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Gli elementi in comune tra omicidio e dipendenza

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Nel panorama della psicologia forense, molti autori hanno evidenziato come gli stimoli e le compulsioni sottostanti comportamenti omicidi e di dipendenza possano essere molti simili tra loro.

gli elementi in comune tra omicidio e dipendenzaGeneralmente, tra i serial killer e i tossicodipendenti non vi sono aspetti di comunanza.

Le persone possono dipendere da droghe o alcool e farsi più male di chiunque altro; quando vi sono omicidi familiari o di estranei, la strada è molto più complessa.

Gli assassini seriali, d'altra parte, sono spesso estremamente investiti nell'autoconservazione, nonostante nutrano intenzioni mortali nei confronti degli altri.

Tuttavia, più di un professionista nel campo della psicologia forense ha notato che, mentre la psiche e le predilezioni di questi due gruppi rappresentano mondi lontani, gli stimoli e le compulsioni che guidano queste scelte possono essere sorprendentemente simili.

Proprio come bere e fare shopping o giocare d'azzardo può alleviare temporaneamente lo stress e sentirsi bene, alcuni serial killer riportano risultati simili dall'uccidere qualcuno.

Secondo quanto riferito dal serial killer Ted Bundy, lui “bramava” l'uccidere qualcuno per potersi concentrare.

Israel Jeys, collegato a tre omicidi ma sospettato di averne compiuti di più, ha dichiarato di sentirsi dipendente dal brivido della caccia mentre pianificava e preparava la sua prossima vittima.

L'assassino seriale del Centro Residenziale Elizabeth Wettlaufer, che si è dichiarato colpevole di aver ucciso otto residenti della casa di cura, ha descritto una pressione che si andava accumulando prima di ogni omicidio e ha dichiarato che ha iniziato a uccidere le persone per alleviare le sue ansie.

Pertanto, è possibile che, una volta che la spinta omicida inizia a farsi strada, possa poi subentrare l'assuefazione?

A quanto pare, questa idea non è così folle come potrebbe sembrare, e alcune delle prove che lo supportano provengono da situazioni che sono state oggetto di analisi.

Primariamente, è bene sottolineare che la dipendenza può portare al crimine. Come psicologa forense, la Dottoressa Joni Johnston, psicologa clinica-forense e investigatrice privata, ha valutato diversi casi.

Ad esempio, racconta di aver valutato una madre che era così appassionata dal gioco d'azzardo online da rubare i soldi non solo al marito ma anche dai salvadanai dei propri figli.

O di un altra giovane donna che era passata dal vivere agiatamente al fare la prostituta in meno di un anno dopo aver provato la cocaina a una festa di addio al nubilato.

Ha intervistato un detenuto che ha ucciso il partner per i soldi dell'assicurazione in modo che potesse sostenere la sua abitudine di fare acquisti.

Esistono anche prove a sostegno del fatto che le azioni criminali, di per sé stesse, possono creare dipendenza.

La ricerca ha dimostrato che i disturbi del controllo degli impulsi, come la piromania e la cleptomania, innescano un rilascio extra di dopamina, che provoca automaticamente sensazioni di piacere.

Mentre i fattori che contribuiscono all'insorgere di una dipendenza comportamentale sono complessi e unici per ogni persona, una volta che lui/lei continua ad impegnarsi in questi comportamenti disadattivi, il suo cervello riceve una scossa di dopamina ogni volta, rendendo la dipendenza sempre più difficile da superare.

Col passare del tempo, questa persona può diventare dipendente dalla propria particolare forma di attività criminale, avendo la stessa difficoltà a resistere a un crimine come un tossicodipendente che resiste alle sue voglie.

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Visto in questo modo, non è difficile notare come un serial killer potrebbe fantasticare di uccidere per anni, commettere il primo omicidio durante un periodo di stress, sentire un rilascio emotivo eccitante durante il crimine, sperimentare un aumento graduale della tensione e il ciclo si ripete.

L'escalation nella frequenza di omicidi o violenze commesse durante questo periodo può essere simile alla tolleranza osservata nella dipendenza fisica; nel tempo l'assassino ha bisogno di sempre più stimoli per ottenere lo stesso risultato psicologico.

Il legame tra servizio militare e omicidio seriale

Uccidere è una droga per me e lo è stato fin dalla prima volta che ho ucciso qualcuno. All'inizio era strano e mi sembrava sbagliato. Ma al momento del terzo o quarto omicidio, sembrava così naturale... mi sembrava di poterlo fare per il resto della mia vita”.

Questa è una citazione di un ex soldato di fanteria, Charles D.Whittinton, che stava scrivendo della sua partecipazione alle incursioni notturne contro i leader ribelli a Mosul.

Questo saggio sulla sua dipendenza dall'uccidere non è certamente la visione di ogni soldato; infatti, è stato abbastanza allarmante per i funzionari del college che lo hanno espulso.

Tuttavia, non è comunque un lupo solitario; in un documentario britannico del 2016, molti ex-soldati danno descritto situazioni in cui hanno ucciso qualcuno come qualcosa di avvincente, paragonando l'estrema violenza a un videogioco.

Situazioni aneddotiche come queste, in combinazione con la teoria dell'apprendimento sociale, sono state la base per una lunga speculazione su un legame tra omicidio seriale e servizio militare.

Dopotutto, per alcuni soldati, la guerra non solo rimuove le normali restrizioni con cui vivono le loro vite quotidiane, ma permette loro di goderne. Tuttavia, non esistono prove certe per poter affermare che un ex-soldato, una volta in concedo, si trasformi in un serial killer.

Un'analisi di oltre 2.000 serial killer non ha riscontrato nessun collegamento tra omicidi seriali e servizio militare.

Prima di tutto, il numero di serial killer che erano veterani (20%) era leggermente inferiore alla percentuale di veterani maschi adulti (24%) nella popolazione americana.

I serial killer che erano veterani non erano né più abili né maliziosi delle loro controparti civili. Non ci era alcuna differenza significativa nel numero delle vittime e non presentavano maggiori o minori probabilità di torturare le loro vittime rispetto a chi non aveva un background militare.

Pertanto, si potrebbe affermare che la dipendenza da un comportamento, piuttosto che da una sostanza, accade. Proprio come una persona desidera ardentemente una droga, un'altra può desiderare l'eccitazione del gioco d'azzardo o del rubare qualcosa, soffrire lo stress e la tensione quando non è in grado di impegnarsi in questo comportamento, costruendo una tolleranza dove devono fare di più per ottenere la stessa sensazione, e la ricaduta quando si tenta di uscire.

Alcuni reati ripetuti sono probabilmente alimentati da questo meccanismo psicologico derivante da un comportamento che crea dipendenza e, di conseguenza, ripetutamente ritornano a questo schema.

Chiaramente, un approccio alla dipendenza dall'omicidio seriale non spiega come, o perché, una persona uccide. La realizzazione di un omicidio seriale è complessa; è probabilmente una combinazione unica di natura, cultura ed eventi di vita scatenanti.

Inoltre, i serial killer conoscono le potenziali conseguenze delle loro azioni e prendono misure attive, spesso calcolate per evitarli.

Tuttavia, proprio come la tossicodipendenza di una persona che abusa può degenerare mentre procede, gli assassini seriali diventano spesso più violenti, assumono più rischi e accorciano il loro ciclo di omicidi.

E fortunatamente, questo è il momento in cui è più probabile che commettano errori”, conclude la Dottoressa Johnston.

 

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

 

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