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I disturbi parafilici nel DSM-5

Questo articolo si pone l'obiettivo di riesaminare le principali revisioni proposte al DSM-5 per i disturbi parafilici così come alcune delle critiche significative.

disturbi parafilici DSM 5ùLa preoccupazione pubblica per i reati sessuali è cresciuta; una percentuale significativa di questa popolazione è stata diagnosticata come “parafilica”.

Il termina parafilia indica, secondo il DSM-5, “qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall'interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti”.

Si parla di disturbo parafilico quando una parafilia, nel momento presente, causa disagio o compromissione nell'individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri.

In tal senso, una parafilia è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere un disturbo parafilico.

Nei set dei criteri diagnostici per ciascuno dei disturbi parafilici elencati, il Criterio A specifica la natura qualitativa della parafilia, come ad esempio rivolgere l'attenzione sessuale verso i bambini o esibire i genitali a estranei, ed il Criterio B, invece, precisa le conseguenze negative della parafilia, cioè disagio, compromissione o danno ad altri.

In linea con la distinzione tra parafilie e disturbi parafilici, il termine diagnosi dovrebbe essere riservato a individui che soddisfano entrambi i Criteri A e B.

Se un individuo soddisfa solo il Criterio A ma non il B per una particolare parafilia, allora si potrebbe dire che l'individuo ha quella parafilia, ma non un disturbo parafilico.

DSM-5 e Disturbi parafilici

Tra i disturbi parafilici il DSM-5 elenca il Disturbo Voyeuristico (spiare altri nella loro intimità), il Disturbo esibizionistico (esibire i genitali), il Disturbo Frotteuristico (toccare o strofinarsi contro un individuo non consenziente), il Disturbo da Masochismo Sessuale (farsi infliggere umiliazioni, bondage o sofferenze), il Disturbo da Sadismo Sessuale (infliggere umiliazioni, bondage o sofferenze), il Disturbo Pedofilico (interesse sessuale per i bambini), il Disturbo Feticistico (usare oggetti inanimati o focalizzarsi in modo altamente selettivo su parti del corpo non genitali), e il Disturbo da Travestitismo (eccitarsi sessualmente attraverso il Cross-dressing).

Attualmente, il trattamento più efficace e riconosciuto per i reati sessuali e le parafilie è quello cognitivo-comportamentale, inclusa la prevenzione delle ricadute.

Questo articolo si pone quindi l'obiettivo di riesaminare le principali revisioni proposte dal DSM-5 per i disturbi parafilici così come alcune delle critiche significative.

Gli autori hanno effettuato una revisione della letteratura sulle parafilie, a partire dagli anni '90 fino al 2011.

Un cambiamento significativo proposto è che la categoria diagnostica delle parafilie è stata spostata dalla sezione precedente dei “Disturbi sessuali e dell'identità di genere” del DSM-IV-TR, ad una propria sezione separata.

Due nuove diagnosi, Disturbo parafilico coercitivo e disturbo ipersessuale, sono state proposte per l'inserimento all'interno del manuale, ma senza essere prese seriamente in considerazione.

Una seconda modifica che riguarda tutte le parafilie è la distinzione tra parafilia e disturbo parafilico.

Una parafilia corrisponde alla sola presenza del criterio A, che definisce un interesse sessuale atipico o deviante, venendo così “accertata”.

Tuttavia, per qualificarsi come una diagnosi, il criterio B che specifica gli aspetti o alterazioni cliniche significative o, nel caso di parafilie che coinvolgono una vittima, includono anche una specificazione secondo cui la persona ha agito questi desideri sessuali con individui non consenzianti, dev'essere soddisfatto.

Blanchard ha sostenuto che tale distinzione potrebbe essere utile ai ricercatori, in quanto “evita che una parafilia diventi invisibile alle scienze cliniche giusto perchè mancante di un effetto secondario del disturbo dell'individuo”.

Così i ricercatori potrebbero contemplare studi epidemiologici dei pattern di interesse sessuale alternativi utilizzando il Criterio A senza la necessità che questi costituiscano un disordine.

Inoltre, questa nuova concettualizzazione affronta alcune delle preoccupazioni sollevate dai gruppi che si occupano degli interessi sessuali parafilici, come il National Coalition for Sexual Freedom, che chiede che le parafilie vengano rimosse interamente dal DSM perchè la loro inclusione genera stigmatizzazione e, di conseguenza, includerle all'interno del capitolo “Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica”.

Volendo effettuare un'analisi più dettagliata, forse la proposta più controversa del DSM-5 riguarda la pedofilia.

Il gruppo di lavoro che si è occupato delle parafilie ha raccomandato la ri-denominazione della pedofilia in Disturbo pedoebefilico, allargando così la sua definizione come comprendente l'efebofilia, ossia il desiderio sessuale verso adolescenti già puberi.

Nel DSM-IV-TR, la pedofilia si riferiva ad un interesse esclusivo verso bambine o bambini prepuberi, e la revisione proposta per il DSM-5 avrebbe ampliato questa per includere anche soggetti già sviluppati.

Blanchard ha presentato le ragioni sottostanti questi cambiamenti; in prima battuta l'efebofilia e la pedofilia sono simili, in quanto l'interesse è comunque rivolto a persone immature; molti uomini infatti non differiscono tra bambini pre-puberi e puberi.

Molti soggetti che intrattengono rapporti sessuali con soggetti adolescenti sono comunque diagnosticati come pedofili.

