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Il connubio psicosomatico: dal trauma alla malattia fisica

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La gravità del trauma vissuto durante l’infanzia, determina un aumento dello stress, che a sua volta causa disagio e una disregolazione del sistema nervoso simpatico e del sistema neuroendocrino, che incidono direttamente su altri sistemi fisiologici.

il connubio psicosomatico dal trauma alla malattia fisicaIl maltrattamento infantile costituisce un grave problema di salute pubblica, con quasi 3 milioni di bambini colpiti negli Stati Uniti tra il 2005 e il 2006.

Un recente sondaggio ha coinvolto un campione di grandi dimensioni, rappresentativo a livello nazionale, da cui è emerso che circa il 32% delle ragazze con età compresa tra i 14-17 anni aveva sperimentato almeno una forma di maltrattamento.

A sostegno di ciò diversi studi hanno osservato che nella popolazione femminile generale, circa il 26-32% di queste donne sono state vittime di abusi sessuali.

A partire da questi risultati un corpo crescente della letteratura ha documento la presenza di un’associazione tra il maltrattamento infantile e una minore salute fisica durante l’età adulta in entrambi i campioni analizzati, sia quello della popolazione generale che clinico.

Si è osservato come una storia di maltrattamento nell’infanzia sia associata a più alti tassi di problemi di salute, come ad esempio la bronchite, ulcere, malattie del fegato, scarsa percezione del proprio stato di salute, infiammazione, malattie cardiovascolari, dolore cronico, disabilità funzionale, e quindi un maggiore utilizzo dell’assistenza sanitaria durante l’età adulta.

Ad oggi, solo due studi hanno esaminato i meccanismi specifici attraverso i quali l’esperienza di maltrattamento infantile possa influenzare direttamente la salute fisica durante l’età adulta, e purtroppo vi è ancora una comprensione limitata di tali meccanismi.

Considerando gli effetti pervasivi del maltrattamento infantile in più domini della propria vita, individuare le variabili salienti che mediano il rapporto causale tra maltrattamento e salute fisica sarebbe importante non solo per migliorare l’intervento e la prevenzione, ma anche per ridurre il carico oneroso che l’esperienza infantile traumatica determina per tutta la vita.

Al fine di comprendere meglio il rapporto sopracitato, è bene sottolineare come la salute di ognuno di noi sia plasmata contemporaneamente da più domini quali il biologico, comportamentale e psicosociale.

Questo modello è utile altresì a comprendere il legame tra il maltrattamento infantile e lo stato di salute in età adulta, infatti nel momento in cui abuso fisico o psicologico, negligenza e via dicendo, si manifesta nell’infanzia, si attivano delle risposte sia sul piano comportamentale, come ad esempio l’uso di sostanze stupefacenti atte a colmare il senso di vuoto percepito, sia risposte psicologiche con l’insorgenza di quadri psicopatologici quali ansia, depressione e disturbi di personalità, e sia ulteriori stress secondari che si riversano sulle relazioni interpersonali.

Questo meccanismo di difesa e adattamento alla realtà traumatica, che attiva i diversi domini regolanti la salute mentale e fisica, influenzano lo stato di salute in modo indipendente e interattivo allo stesso tempo.

Secondo alcuni studi prospettici e retrospettivi, il maltrattamento sui minori aumenta la probabilità di assumere comportamenti a rischio come il fumare, abuso di alcool, uso illecito di sostanze stupefacenti; ognuno di questi aspetti sono stati associati in maniera indipendente con risultati di salute più scarsi.

Tra le patologie fisiche che possono manifestarsi l’obesità è quella che risulta maggiormente collegata con l’abuso sessuale infantile, l’abuso fisico e l’abbandono.

L’obesità diviene quindi un fattore di rischio che automaticamente determina molteplici problemi di salute, come disabilità, percezione scarsa e alterata del proprio corpo, una richiesta eccessiva dei servizi di emergenza, così come degli operatori sanitari, nonché una varietà di diagnosi mediche.

Il maltrattamento infantile è anche associato ad un aumento dell’esposizione a eventi di vita negativi e stressanti, comprendente le difficoltà interpersonali, l’instabilità familiare e una nuova vittimizzazione, che contribuiscono automaticamente ad incrementare uno stato stressante già presente.

A tal proposito lo stress è responsabile per l’eziologia e la progressione della malattia e contribuisce alla generale vulnerabilità della malattia producendo dei cambiamenti a cascata del sistema neuroendocrino, cardiovascolare e immunitario.

