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L'ipnosi nel trattamento della psicopatologia

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Secondo il Dottor Robert Landon, psichiatra e psicologo da oltre trent’anni, l’ipnosi può essere considerata come una tecnica aggiuntiva che può essere integrata a diverse psicoterapie comportamentali nella gestione di diverse psicopatologie.

l ipnosi nel trattamento della psicopatologiaCon il termine “ipnosi”, si fa riferimento ad uno stato psicologico particolare con certi attributi fisiologici, che assomiglia al sonno solo superficialmente ed è segnato dal funzionamento dell'individuo ad un livello di consapevolezza diverso da quello della stato cosciente ordinario.

Questo stato è caratterizzato da un grado di accresciuta sensibilità e reattività in cui le percezioni esperienziali interiori ricevono tanto significato rispetto a quelle esteriori.

Nello stato ipnotico, l'individuo ipnotizzato sembra prestare attenzione solo alle comunicazioni dell'ipnotizzatore e tipicamente risponde in modo acritico e automatico ignorando tutti gli aspetti dell'ambiente diversi da quelli indicati dall'ipnotizzatore.

In uno stato ipnotico un individuo tende a vedere, sentire, odorare e altrimenti percepire secondo le indicazioni che gli vengono fornite, anche se questi suggerimenti possono essere in apparente contraddizione con gli stimoli reali presenti nell'ambiente.

Gli effetti dell'ipnosi non si limitano al cambiamento sensoriale; anche la memoria e la consapevolezza di sé del soggetto possono essere alterate dalla suggestione e gli effetti dei suggerimenti possono essere estesi alla successiva attività di risveglio del soggetto.

Dal punto di vista storico, l'ipnosi è antica quanto quella della stregoneria, della magia e della medicina. La sua storia scientifica iniziò nell'ultima parte del XVIII° secolo con Franz Mesmer, un medico tedesco che usava l'ipnosi per il trattamenti dei suoi pazienti.

A causa della sua erronee convinzioni che l'ipnotismo si avvalesse di una forza occulta, che chiamò “magnetismo animale”, Mesmer fu presto screditato.

Tuttavia il suo metodo continuò ad interessare i medici. Un certo numero di clinici ne fece uso senza comprenderne appieno la natura fino alla metà del XIX° secolo, quando il medico inglese James Brai studiò il fenomeno e coniò i termini di ipnotismo e ipnosi, ispirandosi al dio greco del sonno, Hypnos.

L'ipnosi attirò l'interesse scientifico di quel periodo, tanto che altri autori iniziarono a scrivere che l'ipnosi non comportava né forze fisiche né processi fisiologici, in quanto era il risultato di una combinazione di risposte psicologicamente mediate alle suggestioni.

Durante una visita in Francia all'incirca nello stesso periodo, il medico austriaco Sigmund Freud fu colpito dal potenziale terapeutico dell'ipnosi per i disturbi nevrotici. Al suo ritorno a Vienna, iniziò ad utilizzarla per aiutare i pazienti nevrotici a ricordare eventi inquietanti che apparentemente avevano dimenticato.

Mentre cominciava a sviluppare le sue teorie psicoanalitiche, la difficoltà che incontrò nell'ipnotizzare alcuni pazienti, portò Freud a scartare l'ipnosi a favore delle libere associazioni.

Nonostante l'influenza di Freud, quindi il rifiuto dell'ipnosi, si è comunque continuato a fare uso della tecnica nel trattamento psicoanalitico dei soldati che avevano avuto esperienza di nevrosi da combattimento durante le due guerre mondiali.

Vari ricercatori avanzarono così diverse teorie su cosa sia l'ipnosi e come possa essere compresa, ma non esiste ancora una teoria esplicativa generalmente accettata per il fenomeno.

Secondo il Dottor Robert Landon, psichiatra e psicologo da oltre trent’anni, l’ipnosi può essere considerata una tecnica ad oggi sottostimata; egli considera l’ipnosi come una tecnica aggiuntiva che può essere integrata a diverse terapie comportamentali nella gestione di diverse psicopatologie.

Afferma che “sono passati 30 anni da quando ho iniziato ad usare l’ipnosi, e per me è stato un ottimo strumento terapeutico”. Il suo utilizzo gli ha infatti insegnato quanto l’ipnosi sia un metodo di sostegno, basato su una concentrazione focalizzata.

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L’ipnosi permette infatti al soggetto di elaborare le informazioni in un modo diverso rispetto a come potrebbero essere elaborate in un normale stato di allarme.

In virtù della “potenza” dell’ipnosi questa, se integrata a strategie di modificazione del comportamento, può essere utilizzata in vari modi e per trattare diversi disturbi.

Per molte persone, tra cui diversi professionisti della salute mentale, l’ipnosi determina una debolezza mentale, un controllo mentale, il sonno o una perdita di coscienza; inoltre le donne sono spesso considerate più ipnotizzabili degli uomini.

