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Disturbi alimentari: l'ideale culturale di magrezza

Quali sono gli interessi di certe istituzioni sociali ed industriali nella promozione di un'ideale culturale di magrezza?Come questi interessi si trasformano in messaggi accattivanti, tanto da divenire pervasivi e spingendo ad un'eccessiva preoccupazione per il peso?

ideale culturale magrezza disturbi alimentariContrariamente alla convinzione diffusa che i disturbi alimentari sono principalmente psichiatrici in natura, oggi diversi autori sostengono che siano anche sintomatici di un problema sociale.

La cultura Americana ed Occidentale inviano un segnale potente alle donne, e cioè che solo l'essere bella e sottile conferisce loro un valore e la possibilità di essere amate, catalizzando l'attenzione su un'ideale del corpo femminile dove la magrezza è segno di successo, salute e responsabilità nella vita.

La sottigliezza (Thinness) promette alle donne le “bellezza” della vita. Hesse e Biber sottolineano che molte giovani donne diventano suscettibili nel sviluppare abitudini alimentari disordinate “nel perseguire l'ideale culturale di magrezza, in un contesto in cui il requisito per la sottigliezza non è solo presa sul serio dalle giovani donne, ma è anche 'ribadito' dalla famiglia, dal gruppo dei pari, scuola e posto di lavoro”.

Gli autori aggiungono inoltre “... nella loro guida per raggiungere questo obiettivo, sono vulnerabili allo sviluppo di abitudini alimentari disordinate, assumendo, come conseguenza, molti dei comportamenti associati all'anoressia nervosa (ossessione per il cibo, dieta, grave perdita di peso), e bulimia (abbuffate compulsive, seguite da comportamenti compensatori come il vomito autoindotto, il digiuno continuo, l'esercizio fisico eccessivo, i lassativi, abusi diuretici)”.

I disturbi alimentari tendono a verificarsi con una frequenza di 10 volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini. L'anoressia è uno dei pochi disturbi psichiatrici con un significativo tasso di mortalità.

Questi dai riguardano solo gli individui che sono clinicamente diagnosticati, esclusi quelli che manifestano diagnosti sub-cliniche o che rifiutano di chiedere aiuto o mancanza di accesso alle cure mediche.

Esistono sicuramente ragioni psicologiche che contribuiscono ai comportamenti alimentari disordinati, ma tuttavia, come si afferma in questo articolo, i fattori clinici da soli non possono spiegare completamente l'aumento delle pratiche alimentari disordinate, in quanto aspetti quali il genere, la componente socio-economica, la razza, l'etnia, l'età e la sessualità richiamano aspetti socioculturali che possono contribuire alla comprensione dell'importante crescita del fenomeno.

L'obiettivo del presente articolo non è negare o respingere gli aspetti psicologici dei disturbi alimentari, ma ampliare il quadro di causalità includendo le manifestazioni “culturalmente indotte” di questi disturbi ed in particolare esaminare il ruolo che le istituzioni e le industrie sociali svolgono nell'esercizio del controllo sociale ed estrarre un certo profitto dal trasmettere certi messaggi, come l'ideale della magrezza.

Quali sono gli interessi di certe istituzioni sociali ed industriali nella promozione di un'ideale culturale di magrezza? Come questi interessi si trasformano in messaggi accattivanti, tanto da divenire pervasivi e spingendo ad un'eccessiva preoccupazione per il peso?

Tuttavia, nell'estensione della visione di comportamenti alimentari disordinati che includono anche gli aspetti economici e sociali, l'importanza del senso di agency individuale non può essere trascurato.

Di conseguenza, diventa necessario delineare non solo le pratiche ed i messaggi generati da alcune istituzioni, ma anche le motivazioni individuali che spingono a comportamenti alimentari disordinati.

Riconoscendo il rapporto tra l'aspetto psicologico ed il contesto economico-sociale, gli autori suppongono una prospettiva “psicologica-sociale” nel tentativo di comprendere i disturbi alimentari, in quanto ritengono che un determinato comportamento, seppur manifestato tra le mure domestiche, non sia poi così distante da ciò che vivono tanti altri individui all'interno della sfera pubblica.