Anche in questo caso, pochi sono stati gli studi che hanno esaminato come gli eventi avversi della vita e fattori di stress possano modellare e mediare il rapporto tra il maltrattamento infantile e le conseguenze sulla salute fisica.

Anche la salute mentale risulta particolarmente compromessa nel caso di maltrattamento infantile e può anch’essa causare problemi di salute durante l’età adulta.

Studi approfonditi hanno documentato un’associazione tra maltrattamento e una maggiore sintomatologia psicologica e psichiatrica.

Kiecolt-Glaser et al., hanno suggerito che le difficoltà stress-correlate possono determinare una disregolazione immunitaria associata a emozioni negative, costituendo così un rischio per la salute fisica.

L’obiettivo del presente lavoro è quindi quello di chiarire le relazioni tra i comportamenti a rischio per la salute (fumo, alcol, droghe, obesità), eventi di vita negativi e disagio psicologico per cercare di comprendere meglio la possibilità che esista una connessione tra il maltrattamento infantile e peggiori condizioni di salute in età adulta.

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Nello studio il campione è composto da donne in stato di gravidanza, appartenenti a minoranze etniche, con basso status socio-economico e una storia di abuso di sostanze. I ricercatori hanno sottolineato che la scelta di questo campione è avvenuta in quanto poco studiato e poiché l’incidenza del maltrattamento è stato documentato come maggiore in questa tipologia di popolazione, così come le conseguenze di salute a lungo termine.

I ricercatori hanno pertanto ipotizzato che donne con una storia più grave di maltrattamento sarebbero più inclini a sviluppare l’obesità patologica, o comportamenti quali uso eccessivo di tabacco, dipendenza da sostanze, incorrere in eventi di vita più negativi, maggiori esperienze di stress psicologico, che sono tutti fattori compromettenti la salute fisica.

In aggiunta a questo hanno indagato quei fattori che possano fungere da mediatori sulla salute fisica, dal momento che i comportamenti a rischio per la salute, gli eventi di vita negativi, e i problemi psicologici/psichiatrici possono essere reciprocamente interconnessi nel corso del tempo.

Lo studio ha incluso 279 donne reclutate al momento del parto tra settembre 1994 e giugno 1996. Sono state selezionate solo quelle donne che hanno partecipato alla valutazione 12 anni dopo la nascita del figlio.

Le partecipanti presentavano alcune caratteristiche peculiari come l’utilizzo di cocaina durante la gravidanza, uso eccessivo di droga e mancanza di cure prenatali, nonché intossicazione da sostanza.

Le donne con una storia psichiatrica, basso funzionamento intellettuale, sieropositivià o malattia medica cronica sono state escluse.

Durante la valutazione post-partum si è osservato, attraverso analisi delle urine, che 244 (87%) donne avevano utilizzato almeno una sostanza durante la gravidanza, 135(48%) ha usato cocaina; 199 (71%) le sigarette; 182 (65%) alcol; 73 (26%) marijuana e 184 (66%) ha usato 2 o più sostanze durante la gravidanza.

Tra gli strumenti utilizzati, il maltrattamento infantile è stato valutato tramite un questionario che indaga 5 aree specifiche: abuso emotivo, fisico, sessuale e abbandono emotivo e fisico.

La salute fisica è stata misurata 12 anni dopo la nascita indagando la salute fisica in generale e le condizioni mediche croniche attraverso l’utilizzo di una Checklist specifica, che valutava rispettivamente il funzionamento fisico, percezione generale di salute, vitalità, funzionamento sociale, difficoltà e problematiche emotive.

Per quanto concerne l’obesità si è ricorso all’utilizzo dell’indice di massa corporea; infine la storia personale, incluso l’utilizzo di sostanze, eventi di vita negativi e distress psicologico sono stati valutati attraverso l’utilizzo di interviste e inventari.

Dall’analisi dei risultati, una prima osservazione è stata condotta sulle caratteristiche del campione. Di esso, il 39% non aveva finito il liceo; nel follow-up effettuato dopo 12 anni, solo un quarto del campione risultava sposato e più di un quarto aveva perso la custodia dei figli.

Il maltrattamento infantile è stata una variabile fortemente presente tra queste donne; più di due terzi del campione presentava almeno una forma di maltrattamento tra cui l’abuso fisico, sessuale, trascuratezza emotiva e fisica.

