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Candace Pert e la Psico-neuro-immunologia

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La Dottoressa Candace Pert ha unito l'immunologia, l'endocrinologia, la neurofisiologia, la psicologia e la biologia in una teoria coesa su come i nostri pensieri ed emozioni sono capaci di creare benessere e malessere nei nostri corpi.

Candace Pert psico neuro immunologiaCandace ha fatto un passo da gigante verso la distruzione di alcune credenze care e sacre agli scienziati occidentali per più di due secoli. La sua ricerca pioneristica ha dimostrato come le nostre sostanze chimiche interne, i neuropeptidi ed i loro recettori sono le reali basi biologiche della nostra consapevolezza, le quali si manifestano attraverso le nostre emozioni, credenze e aspettative, influenzando profondamente il modo in cui rispondiamo e viviamo il nostro mondo”.

L'uovo o la gallina? Il corpo o la mente? Quale viene prima?

La Dottoressa Candace Pert raggiunge la fama nel mondo scientifico nei primi anni '70 quando, come neuro-farmacologa, intraprese l'arduo compito di trovare il recettore oppiaceo per la sua tesi di Dottorato presso la Johns Hopkins School of Medicine.

Per i successivi 11 anni diresse un laboratorio al National Institutes of Health, pubblicando oltre 200 articoli scientifici che spiegavano la scoperta di numerosi neuropeptidi.

Il lavoro innovativo che la Pert ha condotto sul recettore oppiaceo è stato successivamente nominato per un Lasker Awarr, noto anche come “Premio Nobel Americano”, assegnato annualmente per una ricerca medica eccezionale.

La scoperta di Pert del recettore degli oppiacei ha dato il via ad una rivoluzione che in seguito creò profondi cambiamenti in quasi tutti i campi della medicina moderna.

La Pert ha unito l'immunologia, l'endocrinologia, la neurofisiologia, la psicologia e la biologia in una teoria coesa su come i nostri pensieri ed emozioni sono capaci di creare benessere e malessere nei nostri corpi.

Il pensiero occidentale ha insegnato per centinaia di anni che la coscienza, i pensieri e le emozioni sono prodotti dal cervello fisico e hanno poco a che fare con il corpo e la nostra salute.

Quante volte l'affermazione “é tutto nella tua testa!” è stata data quando nessuna risposta logica bastava, suggerendo così che qualsiasi lamentela segnalata dal paziente non fosse reale.

Pert direbbe che è tutto nel “corpo fisico” e tutto è importante.

Lei sostiene che la medicina deve aprirsi all'idea della malattia intesa come psicosomatica, partendo dal presupposto che sempre più ricerche scientifiche sottolineano che la coscienza sia un fenomeno mente-corpo.

La nuova scienza della psico-neuro-immunologia: tutto è psicosomatico

In qualità di neuroscienziata, la ricerca della Pert ha contribuito a creare le basi per un ramo della scienza interdisciplinare completamente nuovo chiamato “Psico-neuro-immunologia”, o PNI.

La PNI unisce le tre scienze classicamente separate della neuroscienza, immunologia ed endocrinologia, e le loro ghiandole e organi associati in una rete di comunicazione multidirezionale, collegata da informazioni che trasportano molecole chiamate (neuro) peptidi.

Pert ha fornito alla PNI un linguaggio scientifico chiaro da utilizzare, quello dei peptidi e dei loro recettori, noto anche come “sostanze informative”.

La Pert nota che il suo termine preferito era “Psico-immuno-neuro-endocrinologia”, riconoscendo l'inclusione del sistema endocrino. Tuttavia, nei circoli scientifici, il termine maggiormente accettato e popolare divenne presto “medicina mente-corpo”.

Quindi, potremmo riferirci all'intero sistema come ad una rete di informazioni psicosomatiche, che collega 'psiche', che comprende tutto ciò che è di natura apparentemente non materiale, come mente, emozione e anima, a 'soma', che è il mondo materiale di molecole, cellule e organi. Mente e corpo, psiche e soma”.

La ricerca della Dottoressa Pert fornisce prove scientifiche che esiste una base biochimica per la consapevolezza e la coscienza, che la mente ed il corpo sono davvero un'unica cosa e che le nostre emozioni e sentimenti sono il ponte che le collega.

