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Cibo e salute mentale

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La nutrizione ed il cibo possono influenzare la salute mentale? Un crescente corpo della letteratura suggerisce che la risposta potrebbe essere positiva.

cibo salute mentale psicoterapiaSecondo recenti ricerche, le abitudini alimentari, in particolare quelle in stile occidentale, sono state sottoposte ad un esame particolare da parte di diversi ricercatori.

Una meta-analisi tra gli studi di oltre 10 paesi, condotta dai ricercatori del Linyi People's Hospital di Shandong, Cina, suggerisce che i modelli dietetici possono contribuire alla depressione (Psychiatry Research, Vol. 253, 2017).

I modelli dietetici sono inoltre correlati al volume ippocampale negli adulti più anziani, secondo uno studio condotto da Felice Jacka, Direttore del Food and Mood Centre della Deakin University in Australia.

In un altro studio condotto su 120 bambini e adolescenti, si è osservato che il consumo di fast food, lo zucchero e le bevande analcoliche sono associate ad una maggiore prevalenza di disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (DDAI).

I bambini che mangiano meno verdure, frutta, pesci grassi e altri alimenti associati alla dieta mediterranea erano infatti più inclini a sviluppare il suddetto disordine.

Mentre queste associazioni non dimostrano la causalità, gli autori suggeriscono che la dieta potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo del DDAI attraverso meccanismi ancora sconosciuti.

Piccoli cambiamenti dietetici potrebbero pertanto fare una grande differenza.

Nel contesto della psicopatologia, in uno studio condotto da Jacka et al., 67 pazienti adulti con diagnosi di depressione sono stati casualmente assegnati a sette sessioni individuali di consulenza nutrizionale con un dietista o a sette sessioni di sostegno sociale, in un range di tempo di 12 settimane.

Il dietologo ha aiutato i partecipanti ad apportare modifiche alle loro abitudini alimentari, come mangiare meno “cibo spazzatura” e cibi più ricchi di sostanze nutritive come pesci e legumi.

Mentre solo l'8% del gruppo di controllo ha raggiunto la remissione, quasi un terzo del gruppo che ha partecipato alle sessioni con il dietologo ha raggiunto lo stesso risultato.

Tali studi fanno parte di una crescente base di prove all'interno della psicologia nutrizionale, in cui si sostiene e si studia il ruolo che l'alimentazione - modelli dietetici, integratori multivitaminici, minerali e altri nutrienti specifici - svolge nell'eziologia dei problemi di salute mentale nonché sul trattamento.

Sebbene gran parte della ricerca sia ancora limitata a studi singoli ed osservazionali, allo stesso modo vengono offerti suggerimenti sui potenziali di nuove strategie di prevenzione e trattamenti per le persone con una vasta gamma di problemi psicologici.

Da un punto di vista storico, negli anni '90, quando la psicologa sperimentale Bonnie J. Kaplan, sentì circolare voci che affermavano di poter trattare il DDAI con un composto multinutriente, reagì non tenendo molto in considerazione tali affermazioni.

Quando poi si confrontò con alcuni dati che mostravano realmente un miglioramento nei bambini che ricevevano tale supplemento alimentare, cambiò idea e iniziò a concentrare su tali aspetti le sue ricerche, tanto da divenirne la pioniera.

Una delle formule che la Kaplan - attualmente docente presso la Cumming School of Medicine della Calgary University - ha sfruttato per le sue ricerche, riguardava la storia di un padre che cercava di curare i problemi di salute mentale della sua famiglia nel tentativo di arginare gli effetti collaterale dei farmaci.

Un mix di vitamine, minerali e aminoacidi, divenne il supplemento per affrontare le carenze nelle sostanze nutritive necessarie al funzionamento ottimale del cervello.

La storia della famiglia e quel costrutto di partenza hanno convinto la Kaplan ad aprire la sua mente e sottoporre il composto dall'inchiesta scientifica.

Da allora, in diversi piccoli studi, ha trovato prove promettenti per il suo utilizzo in settori molto diversi come il miglioramento del controllo emotivo dopo un danno traumatico cerebrale (Annals of Psychiatry and Mental Health, Vol. 4, No. 5, 2016), trattamento dei problemi emotivi e comportamentali nei bambini (Journal of Medical Case Reports, Vol. 9, No. 240, 2015), e minimizzazione dell'angoscia dopo un disastro naturale (Psychiatry Research, Vol. 228, No. 3, 2015).

Secondo Kaplan, un riscontro generale proveniente da tali studi sull'impatto dei micronutrienti ad alto spettro è che le persone migliorano il loro funzionamento in diversi contesti, non solo in settori specifici quali DDAI.

Cibo: l'importanza dell'omega-3

Altri psicologi stanno invece esplorando il ruolo degli acidi grassi meglio conosciuti come “omega-3”.

Grazie alle sue proprietà anti-infiammatorie e agli effetti sulla trasmissione della dopamina e della serotonina, gli omega-3 hanno un ruolo nello sviluppo e funzionamento del cervello, e le cui carenze sembrerebbero essere in qualche modo legate ai problemi di salute mentale”, afferma Mary A.Fristad, dell'Università dell'Ohio.

Fristad sta infatti studiando l'uso di omega-3 in combinazione ad un intervento basato sull'evidenza da lei stessa sviluppato, chiamato psicoterapia psicoeducativa.

In un trial randomizzato controllato, Fristad e colleghi hanno assegnato 72 pazienti depressi, con età compresa tra i 6 ed i 14 anni, a tre differenti forme di intervento: somministrazione di solo omega-3, psicoterapia psicoeducativa associata ad omega-3, psicoterapia associata a placebo o solo placebo, per un periodo di 12 settimane.

Il 70% di quelli che hanno ricevuto sia la psicoterapia che l'omega-3 hanno raggiunto una remissione totale, rispetto al 56% di quelli che hanno ricevuto la psicoterapia ed il placebo.

Mentre i bambini di tutti e quattro i gruppi hanno mostrato un miglioramento durante lo studio, i bambini le cui madri avevano una storia di depressione hanno mostrato dei miglioramenti con uno dei trattamenti attivi.

Quello che abbiamo dimostrato riguarda il fatto che i bambini con quella che sembra essere una depressione endogena Versus una situazionale, richiedevano un trattamento attivo”, afferma la Fristad.

La psicoterapia ha funzionato, l'omega-3 ha funzionato e la loro combinazione funziona ancora meglio”, (Journal of Clinical Child & Adolescent Psychology, Online, 2016).

In un altro studio, Fristad e colleghi hanno esaminato l'effetto dell'intervento sui problemi comportamentali che co-occorrono.

I bambini che hanno ricevuto omega-3, da soli o in associazione con la psicoterapia, mostravano miglioramenti significativi sia nell'iperattività che l'impulsività, rispetto a quelli che hanno ricevuto solo il placebo o la psicoterapia, nonché piccoli miglioramenti nella disattenzione, nel comportamento distruttivo e nei problemi di comportamento complessivi (Journal of Abnormal Child Psychology, Vol. 45, No. 5, 2016).

La Fristad conclude sottolineando come si necessiti di maggiore ricerca in campioni di dimensioni maggiori, in quanto diviene fondamentale comprendere meglio quale ruolo potrebbe svolgere il cibo nel miglioramento di alcune condizioni cliniche.

 

Tratto da “American Psychological Association”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)


 


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Tags: scuole di psicoterapia, depressione, cibo, salute mentale, eziologia, food, nutrizione, DDAI

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