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Borderline: il consumo di cibo come modulazione dell'affetto

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Sovrapposizione sintomatologica o comorbidità tra disturbo borderline di personaltià e disturbo alimentare? Secondo il presente studio l'incapacità del borderline a rispondere in maniera adeguata agli affetti negativi può portarlo ad abusare del cibo in modo patologico per gestire l'emozione.

borderline cibo modulazione affettoIl Disturbo borderline di personalità è una delle condizioni più frequentemente diagnosticate in Asse II in individui con disturbi alimentari, suggerendo che i sintomi di personalità borderline possono prevedere l'insorgenza di un consumo alimentare disordinato in un periodo di circa due anni.

La ricerca ha suggerito che la comorbidità con il disturbo borderline di personalità potrebbe rappresentare una più severa variante della patologia alimentare.

Per esempio, Zanarini e colleghi (2010) hanno riferito che tra le donne con disturbi alimentari, i problemi legati al cibo generalmente diminuiscono durante un periodo di 10 anni, ma gli stessi tendono a permanere in modo significativamente alto in coloro che presentano una personalità borderline.

Similarmente, uno studio indagante il legame tra i due disturbi ha riportato che la disregolazione emotiva delle pazienti con disturbo alimentare determina un funzionamento più povero, maggiore comorbidità ed un peggiore risultato terapeutico se confrontate con individui con disturbo alimentare classificato come emotivamente ristretto o perfezionista.

Anche se la natura della relazione tra disturbo alimentare e disturbo borderline di personalità rimane sconosciuto, l'instabilità affettiva risulta essere una zona di notevole sovrapposizione tra individui con i suddetti disturbi.

Mentre per il disturbo borderline, l'instabilità affettiva è un criterio diagnostico, individui con disturbo alimentare, particolarmente bulimia nervosa e disturbo da binge-eating, evidenziano il ruolo negativo dell'affetto nell'insorgenza e mantenimento del comportamento alimentare disordinato.

Il presente studio vuole pertanto cercare di delineare le relazioni tra affetti negativi, caratteristiche borderline di personalità e comportamento alimentare attraverso una manipolazione sperimentale dell'umore.

Borderline, DCA e instabilità affettiva

Tra la sua costellazione di sintomi, il disturbo borderline è considerato da alcuni come un disturbo nella regolazione delle emozioni, in particolare a causa dell'aumento della vulnerabilità emotiva e mancanza di strategie di regolazione delle stesse.

Gli individui con disturbo borderline di personalità presentano difficoltà a modulare o regolare l'affetto, e aumentano tale variabilità affettiva rispetto a campioni non clinici o soggetti aventi altre diagnosi.

Anche se alcuni studi suggeriscono che i soggetti borederline presentano un'iper-reattività rispetto ai fattori stressanti quotidiani o affetti negativi, altri suggeriscono che le risposte affettive possono essere meno strettamente legate ad eventi esterni.

Altre ricerche suggeriscono che possono essere presenti processi di sconnessione tra ciò che riportano e le misure fisiologiche di eccitazione nella valutazione della reattività tra individui con disturbo borderline di personalità.

Per esempio, in uno studio che ha confrontato la reattività agli stimoli visivi tra soggetti borderline, soggetti con ansia sociale e gruppo di controllo, Kuo e Linehan hanno riportato una diminuzione della reattività fisiologica negli individui borderline durante la visione di un film triste.

Pertanto, confrontando i risultati un po' misti che si presentano, gli autori suggeriscono che ci potrebbero essere differenze basate sul tipo di influenza suscitata dallo stimolo esterno, nonché dal metodo di valutazione, ossia tra ciò che essi riportano e la misurazione fisiologica.

I presenti risultati suggeriscono quindi che individui borderline denunciano una maggiore instabilità affettiva; in sintesi, sembrerebbe che il disturbo borderline di personalità può essere caratterizzato da una tendenza generale verso l'affetto negativo e iper-reattività a situazioni distruttive.

Affetto e consumo alimentare

La teoria dell'affetto negativo (Stice & Agras, 1999) suggerisce che il binge-eating è più probabile in presenza di un disturbo emotivo, e che gli individui mangiano per provocarsi piacere e distrarsi dagli stimoli negativi.

