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L'interdipendenza tra trauma e dissociazione

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Secondo la letteratura, il trauma e la dissociazione sono interdipendenti, in quanto il primo di questi fenomeni è collegato ad una mancanza di coerenza tra il mondo interno e la realtà esterna, che va a determinare automaticamente la perdita dell’equilibrio mentale che si esprime attraverso la dissociazione.

l interdipendenza tra trauma e dissociazioneI sintomi di dissociazione, depersonalizzazione e derealizzazione sono spesso associati a ferite fisiche e mentali che si manifestano solitamente durante l’infanzia.

Molti di questi segni clinici sono stati riscontrati in pazienti con una varietà di disordini, come il Disturbo Post-traumatico da Stress, disturbo Dissociativo, disturbo da conversione e infine disturbi di personalità, specialmente il Disturbo Borderline.

Seguendo la classificazione dell’ICD-10 la Sindrome Depersonalizzazione-derealizzazione appartiene alla categoria di “altri” disturbi nevrotici. Consiste nel vivere la propria attività mentale, il proprio corpo o l’ambiente circostante come se fosse irreale, sconosciuto, automatizzato, ed è accompagnata da freddezza emozionale, sentimenti di estraneità e separazione dai propri pensieri, dal corpo o il mondo reale.

All’interno del DSM-IV-TR (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali) la sindrome depersonalizzazione-derealizzazione è classificata nella categoria dei disturbi dissociativi e intesa come una manifestazione della dissociazione strutturale della personalità, sottostante al medesimo meccanismo (sentimenti di estraneità e distacco da se stessi e dal mondo).

Con l’avvento del DSM-5 la derealizzazione è stata inclusa nel nome e nei sintomi di ciò che precedentemente era definito Disturbo di Depersonalizzazione e che ora si chiama invece Disturbo di Depersonalizzazione\Derealizzazione.

I sintomi di depersonalizzazione e derealizzazione appaiono in una varietà di disturbi, inclusi i disturbi nevrotici. Questi episodi si verificano transitoriamente in circa il 70% di individui sani (indipendentemente dal sesso), mentre nella popolazione che soffre di vari disturbi mentali possono riscontrarsi maggiormente e in particolare nelle donne, spesso prima dei 40 anni.

La depersonalizzazione è considerata infatti il terzo sintomo più comune nei pazienti psichiatrici, dopo l’ipotimia (umore basso) e l’ansia.

Uno dei concetti teorici utili a comprende la dissociazione è il modello BASK (Behaviour, Affect, Sensation, Knowledge) di Bennett G. Braun, che la descrive come un’interruzione su uno o più dei quattro livelli che caratterizzano il continuum rappresentante la salute mentale: comportamento, affettività, sensazione, conoscenza.

Secondo Braun è possibile dissociare: il comportamento, come nel caso di una paralisi o di un’automutilazione in stato di trance; l’affetto, come accade nel ricordo di un trauma senza nessun sentimento associato; la sensazione come nelle anestesie di conversione e nei ‘ricordi corporei’ dell’esperienza subita; e infine la conoscenza, come negli stati di assenza o amnesia.

Il secondo approccio indica invece l’esistenza di tipi separati di dissociazione, come confermato dagli studi di Putman e colleghi, effettuati su gruppi di pazienti psichiatrici, neurologici e soggetti sani.

Nell’eziologia dei disordini di depersonalizzazione-derealizzazione molto fattori sono chiamati in causa, come quello neurologico, endocrino e psicologico.

A proposito di quest’ultimo si possono evidenziare una varietà di disturbi che si manifestano a partire dall’infanzia, come la presenza di un’esperienza violenta e traumatica, la repressione e dissociazione dalle emozioni provate, la capacità dei caregiver di prendersi cura del bambino, un senso alterato di sicurezza, scarsa autostima, ed esposizioni ad eventi sconvolgenti.

Le ricerche sul fenomeno della depersonalizzazione-derealizzazione sono ancora poche; l’attuale attenzione della letteratura si focalizza principalmente sulla combinazione e comparsa di questi disturbi in relazione ai traumi che si verificano durante l’infanzia e sugli effetti a lungo termine della presenza di tali sintomi.

Secondo molti ricercatori e clinici, il trauma e la dissociazione sono interdipendenti, in quanto il primo di questi fenomeni è collegato ad una mancanza di coerenza tra il mondo interno e la realtà esterna, che va a determinare automaticamente la perdita dell’equilibrio mentale che si esprime attraverso la dissociazione.

