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Dal mito alla psicologia

Tutte le grandi creazioni mitologiche descrivono, a livello di un comune senso psicologico, l'intera drammaturgia della nostra vita interiore”, Rudica e Costea.

mitologia e psicologiaI miti rappresentano “il modello archetipico di tutte le creazioni, indipendentemente dal piano a cui si riferiscono: biologico, psicologico, spirituale. La funzione principale del mito è quella di stabilire modelli esemplari in tutte le importanti azioni umane”, Mircea Eliade.

La mitologia greca non riguarda eslusivamente il periodo dell'antichità; può essere rintracciata in altre epoche (Rinascimento e Classicismo), in altri contesti (storia e arte) e altri discorsi (scientifici e filosofici).

La chiave per comprendere questa “longevità spirituale” risiede nei miti. Come concetto, il mito ha conosciuto oltre 500 definizione in circa 25 secoli di storia; la sua etimologia ci porta, ovviamente, ad una parola greca, “mithos”, che significa “storia favolosa”.

Il mito “rivela qualcosa che è già stato completamente manifestato, e questa manifestazione è allo stesso tempo creativa ed esemplare, perchè è il supporto per una struttura del comportamento reale e umano”.

Nel corso della storia è stata sviluppata un'autentica ermeneutica dei miti, perchè sono un'eterna “fonte di ispirazione”. La spiegazione, secondo Aristotele, è molto semplice: “colui che ama i miti, ama, in una certa misura, la saggezza”.

Mito e psicologia: una nuova branca della psicologia moderna

L'enorme contributo degli antichi greci al processo della filosofia, delle scienze naturali e delle arti non può essere contestato.

Sfortunatamente, il ruolo che hanno svolto nella storia della psicologia è menzionato solo brevemente. Molto spesso vengono citati filosofi come Pitagora, Socrate, Platone, così come la teoria di Aristotele sull'anima, “De Anima”, viene visto come il “primo libro sistematico di analisi psicologica”.

Nonostante tutto, il più importante “produttore di psicologia” greco è stato evitato: la mitologia. I miti greci sono un vasto campo di ricerca per discipline come storia, antropologia, filosofia, psicologia, astrologia, letteratura, pittura, scultura e musica.

Il legame più forte si stabilisce tra mitologia e religione, con le sue pratiche magiche o rituali.

Pertanto, possiamo comprendere meglio la diversità delle dimensioni dei miti greci antichi:

  • Letterario (La spedizione degli Argonauti);
  • Storico (La guerra di Troia);
  • Esoterico (I misteri orfici);
  • Iniziatico (Il viaggio di Ulisse)
  • Morale (Dedalo e Icaro)
  • Psicologico (La storia di Edipo)
  • Filosofico (La leggenda della cosmogonia)
  • Sociale (Le età dell'umanità).

Come si può osservare, l'ingrediente psicologico dei miti non può essere ignorato; è sempre presente come parte essenziale. Tra mito e psicologia i confini sono numerosi e questo conduce allo sviluppo di una psicologia dei miti.

L'interpretazione psicologica trova nei miti una materia straordinaria, l'occasione perfetta per separare l'ambientazione dall'oggetto, i dettagli dall'essenza, o, nel linguaggio psicoanalitico, il nascosto dal visibile.

Ciò che può essere fonte di confusione è la moltitudine di significati visti nei miti da diversi psicologi: espressione degli archetipi per Jung, forma del linguaggio per Lévi-Strauss, realtà culturale per Wundt e via dicendo.

Estremamente interessante è l'iniziativa di Paul Diel di associare ogni divinità importante ad una caratteristica: “Lo spirito è Zeus; l'armonia dei bisogni è Apollo; l'ispirazione intuitiva è Atena o Pallade; la forza è Ade e via dicendo. L'impulso di evolvere, come necessità essenziale, è rappresentato dall'eroe; il conflitto interiore è rappresentato dalla lotta contro i mostri del degrado”, (Paul Diel, 1966, p. 40).