Spiega:

Le sostanze chimiche che fanno funzionare il nostro corpo ed il nostro cervello sono le stesse sostanze chimiche che sono coinvolte nelle emozioni e questo mi dice che faremmo meglio a prestare maggiore attenzione alle emozioni rispetto alla salute”.

Usando la ricerca di Pert come fondamento, ora abbiamo una nuova comprensione scientifica del potere delle nostre menti e dei nostri sentimenti di influenzare direttamente e profondamente la nostra salute ed il nostro benessere.

Questa nuova scienza spiega che siamo un unico sistema; il cervello è integrato nel corpo a livello molecolare e quindi nessuno dei due può essere trattato separatamente senza che l'altro sia direttamente interessato.

Secondo Pert, i nostri corpi sono in realtà le nostre menti subconsce:

Alla fine trovo che non posso separare il cervello dal corpo. La coscienza non è solo nella testa. Né si tratta del potere della mente sul corpo... perchè sono i lati opposti della stessa cosa. La mente non domina il corpo, diventa il corpo”.

Perchè la medicina moderna l'ha presa così male?

Le culture indigene in tutto il mondo sono da tempo note per onorare la connessione mente/corpo/ambiente.

La medicina cinese e l'ayurveda, i sistemi di medicina di 3.000-6.000 anni fa, ancora correlano gli organi e le malattie con specifici stati mentali/emotivi e cercano di riportare il paziente in equilibrio mente/corpo/spirito in modo che la guarigione avvenga in modo organico.

Aristotele suggerì che c'era una connessione tra l'umore e la salute quando scrisse:

L'anima e il corpo, suggeriscono, reagiscono simpaticamente l'uno con l'altro”.

Allora, come mai la medicina occidentale arrivò ad abbracciare la tesi opposta?

Forse, bisognerebbe dare la colpa a Rene Descartes, un filosofo del XVII° secolo (“Penso, quindi sono”) e quella che siamo abituati a chiamare come la “divisione cartesiana”.

Cartesio aveva bisogno di corpi umani per gli studi sulla dissezione e fece un accordo con il Papa della sua era. Non si sarebbe cioè occupato di anima, mente o emozioni, che rimasero così sotto la giurisdizione della Chiesa.

E la medicina moderna prenderebbe il corpo fisico come suo dominio, dividendo così l'essere umano in due parti separate che non devono mai sovrapporsi.

Cartesio dichiarò “qualsiasi cosa abbia a che fare con la mente, l'anima o le emozioni, li porto al clero. Rivendicherò solo il regno del corpo”.

Secondo questo paradigma, per capire un essere umano, tutto ciò che si doveva fare era togliere il corpo e studiare le varia componenti fisiche, noto anche come“riduzionismo”.

Sir Isaac Newton, il “Padre della scienza moderna”, sosteneva anche attraverso il suo “costrutto newtoniano” che solo la materia fisica era reale e che rappresentava tutto ciò che contava veramente.

E così furono gettate le basi per le centinaia di anni in cui si parlava di salute e di cura della malattia, esclusivamente per il regno del corpo fisico.

Questa teoria sta cambiando lentamente, e anche oggi, la maggior parte dei medici moderni interrogherà il paziente sui sintomi fisici, prescrivendo farmaci o interventi chirurgici.

Usare la mente per capire il corpo è ancora generalmente etichettato come “non scientifico” e la mente che influenza il corpo “psicosomatico” è ancora in qualche modo non pertinente.

Come le nostre emozioni e pensieri diventano il nostro corpo fisico? Attraverso peptidi e recettori: le molecole dell'emozione!

Cos'è esattamente una molecola di emozioni?

Il primo componente è quello scoperto dalla Pert 30 anni fa: la complessa molecola nota come recettore e, più specificamente, il recettore degli oppiacei.

Ha sviluppato un metodo per misurarlo e quindi, in un modo arretrato, dimostrare la sua esistenza. Questa scoperta spiegherebbe il meccanismo con cui tali oppiacei come l'eroina o la morfina creano il loro potente effetto sul corpo, sulla mente e le emozioni.

