Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito.
Accedendo acconsenti all'utilizzo dei cookies in accordo con la politica e regolamentazione vigente in materia di cookies e privacy.

L'elenco online di tutte le Scuole di Psicoterapia italiane

Segui Scuole di Psicoterapia sui Social Network       

Pubblicità

 

Ferire l'altro per difendersi

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Per comprendere perchè gli individui danneggiano involontariamente gli altri, è essenziale esaminare una varietà di fattori ambientali, sociali e culturali che contribuiscono alla propensione delle persone ad agire contro i loro stessi interessi e quelli degli altri.

ferire l altro per difendersi relazione coppiaIl clima relazionale che oggi ci vede protagonisti, sembra essere governato da aspetti di disumanità interpersonale.

Nonostante tutti i progressi scientifici e tecnologici, se si prende in esame la situazione mondiale, potremmo parlare di “psicosi collettiva”.

Milioni di persone soffrono la fame, il genocidio raggiunge proporzioni epiche, conflitti etnici e pregiudizi sono onnipresenti, ci sono omicidi di massa in nome della religione e la guerra rimane una soluzione ampiamente accettata dal genere umano.

Con armi migliori e più efficienti, la tecnologia sta superando la razionalità e le conseguenze sono, più o meno, chiare a tutti.

In questo articolo si vuole prendere in esame la fonte di comportamenti che potrebbero essere definiti non etici e dannosi, e di come si manifestano nelle relazioni personali tra uomini, donne, coppie, famiglie e nell'arena sociale.

Di fronte ad una simile preoccupazione riguardo al comportamento antisociale, non si può che richiamare il concetto Freudiano di istinto di morte, un lato innato e distruttivo della natura umana.

I teorici moderni hanno criticato la teoria dell'istinto di morte di Freud per la mancanza di prove empiriche.

Questo può essere in parte vero, ma allo stesso le manifestazioni aggressive negli esseri umani sembrano oggi il risultato di un perenne senso di frustrazione e tormento personale.

Quali criteri dovrebbero essere usati per distinguere tra azioni etiche e non etiche, in particolare quando i loro effetti in termini di distruttività sono talvolta sottili, difficili da identificare o nascosti con successo?

Un'azione o una comunicazione specifica può essere considerata etica quando rispetta, sostiene e alimenta le potenzialità umane fondamentali di un'altra persona.

Ad esempio, in qualsiasi momento, gli scambi personali possono essere valutati come indice di supporto all'altro, ottimale per il proprio benessere e lo sviluppo individuale.

In quanto tali, azioni o comportamenti non etici causano danni o dolore alle persone o interferiscono con il loro sviluppo e la loro realizzazione.

Sebbene le questioni relative ai diritti umani nelle relazioni interpersonali siano raramente prese in considerazione, sono comunque rilevanti per il benessere di una persona al pari del cibo cibo, delle cure mediche e via dicendo.

La maggior parte delle persone afferma di sforzarsi nel comportarsi eticamente all'interno delle proprie relazioni ma, la realtà, evidenzia come invece sia molto difficile rintracciare un senso di coerenza rispetto ai valori ed ideali predicati.

Per comprendere perchè gli individui danneggiano involontariamente gli altri, è essenziale esaminare una varietà di fattori ambientali, sociali e culturali che contribuiscono alla propensione delle persone ad agire contro i loro stessi interessi e quelli degli altri.

In un contesto simile, è doveroso cercare di comprendere la dinamica psicologica sottostante il comportamento immorale e distruttivo, il quale deriva principalmente da modalità difensive attraverso cui le persone affrontano il dolore esistenziale ed interpersonale.

Non c'è modo di difendersi personalmente senza ferire gli altri; questo è particolarmente vero per le persone più vicine a noi, specialmente i propri figli.

Il problema è quindi complesso e sfaccettato. È necessario capire come si formano le difese, dove hanno origine e perchè sono endemiche.

Pubblicità

È logico che, di fronte al dolore e alla frustrazione dei primi anni di sviluppo, formiamo difese psicologiche per alleviare il nostro disagio.

Le questioni esistenziali di solitudine e la consapevolezza della nostra eventuale fine si aggiungono alle nostre ansie e predispongono ulteriormente alla negazione difensiva del sentimento.

La tragedia è che le stesse difese che ci hanno permesso di sopravvivere al dolore emotivo della nostra infanzia sono in seguito disadattive nell'età adulta, limitando il nostro potenziale personale per vivere una vita piena.

Inoltre, predispongono anche a comportamenti negativi verso gli altri, perpetuando così un ciclo di distruttività.

Sentimento e compassione sono una parte significativa del nostro patrimonio umano, ma sono diminuite dal nostro orientamento difensivo.

Non possiamo chiudere le nostre emozioni in modo selettivo. Nel tentativo di farlo, limitiamo necessariamente la nostra capacità di provare amore e gioia.

Nella misura in cui facciamo affidamento sulle difese psicologiche, tendiamo a diventare emotivamente attenuati e perdere lo 'spirito'.

Quando siamo tagliati fuori dai nostri sentimenti, diventiamo desensibilizzati verso noi stessi e tendiamo ad essere più autodistruttivi, e siamo anche più propensi ad agire con aggressività verso gli altri.

Inoltre, tendiamo a diventare ostili ogni volta che il nostro adattamento difensivo è minacciato.

Questa aggressione può essere innescata da eventi di vita sia positivi che negativi. A causa delle ferite del passato, siamo spesso spaventati o diffidenti quando sperimentiamo il riconoscimento positivo o le risposte amorevoli.