Questo punto di vista concorda con quello degli psicologi Rudica e Costea: “Tutte le grandi creazioni mitologiche descrivono, a livello di un comune senso psicologico, l'intera drammaturgia della nostra vita interiore”.

Si può osservare, da un punto di vista psicologico, l'esistenza di tre livelli attraverso cui comprendere ogni mito.

Al primo livello, quello formale, la narrazione in sé è importante, come una successione di eventi che porta ad un fine specifico.

Il secondo ed il terzo livello, molto più preziosi per la psicologia, hanno come fondamento l'atto dell'interpretazione.

Il mito come evidenza” è strettamente legato al suo “creatore” (in questo contesto, una comunità o nazione).

Invece, “il mito come verità” va oltre i confini geografici, culturali e storici. Stiamo parlando, ovviamente, della verità psicologica, della significazione universale, quella che rivela qualcosa sull'essere umano in sé.d

Tale analisi è frequente in psicologia, essendo legata a “grandi nomi” come Sigmund Freud, che credeva nell'universalità, in seguito contestata, del famoso complesso di Edipo.

 Il mito offre la possibilità di indagare sulla concezione che le antiche comunità avevano dell'anima umana.

Questo saggio è dedicato al tentativo di ricostruire la conoscenza psicologica degli antichi greci a partire dalla loro mitologia.

È bene però chiarire che la psicologia dei miti non riprende la mitologia greco-romana, ma anche i miti di altre culture: mesopotamica, egizia, celtica, ebraica, cinese, tedesca, tracia, dacia, indiana e via dicendo.

Il Pantheon della psicologia antica

La psicologia in questo contesto specifico non è una “didattica” , perchè, al contrario è dinamica, complessa e sorprendentemente reale.

Come nel caso di tutte le religioni politeiste, i miti greci parlano dell'origine del mondo e degli umani, così come le azioni degli dei e degli eroi”.

La leggenda della cosmogonia è, spesso, una storia sulla “nascita” di manifestazioni psicologiche e comportamentali.

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La Notte ha dato alla luce Moros (il collasso), poi Hypnos (il sonno) e Oneiroi (i sogni), così come una moltitudine di Dei malvagi: la vendetta, la frode, la guerra, il disturbo, la lotta, la morte, il dissenso, la bugia e parole dal dubbio significato, l'ingiustizia e l'odio. Al servizio degli dei dell'Olimpo c'erano: le Ore (che rappresentano l'idea di ordine e regolarità), Moira (la fede), Nemesi (la ricompensa per le ingiustizie), le Cariatidi (l'idea di eleganza), le Muse (l'idea dell'arte), Iris, Hebe (gioventù) e Ganimede (la bella serva degli Dei)”.

Anche l'età principale trova un corrispondente nell'essere di certi Dei: Hermes è l'eterno bambino, intelligente e creativo; gli eroi sono associati ai rituali di iniziazione spirituale degli adolescenti.

Hebe è il giovano sposato con Eracle, Zeus simboleggia la maturità come un'età associata al potere, all'equilibrio e alla capacità di condurre, Cronos rappresenta la fine della nostra evoluzione, l'età, il Dio della morte e del tempo.

Fin dal principio non si può ignorare la visione deterministica degli antichi greci riguardo alla manifestazioni psichiche, una concezione che deriva dalla loro credenza generale nell'ordine universale e nella predestinazione.

Lo psichico, insieme al corpo, subisce l'influenza delle leggi naturali. Desideroso di un'armonia universale, gli antichi greci apprezzavano l'equilibrio e la normalità psicologica. Opporsi a questi era un crimine che portava ad una sorta di punizione.

Prometeo, il prototipo del genio e di un impensabile coraggio, fu severamente punito dagli dei.

La follia, come disturbo mentale, conosce una vasta area di rappresentazioni. Circa la sua origine, nella maggior parte dei casi, gli antichi greci hanno invocato la colpa (personale, quella di un membro della famiglia o degli antenati) di offendere gli dei per egoismo, negligenza o ingiustizia.

Per l'errore commesso intenzionalmente il termine usato è Hybris, e per il difetto non intenzionale il termine è Hamartia, l'esempio tipico è quello di Edipo.