Per coincidenza, Pert ha avuto un'esperienza personale che ha dato vita ad una fascino crescente su come queste sostanze abbiano causato un effetto così potente sul corpo, sulla mente e sulle emozioni in modo simultaneo.

Dopo una brutta caduta mentre era a cavallo, si trovò in ospedale, ricevendo un derivato della morfina per alleviare il dolore di una vertebra lombare compressa.

Si meravigliò della combinazione di entrambi gli effetti: scomparsa del dolore fisico e dei cambiamenti mentali ed emotivi indotti dal farmaco.

Pert ha notato l'euforia e lo stato di alterazione beata che ha provato ogni volta che riceveva un'iniezione.

Le piaceva così tanto la “meravigliosa sensazione di essere profondamente nutrita e soddisfatta” dall'oppio, che pensava di continuare ad assumere quella sostanza anche dopo l'uscita dall'ospedale.

Anche se alla fine ha scartato tale ipotesi, la sua intensa esperienza fisica ed emotiva l'ha intrigata fino ad interrogarsi su questa sovrapposizione di effetti fisici ed emotivi provenienti da un singolo farmaco.

Insieme a lei, molti si sono chiesti sulle modalità di alcune droghe come eroina, marijuana, il librium (il cui principio attivo è il clordiazepossido, un principio attivo della categoria della benzodiazepine) e cocaina siano in grado di creare cambiamenti emotivi così intensi.

Questa esperienza ospedaliera in seguito innescò un interesse a voler dimostrare l'esistenza del recettore degli oppiacei.

I recettori si trovano sulla superficie delle cellule; le cellule specializzate come i neuroni potrebbero avere milioni di recettori che le circondano.

Questi recettori agiscono come piccoli scanner e sensori che aspettano pazientemente fino a quando non arriva la chiave chimica esatta che si adatta a loro, proprio come una normale chiave è fatta per adattarsi solo ad un blocco specifico.

Queste chiavi chimiche sono chiamate ligandi e il più comune di questi è noto come neuro-peptide, che rappresenta circa il 95% dei ligandi noti.

Pert descrive quello che succede in seguito come “abbastanza sorprendente”. Il peptide trasmette il suo messaggio chimico al recettore, che quindi trasmette questo messaggio in profondità all'interno della cellula, innescando una catena di reazioni biochimiche che possono creare enormi cambiamenti all'interno della cellula, o in positivo o in negativo.

Pert ritiene che i peptidi rappresentino il secondo componente delle molecole dell'emozione, offrendo un'analogia:

Se la cellula è il motore che guida tutta la vita, allora i recettori sono i pulsanti sul pannello di controllo di quel metodo, e un peptide specifico è il dito che spinge quel pulsante e fa partire le cose”.

Pert quindi ha posto una domanda logica: se tutti noi abbiamo il recettore oppiaceo presente sulle cellule all'interno del nostro corpo, allora non deve seguire che i nostri corpi hanno la capacità di creare la nostra versione endogena della morfina? Perchè altrimenti questi recettori sarebbero già presenti nelle nostre cellule?

Nel giro di tre anni questa ipotesi fu dimostrata corretta quando la sostanza naturale degli oppiacei prodotta nel corpo fu scoperta e alla fine divenne nota come “endorfina”, una versione abbreviata di “morfina endogena”.

Le implicazioni in questa scoperta sono profonde e suggeriscono che possiamo infatti avere un potenziale farmaco naturale già presente in noi.

Forse un giorno saremo tutti capaci di fabbricare le nostre sostanze biochimiche naturali a nostro piacimento, orchestrando la nostra stessa guarigione.

Secondo Pert, questo concetto non è così inverosimile come sembra e forse nemmeno così lontano.

Malattia e guarigione: il potere dei sentimenti non guariti

Le emozioni sono reali: esistono nel tempo e nello spazio e si trovano in tutti i nostri corpi e menti.

Se accettiamo il concetto che i peptidi ed i loro recettori sono i veri biochimici dell'emozione, allora la loro presenza nel sistema nervoso e nelle cellule nervose del corpo ci mostra che il corpo può essere pensato come la mente inconscia o subconscia.