Dall'individuale al culturale

In passato, diverse teorie psicologiche hanno cercato di spiegare le origini alla base dei comportamenti alimentari disordinati. L'uso consistente del paradigma clinico come spiegazione primaria per i disturbi alimentari è spesso accompagnato da una scarsa consapevolezza dei fattori ambientali e sociali che contribuiscono a questi disturbi.

In breve, le spiegazioni psicologiche dell'anoressia spingono a descriverla come una singola patologia.

Alcune teorie collocano il problema nello sviluppo psicosessuale della donna, altri nella depressione chimica o un sistema familiare disfunzionale.

Per esempio, la ricerca di Hilde Bruch's (1973, 1977, 1988) descrive l'anoressia come un meccanismo di coping individuale atto a colmare, nella donna, la mancanza di fiducia in sé stessa, il rispetto, il controllo e la competenza, spostando così l'attenzione sul corpo.

Allo stesso modo, Levenkron, sostiene che l'anoressia è spesso un “elisir magico” per problemi che sembrano sopraffare le donne nei loro rapporti personali, o in particolari momenti in cui si verificano cambiamenti drammatici.

Ognuna di queste teorie individua la causa del disturbo all'interno dell'individuo o della famiglia. Ogni teoria si basa sull'ipotesi che i disturbi alimentari siano una malattia da trattare e la cui cura rimane inscritta all'interno della medicina precedente.

La transizione da un punto di vista medico-psicologico ad uno che comprenda anche quello socio-culturale, richiede un esame dei messaggi culturali che spesso riflettono e perpetuano i ruoli di genere tradizionali, attualmente ancora ancorati alla dicotomia “mente-corpo”.

Lo psicologo sociale George Herbert Mead afferma che “il sé ha un carattere diverso da quello dell'organismo fisiologico con uno sviluppo proprio. Il Sè non è nemmeno presente alla nascita, ma sorge più tardi nel processo di attività ed esperienza sociale”.

Le giovani donne devono imparare come 'essere un corpo'”. Questo tipo di “valutazione riflessiva” suggerisce che ciò che proviene dallo specchio culturale è spesso un metro di misura del proprio valore sociale.

La focalizzazione sul corpo da parte delle donne è dovuta ad una moltitudine di fattori, quali interazioni con i loro amici, famiglia, gruppo di pari, e messaggi che ricevono dall'esterno di questo cerchio chiuso.

Nella cultura occidentale continua a persistere una divisione mente-corpo. Mc Kinley osserva:

Le società occidentali costruiscono una dualità tra mente e corpo, in cui le donne sono associate al corpo e gli uomini alla mente. Questa assegnazione si verifica, presumibilmente, a causa della funzione riproduttiva delle donne...”.

Il senso di autostima di una donna dipende pertanto dall'attrattività sessuale e corporea percepita dal sesso opposto, ed il peso ha un'importanza crescente nell'essere considerati fisicamente attraenti.

MacSween sostine che l'anoressia è una “contraddizione culturale” che suggerisce che “l'individualità è presentata come genere neutrale, ma è fondamentalmente maschile”. Le donne lottano con il significato di questa incompatibilità, in quanto spesso la società svaluta i ruoli e le posizioni sociali, soprattutto durante l'adolescenza.

Da questa prospettiva, l'anoressia è una risposta ad un problema sociale che si occupa della posizione delle donne nella società.

Allo stesso modo, Brown e Jasper sottolineano che l'ossessione delle donne per il loro peso e l'immagine del corpo diventa l'arena per le espressioni del malcontento e della protesta.

Alimentazione disordinata e disturbi alimentari

Vi è una notevole differenza tra pattern alimentari disordinati e disturbi alimentari clinicamente definiti.

Nel tentativo di raggiungere un mandato culturale di magrezza, alcuni giovani donne si impegnano in rigide attività sportive, restrizioni caloriche, dieta cronica, binge-eating, purificazione, e uso di lassativi e diuretici per controllare il loro peso.

Tuttavia, esse non manifestano l'intera gamma di tratti psicologici di solito associati ai casi clinici di un disturbo interpersonale, in quanto differiscono negli aspetti del perfezionismo e dei comportamenti compensatori.

In sostanza, imitano l'anoressia e la bulimia senza i profili psicologici ad esse associati.

