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Il ruolo prezioso del controtransfert

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Nella psicoterapia psicodinamica il ruolo del transfert e controtransfert rappresentano l'attuazione di due mondi inconsci e di due menti che si influenzano reciprocamente all'interno dello spazio analitico.

controtransfert psicoterapia

Gabbard ha descritto il controtransfert come segno distintivo del pensiero psicodinamico: il paziente ed il terapeuta hanno sue soggettività separate che interagiscono in modo significativo nel corso della terapia.

Il campo di studio coinvolge in tal modo due complessità, due menti, ognuna della quale interagisce e influenza reciprocamente l'altra.

Il paziente, cioè, sta evocando una varietà di sentimenti nel terapeuta.

Il terapeuta psicodinamico non è uno scienziato freddo privo di emozione, che analizza in modo oggettivo e neutrale un esemplare umano.

Piuttosto, ogni terapeuta, sia esso uomo o donna, è un essere umano con i propri conflitti e lotte emotive.

Sperimenta inconsapevolmente il paziente come qualcuno del suo passato nello stesso tempo in cui il paziente lo sperimenta come qualcuno del suo passato.

Quello su cui si concentra la psicodinamica riguarda l'uso del transfert e del controtransfert come strumenti di informazione sulla terapia.

Mentre nel corso del tempo si sono verificati diversi cambiamenti nella psicoterapia psicodinamica, l'evoluzione del modello concettuale di controtransfert è rimasto uno dei più significativi.

Rispetto a tale costrutto, la visione iniziale fu identificata da Freud nel 1910, in uno dei suoi rari commenti sul tema. Egli scrisse:

siamo diventati consapevoli del controtransfert che nasce dall'analista come conseguenza dell'influenza del paziente sui suoi sentimenti inconsci, e siamo quasi inclini a insistere perchè riconosca questo controtrasfert in sé stesso e lo superi. Ora che un numero considerevole di persone stanno praticando la psicoanalisi e scambiano le loro osservazioni l'uno con l'altro, abbiano notato che nessun psicoanalista va oltre i propri complessi e le resistenze interne; di conseguenza si rende necessaria una attività di autoanalisi continua, per portarla più in profondità, mentre sta facendo le proprie osservazioni sui suoi pazienti. Chiunque non riesca a produrre risultati in un'autoanalisi di questo tipo, può immediatamente abbandonare qualsiasi idea di essere in grado di trattare i pazienti mediante l'analisi”.

Questa visione Freudiana è stata denominata “ristretta”, in quanto era essenzialmente riferita al transfert dell'analista nei confronti del paziente.

Il controtransfert era cioè un segnale per il terapeuta, il quale necessitava di ulteriore analisi perchè la sua presenza interferiva con l'analisi del paziente.

Da questa prima visione è emerso un dibattito in corso ed è rimasto presente nella letteratura psicoanalitica negli ultimi 100 anni.

La versione Freudiana originale del controtransfert ha una connotazione un po' negativa, nel senso che l'analista lo vive come causa di conflitti personali irrisolti.

L'implicazione che ne segue è semplice: se hai compiuto un'ottima analisi non dovresti avere tali “distrazioni”. Questo tono peggiorativo è ora considerato una reliquia del passato.

Nella metà del XX secolo, il concetto di controtransfert ha quindi iniziato ad allargarsi attraverso una nuova visione che lo considerava come “la reazione emotiva del terapeuta nei confronti del paziente”.

In altre parole, tutte le reazioni emotive non riflettono semplicemente i conflitti irrisolti dell'analista.

Alcuni dei sentimenti dell'analista vengono indotti dal paziente e forniscono maggiori informazioni sul paziente stesso.

Questa definizione ampliata ha consentito di normalizzare il concetto in modo che il controtransfert fosse considerato non più come un ostacolo o un'interferenza nella terapia, ma piuttosto come fonte di importanti informazioni sul paziente.

Attraverso una visione “ampia”, è divenuto un importante strumento terapeutico e diagnostico che fornisce informazioni sul mondo interno del paziente.

Questo spostamento teorico all'interno della psicoanalisi da una psicologia da 1 a 2 persone ha legittimato il controtransfert come parte utile del lavoro quotidiano del terapeuta.