Pert spiega più nel dettaglio:

Man mano che le indagini continuano, sta diventando sempre più evidente che il ruolo dei peptidi non si limita a suscitare azioni semplici e singolari da parte delle singole cellule e dei sistemi organici. Piuttosto, i peptidi servono a tessere gli organi ed i sistemi del corpo in una singola rete che reagisce ai cambiamenti ambientali interni ed esterni con risposte complesse. I peptidi sono gli spartiti contenenti le note, le frasi ed i ritmi che consentono all'orchestra – il corpo - di suonare come un'entità integrata. E la musica che ne risulta è il tono o la sensazione che sperimenti soggettivamente come le tue emozioni”.

Possono i tipi ed i numeri di peptidi legati alle emozioni nei siti recettoriali delle nostre cellule influenzare la nostra capacità di stare bene o di ammalarsi?

Pert suggerisce di si e offre l'esempio della malattia virale:

I virus usano questi stessi recettori per entrare in una cellula e, a seconda di quanto del peptide naturale per quel recettore è intorno, il virus avrà un tempo minore o maggiore di entrare nella cellula, quindi il nostro stato emotivo influirà sulla possibilità di ammalarsi con la stessa dose di carico di un virus”.

Questo spiegherebbe anche perchè alcune persone si ammalano molto più di altre ad un'esposizione identica aa virus. Pert si chiede... potrebbe un umore elevato di felicità, aspettative positive o speranza offrire una protezione contro un virus?

Lei risponde affermando di non aver mai avuto il raffreddore mentre sciava, uno sport che ovviamente ama.

Cosa suggerisce questo sul processo di sviluppo del cancro e sul potenziale di guarigione di un individuo? E inoltre, quel è la relazione tra la mente, le emozioni e lo stato di salute di un malato di cancro?

Pert suggerisce che esiste una connessione profonda e diretta:

Siamo tutti consapevoli del pregiudizio costruito nell'idea occidentale secondo cui la mente è totalmente nella testa, una funzione del cervello. Ma il tuo corpo non è lì solo. Credo che i risultati della ricerche indichino che dobbiamo iniziare a pensare a come la mente si manifesta in varie parti del corpo e, oltre a ciò, come possiamo portare quel processo nella coscienza... i neuropeptidi ed i loro recettori sono i substrati delle emozioni, e sono in costante comunicazione con il sistema immunitario, il meccanismo attraverso il quale si creano salute e malattia”.

Penso alla malattia organica correlata allo stress in termini di sovraccarico di informazioni, una situazione in cui la rete mente-corpo è talmente tassata da input sensoriali non elaborati, come un trauma represso o emozioni non digerite, che è diventata impantanata e non può fluire liberamente, a volte anche lavorando contro sé stesso, a scopi incrociati”.

Il cervello, pertanto, non è il solo responsabile!

In un'intervista del luglio 2004, Candace Pert e suo marito, partner di ricerca, l'immunologo Michael Ruff, hanno discusso le complesse reti di comunicazione psicosomatica delle molecole biologiche di cui siamo costituiti.

Spiegano che non siamo affatto “centrati sul cervello” e che uno stato mentale è in realtà anche uno stato di coscienza del corpo.

La scienza e la medicina sono da tempo convinte che i pensieri e le emozioni provengano dal cervello.

In un passaggio interessante, Pert e Ruff si mostrano in disaccordo e suggeriscono che “pensieri ed emozioni prendono vita dal corpo e arrivano al cervello, dove possiamo processarli e verbalizzarli in base alle nostre aspettative, credenze e altri filtri: alcuni ci riescono e altri no!”.

A questo, la Pert aggiunge che la corteccia frontale del cervello crea storie e assegna un significato attorno a quei pensieri ed emozioni che lo attraversano.

La Pert continua sottolineando che la neuroscienza ha dimostrato che le cellule immunitarie possono essere condizionate per rispondere agli stimoli, proprio come i cani di Pavlov erano condizionati a salivare per rispondere al suono di una campana.

Sappiamo che il sistema immunitario, come il sistema nervoso centrale, ha memoria e capacità di apprendimento. Quindi, si potrebbe dire che l'intelligenza si trova non solo nel cervello, ma nelle cellule distribuite in tutto il corpo, e che la tradizionale separazione dei processi mentali, comprese le emozioni, dal corpo non è più valida”.

