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Il proliferare di nuovi indirizzi nel campo della psicoterapia, aumenta le opportunità di scelta e allo stesso tempo non la facilita. Difficile districarsi tra i nuomerosi orientamenti. In questa sezione troverete alcune informazioni sui principali approcci teorici in psicoterapia.

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News e Informazioni su Scuole di Psicoterapia

L'emozione è nella voce, non nella lingua parlata

Uno studio sperimentale su bambini e giovani adulti ha rivelato che la capacità di riconoscere l'emozione di chi parla è universale ed è indipendente dalla familiarità con la lingua in cui è espressa poiché è legata alle caratteristiche del suono della voce e migliora solo in minima parte ascoltando la propria lingua madre. La capacità di riconoscere le emozioni di una persona che parla è universale e dipende solo in minima parte dalla lingua in cui viene espressa.

Il ruolo delle onde cerebrali in memoria e cognizione

Le onde cerebrali, che riflettono i ritmi di attività dei neuroni nelle diverse aree cerebrali, in realtà si propagano attraverso la corteccia e hanno un ruolo significativo per la memoria e l'attività cognitiva La propagazione delle onde cerebrali sulla corteccia è un meccanismo di coordinamento dell'attività del cervello su larga scala e ha un ruolo significativo nei processi cognitivi, in particolare per la memoria.

Odio e aggressività: un'analisi psicologica

Nel presente articolo si cercherà di comprendere, da un punto di vista psicologico, quali sono i fattori che possono svolgere un ruolo chiave nella promozione dell'odio e dell'aggressività. Recentemente, diversi membri di un gruppo che si fa chiamare “Rispetta la bandiera” sono stati condannati a diversi anni di carcere per aver terrorizzato gli ospiti di una festa di compleanno di una ragazza nera di 8 otto anni.

In assenza di capacità di regolare le emozioni in modo adattivo, l'autolesionismo può funzionare come strategia compensativa per far fronte a quelle emozioni travolgenti che non si è in grado di controllare.

autolesionismo regolare emozioniIl termine autolesionismo si riferisce ad una serie di comportamenti deliberatamente autolesivi, con o senza intenti suicidi, e comprendono comunemente alcuni fattori quali tagli, graffi, colpi, o bruciatura della pelle.

Anche se questi comportamenti non sono in gran parte fatali, gli individui che si impegnano nell’autolesionismo richiedono una maggiore attenzione medica e sono anche a maggior rischio di suicidio.

Ciò è particolarmente importante in quanto l’insorgenza dell’autolesionismo si verifica tipicamente nell’adolescenza, con tassi di prevalenza mediamente del 13-23% tra gli adolescenti, e 34-61% tra i campioni clinici adolescenti.

Comprendere come i fattori di rischio associativi distali e prossimali contribuiscano all’etica del danneggiamento di sé è fondamentale a scopi preventivi e trattamento dei comportamenti autolesionisti in adolescenza.

L’esposizione al maltrattamento infantile è riconosciuto come un fattore di rischio saliente per l’autolesionismo; la ricerca ha fornito un’ampia evidenza dell’associazione tra autolesionismo e abuso sessuale infantile, abuso fisico, negligenza e abuso emotivo.

Inoltre l’esposizione cumulativa alle esperienze multifunzionali dell’infanzia è stata associato ad un aumento  del rischio di autolesionismo adolescenziale e altri comportamenti a rischio.

Anche se l’associazione tra l’esposizione al maltrattamento e l’autolesionismo è ben consolidata, i meccanismi che collegano le esperienze di maltrattamento con l’autolesionismo adolescenziale rimangono ancora poco chiare.

La regolazione/disregolazione emotiva sembra essere una delle vie più promettenti e sostenute da diversi studi; la regolazione emotiva si riferisce ad una serie di funzioni processuali atte a monitorare, valutare e/o modulare le esperienze emotive.

Una regolazione emotiva adattiva è stata concepita come includente: la consapevolezza e l’identificazione delle emozioni; il riconoscimento e accettazione delle emozioni; tolleranza della tensione; controllo degli impulsi e reattività emotiva.

Sia i modelli di sviluppo che funzionali dell’autolesionismo propongono che i comportamenti auto-dannosi possono funzionare come una strategia compensativa per affrontare e regolare emozioni distruttive che possono derivare dall’esposizione precoce ad ambienti sfavorevoli.

In linea con questa visione, esistono degli studi che mostrano l’associazione tra l’esposizione al maltrattamento e la disregolazione emotiva, e studi sull’associazione tra il disordine emotivo e l’autolesionismo.