Negli ultimi decenni, la polarizzazione delle suddette visioni si è ulteriormente ridotta, in quanto la maggior parte dei contributi in letteratura riconosce che entrambe le opinioni possono essere rilevanti.

In altre parole, l'idea di un controtransfert come creazione congiunta che coinvolge entrambi i contributi sia del passato del terapeuta che di ciò che è indotto dal paziente è emersa come un terreno comune.

Termini come “identificazione proiettiva” e “enactment controtransferale” sono entrati in letteratura per descrivere questa concezione congiunta.

Entrambi questi concetti hanno così “sviscerato” la strada del discorso quotidiano tra psicoanalisti e terapeuti psicodinamici.

Entrambi implicano processi simili, ma il primo deriva dal pensiero di Melanie Klein e delle relazioni oggettuali, mentre l'altro si è sviluppato ad opera della Psicologia dell'Io Americana.

Identificazione proiettiva

La definizione di identificazione proiettiva comporta due passi: una rappresentazione di sé o dell'oggetto che non viene riconosciuto dal paziente tale per cui la proietta inconsapevolmente sull'analista.

Questo fenomeno si verifica attraverso la pressione interpersonale del paziente sul terapeuta, in modo da “portare” il terapeuta a sperimentare o identificarsi inconsciamente con quello che è stato proiettato.

Il primo passo è uno tipo di transfert, mentre il secondo può essere considerato come un vero controtransfert.

Tenendo in considerazione l'ampio consenso secondo cui l'identificazione proiettiva si basa sulla pressione interpersonale, o coinvolgimento, piuttosto che su un misterioso passaggio di contenuti mentali da una parte all'altra, la risposta controtransferale che sorge nel terapeuta deve essere considerata come una struttura latente che è stata presente e in qualche modo innescata dal coinvolgimento del paziente.

La natura precedente dei conflitti, delle difese e dei rapporti interni degli stessi terapeuti determinerà se una proiezione ed il suo contenuto siano effettivamente una “buona misura”.

Mentre l'identificazione proiettiva può far avvertire al terapeuta una forza aliena che tende a sopraffarlo, ciò che effettivamente accade è che una rappresentazione di sé o dell'oggetto, che non appartiene al terapeuta ma che sente, è stata attivata dalla pressione interpersonale del paziente.

Quindi il senso di un sé familiare e continuo è stato distrutto dall'emergere di aspetti repressi del Sè.

Symington ha descritto questo processo come quello in cui il paziente “attira” il terapeuta nel pensare i suoi pensieri piuttosto che i pensieri del terapeuta. Parte della reazione al paziente si basa sulle relazioni passate del terapeuta portate nel presente, esattamente come avviene nel transfert.

Inoltre, altri comportamenti del terapeuta sono indotti dal comportamento del paziente. Attraverso l'identificazione proiettiva, il paziente ricrea un vecchio “script” inconscio in cui il terapeuta svolge un ruolo principale nel dramma del paziente.

 

Vignetta clinica

Annie ha 25 anni e inizia la terapia a richiesta dei suoi genitori, perchè continua ad abusare di alcool, non svolge adeguatamente l'attività familiare e prende decisioni finanziarie irresponsabili.

Nel corso della terapia, il Dr M., assume una posizione più diretta e autoritaria quando Annie comincia a comportarsi in un modo che ricorda al Dottor M. come lui si comportava con la sua famiglia.

Nel mezzo di una sessione durante la quale il Dottor M. stava cercando di controllare il comportamento della paziente, ha un improvviso ricordo sulla sorella.

Il terapeuta riconosce quindi che vi è una qualche risonanza tra ciò che accade nella sua paziente e quello che è accaduto con sua sorella minore.

In questo scenario, il controtransfert è innescato dal comportamento della paziente ma a causa del passato del terapeuta con la sorella.

Un terapeuta con esperienze e rapporti di vita differenti può essere più resistente alla pressione e assumere così il ruolo del genitore punitivo.

Le esperienze contemporanee nella vita del terapeuta che rispecchiano ciò che sta succedendo nella vita del paziente possono anche provocare intensi sentimenti di controtransfert. È comune, ad esempio, che un terapeuta si senta a disagio quando i conflitti coniugali di un paziente rispecchiano i propri.