Più tari, lo scienziato Howard Hall, del Case Western Reserve University dell'Ohio, ha dimostrato che il sistema immunitario potrebbe anche essere coscientemente condizionato usando pratiche come l'auto-ipnosi, il biofeedback, l'immaginazione guidata, il rilassamento ed il trainint autogeno.

Utilizzando diversi gruppi di controllo, Hall ha dimostrato che con una preparazione cosciente, gli individui potevano controllare consapevolmente la viscosità dei globuli bianchi, come misurati dai test sia del sangue che della saliva.

Pert quindi pone una domanda ovvia: “se il sistema immunitario può essere alterato da un intervento basato sulla consapevolezza, cosa significa questo per il trattamento di malattie gravi come il cancro?”.

La soppressione della rabbia o di altre emozioni contribuisce allo sviluppo del cancro, secondo la teoria proposta dalla Dottoressa Lydia Temoshok.

Dal momento che esprimere le emozioni contribuisce a una rete di peptidi e comunicazione cellulare libera nel corpo, la Dottoressa Pert dice:

Sì, assolutamente. Le mie ricerche mi hanno dimostrato che quando le emozioni sono espresse tutti i sistemi sono uniti e resi completi. Quando le emozioni vengono represse, negate, non autorizzate a essere ciò che possono essere, i nostri percorsi di rete vengono bloccati, fermando il flusso della sostanze chimiche unificanti e vitali che gestiscono sia la nostra biologia sia il nostro comportamento”.

Una teoria generale del cancro suggerisce che tutti noi abbiamo cellule cancerose errate o mutate create ogni giorno nel nostro corpo, ma solo alcune persone svilupperanno la malattia.

Normalmente il nostro sistema immunitario distrugge queste cellule, eppure in individui il cui sistema immunitario è gravemente compromesso, questo meccanismo fallisce.

Se il sistema immunitario è influenzato dalle “molecole dell'emozione” e dal sistema peptide/recettore nel corpo, allora cosa succede se il flusso libero dei peptidi viene interrotto su base continua dalle emozioni represse di una vita?

La Pert sostiene che non è troppo difficile capire cosa potrebbe accadere in un caso del genere:

Vorrei iniziare a rispondere dicendo che credo che tutte le emozioni siano salutari, perchè le emozioni sono ciò che unisce la mente ed il corpo. La rabbia, la paura, la tristezza, le cosiddette emozioni negative, sono salutari come la pace, il coraggio e la gioia. Reprimere queste emozioni e non lasciarle fluire liberamente è come creare una dis-integrità nel sistema, facendolo agire per fini trasversali, piuttosto che come un insieme unificato. Lo stress che si crea, che prende la forma di blocchi ed un flusso insufficiente di segnali peptidici per mantenere la funzione a livello cellulare, è ciò che crea le condizioni indebolite che possono portare alla malattia”.

La Pert conclude il suo libro con le seguenti semplici raccomandazioni, raccolte da tutti i dati scientifici che ha incluso nel descrivere i principi della Psiconeuroimmunologia e le loro implicazioni per la guarigione:

Mira alla totalità emotiva. Quando sei turbato o sei malato, prova ad arrivare fino in fondo ai tuoi sentimenti. Scopri cosa ti sta veramente mangiando. Dì sempre la verità a te stesso. Trova modi appropriati e soddisfacenti per esprimere le tue emozioni. E se una tale prescrizione sembra troppo impegnativa, cerca un aiuto professionale per sentirti meglio”.

Credo che le terapie alternative o complementari siano una forma di aiuto professionale molto meno probabile che facciano danno e che siano più propense a fare bene rispetto agli approcci convenzionali. Sono spesso particolarmente utili per alleviare le molte malattie croniche che al momento non presentano buone soluzioni mediche...”

Ultimo ma sicuramente non meno importante, la salute è molto più che l'assenza di malattia. Vivi in modo altruista, promuovendo uno stato di beatitudine spirituale che aiuta veramente a prevenire la malattia. Il benessere si fida della capacità e del desiderio del tuo corpo di guarire e migliorare sé stessi”.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 


 

 

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Candace Pert e la Psico-neuro-immunologia

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