Secondo il Dottor Landon questi non sono altro che miti, in quanto una persona ipnotizzata entra in uno stato di allarme in cui si registra un aumento dell’attenzione e concentrazione su uno specifico tema.

L’ipnosi permette ai pazienti di concentrarsi e mantenere tale concentrazione in modo che possa essere insegnato loro un programma di modificazione di un comportamento ben congegnato.

L’ipnosi dovrebbe essere utilizzata, tuttavia, come una parte aggiuntiva di un piano terapeutico in corso.

Ad esempio, un dentista che usa l’ipnosi per il dolore o il controllo dello stato ansiogeno, non sta modificando il suo piano terapeutico, ma bensì ricorre ad una tecnica aggiuntiva che può favorire una riuscita del compito, aiutando anche il paziente.

L’ipnosi può aiutare i pazienti a lavorare su diverse questioni tra cui lo smettere di fumare, il controllo del peso, il mangiarsi le unghie, le fobie, l’insonnia, l’ansia, un povero funzionamento sessuale, il pensiero ossessivo e problemi legati allo stress che potrebbero essere radicati in altri tipi di problemi fisici tra cui l’ipertensione, il mal di testa, o dolore cronico.

L’ipnosi si prefigura pertanto come uno strumento efficace nel trattamento di questi problemi; ma non basta soltanto sapere e capire cosa può o non può fare l’ipnosi.

Un esempio di come il Dottor Landon utilizza l’ipnosi, riguarda un uomo che era rimasto bloccato per molte ore in ascensore e, successivamente, aveva sviluppato un disturbo da stress post-traumatico con flashback invalidanti, agitazione e stati depressivi.

Egli ha esplicitato la sua richiesta di aiuto dopo essersi sottoposto sia a diverse terapie tradizionali, nonché ad un intervento di tipo cognitivo-comportamentale, che erano in egual modo fallite.

Il Dottor Landon decise a quel punto di utilizzare un approccio diverso basato sull’ipnosi e l’immaginazione guidata.

Subito dopo le prime 4 sessioni, il paziente era divenuto in grado di proiettare i suoi flashback e le sue ansie su un grande “schermo cinematografico” che era stato progettato insieme al terapeuta.

In sintesi, si era tracciata una strada che ha consentito di spostare quei ricordi dai suoi pensieri allo schermo.

Quando sentiva l’esigenza di rilassarsi, aveva imparato a “capovolgere le immagini” proiettandole sullo schermo e concentrandosi su un altro set di immagini che risultavano maggiormente piacevoli.

Insegnare tale strategia al paziente, una volta conclusasi la sessione, gli permetteva di continuare ad utilizzarla in altri contesti.

Attraverso lo sviluppo della concentrazione focalizzata mediante l’ipnosi, egli è divenuto in grado di lavorare su tali immagini, e in breve tempo i sintomi presentati erano quasi spariti del tutto.

Grazie all’esperienza clinica trentennale, il Dottor Landon ritiene che qualora le strategie ipnotiche iniziano a produrre risultati, esse si riveleranno efficaci nel giro di poche sedute. Se invece, per quello specifico problema, non funzionano è preferibile utilizzare altri approcci.

Non vi è bisogno di gadget o farmaci quando si usa l’ipnosi; se il paziente è ipnotizzabile, e molti terapeuti mediante la somministrazione di un semplice test o prove possono determinarlo, tutto ciò che serve è la volontà della persona e l’abilità del professionista nel guidare il loro stato ipnotico.

Certamente, sono gli psichiatri e gli psicologi i migliori “addetti ai lavori”. In generale, l’obiettivo è lo stesso, indipendentemente da chi sta conducendo l’ipnosi.

I pazienti però devono accertarsi della professionalità di chi pratica l’ipnosi, perché potrebbero anche “inciampare” in soggetti che la applicano per il solo gusto di farla.

In qualità di procedura formale, l’ipnosi clinica necessita di una formazione specifica e di esperienza, e deve essere utilizzata da coloro che sono consapevoli del suo uso appropriato, dei punti di forza così come delle controindicazioni.

A metà degli anni ’50, la British Medical Association e l’American Medical Association hanno rilasciato una dichiarazione politica riconoscendo l’ipnosi come trattamento legittimo in diversi ambiti: da quello psicologico/psicoterapeutico a quello medico e odontoiatrico.

La documentazione di prove scientifiche della sua efficacia si basa sull’esperienza clinica e spesso aneddotica, e questo perché sono diversi i fattori che possono influenzarne la riuscita, come ad esempio la cultura, la motivazione, le tendenze, i sistemi di credenze e la speranza.

Secondo il Dottor Landon sia gli psichiatri che gli psicologi dovrebbero essere addestrati nelle tecniche ipnotiche.

L’ipnosi dovrebbe pertanto essere parte integrante della formazione psichiatrica e psicologica in generale, poiché tali strategie aggiungono una dimensione preziosa per tutti i professionisti della salute mentale.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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