Il punto chiave qui è che non tutti i terapeuti avranno le stesse risposte al transfert del paziente. Un buon adattamento tra paziente e terapeuta implica che il mondo interno del terapeuta determini in qualche misura la natura della risposta al transfert del paziente.

Ogden ha fatto la seguente osservazione:

l'identificazione proiettiva è una caratteristica universale dell'esternalizzazione delle relazioni oggettuali interne. Quello che è variabile è il grado in cui l'oggetto esterno viene inserito come partecipante all'esternalizzazione della relazione oggettuale interna”.

Di conseguenza, alcuni terapeuti potrebbero non trovarsi in situazioni in cui il paziente “spinge il pulsante giusto”.

I terapeuti possono iniziare ad assumere che l'identificazione proiettiva si verifica quando iniziano a sperimentare che non agiscono come sé stessi.

I comportamenti ed i sentimenti che non sono caratteristici del terapeuta devono portare il terapeuta a riflettere sulla possibilità che sia presente un'identificazione proiettiva. Quando un terapeuta comincia a sentirsi “estraneo a sé stesso”, dovrebbe considerare attentamente ciò che potrebbe trapelare tra lui e il paziente.

Enactment controtransferale

Negli anni '90, la Psicologia dell'Io iniziò ad interessarsi al fenomeno del controtransfert in terapia.

Il termine assume gradualmente un significato molto simile all'identificazione proiettiva; l'idea fondamentale era che“i comportamenti si verificano quando un tentativo di attualizare la fantasia del transfert sollecita una reazione di controtransfert”.

Roughton lo ha descritto come attualizzazione: sottili forme di manipolazione da parte del paziente che inducono il terapeuta ad agire o comunicare in modo speciale o assumere un ruolo particolare con il paziente che gratifica silenziosamente il desiderio di transfert o, viceversa, si difende da tale desiderio.

È importante riconoscere che il controtransfert è presente in ogni secondo di ogni sessione. Poiché il controtransfert è inizialmente inconscio, talvolta un'azione, come dimenticare un appuntamento o terminarlo in anticipo, può essere il primo segno di esso.

Gli psicologi dell'Io hanno sottolineato che ci può essere un agire del terapeuta parallelo all'agire del paziente.

Il comportamento effettivo del terapeuta influenza il transfert del paziente, mentre il comportamento del paziente influenza il controtransfert dell'analista.

Poiché il controtransfert è presente in modo universale, è logico che questo muti nel tempo, anziché rimanere statico.

Proprio mentre pensiamo a transfert multipli e non ad un singolo transfert, è bene quindi riflettere sulle risonanze controtransferali e non sul semplice controtransfert.

Nel corso della terapia, il controtransfert si sposta a seconda del ruolo che il terapeuta sta svolgendo nel dramma interno del paziente.

Il transfert ed il controtransfert rappresentano quindi l'attuazione di due mondi inconsci e di due menti nello spazio analitico.

I terapeuti psicodinamici devono pertanto essere consapevoli di questi processi all'interno del proprio lavoro, accettarli e capire la loro utilità terapeutica.

 

Tratto da “PsychCentral”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

Bibliografia

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  • Freud S. The future prospects for psycho-analytic therapy (1910). In: Strachey J, ed. The Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud. Vol 11. London: Hogarth Press; 1961:139-151.
  • Gabbard GO. Countertransference: the emerging common ground. Int J Psychoanal. 1995;76(pt 3):475-485.
  • Gabbard GO. Long-Term Psychodynamic Psychotherapy: A Basic Text. Arlington, VA: American Psychiatric Publishing, Inc; 2010.
  • Ogden TH. The concept of internal object relations. Int J Psychoanal. 1983;64(pt 2):227-241.
  • Roughton RE. Useful aspects of acting out: repetition, enactment, and actualization. J Am Psychoanal Assoc. 1993;41:443-472.
  • Symington N. The possibility of human freedom and its transmission (with particular reference to the thought of Bion). Int J Psychoanal. 1990;71(pt 1):95-106.

 

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