Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito.
Accedendo acconsenti all'utilizzo dei cookies in accordo con la politica e regolamentazione vigente in materia di cookies e privacy.

L'elenco online di tutte le Scuole di Psicoterapia italiane

Segui Scuole di Psicoterapia sui Social Network       

Pubblicità

 

L'intestino, un secondo cervello!

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Per molti decenni, i ricercatori hanno osservati collegamenti tra l'intestino e il sistema nervoso. Gli scienziati hanno descritto un importante “secondo cervello” nell'intestino, una complessa rete di neuroni e neurotrasmettitori nota come sistema nervoso enterico.

l intestino un secondo cervelloUna decina di anni fa, l'idea che i batteri dell'intestino potessero guidare il comportamento e la salute mentale era considerata molto azzardata.

Oggi è ben noto che i miliardi di microbi nel tratto gastrointestinale, noti collettivamente come microbiomi - influenzano in innumerevoli modi la salute.

Dentro l'intestino, i microbiomi programmano il sistema immunitario in via di sviluppo, ci aiutano a produrre nutrienti, difendere l'organismo dalle infezioni e produrre sostanze neurochimiche importanti per la funzione cerebrale.

Negli ultimi anni, i ricercatori hanno raccolto prove convincenti che suggeriscono che l'intestino ed i suoi microrganismi residenti influenzano anche la salute mentale e la cognizione.

Ci riferiamo a questo come all'asse del microbioma-intestino-cervello, e quell'asse è bidirezionale”, ha affermato Christopher Lowry, docente di fisiologia presso l'Università del Colorado che studia i meccanismi neurali che sono alla base della fisiologia legata allo stress e al comportamento emotivo.

Per molti decenni, i ricercatori hanno osservati collegamenti tra l'intestino e il sistema nervoso. Gli scienziati hanno descritto un importante “secondo cervello” nell'intestino, una complessa rete di neuroni e neurotrasmettitori nota come sistema nervoso enterico.

Nel frattempo, la letteratura ha evidenziato che i problemi intestinali ed i disturbi mentali spesso coincidono.

Ad esempio, le persone con disturbi gastrointestinali hanno tassi più alti della media di problemi neuropsichiatrici come il disturbo bipolare e la depressione, osserva, mentre le persone con schizofrenia spesso hanno marcatori ematici di infiammazione gastrointestinale.

Anche le persone con disturbo dello spettro autistico hanno tassi più elevati di problemi gastrointestinali rispetto alla popolazione generale.

I messaggi viaggiano dal tubo digerente al cervello lungo il nervo vago, che forma un'autostrada diretta dall'intestino al tronco cerebrale.

Ci sono anche prove che i batteri intestinali possono generare metaboliti che possono circolare attraverso il sangue nel cervello. L'infiammazione è un'altra probabile connessione, poiché le molecole del sistema immunitario e persino le cellule immunitarie possono spostarsi da altre parti del corpo al cervello e influenzare la funzione neurale.

Sembra che ci siano molti meccanismi potenziali, ma abbiamo davvero bisogno di maggiore chiarezza su come effettivamente funzionano”, prosegue il Dottor Lowry.

Oltre a studi di laboratorio effettuati sui topi, altri ricercatori stanno anche iniziando ad esplorare l'asse del microbioma-intestino-cervello negli esseri umani.

In uno studio, Peng Xie, della Chongqing Medical Univeristy in Cina, e colleghi, hanno scoperto che i microbi intestinali dei pazienti con disturbo depressivo maggiore differivano significativamente da quelli dei controlli sani.

I ricercatori hanno trapiantato la materia fecale dai partecipanti umani in topi privi di batteri. I topi che hanno ricevuto trapianti fecali e microbici da persone depresse hanno mostrato più depressione e comportamenti ansiosi rispetto ai topi che hanno ricevuto trapianti da soggetti umani sani.

