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Ansiolitici: funzionano, ma si rischia la dipendenza

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Le benzodiazepine vanno utilizzate con cautela. Maggiori rischi di andare incontro all’Alzheimer per chi ne fa uso. Attenzione soprattutto agli anziani

ansiolitici funzionano dipendenzaPur essendo tra i rimedi più efficaci e tempestivi nel mettere un freno all’ansia, i farmaci ansiolitici come le benzodiazepine andrebbero letteralmente utilizzati con il «contagocce», in virtù del rischio di assuefazione e di dipendenza a cui si va incontro se si eccede anche di poco la prescrizione del medico.

Ma troppo spesso le buone raccomandazioni finiscono per cadere nel vuoto.

Lo dimostrano i dati dell’ultimo Rapporto OsMed sull’uso dei farmaci in Italia, che pongono in cima alla classifica dei farmaci di classe C più venduti nel nostro Paese proprio le benzodiazepine come alprazolam e lorazepam – meglio noti con il nome commerciale di Xanax e Tavor – con importanti picchi di utilizzo nelle regioni Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta.

Combattono il sintomo

In commercio da ormai mezzo secolo, questi farmaci agiscono su un particolare recettore neuronale – il GABA – con l’effetto di innescare un’azione inibitoria su tutto il sistema nervoso e mettere un freno a quel forte senso di turbamento riconducibile all’ansia.

Tuttavia questi farmaci non intervengono alla radice del problema e, una volta terminata la loro azione, l’ansia tende a riaffacciarsi di nuovo.

«Le benzodiazepine agiscono sui meccanismi che stanno alla base dei sintomi d’ansia e hanno un’azione rapida e aspecifica su qualunque forma di ansia» sottolinea Bernardo Carpiniello, professore ordinario di psichiatria all’Università di Cagliari e presidente eletto della Società Italiana di Psichiatria, in carica dal prossimo aprile.

 

Tratto da “La Stampa” - Prosegui nella lettura dell'articolo

 

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Tags: scuole di psicoterapia, dipendenza, ansiolitici, benzodiazepine

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