Questi modelli di comportamenti assumono diverse etichette psicologiche come “anoressia imitativa”, “disturbi di alimentazione sublicini”, o “preoccupazione del peso”, dove l'individuo mostra alcuni comportamenti alimentari disordinati ma in mancanza della psicopatologia classica dei disturbi alimentari.

Gli autori si riferiscono a questi modelli di comportamenti come “culturalmente indotti” - un modello di comportamento problematico che deriva direttamente dal contesto socio-economico e culturale all'interno del quale le vite delle donne sono incorporate.

Il mangiare disordinato e l'ossessione del cibo è un modo ampiamente accettato per affrontare problemi di corpo e di peso. È considerato in gran parte un comportamento normativo per le donne, e resta in gran parte inopportuno o totalmente ignorato da una prospettiva clinica.

Mentre può sembrare che i nostri corpi siano entità “naturali” determinate solo dalla biologia, in realtà, sia i corpi maschili che femminili sono costruiti in modo culturale al fine di strutturare l'immagine ideale del corpo.

L'attuale aumento dei disordini alimentari e dei disturbi alimentari tra gli uomini negli Stati Uniti è solo uno dei molti cambiamenti storico-culturali che sono orientati verso il profitto e la sottomissione delle donne.

Per comprendere i disturbi alimentari, i sistemi del capitalismo e del patriarcato, che fanno parte del contesto socio-culturale ed economico, devono essere analizzati.

La partnership attuale degli interessi capitalisti nonché le prospettive patriarcali continuano ad influenzare le donne attraverso le pressioni socio-culturali per una donna sottile.

Le donne oggi si sforzano per questo ideale attraverso l'auto-imposizione del controllo. La dieta, la fame e l'esercizio sono auto-imposti e riflette i cambiamenti nei ruoli femminili, soprattutto la loro maggiore indipendenza dalla dominanza maschile.

I disturbi alimentari sono la conclusioni logica di un'auto-imposizione estrema del controllo corporeo per raggiungere un ideale culturale di magrezza.

Goodman ha trovato che diverse sue pazienti bianche erano spesso consapevoli della connotazione sociale tra il successo economico e la magrezza.

In aggiunta a questo, molte donne hanno riferito un'associazione tra il raggiungimento di obiettivi legati alla magrezza ed una sensazione di potenza indicando che “l'autocontrollo del corpo era il mezzo primario per esercitare il controllo nel mondo sociale”.

Le industrie alimentari, dietetiche e di fitness, aiutate dai mass media, sostengono il messaggio che l'indipendenza per le donne in generale, significa auto-miglioramento, autocontrollo, e che è responsabilità delle donne raggiungere un corpo ideale; al contrario, l'inverso di questo connota la pigrizia, la mancanza di dignità, l'indulgenza, la mancanza di controllo ed il fallimento morale.

Di conseguenza, le donne si sforzano di essere magre. La scelta del cibo ed il risultato corporeo diventano una dichiarazione del sé e della propria autostima.

Ogden aggiunge: “ci sono differenze fisiche tra uomini e donne, e alle donne vengono insegnati una varietà di trucchi, manipolazioni e torture da enfatizzare, con il fine di rimarcare la loro femminilità. Se la femminilità è definita dal contrario della mascolinità, allora più sei diversa da un uomo, più sei femminile”.

Poichè le donne sentono che i loro corpi non sono perfetti, le industrie traggono enormi benefici dal nutrire continuamente le donne di insidie”, promettono loro la perfezione estetica acquistando prodotti che raramente favoriscono sensazioni di successo, e questo le spinge a continuare a provare, a comprare.

I settori del fast food, della dieta, della cosmetica e della chirurgia plastica, promuovono un'ideale di bellezza pericolosamente sottile, fornendo un clima maturo per lo sviluppo di disturbi alimentari.

Milioni di americani sono considerati affetti dalla “sindrome dello yo-yo”; lo psicologo sociale Brett Silverstein spiega che l'industria alimentare si sforza di massimizzare il profitto, la crescita, la concentrazione ed il controllo a discapito del consumatore individuale.

Da una parte i corpi devono essere sottili e snelli per avere successo, dall'altro, l'industria alimentare, crea una domanda per il cibo-spazzatura determinando un “paradosso culturale”, in cui la domanda per la dieta ed il cibo spazzatura si verifica allo stesso tempo, spesso con conseguenti situazioni in cui gli americani stanno divenendo sempre più obesi, ma in una cultura della magrezza.

