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Le autrici della psicoanalisi: Juliet Mitchell

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Secondo Juliet Mitchell, “la psicoanalisi non è una raccomandazione per una società patriarcale ma bensì l'analisi del singolo”.

Jle autrici della psicoanalisi juliet mitchelluliet Mitchell si è formata come psicoanalista negli anni '70 e ha lavorato a tempo pieno in diversi studi privati a Londra e successivamente a Cambridge dove, nel 1996, ha intrapreso anche un incarico accademico.

Attualmente continua a scrivere e insegnare psicoanalisi in tutto il mondo. È professoressa associata alla UCL, Unità di Psicoanalisi, dove ha fondato e diretto diverso programmi.

Tra i suoi libri più famosi viene ricordato “Psicoanalisi e femminismo”; questo testo famoso e innovativo ha recuperato aspetti intellettuali e terapeutici della psicoanalisi freudiana all'interno del mondo accademico e della clinica.

In questo testo, Juliet Mitchell ha scritto che “la psicoanalisi non è una raccomandazione per una società patriarcale ma bensì l'analisi del singolo”.

Successivamente, nella sua vasta letteratura sulla sessualità e la psicoanalisi, ha affermato nuovamente che la psicoanalisi non prescrive come gli uomini e le donne debbano vivere le loro vite, perchè focalizzata piuttosto nel comprendere come sono diventati tali in primo luogo.

Il suo lavoro psicoanalitico è radicato nella conoscenza di molte tradizioni, avendo scritto e curato testi molto apprezzati su Jacques Lacan e Melanie Klein.

È stata inoltre affascinata dagli scritti di Donald Winnicott, ma tutto il suo lavoro si incentra sulla profonda conoscenza dei testi freudiani.

A tal proposito, scrive:

affermare che il lavoro di Freud contenga delle contraddizioni non dovrebbe equivalere a sostenere che è eterogeneo e che è quindi legittimo scegliere di svilupparlo come vogliono”.

Accanto all'appello contro una rigidità dottrinale promossa da diverse scuole di pensiero, Juliet Mitchell apprezza il pensiero interdisciplinare, in quanto capace di comprendere e considerare lo sviluppo della psiche inconscia.

La sua stessa traiettoria accademica è stata attraversata da letteratura, studi di genere e antropologia. Le sue teorie sulla sessualità si sono poste come avanguardiste in quello che è diventato un ricco filone del pensiero contemporaneo sulla sessualità nella psicoanalisi britannica.

La Mitchell argomentò contro tutti quei teorici che si scagliano contro la teoria freudiana della sessualità.

Ritiene che alcuni sviluppi successivi della psicoanalisi non riguardino il modo in cui la sessualità è costruita ma “ciò che ciascuno ha, non ciò che distingue i sessi”.

Questo costituisce un “ritorno alla biologia... una naturale eterosessualità e mascolinità e femminilità originali”.

Nel 1986 affrontò la critica femminista della nozione freudiana di castrazione. Ha descritto come la formazione della psiche umana fosse inestricabilmente legata alle domande esistenziali, alle domande di origine: da dove vengono i bambini? Qual è la differenza tra i sessi?

Negli ultimi due decenni, dopo la pubblicazione di “Mad Men and Medusas”, nel 2000, Juliet Mitchell ha elaborato il suo lavoro iniziale concentrandosi sull'opera di Freud“Studi sull'isteria”.

Concentrandosi sullo strano destino dell'isteria maschile, ha notato l'anello mancante: la relazione tra fratelli.

Da questa “rivelazione”, la Mitchell ha rivendicato l'asse laterale nella strutturazione della mente.

Freud si concentrò sull'asse verticale del complesso edipico, il desiderio del bambino per un genitore che incontrava il divieto dell'altro genitore.

La teoria psicoanalitica successiva, in particolare la teoria delle relazioni oggettuali, ha continuato a focalizzarsi su questo asse, ma elaborando più sulla diade madre-bambino, la dinamica pre-edipica.

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Senza mai cercare di sottovalutare l'importanza dell'asse verticale-parentale, Juliet Mitchell sostiene che questo è stato privilegiato al costo di ignorare l'aspetto laterale, ossia quello dei fratelli, e dei loro 'eredi' sull'asse orizzontale.

Descrive la “simultaneità dell'omicidio e dell'adorazione” e come ogni fratello “evoca il pericolo dell'annichilimento dell'altro”.

La nascita di un rivale, il nuovo fratello, il concorrente per l'amore dei genitori, minaccia l'esistenza del soggetto.

Questa evocazione del pericolo di annientamento alla nascita di un nuovo fratello può essere vissuta come la morte del sé del soggetto nella mente della madre.

Il desiderio del bambino è quello di annientare il nuovo rivale nato, per farlo scomparire.

Nel desiderio di uccidere colui che annienta il soggetto con la sua esistenza, alimenta l'amore che era presente nell'anticipazione di un altro Sè … la pulsione di vita inonda per mitigare la pulsione di morte”.

Nella sua elaborazione dell'asse laterale nella storia sociale e allo stesso tempo individuale sostiene che la possibile risoluzione o mitigazione dell'omicidio spesso implica che la rivalità può essere vista come la soluzione alla gelosia, piuttosto che sinonimo di invidia.

La micidiale aggressività del fratello rivale è trasmutata e sanzionata nel gioco aggressivo ed in una sana rivalità: una soluzione socialmente accettabile che può facilmente collassare in patologia.

Lei sostiene in modo convincente che la madre, di fronte alla feroce omicida del geloso, figlio maggiore usurpato, istituisce quella che lei descrive come la “legge della madre”.

La mamma riconosce che il bambino vuole liberarsi del fratello che ha preso il suo posto. Lei suggerisce che la madre sanziona un gioco rivale come una soluzione al potenziale omicidio.

È stata proprio questa concettualizzazione della legge della madre che l'ha portata a scrivere molto e di nuovo negli ultimi anni.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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