla genesi terminologica e teorica delle allucinazioni, si può affermare che queste possono verificarsi in qualsiasi modalità sensoriale, ad esempio uditiva, visiva, olfattiva, gustativa e tattile, ma quelle uditive sono di gran lunga le più comuni.

Le allucinazioni uditive sono solitamente vissute come voci, familiari o non familiari, percepite come distinte dai pensieri della persona.

Le allucinazioni devono avvenire nel contesto di un chiaro sensorio; quelle che si presentano durante l'addormentamento (ipnagogiche) o al momento del risveglio (ipnapompiche) sono considerate come rientranti nella gamma di esperienze normali.

Esperienze isolate di ascolto del nome o esperienze che mancano della qualità di un percetto esterno (ad esempio, un ronzio nella testa) non dovrebbero essere considerate come sintomatiche della schizofrenia o di qualsiasi altro disturbo psicotico.

Le allucinazioni possono essere considerate una parte normale dell'esperienza religiosa in determinati contesti culturali.

Alcuni tipi di allucinazioni uditive, come ad esempio due o più voci che conversano l'un l'altra o voci che commentano continuamente i pensieri o il comportamento di una persona sono stati considerati particolarmente caratteristici della schizofrenia.

Ricerche neurobiologiche recenti: il ruolo del solco paracingolato

Gli scienziati dell'Università di Cambridge, hanno recentemente scoperto differenze nel cervello di persone con schizofrenia che presentano allucinazioni rispetto a coloro che non le esperiscono.

Il Dottor John Simons, ricercatore presso l'Università di Cambridge, insieme ai colleghi hanno esaminato scansioni di risonanza magnetica strutturale di 153 cervelli: 113 scansioni provenivano da persone affette da schizofrenia e 40 da partecipanti simili ma senza schizofrenia.

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Tra i pazienti schizofrenici, 78 avevano una storia di allucinazioni e 34 no. Il team ha misurato la lunghezza del solco paracingolato, una piega verso la parte anteriore del cervello, in ciascuna scansione.

Ciò indicava un legame tra la lunghezza del solco paracingolato e la tendenza ad allucinare. In media, i pazienti che soffrivano di allucinazioni presentavano un solco paracingolato più corto di due centimetri rispetto a quelli senza allucinazioni, e tre centimetri in meno rispetto al gruppo di controllo.

Ciò suggerisce che una riduzione di un centimetro della lunghezza della piega è legata ad un aumento del 20% nella possibilità di esperire allucinazioni.

L'associazione si applicava ad entrambe le tipologie di allucinazioni, uditive e visive.

Il Dottor Simons ha spiegato che il team ha selezionato pazienti da inserire in ciascun gruppo in modo tale che questi due gruppi fossero il più direttamente confrontabili possibile.

Fattori come l'età, il sesso, i farmaci e anche l'essere destrimani o mancini sono stati tutti presi in considerazione.

L'unica differenza tra questi due gruppi è che un gruppo sperimenta allucinazioni e l'altro no”, ha dichiarato il Dottor Simons.

Il team afferma che questo è coerente con una spiegazione basata sul monitoraggio della realtà. Si ritiene che il solco paracingolato svolga un ruolo nel distinguere le informazioni autogenerate da quelle percepite nel mondo esterno.

Nelle scansioni di persone sane, il Dottor Simons ha già scoperto che la variazione della lunghezza del solco paracingolato era legata al monitoraggio della realtà.

La schizofrenia è uno spettro complesso di condizioni che è associato a molte differenze nel cervello, quindi può essere difficile stabilire collegamenti specifici tra le aree cerebrali e i sintomi che vengono spesso osservati.

Confrontando la struttura del cervello in un gran numero di persone con diagnosi di schizofrenia con e senza l'esperienza di allucinazioni, siamo stati in grado di identificare una particolare regione del cervello che sembra essere associata a un sintomo chiave del disturbo”.

I cambiamenti in altre aree del cervello sono probabilmente anche importanti nel generare i complessi fenomeni delle allucinazioni.

Se ulteriori ricerche future dimostreranno che la differenza può essere rilevata prima della comparsa dei sintomi, potrebbe essere possibile offrire un supporto extra alle persone che affrontano un rischio così elevato.

Tuttavia, le allucinazioni sono solo uno dei principali sintomi della schizofrenia e i pazienti vengono diagnosticati sulla base di altri processi di pensiero irregolari.

La ricercatrice Jane Garrison sostiene che il solco paracingolato è una delle ultime pieghe strutturali a svilupparsi nel cervello prima della nascita e varia di dimensioni tra gli individui.

Aggiunge inoltre che probabilmente tale solco sia coinvolto in reti cerebrali che possono aiutare a riconoscere le informazioni che vengono auto-generate.

Le persone con solco paracingolato più piccolo sembrano meno in grado di distinguere l'origine di tali informazioni e sembrano più propensi a sperimentarle come generate esternamente.

Le allucinazioni sono fenomeni molto complessi che rappresentano un segno distintivo della malattia mentale e, in diverse forme, sono anche abbastanza comuni in tutta la popolazione generale. È probabile che ci sia più di una spiegazione per il motivo per cui sorgono, ma questa scoperta sembra aiutare a spiegare perché alcune persone sperimentano cose che in realtà non sono reali”, ha affermato la ricercatrice.

Commentando il lavoro svolto dai colleghi di Cambridge, il Professor Stephen Lawrie dell'Università di Edimburgo afferma:

C'è una letteratura abbastanza consistente che mostra come le allucinazioni uditive sono correlate alla disfunzione o alla rottura strutturale nelle aree linguistiche del cervello. Il valore di questo studio ci aiuta a pensare un po' più in generale alle allucinazioni nella schizofrenia, in termini non solo di aree linguistiche del cervello, ma coinvolgendo una rete più distribuita di regioni, e implicando, in particolare, controllo cognitivo o funzionamento cognitivo di ordine superiore”.

Il professor Lawrie ha anche studiato la struttura del cervello in relazione alla schizofrenia e alle allucinazioni. Sostiene che la forma e il contenuto delle allucinazioni possono variare considerevolmente tra i pazienti e crede che diversi cambiamenti cerebrali possano riflettere questi diversi processi.

Il suo lavoro ha trovato indicazioni per un ruolo per la corteccia termporo-laterale nelle allucinazioni.

Pertanto, “questo tipo di indagine potrebbe avere rilevanza per la comprensione delle basi biologiche del disturbo”, ha concluso il ricercatore.

 

Tratto dalla rivista “Nature Communications”

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

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