Le evidenze empiriche sulla disregolazione emotiva tra l’esposizione al maltrattamento infantile e l’autolesionismo sembrano tuttavia essere mescolati.

In particolare, la disregolazione emotiva sembra porsi come mediatrice dell’associazione tra difficoltà interpersonali (problemi familiari e con i pari) e l’autolesionismo adolescenziale; mentre, i costrutti correlati, come l’intolleranza allo stress, l’impulsività, la critica di sé e l’alessitimia hanno mostrato di essere mediatori dell’associazione tra l’esposizione al maltrattamento e l’autolesionismo.

Sulla base della letteratura esaminata, esistono prove convergenti che suggeriscono come la disregolazione emotiva può essere un meccanismo che collega l’esposizione al maltrattamento e l’autolesionismo.

Tuttavia, sono pochi gli studi che forniscono una prova empirica del ruolo della disregolazione emotiva come fattore associativo prossimale attraverso il quale le esperienze di maltrattamento infantile possano determinare comportamenti autolesionisti.

Il presente studio ha quindi cercato di esaminare il ruolo della disregolazione emotiva in un campione di adolescenti all’interno di un contesto psichiatrico; gli autori hanno ipotizzato che la disregolazione emotiva media l’associazione tra la gravità dell’esposizione al maltrattamento e l’autolesionismo.

Metodi

Il campione è stato composto da 108 pazienti reclutati presso una clinica ambulatoriale per bambini e adolescenti nell’ospedale psichiatrico di Singapore.

I pazienti adolescenti sono stati selezionati a caso e sono stati invitati a partecipare allo studio; tutti i partecipanti hanno fornito il consenso prima dell’inserimento allo studio e completato una serie di questionari.

L’età media del campione era di 17 anni; il 59,3% era costituito da donne; il 72,2% erano cinesi, 14,8% malesi, 8,3% indiani e 4,6% appartenevano ad altre etnie.

Il 18,5% aveva completato l’istruzione primaria, il 56,5% era in procinto di completare o aveva completato l’istruzione secondaria e il 25% era in fase di completamento o aveva completato l’istruzione secondaria.

In termini di morbilità psichiatrica, il 38% presentava una diagnosi primaria di disturbo dell’umore, il 18,5% disturbi d’ansia, 18,5% disturbi dell’adattamento, il 10,2% deficit di attenzione o disturbi del comportamento, ed il 14,9% altre tipologie di diagnosi.

Circa il 19,4% del campione presentava più di una diagnosi, e la comorbidità più comune riguardava ansia e depressione, o disturbo dell’adattamento in comorbidità con ansia e depressione.

Per la valutazione del trauma è stato utilizzato il Childhood Trauma Questionnaire (CTQ-SF), composto da 28 item indaganti i livelli di gravità dell’abuso fisico, sessuale ed emotivo, e l’abbandono fisico ed emotivo esperito durante l’infanzia e l’adolescenza-

Per l’autolesionismo è stata invece utilizzata la Functional Assessment of Self-Mutilation (FASM), una checklist che valuta la frequenza di 11 comportamenti autodistruttivi negli ultimi dodici mesi.

La disregolazione emotiva è stata invece misurata con la Difficulties in Emotion Regulation Scale (DERS), composta da 36 item suddivisi in sei domini principali: non accettazione delle emozioni negative, difficoltà ad intraprendere comportamenti orientati all’obiettivo, difficoltà nel ricorrere a strategie di regolazione emotiva, impulsività, scarsa consapevolezza emotiva e scarsa chiarezza emotiva.

Per i sintomi depressivi è stata utilizzata la Patient Health Questionnaire (PHQ-8), composta da 8 item e atta a valutare la gravità dei sintomi depressivi.

Risultati

Dall’analisi dei risultati è emerso che una gran parte degli adolescenti riportava almeno un episodio di autolesionismo (75,9%), e ciò si è rivelato superiore rispetto alle stime precedenti di prevalenza tra gli ambulatori psichiatrici per adolescenti.

Ancora più importante, i risultati confermano l’ipotesi degli autori e cioè che la disregolazione emotiva sembra mediare l’associazione tra la gravità del maltrattamento e la frequenza dell’autolesionismo.

Prima di tutto, i risultati di correlazioni non adeguate suggeriscono che l’esposizione ad una forma più grave di maltrattamento è associato ad una maggiore disregolazione emotiva e sintomi depressivi.