Diversi studi sostengono questa teoria, in quanto l'affetto negativo predice un comportamento alimentare disordinato tra le donne con bulimia nervosa, ed è correlata in modo prospettico all'aumento dei sintomi bulimici tra gli adolescenti.

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Ciò che si sono chiesti gli autori è se sia realmente l'assunzione di cibo una strategia di coping per migliorare l'umore negativo; in uno studio che ha coinvolti individui obesi sono state osservate significative diminuzioni dell'affetto negativo, cioè sentimenti di tensione e stanchezza, e una tendenza verso un declino della tristezza dopo aver mangiato.

Studi più recenti hanno osservato che pazienti con bulimia nervosa sperimentano un significativo peggioramento dell'umore dopo un episodio di binge-eating, mentre altri dimostrano un miglioramento dell'umore.

Altri studi coinvolgenti soggetti con disturbi alimentari suggeriscono una variabilità negli stati dell'umore, tale per cui pazienti con bulimia nervosa sperimentano un calo dell'ansia, ma un aumento della depressione, successivamente l'abbuffata.

La ricerca su campioni non clinici ha osservato che il consumo alimentare, in particolare cibi ad alto contenuto calorico, è associato a diminuzione degli affetti negativi, ma anche aumento del senso di colpa.

Questi risultati riguardanti l'influenza del consumo alimentare sull'umore ha così suggerito la necessità di ulteriori indagini.

Anche se la ricerca ha valutato il cambiamento dell'umore successivamente al binge-eating, con e senza personalità borderline, questi aspetti potrebbero fornire un'importante conoscenza del ruolo dell'affetto negativo nell'insorgenza e mantenimento del disturbo alimentare. A tal proposito, la letteratura è però particolarmente scarna.

In uno studio che ha esaminato l'umore tra pazienti bulimici con e senza disturbo borderline, prima e dopo i cicli di abbuffata/purificazione, entrambi i gruppi hanno segnalato una riduzione significativa nei livelli di ansia sia dopo l'abbuffata che il comportamento compensatorio.

Tuttavia, questo effetto si presentava come maggiore nei soggetti con disturbo borderline. Inoltre, il comportamento compensatorio ha migliorato in modo significativo l'umore depresso per il gruppo borderline, suggerendo che tali comportamenti (abbuffata/purificazione) possono essere particolarmente rinforzanti per soggetti appartenenti a tale categoria.

Tali risultati sono coerenti con la riduzione dell'ansia nel modello della bulimia nervosa, ma non affrontano le conseguenze emotive del binge-eating prima di intraprendere i comportamenti compensatori.

In sintesi, la ricerca suggerisce elevati tassi di comorbidità per la personalità borderline e la patologia alimentare, e anche se i disturbi psicologici tendono generalmente a coincidere, sembra esserci una relazione particolarmente unica tra i due, a causa della sovrapposizione dei sintomi.

Ad esempio, il disturbo alimentare e quello borderline sono entrambi associati a tendenze verso comportamenti impulsivi, come suicidio e autolesionismo, difficoltà nella gestione delle emozioni, sperimentazione degli stati dissociativi e problemi di identità.

In particolare, la scarsa regolazione degli affetti può porsi come legame fondamentale tra i disturbi e una possibile spiegazione è che gli individui con entrambi i disturbi, presentino un disordine alimentare a causa delle loro caratteristiche borderline di personalità; in sostanza, la loro incapacità a rispondere in maniera inadeguata agli affetti negativi può portarli ad abusare del cibo per gestire l'emozione.

Un attento esame della relazione tra i due disturbi può porsi come importante step per migliorare la comprensione della relazione tra questi disturbi clinici.

Il presente studio ha valutato la relazione tra le caratteristiche borderline di personalità, affetto negativo, e consumo del cibo attraverso una manipolazione sperimentale dell'umore.

Gli autori hanno ipotizzato che donne con caratteristiche borderline più significative avrebbero segnalato livelli più alti di affetto negativo rispetto alle controparti con meno caratteristiche.