Noi reagiamo trattenendo tratti positivi della personalità, scuotendoci o allontanandoci per mantenere il nostro equilibrio psicologico.

Purtroppo, le nostre difese di solito hanno la priorità su un sincero rispetto per le persone a noi vicine.

Spesso i nostri amici, i nostri partner ed i nostri figli sono sacrificabili di fronte ai nostri atteggiamenti difensivi e autoprotettivi.

Traumi, abusi fisici e psicologici, eventi stressanti, genitori conflittuali o irascibili producono danni alla psiche del bambino, la quale, per difendersi, orienta il comportamento verso risposte aggressive che, conseguentemente, favorisce lo sviluppo di tratti caratteriali tossici che diverranno centrali nelle relazioni adulte future.

Tratti caratteriali come la disonestà, l'invadenza, la superiorità, il narcisismo, il comportamento prepotente, un orientamento martirizzato o vittimizzato, atteggiamenti paranoici o sospettosi e l'ostilità assoluta sono manifestazioni distruttive che incidono sugli altri.

Questi potrebbero essere considerati violazioni dei diritti umani nella sfera interpersonale. Inoltre, gli individui rispondono al terrore della morte a livello preconscio o inconscio adottando modi difensivi di vivere con poca o nessuna consapevolezza.

Nella tradizione di Otto Rank ed Ernest Becker, i ricercatori della teoria della gestione del terrore (Terror Managemente Theory), descrivono l'impatto del terrore esistenziale sulla formazione della difesa individuale e sulla cultura in generale e sostengono la loro tesi con prove sperimentali.

Essi sottolineano che il modo in cui gli individui si difendono collettivamente si inserisce nei modelli sociali convenzionali di una data società.

Per riassumere le dinamiche della formazione della difesa, le prime esperienze di separazione ed il dolore interpersonale portano allo sviluppo di meccanismi di difesa auto-protettivi, e queste difese sono rinforzate man mano che i bambini diventano gradualmente consapevoli della loro mortalità.

Da allora in poi, le persone si adattano all'ansia della morte per negazione della difesa, propensione alla dipendenza e limitazione delle proprie vite a vari livelli.

Solo attraverso una giusta comprensione del proprio modo di funzionare in relazione all'altro, le persone potranno efficacemente sfidare le loro difese e modificare il comportamento distruttivo.

La speranza è che, comprendendo le dinamiche che danneggiano i bambini e conducono alla formazione di difese psicologiche disadattive, le persone possono apprendere su come prendere coscienza e modificare le interazioni distruttive genitore-figlio.

Possono diventare più sensibili a caratteristiche nocive che feriscono l'autostima dei bambini, sforzandosi di cambiare le modalità negative di relazione.

Attraverso l'assunzione di un approccio al comportamento umano etico e compassionevole, piuttosto che moralistico o prescrittivo, le persone possono gradualmente imparare a superare le difese che fungono da barriere alla vita etica.

Possono sviluppare i propri valori e principi e cercare soluzioni più positive per la vita. Possono coltivare una preoccupazione per le questioni dei diritti umani nelle loro relazioni personali e imparare a valutare l'autorealizzazione, la libertà e l'indipendenza per tutte le persone.

In realtà, su una scala più ampia, vivere secondo questi principi etici può essere di vitale importanza per garantire la sopravvivenza dell'umanità.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Rank, O. (1972). Will therapy and truth and reality (J. Taft, Trans.). New York: Alfred A. Knopf. (Original work published 1936).
  • Becker, E. (1997). The denial of death. New York: Free Press. (Original work published 1973)
  • Solomon, S., Greenberg, J., & Pyszczynski, T. A. (2015). The worm at the core: On the role of death in life. New York: Random House.

 

Ti è piaciuto l'articolo che hai appena letto e vuoi essere informato sulle novità che vengono pubblicate su Scuoledipsicoterapia.it?
Iscriviti alla nostra newsletter per essere in continuo contatto con la psicoterapia!
captcha 
I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo
 

 

ISIPSé - Scuola di Specializzazione in Psicologia del Sé e Psicoanalisi Relazi…

  Orientamento: Psicoanalitico / Psicodinamico / RelazionaleSede legale: Via Col Di Lana 28 – 00193 RomaSede didattica: Via Col Di Lana 28 – 00193 RomaAltre Sedi: Via Visconti di Modrone 30, 20125...

leggi tutto...

Istituto Gestalt Analitica (ex Centro Studi Psicosomatica)

Specializzarsi in Psicoterapia: Istituto Gestalt Analitica (ex Centro Studi Psicosomatica) Orientamento: Gestaltico AnaliticoSede centrale: Via Padre Semeria, 33 – 00154 ROMAContatti: Tel. 06 39745458Cell. 346 6885073Fax: 06 39760351Riconoscimento: Decreto del MIUR...

leggi tutto...


Pubblicità
Vuoi conoscere il nome di uno psicologo e/o psicoterapeuta
che lavora nella tua città o nella tua regione?
Cercalo subito su

Psiconline.it
News, informazioni, notizie,
consulenza psicologica online gratuita,
servizi per il mondo professionale, articoli e tanto altro.
Dal 1999 la psicologia e gli psicologi in rete!

 

logo psicologi italiani

 

logo psiconline



 

 

Tags: scuole di psicoterapia, fattori sociali, ferire l'altro per difendersi, relazioni interpersonali, comportamento distruttivo, famiglia disfunzionale, difese psicologiche, fattori ambientali, fattori culturali, istinto di morte

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

0
Condivisioni