I risultati suggeriscono inoltre che la gravità dell’esposizione al maltrattamento era associato alla frequenza dei comportamenti autolesionisti negli ultimi 12 mesi.

Tuttavia, l’associazione tra la gravità dell’esposizione al maltrattamento e l’autolesionismo non era significativa dopo che la disregolazione emotiva è stata inclusa come mediatrice e controllata per le variabili demografiche e i sintomi depressivi.

Innanzitutto, questo può essere dovuto a problemi circa la piccola dimensione del campione utilizzato, in quanto limita la possibilità di rilevare gli effetti principali.

Alternativamente, potrebbe essere che l’associazione tra la gravità dell’esposizione e l’autolesionismo siano meglio spiegati dalla disregolazione emotiva e i sintomi depressivi.

Sulla base di ricerche precedenti, i comportamenti autolesionisti sono risultati associati sia ad una disregolazione emotiva che a sintomi depressivi.

Di conseguenza, il presente studio ha rilevato che la disregolazione emotiva media la relazione dose-riposta tra la severità dell’esposizione al maltrattamento e la frequenza dell’autolesionismo, dopo aver controllato i sintomi depressivi.

Ciò suggerisce che il maltrattamento infantile può essere un fattore associativo distale per l’autolesionismo adolescenziale, mentre la disregolazione emotiva può essere il fattore associativo prossimale che collega il maltrattamento all’autolesionismo.

L’essere esposti precocemente a dinamiche violente ed abusanti, o il vivere in un ambiente di trascuratezza, può compromettere lo sviluppo di sane abilità emotive, nonché delle competenze socio-emotive.

Oltre a causare danni fisici e/o psicologici al figlio, i caregiver abusanti/negligenti possono anche influenzare lo sviluppo di una capacità di regolare le emozioni, soprattutto quando sono emotivamente reattivi, hanno una scarsa tolleranza alle tensioni e mostrano esplosioni di rabbia, umore labile o comportamenti aggressivi.

Dato che la regolazione delle emozioni comprende la consapevolezza, il riconoscimento e l’accettazione delle emozioni, nonché la capacità di controllare gli impulsi, tollerare le tensioni e utilizzare strategie adattive per modulare le emozioni e/o influenzare i comportamenti, i bambini cresciuti da caregiver abusanti, maltrattanti, spesso non hanno ricevuto una soddisfazione dei propri bisogni, non riuscendo così ad imparare, identificare e affrontare in modo efficace gli stati emotivi travolgenti.

Quando i caregiver si presentano come inaffidabili o minacciano, invece di proteggere e prendersi cura, i bambini possono anche sviluppare delle auto-percezioni negative di inadeguatezza, mancanza di cure e punizioni intese come meritevoli, spesso accompagnate da sentimenti di disgusto, impotenza e vergogna.

In assenza di capacità di regolare le emozioni in modo adattivo, i comportamenti autolesionisti possono funzionare come una strategia compensativa per far fronte a quelle emozioni travolgenti che non si è in grado di controllare.

Nello specifico, l’autolesionismo viene utilizzato come modo per punirsi, distrarsi dallo stress, ritrovare un senso di controllo e la percezione di auto-efficacia o per evitare alcuni stati emotivi.

Considerati insieme, i presenti risultati suggeriscono che i comportamenti autolesionisti possono essere considerati come tentativi maladattivi per far fronte alla disregolazione emotiva, la quale, a sua volta, può derivare da esperienze di maltrattamento dei bambini.

Di conseguenza, le implicazioni per gli attuali risultati di studio includono la necessità di valutare e migliorare strategie di regolazione delle emozioni tra i bambini o gli adolescenti con comportamenti autolesionisti.

Sebbene la prevenzione del maltrattamento infantile rimane un fattore importante nella prevenzione dei problemi psicopatologici e comportamentali, i risultati prodotti suggeriscono che ci possa essere un’altra finestra di opportunità per intervenire.

Interventi, tra cui quelli genitoriali, che mirano a sviluppare e migliorare le abilità di regolazione emotiva possono contribuire alla prevenzione dell’autolesionismo in questa popolazione specifica di pazienti.

Tuttavia, è necessaria maggiore ricerca nel contesto della prevenzione dell’autolesionismo, in quanto quegli studi presenti in letteratura sono preliminari e attualmente non chiari.

 

Tratto dalla rivista “Child Abuse & Neglect”

 

Bibliografia

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(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)


 

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Tags: scuole di psicoterapia, autolesionismo, maltrattamento infantile, disregolazione emotiva, adolescenza

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