Questo cambiamento è quindi in armonia con la definizione di pedofilia espressa dalla Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-10), ossia “una preferenza sessuale per i bambini, ragazzi o ragazze o entrambi, di solito prepuberi o in età pubere precoce”.

Alcuni critici hanno affermato che una tale definizione patologizza comportamenti legali, in quanto, in diversi paesi del mondo, il consenso legale consentirebbe rapporti sessuali di questo tipo, aggiungendo inoltre che la psichiatria sta divenendo agente del controllo sociale.

Frances e First hanno scritto che la fusione della pedofilia con l'ebefilia all'interno della stessa diagnosi potrebbe essere giustificata solo se ci fosse una dimostrazione empirica di tali prove.

Un altro aspetto nuovo nei criteri proposti per il disturbo pedoebefilico è l'inclusione della pedopornografia.

Secondo il DSM-5, la ragione che ha spinto ad introdurre tale aspetto è che “alcune ricerche indicano che l'uso di pornografia infantile si pone come un buon indicatore di interesse erotico verso i bambini”.

Uno studio del 2006 di Seto, Cantor e Blanchard, ha confrontato un gruppo di 100 soggetti accusati di visionare e scaricare materiale pedopornografico, con un gruppo di 178 sex-offender accusati di violenza sessuale su minore.

Dall'analisi dei risultati, mediante un'analisi dei parametri fallometrici, si è osservato che il primo gruppo presentava un'eccitazione significativamente maggiore verso i bambini, rispetto a coloro con una storia di violenza sessuale su minore.

Questo ha fatto sì che le preferenze pornografiche si ponessero come indicatrici dell'interesse sessuale sottostante, rispetto ad altri fattori, in quanto “la scelta del materiale pornografico corrisponde al loro interesse sessuale”.

Altri studi hanno però riscontrato che solo una minoranza di persone arrestate per la pornografia infantile in realtà soddisfa i criteri per la pedofilia.

Come ulteriori modifiche il DSM-5 ha proposto una variazione nei criteri del Disturbo da travestitismo, in modo da poter essere applicato anche alla popolazione femminile, e aggiunto alcune specifiche come l'essere eccitati sessualmente da tessuti, materiali o indumenti.

A questo si è aggiunta l'autoginefilia, ossia l'eccitazione derivante dal pensare o immaginare sse stessi come femmine, e l'autoandrofilia, suscitata dal pensiero o immagine di sé come maschio.

In Svezia, tale disturbo è stato però rimosso dall'elenco ufficiale delle malattie, e altri paesi hanno richiesto la sua rimozione in quanto non credono sia una malattia mentale.

Tuttavia, il World Professional Association for Transgender Health (WPATH), dopo una lunga diatriba, ha consigliato di mantenere la diagnosi, apportando però alcune modifiche nei criteri diagnostici.

Anche il disturbo feticistico ha subito alcuni cambiamenti, espandendo la diagnosi come includente un interesse per parti del corpo non erogene in aggiunta ad un interesse verso oggetti inanimati.

Kafka ha esaminato la letteratura sul feticismo riscontrando che la maggior parte della storia di questo disturbo era stata caratterizzata da una persistente eccitazione sia per oggetti inanimati che per parti corporee non erogene dette, riferito come “parzialismo”.

Di conseguenza queste ricerche hanno fatto sì che le suddette modifiche fossero apportate.

Volendo concludere, la sezione dei disturbi parafilici nel DSM-5 rappresenta una differenza significativa rispetto alla precedente edizione.

Sono state proposte alcune modifiche, incluso l'elenco delle parafilie come un capitolo distinto nel DSM, operando un'ulteriore distinzione tra parafilie e disturbi parafilici.

Sono state proposte due importanti nuove diagnosi per l'appendice, come il disturbo parafilico coercitivo e il disturbo ipersessuale, e per il disturbo pedoebefilico sono state suggerite alcune modifiche.

Tutte queste modifiche hanno ovviamente suscitato notevoli critiche e controversie; tuttavia, tale controversia non è nuova in questo campo e si spera che i criteri andranno sempre più verso un processo di raffinatezza volto a migliorarli.

 

Tratto da “Arch Sex Behavior”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. DSM-5 Overview: The future manual. 2011 [cited May 28th, 2011]; Available from: http://www.dsm5.org/ about/Pages/DSMVOverview.aspx.
  • Blanchard R, Klassen P, Dickey R, Kuban ME, Blak T. Sensitivity and specificity of the phallometric test for pedophilia in nonadmitting sex offenders. Psychol Assess 2001;13:118-126.
  • Blanchard R. The DSM diagnostic criteria for pedophilia. Arch Sex Behav 2010;39:304-316.
  • First MB. The inclusion of child pornography in the DSM-5 diagnostic criteria for pedophilia: Conceptual and practical problems. J Am Acad. Psychiatry Law 2011;39:250-254.
  • O’Donohue W. A critique of the proposed DSM-V diagnosis of pedophilia. Arch Sex Behav 2010: 39:587-590.
  • Seto MC, Cantor JM, Blanchard R. Child pornography offenses are a valid diagnostic indicator of pedophilia. J Abnorm Child Psychol 2006;115:610-615.
  • Seto MC. Child pornography use and internet solicitation in the diagnosis of pedophilia. Arch Sex Behav 2010; 39:591-593
  • Zonana H. Sexual disorders: New and expanded proposals for the DSM-5: Do we need them? J Am Acad Psychiatry Law 2011;39:245-249  

 

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Tags: scuole di psicoterapia, DSM-5, parafilia, disturbi parafilici

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