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La regolazione affettiva nel disturbo narcisistico di personalità

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Nel suo ampio lavoro sulle origine bio-psicologiche della regolazione affettiva, Allan Schore (1994) ha suggerito che i pazienti con disturbo narcisistico di personalità mancano di “accesso alla rappresentazione simbolica che può eseguire importanti funzioni lenitive e riparative codificate nella memoria evocativa. Loro non possono eseguire una modalità reciproca di controllo autonomo e la loro capacità di autoregolazione dell'affetto è fondamentalmente compromessa”.

la regolazione affettiva nel disturbo narcisistico di personalitàNell'ultimo decennio, la mentalizzazione è diventata un concetto teorico centrale per lo studio dello sviluppo della personalità e della patologia.

Il suo concetto di ricerca corrispondente, denominato “Funzione Riflessiva”, è stato impiegato per misurare la qualità della capacità di mentalizzazione nel contesto di specifiche narrative di attaccamento.

Quando si parla di funzione riflessiva si fa riferimento “all'acquisizione evolutiva che permette al bambino di rispondere non solo al comportamento degli altri, ma anche alla sua concezione dei loro sentimenti, credenze, speranze, aspettative, progetti. E' ciò che permette al bambino di leggere la mente delle persone.” (Fonagy & Target, 1997).

La letteratura esistente sulla funzione riflessiva e la psicopatologia della personalità riguarda principalmente le implicazioni per la diagnosi e trattamento del disturbo borderline di personalità.

Sebbene la patologia narcisista condivida alcune basi concettuali con il suddetto disturbo, dati empirici specifici sulla funzione riflessiva e le espressioni di personalità narcisista potrebbero rivelarsi essenziali per la comprensione e trattamento del disturbo.

Nel suo ampio lavoro sulle origine biopsicologiche della regolazione affettiva, Allan Schore (1994) ha suggerito che i pazienti con disturbo narcisistico di personalità mancano di “accesso alla rappresentazione simbolica che può eseguire importanti funzioni lenitive e riparative codificate nella memoria evocativa. Loro non possono eseguire una modalità reciproca di controllo autonomo e la loro capacità di autoregolazione dell'affetto è fondamentalmente compromessa”.

Fonagy, Gergely, Jurist e Target (2002) hanno quindi cercato di costruire la loro teoria della mentalizzazione coniugando la genetica e l'ambiente, suggerendo che “è il modo in cui viene vissuto l'ambiente che funge da filtro per l'espressione del genotipo in fenotipo”.

Per quanto riguarda l'eziologia della patologia narcisista, Fonagy e colleghi assumono la seguente struttura speculare come predisponente un bambino al disturbo narcisistico di personalità:

Quando il rispecchiamento degli affetti è opportunamente segnato ma non contingente, in quanto l'emozione del bambino è mal percepita dal caregiver, il bambino vivrà l'emozione dell'altro come suo stato emotivo primario. Tuttavia, poiché questo stato speculare è incongruente con il reale sentimento del bambino, la rappresentazione secondaria creata sarà distorta. Il bambino etichetterà erroneamente lo stato emotivo primario, costituzionale. La rappresentazione di Sè non avrà legami stretti con lo stato emotivo sottostante. L'individuo può trasmettere un'impressione di realtà, ma poiché lo stato costituzionale non è stato riconosciuto dal caregiver, il sé si sentirà vuoto perchè riflette l'attivazione di rappresentazioni secondarie di affetti privi delle corrispondenti connessioni all'interno del Sè costituzionale”.

Secondo questi teorici, il mancato sviluppo della mentalizzazione li porterebbe ad usare “strategie di controllo e manipolative per ridare coerenza al loro senso di sè”.

In questi senso, l'inibizione difensiva della mentalizzazione diventa evidente nella presentazione fenomenologica del narcisista grandioso.

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Un recente studio condotto da Fan et al. (2011) ha cercato di studiare la correlazione tra due concetti: la diminuzione della risonanza affettiva (chiamata 'empatia') e la presenza di bassi e alti tratti di narcisismo.

I dati psicologici e di neuroimaging indicano livelli più elevati di alessitimia e disattivazione dell'insula in situazioni che richiamano l'empatia in soggetti altamente narcisistici.

Tuttavia, mentre l'empatia e la mentalizzazione condividono alcune basi concettuali, i due costrutti si sovrappongono solo parzialmente.

Entrambi implicano l'apprezzamento degli stati mentali negli altri, eppure l'empatia è principalmente focalizzata in modo affettivo e orientata verso l'altro, mentre la mentalizzazione è anche un'abilità cognitiva che è egualmente orientata sia al Sè che all'altro.

Dimaggio e colleghi (2008) hanno esplorato l'esperienza soggettiva di pazienti narcisisti attraverso l'analisi delle trascrizioni delle sedute di psicoterapie e hanno scoperto che gli stati mentali dominanti dei pazienti erano caratterizzati da sfiducia verso gli altri e sentimenti di essere esclusi o danneggiati.

I dati sembrano quindi sostenere l'ipotesi che una disattivazione o soppressione del processo di mentalizzazione abbia luogo durante gli stati mentali negativi.

Gli autori osservano che, in particolare, “l'eccitazione spiacevole può così portare alla rabbia, con la persona narcisista che percepisce che l'altro ha causato loro sofferenza; a sua volta, questa condizione mentale pregiudica la loro percezione che quest'ultimo è ostile e rifiutante”.

Per questo motivo, la qualità della funzione riflessiva potrebbe servire come indicatore prezioso per una migliore distinzione tra espressioni narcisistiche adattive e non adattive.

In una recente pubblicazione di Bender, Morey e Skodol (2011), viene sottolineato che il livello di funzionamento della personalità dipende molto dalla capacità di mentalizzare.

Aggiungono che “in particolare, menomazioni nella funzione di mentalizzazione rendono difficile creare, mantenere e usare rappresentazioni interne stabili di sé e dell'altro”.

Inoltre, problemi con la capacità di mentalizzare sono stai identificati come particolarmente rilevanti negli stati narcisisti e borderline, considerando l'associazione di queste patologie con difficoltà nell'integrare più prospettive di sé e dell'altro.

Pertanto, data la natura limitata della relazione tra struttura di personalità narcisista e capacità di mentalizzazione, è necessaria ulteriore ricerca per convalidare questi risultati in campioni clinici e non clinici.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Bender, D.S., Morey, L.C., & Skodol, A.E. (2011). Toward a model for assessing level of personality functioning in DSM-5, Part-I: A review of theory and methods. Journal of Personality Assessment, 93(4), 332-346.
  • Dimaggio, G., Nicolò, G., Fiore, D., Centenero, E., Semerari, A., … & Pedone, R. (2008). States of minds in narcissistic personality disorder: Three psychotherapies analyzed using the grid of problematic states. Psychotherapy Research, 18(4), 466-480.
  • Fan, Y., Wonneberger, C. Enzi, B. de Greek, M. Ulrich, C. Tempelmann, C. Bogerts, B. Doering, S. Northoff, G. (2011). The narcissistic self and its psychological and neural correlates: An exploratory fMRI study. Psychological Medicine, 41(8), 1641-1650.
  • Fonagy P., Gergely G., Jurist E., Target M. (2002). Affect regulation, mentalization, and the development of the self. New York: Other Press.
  • Fonagy, P., & Target, M. (1997). Attachment and reflective function: Their role in selforganization. Development and Psychopathology, 9, 679–700.
  • Schore, A.N. (1994). Affect regulation and the origin of the self: The neurobiology of emotional development. Mahwah, NJ: Erlbaum.

 

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