Le divinità dei miti greci associati a malattie o disordine mentali sono, di conseguenza, estremamente numerose, legate alle emozioni della persona pazza e alla ragione della sua sofferenza:

Ecate, dea infernale della notte. Rappresentata come avente tre teste, simbolo dell'impossibilità di sfuggire alle proprie paure; aspetta i viaggiatori all'incrocio “spingendoli verso la disperazione e la morte”. Lei corrisponde alle paure inconsce di ogni persona.

Erynies, il nome greco delle Furie. “Sin dall'antichità, hanno iniziato ad essere identificati con coscienza. Portati “dentro” la mente, simboleggiano il rimorso, il senso di colpa, l'autodistruzione della persona che sente l'impossibilità di essere perdonati” . La corrispondenza con gli Eumenidi rivela una complessa dinamica psicologica. “Questa evoluzione è legata a quella della coscienza, che prima proibisce e dopo punisce. Le Erinie possono trasformarsi in Eumenidi, divinità favorevoli, quando la ragione porta la coscienza morbosa ad un miglior apprezzamento degli atti umani”.

Le Gorgoni, tre sorelle mostruose che hanno ispirato la paura; erano sinonimi della bruttezza dell'anima e simbolo del degrado. “Euryale rappresenta la perversione sessuale, Stheno la perversione sociale e Medusa simboleggia il bisogno spirituale di evolversi trasformato però successivamente, per mano di Atena, in una orribile creatura”.

Le Arpie sono simili alle Erini come significato e conseguenze, ma hanno un significato più generale. “Le arpie simboleggiano le cattive abitudini – le ossessioni generate dalla bramosia e anche il rimorso; il vento che le trasporta è generato dallo spirito”.

Idra, il serpente leggendario con nove teste, continua l'analogia con la lussuria che divora l'anima, facendo un passo in più: “tutto ciò che entra in contatto con la depravazione o viene da esso rovinato o è rovinato”.

Le Baccanti o Menai, servitrici di Dioniso, hanno, a causa dei loro rituali, un simbolismo complesso, essendo in connessione diretta con l'isteria, l'ubriachezza e la perversione.

Le Ninfe ricordano una “superstizione che si riferisce alla pazzia generata da qualsiasi forma che sorge dall'acqua; la sensazione di attrazione e terrore”.

Gli antichi hanno notato la duplice natura degli umani, espressa nel mito dei Dioscuri. “Polluce (l'anima) non può vivere le sue esperienze terrestri senza Castore (il corpo)”.

Per quanto riguarda l'esistenza della coscienza e dell'inconscio nel nostro essere, gli antichi greci non solo l'hanno indovinato, ma anche creato alcune suggestive metafore che lo riguardano: il passaggio al mondo di Ade, il combattimento tra Perseo e Medusa, Tezeu ed il Minotauro, i centauri come unione dei contrasti.

La vittoria di Apollo su Pitone è il trionfo della ragione sull'istinto, la coscienza sull'inconscio”. Ma, ancora meglio rappresentati nella mitologia greca, sono l'antagonismo e la complementarietà tra razionale ed emotivo, da “coppie di contrari” come: Atena-Ares, Atena-Poseidone, Apollo-Dioniso.

In questo contesto, si può chiaramente notare una preferenza greca per la ragione, l'ordine ed il Logos. Pertanto, “Atena è il peggior nemico di Ares, che sconfigge nella famosa battaglia degli dei”, e così la saggezza sconfigge la rabbia e la forza bruta.

Allo stesso modo, Atena vince la città di Poseidone, dio dei gesti irrazionali, improvvisi e violenti. Il gesto simbolico di addomesticare il cavallo offerto da Poseidone agli Ateniesi significa rimodellare, con l'aiuto dell'intelletto, ciò che è naturale e non raffinato.

La capacità di pensare di aiutarci ad adattarci ed evolvere è rappresentata al meglio dall'immagine del caduceo (appartenente da Ermes, un Dio associato all'intelligenza, all'agilità, alla saggezza): i due serpenti sono il simbolo alchemico dell'unione dei contrasti, della conciliazione e sintesi creativa.