Circa la metà delle donne costituenti il campione era obesa, così come era presente una storia di uso di sostanze come alcol, marijuana o dipendenza da cocaina.

Tra le problematiche mediche è emerso che circa il 59% del campione presentava problematiche di ipertensione e sindrome da dolore cronico.

Dall’analisi dei risultati emerge pertanto che eventi di vita negativi, disagio psicologico sono connessi al maltrattamento infantile che a sua volta può determinare l’insorgenza di una malattia fisica.

Lo studio ha quindi dimostrato che eventi di vita negativi possono essere un meccanismo chiave che, a partire dal maltrattamento infantile, possono avere conseguenze dirette sulla salute fisica.

A tal proposito l’aumento dello stress psicologico e un maggior disagio psicologico può elevare il rischio di subire ulteriori fattori di stress della vita come gravidanza indesiderata, il divorzio e la disoccupazione, che a loro volta colpiscono la salute fisica.

Horowitz et al., a tal proposito, hanno suggerito come lo stress di vita sia un mediatore diretto tra il maltrattamento infantile e lo stato di salute fisico e mentale durante la vita adulta.

Rispetto alle condizioni mediche generali, è stata condotta una meta-analisi per esaminare le conseguenza per la salute in quei soggetti che hanno subito un abuso sessuale durante l’infanzia e sono state selezionate sei categorie di salute fisica: salute generale, problemi gastrointestinali, salute riproduttiva e ginecologica, dolore, sintomi cardiopolmonari e obesità.

Per quanto riguarda le problematiche gastrointestinali, è stato riscontrato che il 53% dei pazienti con questo disturbo di natura non organica, presentava una storia di abuso infantile, sottolineando come tali pazienti hanno una probabilità maggiore di presentare tale disturbo rispetto a coloro con una storia di vita differente.

L’analisi della relazione tra salute ginecologica e abuso sessuale infantile ha rivelato nelle donne la presenza di dolore pelvico cronico.

A partire da questo risultato i ricercatori hanno ipotizzato che gli individui con una storia di abuso sessuale infantile potrebbero presentare maggiori sintomi ginecologici rispetto a gruppi che non hanno subito un abuso.

Tuttavia questi risultati non sono stati coerenti in tutti gli studi, tale per cui non si può ad oggi effettuare una generalizzazione di tale problematica.

I ricercatori hanno anche indagato l’associazione tra l’abuso sessuale infantile e la comparsa del dolore. Si è osservato un rischio maggiore per sintomi muscolo-scheletrici come mal di testa, mal di schiena, fibriomialgia, dolori muscolari e via dicendo.

Inoltre, l’appartenenza al genere può moderare questi risultati come suggerito da alcuni studi in cui gli effetti significativi del dolore si manifestavano maggiormente in donne con una storia di abuso rispetto agli uomini.

Per quanto concerne i sintomi cardiovascolari, è emerso che individui con una storia di abuso sessuale sono maggiormente inclini a sviluppare dolori al petto, irregolarità cardiaca, fiato corto e ischemia rispetto a individui con una storia di vita diversa.

In virtù di tali constatazioni, i ricercatori hanno cercato di esaminare i possibili meccanismi che mediano il rapporto tra l’abuso sessuale infantile e i problemi di salute percepiti.

La gravità del trauma vissuto durante l’infanzia, determina un aumento dello stress, che a sua volta causa disagio e una disregolazione del sistema nervoso simpatico e del sistema neuroendocrino, che incidono direttamente su altri sistemi fisiologici.

Oltre ai fattori di rischio comportamentali che sono stati analizzati precedentemente, da un punto di vista psicopatologico, è emerso come questi soggetti possano sviluppare disturbi dell’umore, come la depressione, disturbo post-traumatico da stress, nonché disturbi di personalità, come quello borderline.

Questi fattori possono influenzare sia direttamente che indirettamente lo stato di salute fisica, attraverso la messa in atto di comportamenti a rischio per la salute.

Attraverso una revisione degli studi qualitativi effettuati rispetto a tale associazione, i risultati supportano la conclusione che un abuso sessuale infantile potrebbe essere sistematicamente connesso a eventuali sintomi fisiologici, con l’insorgenza di condizioni mediche, come alterazioni ginecologiche, dolore, sintomi cardiovascolari, obesità e via dicendo.

 

Articolo tratto dalla rivista “American Journal of Public Health”

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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