L’osservazione di pazienti con disturbo dissociativo, disturbo post-traumatico da stress e disturbo borderline di personalità, rivelano che la gravità e il tempo di esposizione al trauma durante l’infanzia, sono i maggiori fattori di rischio predisponenti ad un disturbo dissociativo durante l’età adulta.

Insieme al disturbo di somatizzazione e difficoltà nella regolazione emotiva, i disturbi dissociativi appaiono probabilmente come una modalità per adattarsi alle esperienze traumatiche.

Inoltre, il rifiuto emotivo da parte dei genitori e soprattutto la minimizzazione dell’esperienza traumatica e difficile che il bambino sta vivendo aumenta la probabilità del verificarsi di stati dissociativi in età adulta.

Soprattutto le donne che sono state vittime di abusi sessuali, possono sperimentare maggiori difficoltà nell’approcciarsi in maniera adeguata alle proprie caratteristiche fisiche, manifestando maggiori preoccupazioni per l’aspetto e il proprio peso.

Questo può in parte spiegare il rischio di sviluppare un disturbo di depersonalizzazione-derealizzazione o dissociativo.

Se l’abuso è avvenuto durante l’adolescenza – uno dei periodi più critici per lo sviluppo dell’immagine del corpo – andrà ad interferire con la capacità della persona di ottenere un’immagine stabile di se stessa e del proprio corpo.

Le vittime di abusi presentano una modalità errata di percepire le singole parti del proprio corpo o del corpo intero, giudicandolo spesso come deforme o alieno, ed essere così cronicamente insoddisfatti del proprio aspetto.

A tal proposito, le rappresentazioni della relazione di attaccamento, incluse l’esperienza di un trauma emozionale, colpisce diversi aspetti della percezione della propria corporeità.

Più è forte l’evento traumatico, più gravi sono i disturbi circa il modo di vivere e vedere il proprio corpo.

La letteratura ha evidenziato che vi può essere anche un effetto di traumi accumulati, che indica che maggiore è il numero di eventi traumatici sperimentati prima dei 18anni, maggiori saranno i sintomi che si presenteranno in età adulta.

Gli eventi con un maggiore impatto emotivo traumatico sono lo stupro e la violenza fisica, tentativi di stupro o contatti sessuali durante l’infanzia.

Inoltre, il rifiuto emotivo e le lesioni connesse con un minaccia fisica da parte di un’altra persona durante l’infanzia, aumentano la probabilità di disturbi dissociativi futuri.

Va sottolineato che ci sono anche fattori che si pongono come mediatori del rapporto tra la violenza sessuale e l’intensità della psicopatologia. Secondo la teorizzazione di Finkelhor e Browne, questi includono:

  • la sessualizzazione traumatica, ossia un apprendimento del comportamento sessuale anormale a seguito di un abuso sessuale durante l’infanzia;

  • il tradimento da parte dell’aggressore, che scredita, minaccia o convince la vittima della normalità di quelle particolari attenzioni;

  • senso di impotenza, stigmatizzazione delle vittime e un profondo senso di colpa.

Tutti questi aspetti sono probabilmente collegati con il rischio di trasformare la tendenza alla dissociazione in veri e propri stati dissociativi.

L’esposizione alla situazione traumatica durante l’infanzia o l’adolescenza può anche determinare l’insorgenza di malattie psicosomatiche, che sono accompagnate da episodi di depersonalizzazione-derealizzazione o altri disturbi nel campo della dissociazione.

Questo meccanismo può essere spiegato in quanto la vittima sacrifica il proprio corpo, negando inconsciamente i propri sentimenti che non vengono espressi verbalmente, e questi si manifestano così attraverso il corpo.

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Il risultato finale di questo processo è la conversione del dolore mentale nella sofferenza del corpo.

Un altro approccio più contemporaneo vede i disturbi dissociativi come un sistema psicobiologico di protezione del corpo che si attiva nel momento in cui questo è esposto a ripetute minacce durante situazioni di vario genere.

Sulla base di tali premesse, l’obiettivo dello studio è quindi quello di valutare il rischio di insorgenza di sintomi specifici quali dissociazione, depersonalizzazione, derealizzazione in pazienti di sesso femminile esposti a eventi potenzialmente traumatici nell’infanzia, adolescenza e la prima età adulta.