Ecco perchè “sindrome dello yo-yo, in quanto caratterizzata dalla perdita e riacquisto ciclico del peso corporeo in seguito a diete eccessivamente ipocaloriche.

L'esperienza di mangiare del cibo, può spesso trasformarsi in una serie di decisioni morali, in quanto alcuni alimenti sono considerati “buoni”, mentre altri “cattivi”. È proprio l'esposizione a messaggi contrastanti, che gettano le basi per il potenziale rischio di sviluppare comportamenti alimentari disordinati.

Stice e Shaw riconoscono che all'interno dei modelli socioculturali esistono meccanismi “multipli” in cui un ideale culturalmente sottile viene comunicato agli individui, in particolare alle donne.

Mentre la famiglia ed i coetanei esercitano lo loro influenza, Stice e Shaw sottolineano che anche i messaggi mediatici sono “uno dei più forti sostenitori di questa pressione”

I mass media, tuttavia, non sono gli unici responsabili della manifestazione di problemi alimentari, corpo o immagine di sé negativa e scarsa autostima.

Le industrie capitalistiche finanziano il ritratto delle immagini mediatiche in termini di peso e ossessione per il corpo, soprattutto tra le donne.

Queste istituzioni sociali, in collaborazione con famiglie, scuole e coetanei, formano una rete socio-culturale che crea e promuove l'ossessione del corpo.

Gerbner, Gross, Morgan e Signorelli, introducono la Teoria culturale la quale si sofferma sulla frequenza ed il contenuto dei messaggi diffusi dai mass media.

Questa teoria afferma che maggiori sono i messaggi a cui una persona è esposta, tanto più la spingeranno a vedere quelle immagini come realistiche.

La ripetizione costante di certe forme e tematiche (valori), nonché la costante omissione di certe tipologie, azioni e storie delle persone, influenza potentemente e omogeneizza le concezioni dei telespettatori della realtà sociale”.

Attraverso questa teoria, il focus si sposta sul bombardamento quotidiano di immagini di magrezza, le quali, a loro volta, portano le donne a pensare che quel corpo ideale sia desiderato e realistico.

In altre parole, più si è esposti all'immagine idealizzata più le persone crederanno che sia raggiungibile.

Mentre l'esposizione è un pezzo importante del puzzle nella nostra comprensione dell'influenza mediatica sull'immagine corporea delle donne, sappiamo anche, dalla ricerca sull'insoddisfazione della propria immagine corporea, che non tutte le donne sono ugualmente insoddisfatte e che non tutte le donne sviluppano una sintomatologia alimentare.

Pertanto, quali sono i fattori sociali e psicologici specifici che aumentano o diminuiscono il rischio?

A tal proposito si farà riferimento alla Teoria della gratificazione.

Attraverso questa teoria si può esaminare il ruolo degli individui, ossia come scelgono di esporsi ai messaggi che vengono proposti dai media e come questi influenzano le scelte alimentari.

Collocare la responsabilità nelle sole pratiche istituzionali può quindi risultare riduzionistico.

Levine e Smolak riconoscono l'importanza del contenuto, ma sottolineano anche che le influenze di tali contenuti dipendono dalle motivazioni personale, dalle predisposizioni nella scelta del contenuto multimediale e nella messa in atto in un comportamento conseguente.

Questo è importante, perchè implica che non tutti esperiscono la stessa pressione sociale, anche se sottoposti agli stessi messaggi, e si impegnano in comportamenti alimentari disordinati.

Coloro che poi sviluppano problemi non lo fanno necessariamente allo stesso modo, né lo fanno mostrando i sintomi allo stesso modo. Diverse pazienti hanno indicato che le modelle ritratte nelle riviste di moda erano divenute una fonte di motivazione per la loro propensione alla magrezza.

Ulteriori studi sono ovviamente necessari per determinare più chiaramente se una tendenza aumentata ad aderire alle pressioni sociali porta a disturbi alimentari, o se avere un disturbo alimentare aumenta la consapevolezza di tali pressioni.

A tal proposito, la Teoria della gratificazione suggerisce che, mentre la frequenza ed il contenuto di un'immagine di massa esercita un'influenza, è comunque mediata dal senso e dall'efficacia della percezione della propria immagine corporea.