Coerentemente con la teoria dell'affetto negativo, gli autori hanno previsto che il consumo di cibo porterebbe a diminuzione degli affetti negativi.

Si aspettavano inoltre che la relazione tra il consumo di cibo e l'umore successivo variano in funzione delle caratteristiche borderline di personalità, con un maggiore spostamento dell'affetto in relazione al consumo degli alimenti.

 

Metodo

Il campione era composto da 307 donne iscritte a corsi di psicologia presso un'università Occidentale. Hanno ricevuto dei crediti inerenti ai corsi in cambio della loro partecipazione.

I partecipanti avevano un'età compresa tra i 18 e i 23 anni, un indice di massa corporea compresa tra 14,35 e 46,00, e ripartite secondo il seguente background razziale/etnico: 67,1% caucasico/Euro-americano, 3,9% Afroamericano, 14% Ispanico, 2,9% Asiatico-Americano, 9,4% altro o non riportato.

 

Misure e materiali

All'interno di una scheda informativa demografica i partecipanti hanno segnalato la loro età, altezza, peso, istruzione ed etnia.

Rispetto agli strumenti è stato utilizzato il Positive and Negative Affect Schedule- Expandend Form (PANAS-X), una checklist composta da 60 item, la quale misura 11 specifici domini dell'affetto sia positivi che negativi, oltre che le dimensioni generali dell'affetto positive e negative.

Rispetto alla personalità è stata utilizzato il Personality Assessment Inventory – Borderline Features Scale (PAI-BOR), costituita da 344 item self-report, che valutano le caratteristiche di personalità borderline, e ha dimostrato un'utilità predittiva rispetto a difficoltà emotive, accademiche e funzionali tra studenti del college.

Ai partecipanti è stato inoltre fornito un foglio in cui era presente una lista di alimenti e bevande; i partecipanti hanno riportato il tipo e la quantità di alimenti e bevande consumate due ore prima dell'esperimento.

Per evitare che i partecipanti potessero controllare il loro consumo alimentare, all'interno dello studio non è stata fornita nessuna informazione circa l'esperimento. Queste risposte sono state successivamente codificate per stimare l'assunzione calorica.

I partecipanti hanno visualizzato un video clip di 39 minuti strutturato per suscitare affetti negativi, come dimostrato e misurato in campioni femminili non clinici.

È stato inoltre introdotto uno stimolo alimentare; coerentemente con altri progetti di ricerca passati che hanno impiegato alimenti come il cioccolato, ai partecipanti è stata fornita una ciotola bianca monouso contenente 300 grammi di m&m's.

Durante l'esperimento i partecipanti hanno consumato tra gli 0 ed i 200 grammi di m&m's.

 

Disegno e procedure

I Partecipanti sono stati assegnati in modo random al gruppo di controllo (senza cibo) o a quello sperimentale, e le sessioni sono state gestite da assistenti di ricerca che non conoscevano le ipotesi di studio.

Le sessioni sperimentali hanno avuto inizio tra le 15:00 e le 16:00 del pomeriggio e sono stati condotte individualmente.

I partecipanti sono stati istruiti rispetto al fatto che lo studio valutata la relazione tra cibo, personalità e visione del film, che essi avrebbero dovuto rispondere ad alcune domande dopo la visione del film e completare un questionario.

Gli individui nella condizione sperimentale furono anche informati che lo studio valutava la relazione tra personalità e preferenza per i colori degli alimenti e che erano quindi coinvolti in un “test del gusto”.

I partecipanti sono stati invitati a contare le m&m's che mangiavano e prendere nota mentale delle loro preferenze di colore.

Rispetto allo scopo finale, l'accento è stato posto sull'obiettivo della “comprensione delle differenze individuali” e i partecipanti sono stati incoraggiati a rispondere alle misure dell'umore rispetto a come si sentivano e non come qualcun altro avrebbe potuto sentirsi in circostanze simili.

Risultati e conclusioni

Il presente studio ha utilizzato una manipolazione sperimentale per valutare la relazione tra consumo di cibo, caratteristiche borderline di personalità, e cambiamenti negativi dell'affetto tra donne universitarie.

