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Lavorare sulle emozioni dopo un trauma sessuale

Sono molte le emozioni dolorose da superare dopo aver subito un trauma di natura sessuale. Queste emozioni sono in genere devastanti, e l'individuo ricorre spesso a meccanismi di difesa attraverso i quali cerca di evitarle.

lavorare sulle emozioni dopo un trauma sessualeL'Io in un certo senso tenta di proteggersi, compartimentalizzando tali esperienze al fine di escluderle dalla coscienza; tuttavia, esse non scompaiono, ma peggiorano.

Un comune ciclo di emozioni che si manifesta in seguito ad un trauma sessuale è caratterizzato da profondo senso di colpa e vergogna, riprovazione e rabbia, afflizione/rimpianto, paura e ansia.

Questo ciclo non viene vissuto allo stesso modo dai sopravvissuti ai traumi sessuali, ma rappresenta uno schema generale di reazioni comuni.

Rispetto al senso di colpa e la vergogna, vi può essere molta segretezza che circonda l'esperienza traumatica.

Le vittime che decidono di confidare quanto subìto, spesso si sentono dire di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Tra queste, alcune vengono invogliate a mantenere il segreto, a non parlarne e lasciar passare del tempo. Le persone spesso infatti possono arrivare ad incolpare la vittima sottolineando tutto ciò che “dovrebbero” o “non dovrebbero” aver fatto.

I sopravvissuti al trauma sessuale possono interiorizzare questi messaggi e provare un profondo senso di colpa e vergogna.

Potrebbero iniziare a ripetere nella loro mente le cose che avrebbero potuto evitare per prevenire o sfuggire al trauma, anche se, in realtà, non avrebbero potuto fare nulla di diverso.

Potrebbero sentirsi in colpa per non aver fermato l'abuso e vergognarsi di esserne stati vittima.

Imparare a lavorare su questi messaggi è uno dei primi ostacoli al trattamento del trauma sessuale.

In questa fase, lo psicoterapeuta si concentra infatti sull'auto-compassione, sulla comprensione e, soprattutto, sull'accettazione che il trauma sessuale non è mai una conseguenza del comportamento della vittima.

Per quanto concerne la riprovazione e la rabbia, molte volte, i sopravvissuti ai traumi sessuali, incolpandosi di ciò che è successo, iniziano a dirigere la rabbia verso sé stessi.

Questo aspetto potrebbe anche spiegare perchè in molti individui sessualmente abusati si manifestano comportamenti di autolesionismo.

In tal senso, il dolore che il soggetto si provoca volontariamente sul corpo non è altro che un modo per placare il dolore psichico e mentale che sente dentro.

Dal punto di vista cognitivo, possono inoltre iniziare a sviluppare pensieri critici, offensivi e meschini contro se stessi.

In questa fase del trattamento, lo psicoterapeuta dovrebbe lavorare sul separare la responsabilità dalla colpa.

Più nello specifico, bisognerebbe sfidare i pensieri offensivi e critici, imparando a guardare le cose da una nuova prospettiva, generando pensieri più sani e adattivi.

Così facendo la riprovazione e la rabbia iniziano ad essere proiettati sul perpetratore, come dovrebbe.

Sfortunatamente, molte persone rimangono bloccate in questa fase, offuscate dalla rabbia ed incapaci di andare avanti.

La rabbia può farle sentire come se avessero un maggiore controllo, perchè ad essa associano tale cognizione: “quando sono arrabbiato, le persone mi ascoltano, fanno ciò che dico”.

Il potere sottostante la rabbia può quindi essere difficile da lasciar andare.

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Può anche esserci il timore che il lasciare andare la rabbia significhi tollerare l'abuso sessuale subito.

Nel corso del tempo, la rabbia cronica può portare all'isolamento, alla solitudine e alla depressione.

Il trattamento si concentra sulla convalida della rabbia, sulla comprensione del perchè è lì, sul riconoscerla come un segnale di pericolo protettivo che va gestito prima che si tramuti in aggressività fisica o verbale.

Il senso di perdita e/o lutto associata ad un'esperienza sessuale traumatica è un altro aspetto da scandagliare nei sopravvissuti a questo tipo di trauma.

Potrebbero esserci molte cose che si sentono di aver perso: l'innocenza, l'infanzia, il senso di sicurezza, sé stessi. Questa specie di lutto può portare l'individuo a sentirsi impotente, debole e vulnerabile.

È naturale desiderare che questa forma di dolore passi in fretta o, meglio ancora, riempirlo. Sfortunatamente, non esistono scorciatoie. Più si cerca di evitarlo, più le emozioni saranno fuori controllo.

Spesso infatti, successivamente al trauma sessuale, le persone possono improvvisamente iniziare a piangere o modificare i loro comportamenti in reazione a qualche situazione che stanno vivendo.

Una lamentela comune è il reagire in modo eccessivo per delle piccolezze. È bene quindi ricordare che il corpo non sta reagendo a quella piccolezza, ma a tutti gli eventi stressanti vissuti e messi da parte.

Disimballare, sbloccare e tirare fuori tutto è parte del processo del lutto. È particolarmente importante impostare un sistema di supporto ed un programma regolare di attività legata alla cura di sé.

Il trattamento in questa fase si concentra sull'aiutare il cliente a stabilire lo spazio, il tempo, il supporto per piangere e rattristarsi.

Lo psicoterapeuta, in questa fase, insegna come gestire le emozioni intense in modo da favorirne un controllo diretto, anziché essere completamente in balia di esse.

Dopo aver lavorato attraverso il senso di colpa, la vergogna, la rabbia ed il lutto, molti sopravvissuti ai traumi sessuali presentano una grande sensazione di vuoto.

Tutte quelle emozioni che avevano fino a quel momento occupato quello spazio, portano spesso gli utenti a chiedere: “ e adesso?”.

Questa fase del trattamento si dovrebbe concentrare sulla costruzione di una vita degna di essere vissuta; è importante riempire quel buco con nuove relazioni, attività, obiettivi ed emozioni, in quanto rimanere in quel luogo vuoto può facilmente determinare depressione e isolamento.

Questo processo può innescare una nuova serie di sfide, in quanto le persone, indipendentemente dal fatto che abbiano subito un trauma, generalmente esitano ad uscire dalle loro zone di comfort per provare qualcosa di nuovo.

Cercare di costruire una nuova vita tende a suscitare molte paure e ansie.

Paura che gli sforzi fatti non funzionino, che gli altri li respingano, che i pensieri più critici siano i più veri.

Ansia per andare in posti nuovi, stare fuori in mezzo alle persone, iniziare relazioni e provare cose non familiari.

In questa fase, il trattamento cerca di aiutare i sopravvissuti al trauma sessuale ad apprendere come affrontare le loro paure; per stabilire confini sani; risolvere i problemi e lavorare verso obiettivi specifici e misurabili.

Volendo concludere, è possibile tornare a vivere dopo un trauma sessuale. Ci vuole molto coraggio per richiedere un supporto, ma è il primo passo per imparare a fidarsi nuovamente di sé stessi e del processo di recupero.

Qualunque sia la natura e la portata del trauma sessuale, è sempre il momento di ricordare a sé stessi che non si è soli.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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