La ricerca indica anche che tutte le donne che soffrono di insoddisfazione per la propria immagine corporea e bassa autostima, sono influenzate negativamente dal confronto sociale.

Per comprendere correttamente i “media come contesto” per i problemi di immagine corporea è fondamentale considerare l'interdipendenza delle teorie psicologiche sociali che sono state presentate precedentemente.

Partiamo dal presupposto che le immagini mediatiche richiamano sempre di più un'oggettificazione del corpo, correlando aspetti quali la sottigliezza e la magrezza anche ad aspetti di attrattività, e quindi sessuali.

Basti pensare al fatto che i corpi femminili sono spesso utilizzati come oggetto sessuale, vendere un qualcosa a qualcuno che vuole acquistarlo o usufruirne.

La teoria dell'oggettificazione, sviluppata da Frederickson e Roberts afferma che:

[…] questo ambiente culturale di oggettificazione sessuale funziona per trasmettere, socialmente parlando, alle donne o ragazze giovani di trattare sé stesse come oggetti da valutare in base all'aspetto. Le ragazze apprendono, sia direttamente che vicariamente, che i loro “aspetti” sono importanti, e che le valutazioni che gli altri esprimono sul loro aspetto fisico può determinare il modo in cui verranno trattate e, in definitiva, come influenzeranno i loro risultati sociali ed economici. La teoria sostiene che le ragazze e le donne possono quindi divenire preoccupate del proprio aspetto fisico come modalità per anticipare e controllare il futuro trattamento - un effetto chiamato 'auto-oggettificazione', il quale comporta una varietà di oneri emotivi e comportamentali”.

Volendo concludere, l'obiettivo del presente lavoro è stato quello di fornire un approccio più “olistico” alla comprensione dell'impatto della cultura e dei mass media sulle attitudini delle donne verso il cibo, il loro peso ed immagine corporea.

Gli argomenti presentati hanno quindi avuto l'utilità di allargare lo sguardo clinico nel trovare soluzioni efficaci per affrontare ed impedire l'insorgenza di comportamenti alimentari disfunzionali.

La prevenzione può quindi iniziare localizzando gli atteggiamenti e la mentalità che porta a questi comportamenti, cercando di capire come vengono interpretato i messaggi, elaborati ed agiti dai gruppi.

 

Tratto dalla rivista “Women's Studies International Forum”

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

Bibliografia

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  • Bruch, Hilde (1978). The Golden Cage: The enigma of anorexia nervosa. New York: Vintage Books.
  • Bruch, Hilde (1988). Conversations with Anorexics: A compassionate and hopeful journey through the therapeutic process. In Danita Czyzewski & Melanie Suhr (Eds.), New York: Basic Books.
  • Fredrickson, Barbara L., & Roberts, Tomi-Ann (1997). Objectification theory: Toward understanding women's lived experiences and mental health risks. Psychology of Women Quarterly, 21, 173−206.
  • Gerbner, George, Gross, Larry, Morgan, Michael, Signorielli, Nancy, & Shanahan, James (1994). Growing up with television: The cultivation perspective. In Jennings Bryant & Dolf Zillman (Eds.), Media effects: Advances in theory and research (pp. 61−90). Hillsdale, NJ: Erlbaum.
  • Hesse-Biber, Sharlene N. (2005). Women, Success, and Body Image Issues. Paper Presented in Honor of the 10th Anniversary of Providence College's Women's Studies Program, March 30th, 2005. Rhode Island: Providence.
  • Hesse-Biber, Sharlene N., Howling, Stepanie A., Leavy, Patricia, & Lovejoy, Meg (2004). Racial identity and the development of body image issues among African-American adolescent girls. The Qualitative Report, 9(1), 49−79.
  • Levenkron, Steven (2001). Anatomy of anorexia. New York: W.W: Norton & Company.
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  • Ogden, Jane (2003). The Psychological of Eating: From healthy to disordered behavior. Malden, MA: Blackwell Publishing.
  • Stice, Eric, & Shaw, Heather E. (1994). Adverse effects of the media portrayed thin-ideal on women and linkages to bulimic symptomatology. Journal of Social and Clinical Psychology, 13, 288−308.

 

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