Zeus sposò “Metis, il cui nome significa idea. Da questa unione è nata Atena, che cresce nella testa di Zues, da dove è saltata nel mondo”.

Questo è il modo in cui gli antichi greci collegano istintivamente il processo del pensare con la testa e, implicitamente, il cervello.

Gli umoristi, in cambio la considerano la capacità del lavoro cognitivo, la genesi di un'idea (Atena), di generare mal di testa.

In conclusione, Atena “simboleggia, soprattutto, la creazione psicologica, la sintesi, l'intelligenza socializzata”. Pertanto, le parole di Orazio, rimasero famose: “Nulla potrò dire o fare senza l'aiuto di Minerva (Atena)”.

Circa la coppia Apollo-Dioniso (pensato da Nietzsche in relazione alla filosofia della cultura) possiamo pensarla come l'armonia della ragione contro l'esperienza dell'estasi.

Dioniso, dio dell'ubriachezza e del mistico, “simboleggia il superamento delle inibizioni, delle repressioni”.

Ma l'opposizione tra ragione ed emozione non è sempre vista come un conflitto. Il simbolo della perfezione, l'ermafrodita, colui che integra il maschile ed il femminile, è come dice il nome, il figlio dell'intelletto (Ermes) e dell'affettività (Afrodite).

In aggiunta a questo, il rispetto e l'importanza di Afrodite, Dea dell'amore e della bellezza, nella mitologia greca è ovvio. “L'atto sessuale è il dominio specifico di Afrodite, che lei ispira e protegge”.

Il suo opposto è Artemide, una dea vergine. “I greci hanno visto nella sua eterna verginità l'indifferenza verso l'amore. Nella tragedia di Euripide, Artemide stessa afferma il suo odio per Afrodite”.

La Dea è, come tutti i sentimenti, primordiale, temuta dagli dei, capace persino di dare la vita (Galatea). Vince la mela della Discordia perchè l'amore viene prima del potere (Era) e della saggezza (Atena).

L'eterno amante della Dea è Ares (la cui coorte è formata da Enyo, la distruzione, Eris la disputa, Deimos il terrore e Phobos la paura).

L'unione tra Afrodite (lato femminile e spirituale) e Ares (lato maschile e carnale) ha generato l'Armonia (unione dei contrasti) ed Eros (passione).

A proposito di Eros, o Cupido per i Romani, i miti dicono che “le sue frecce sono di due tipi: quelle fatte d'oro, intrise di miele, altre fatte di piombo, imbevute di veleno”.

L'amore è quindi gioia e anche dolore, così come i processi affettivi sono caratterizzati da polarità e mobilità. Gli artisti antichi hanno presentato Eros a cavallo di un leone. In questo modo hanno dimostrato che i sentimenti possono domare qualsiasi essere indipendentemente da quanto sia crudele.

Dall'antichità alla psicologia moderna

La maggio parte delle idee psicologiche che gli antichi greci avevano non sono andate perse, ma trovate, forse in una forma diversa nella moderna psicologia scientifica.

Ancora di più, questo approccio psicologico alla mitologie si è rivelato un'indagine valida e utile, in grado di generare nuovi concetti e teorie.

La mitologia non è morta. “Noscere te ipsum: conosci te stesso. Il vecchio detto scritto all'ingresso del tempio di Delfi sembra più presente che mai”. I miti offrono così la possibilità di scavare nell'essenza, procedendo verso sé stessi.

Anche l'origine della parola psicologica ci porta ad un mito: Psiche ed il suo amante, Eros.

Questa allegoria ha un significato. Psiche, in lingua greca significa anima. Ma l'anima sorge solo attraverso l'amore, Eros, e finisce nell'Olimpo, il luogo della felicità eterna”.

Lo psichico è caratterizzato da sentimento, vita e tormento. Quindi, la psicologia rappresenta, dal punto di vista mitologico, molto più della semplice scienza o conoscenza.

È in sintesi lo studio dell'anima umana alla ricerca dell'amore.

 

Tratto dalla rivista “Europe's Journal of Psychology”

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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