Per lo studio sono state selezionate 2.582 donne trattate in day hospital, con un’età media di 33 anni. Sono stati utilizzati diversi strumenti di misura, atti a valutare la presenza di un disturbo nevrotico, comportamentale e di personalità.

Per effettuare la diagnosi dei suddetti disturbi si è ricorso all’utilizzo dell’ICD-10 come sistema di classificazione; sono stati effettuati diversi incontri con gli psichiatri, un esame psicologico e una batteria di questionari per escludere altre patologie quali psicosi, schizofrenia, disturbi affettivi e così via.

È stato utilizzato un questionario, composto da 138 domande, per indagare la storia di vita delle pazienti durante l’infanzia e l’adolescenza (prima dei 18anni), lo sviluppo sessuale ed eventi traumatici; a questo è stato abbinato un altro strumento composto da un elenco di 135 item per raccogliere informazioni sulla presenza e gravità degli eventuali sintomi negli ultimi 7 giorni.

Dall’analisi dei risultati è emersa una significativa prevalenza di sintomi dissociativi, compresa tra il 25 e il 36%, che interessano esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione.

In questa piccola percentuale di pazienti questi sintomi avevano la massima intensità e le segnalazioni dei pazienti riferivano la presenza di eventi traumatici, come casi di incesto o di suoi tentativi, così come una mancanza di contenimento emotivo e mancanza di consapevolezza sessuale.

Il sintomo più comune analizzato, sia in termini di incidenza e gravità massima, era la sensazione che il mondo fosse irreale.

A sua volta, il sintomo meno probabile ma con un’elevata gravità, in termini di insorgenza, era la depersonalizzazione, ossia una sensazione di estraneità e irrealtà dal proprio corpo.

In aggiunta a questi aspetti, una difficile situazione familiare, un basso livello di istruzione dei genitori, basso ceto sociale sono stati associati con una più alta prevalenza di sintomi di dissociazione.

In tal caso, il verificarsi del senso di alienazione del corpo (depersonalizzazione) è stato associato, all’interno di questa specifica indagine, ad un uso molto frequente di alcool da parte del padre del paziente.

I risultati di questo studio hanno rivelato una relazione statisticamente significativa tra i sintomi sopra citati ed eventi traumatici durante l’infanzia come: una situazione familiare difficile, presenza di un trauma sessuale che a volte può sfociare nell’incesto, stupro o tentativi di esso.

Questo supporta l’ipotesi sull’impatto delle circostanze traumatiche della vita sul funzionamento dei pazienti con psicopatologie di varia natura e entità.

Analizzando alcune componenti più nel dettaglio è emerso che la separazione precoce da una delle due figure di riferimento, può determinare nei bambini piccoli una fuga dalla realtà, in quanto la separazione dalla mamma è associata a un senso di irrealtà del mondo, essendo ella la base sicura attraverso cui il piccolo esplora l’ambiente.

La separazione padre-bambino appare ugualmente interessante, in quanto attraverso la figura paterna il bambino sposta la sua attenzione dalla madre verso i confini esterni.

Per quanto riguarda la relazione tra situazioni familiari difficili e sintomi di dissociazione, questa può essere vista come un tentativo di difendersi da circostanze traumatiche della vita.

Sulla base dell’esperienza clinica, sembra che il sintomo di depersonalizzazione in donne i cui i padri abusano di alcool, si presenti a causa del timore di una maggiore impulsività sessuale e aggressiva del genitore, che determina così una dissociazione dal proprio corpo, o essere connessa a una maggiore identificazione con una madre passiva e sottomessa.

Secondo una vasta revisione della letteratura il sintomo che determina una significativa correlazione con i disturbi dissociativi, esperienze di depersonalizzazione o derealizzazione, è l’essere state abusate sessualmente nell’infanzia, così come lo stupro.

In questo caso i disordini suddetti possono verificarsi come reazione al trauma nel tentativo di difendere se stessi estraniandosi dal mondo e dal proprio corpo.

Volendo concludere, la presenza durante l’infanzia, l’adolescenza e la giovane età adulta di un evento traumatico come abuso psicologico, trascuratezza, contesto familiare problematico, tentativi o episodi di incesto, sono associati ad una prevalenza significativamente più alta di disordini dissociativi, depersonalizzazione e derealizzazione.

È bene comunque sottolineare che lo sviluppo di tali disturbi non è e non deve essere limitato esclusivamente all’area sessuale dell’abuso, incesto o stupro.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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