Simon Evans, dell'Institue for Systems Biology di Seattle, ha studiato il microbioma in persone con disturbo bipolare. In un confronto tra i microbi trovati nei campioni di feci di persone con e senza disturbo bipolare, ha trovato in particolare livelli più bassi di Faecalibacterium microbico in quelli con il disturbo.

Ha anche scoperto che tra le persone con disturbo bipolare, coloro che avevano livelli più elevati di Faecalibacterium avevano migliori risultati di salute, tra cui ansia e depressione inferiori, nonché un sonno migliore.

Pubblicità

Altri psicologi stanno anche conducendo ricerche per identificare gli psicobiotoci che potrebbero conferire benefici per la salute mentale. Ted Dinan, della University College Cork in Irlanda, e colleghi stanno testando possibili interventi psicobiotici per lo stress.

In uno studio, il gruppo di ricerca ha somministrato ai partecipanti un placebo o un integratore contenente il Bifidobacterium longum (ceppo 1714), un batterio che ha dimostrato di influenzare i livelli di stress e le prestazioni cognitive nei topi.

Prima e dopo lo studio, i partecipanti sono stati sottoposti a test dello stress e valutazioni cognitive. I ricercatori hanno scoperto che rispetto ai controlli, i partecipanti che hanno assunto il probiotico avevano livelli più bassi di cortisolo e ansia auto-riferiti durante il test dello stress.

Inoltre, hanno riportato meno stress quotidiano e hanno mostrato miglioramenti sottili ma statisticamente significativi nella memoria visuospaziale.

Mentre gran parte della ricerca finora ha studiato come i cambiamenti al microbioma potrebbero influenzare il cervello, altri ricercatori stanno esaminando la domanda al contrario: cambiando il comportamento si può alterare il microbioma e migliorare la salute dell'intestino?

Mayer, insieme a Jeffrey Lackner, presso l'Università di Buffalo, e colleghi hanno recentemente concluso uno studio sulla terapia cognitiva-comportamentale volto a ridurre i sintomi gastrointestinali e aumentare le capacità di coping nei pazienti con sindrome del colon irritabile.

Mayer e colleghi hanno presentato i risultati alla conferenza sulla settimana delle malattie digestive del 2018, dimostrando che dopo un intervento cognitivo-comportamentale, i partecipanti con un determinato pattern di microbi intestinali all'inizio dello studio avevano ridotto i sintomi dell'intestino irritabile dopo l'intervento.

In altre parole, il microbioma potrebbe predire chi risponderà meglio alla terapia. E tra coloro che hanno risposto, l'intervento ha effettivamente alterato la composizione del loro microbioma.

Questo suggerisce un effetto top-down”, afferma Mayer. “Se modifichi l'attività del sistema nervoso autonomo diminuendo l'ansia e aumentando le capacità di coping, i segnali arrivano dal cervello fino ai microbi nell'intestino; non solo i microbi parlano al cervello, ma il cervello ha un ruolo importante in questa conversazione”.

Gli esperti devono anche chiarire dove inizia questa conversazione. “Ci sono prima i cambiamenti cerebrali che segnalano l'intestino e i microbi e alterano il loro comportamento? O sono i cambiamenti nell'intestino?”.

Anche se ci vorrà del tempo per sviluppare e approvare potenziali psicobiotici, i ricercatori sono ottimisti che accadrà e che gli psicologi saranno fondamentali nel colmare il divario tra gli scienziati di laboratorio che studiano la connessione intestinale e le persone con disturbi psichiatrici e sfide cognitive.

Questo è un campo così in rapido movimenti che gli psicologi possono davvero contribuire a realizzare questa connessione”, ha concluso l'autore.

Tratto dalla rivista “ Social and Personality Psychology Compass”

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Pubblicità

Tags: scuole di psicoterapia, sistema immunitario, giorgia lauro, Dottoressa Giorgia Lauro, microbioma, intestino., sistema nervoso enterico, secondo cervello., asse microbioma-intestino-cervello, problemi intestinali e disturbi mentali, microbi intestinali, psicobiotici

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

0
Condivisioni