I risultati del presente studio sono coerenti con quelli precedenti, dimostrando che caratteristiche borderline di personalità sono associate ad una propensione verso gli affetti negativi: individui con elevati livelli di tali caratteristiche esibiscono maggiori affetti negativi per entrambe le misurazioni di tempo, rispetto alle loro controparti con caratteristiche borderline più basse.

Inoltre, come caratteristico del disturbo borderline di personalità, gli individui con elevate caratteristiche hanno mostrato una maggiore reattività alla visione del film, riportando una maggiore affettività negativa dopo il film.

In particolare, sia individui con alti livelli di caratteristiche borderline che quelle di basso livello hanno mostrato modelli di tristezza simili in risposta al film.

I risultati sono anche coerenti con i precedenti studi dimostrando un impatto positivo della presentazione del cibo sugli stati dell'umore; le donne che hanno ricevuto il cibo hanno riportato meno tristezza e meno affetti negativi in seguito al film (rispetto al loro umore di base) rispetto alle donne che non hanno ricevuto il cibo.

Così, la presentazione del cibo rispetto alla sua assenza, durante la visione del film, sembrava migliorare le sensazioni relative alla tristezza.

I presenti dati suggeriscono che la quantità di consumo alimentare ha avuto quindi un effetto sugli affetti negativi e sulla tristezza, ma solo per il sottoinsieme delle donne che presentavano caratteristiche borderline più elevate.

Questo risultato è degno di nota per diversi motivi; in particolare, anche se gli studi hanno riportato miglioramenti nell'umore a seguito del consumo di alimenti, non hanno valutato se ci sono differenze individuali nel grado di consumo alimentare come fattore protettivo, per così dire, contro i sentimenti relativi alla tristezza o un affetto negativo in generale.

Inoltre, il modello di regolazione affettiva comunemente accettato, suggerisce che il comfort annesso al binge-eating distrae gli individui da emozioni negative; tuttavia, questo modello non specifica per quali individui questa strategia può risultare più o meno efficace.

I risultati sembrano inoltre suggerire che consumare grandi quantità di m&m's può migliorare le sensazioni relative alla tristezza, ma solo in coloro che hanno una propensione per la reattività emotiva, la quale è tipica per soggetti con caratteristiche borderline di personalità.

In particolare, questa interazione ha raggiunto significato solo dopo aver esaminato la quantità del consumo alimentare, piuttosto che il semplice stato alimentare, suggerendo che la presentazione del cibo era meno saliente del consumo alimentare attuale per i cambiamenti dell'umore.

I risultati dell'attuale studio suggeriscono quindi che le donne con caratteristiche borderline possono essere a maggior rischio di sviluppare problemi di binge-eating, perchè consumare grandi quantità di cibò sembrava “temperare” il loro umore negativo e sentimenti specifici di tristezza.

Se così fosse, i risultati possono spiegare, in parte, la comorbidità e la sovrapposizione sintomatologica tra disturbo borderline di personalità e disturbi alimentari, avendo così importanti implicazioni per il loro trattamento.

Ad esempio, gli approcci di trattamento per donne con caratteristiche borderline di personalità necessitano di una continua psico-educazione rispetto alle strategie di coping, ma dovrebbero essere anche particolarmente vigili rispetto all'eventuale sviluppo di un'alimentazione disordinata.

Uno studio recente, che ha analizzato la terapia comportamentale-dialettica per la suddetta comorbidità, ha riporta significativi miglioramenti in entrambe le sfere sintomatologiche.

I risultati attuali supportano pertanto questi sforzi per incorporare tali tecniche nel trattamento delle donne con disturbo alimentare.

Nel complesso, questo studio ha voluto dimostrare la complessità delle relazioni tra l'umore, le caratteristiche borderline di personalità, il consumo di cibo, e le risposte ad un film triste, suggerendo diverse aree per ulteriori ricerche al fine di replicare i risultati e chiarirli ulteriormente.

 

Tratto da “Journal of Personality Disorders”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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Tags: cibo, disregolazione emotiva, emozioni, disturbo borderline di personalità, disturbo alimentare, umore, teoria dell'affetto negativo

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