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Linguaggio e social media

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Considerare le emoji e le emoticon come un linguaggio di comunicazione usato sui media digitali richiede un'indagine teorica sull'impatto di questo linguaggio sugli utenti e su come contribuisce alle aree relative alle scienze umane, come la psicologia, la sociologia e la linguistica.

linguaggio e social mediaLa parola “emoji” deriva dalla lingua giapponese: (e ≅ immagine) (mo ≅ scrittura) (ji ≅ personaggio). Le emoji rappresentano la nuova generazione di emoticon sui dispositivi intelligenti che gli utenti includono nelle loro comunicazioni attraverso i social media.

Le principali aziende tecnologiche hanno compreso l'importanza delle emoji e hanno compiuto notevoli passi avanti nello sviluppo delle stesse, includendole nei loro sistemi.

I termini emoticon, emoji e adesivi (stickers) sono spesso utilizzati in modi intercambiabili, sebbene siano diversi nella loro creazione, i loro fornitori di software e la loro regolarità e finalità (Davis & Edberg, 2016).

Le emoticon si riferiscono ad una serie di caratteri di testo (punteggiatura o simboli) che sono utilizzati per formare un gesto o un'espressione facciale. Secondo Davis e Edberg (2016), le emoticon hanno preceduto le emoji.

Le emoji, d'altra parte, sono icone reali che compaiono sulla tastiera e possono essere utilizzate nei messaggi di comunicazione digitale.

Paragonati a emoticon ed emoji, gli adesivi o stickers sono immagini personalizzate utilizzate istantaneamente da molte piattaforme di messaggistica, come MSN, Facebook Messenger e così via.

Rispetto alle prime due, gli adesivi non rappresentano un linguaggio standardizzato che può essere scambiato tra diverse piattaforme; gli adesivi sono meno adattabili e vengono utilizzati principalmente dalle app specifiche che li creano e sono trattati come immagini.

Aspetti psicologici delle emoji

Considerare le emoji come un linguaggio di comunicazione usato sui media digitali richiede un'indagine teorica sull'impatto di questo linguaggio sugli utenti e su come contribuisce alle aree relative alle scienze umane, come la psicologia, la sociologia e la linguistica.

Dal punto di vista psicologico, in assenza di segnali non verbali, le emoticon possono tradurre le emozioni per esprimere espressioni facciali, ad esempio un sorriso. Gli umani imitano, in modo intercambiabile, le loro espressioni ed emozioni quando parlano faccia a faccia.

Secondo Hatfield (1993), c'è un fenomeno, chiamato “contagio emotivo”, nel quale emozioni simili e comportamenti corrispondenti sono direttamente scatenati da una persona verso l'altra.

Questo fenomeno può verificarsi automaticamente attraverso la sincronizzazione ed il mimetismo, una somiglianza evoluta tra diversi organismi, di vocalizzazioni, movimenti, posture o espressioni. Questo è il modo in cui le persone condividono empatia e creano relazioni; tuttavia, i sistemi online mancavano di questa empatia prima dell'invenzione delle emoji.

Churches, Nicholls, Thiessen, Kholer e Keage (2014) hanno scoperto che le stesse sezioni del cervello umano si attivano quando un individuo vede una faccina sorridente come quando vede il volto di un vero sorriso umano.

I risultati hanno determinato che questa reazione dal cervello non è innata ma è stata sviluppata in modo cumulativo durante l'emergere dei sistemi on line e del loro linguaggio unico, ad esempio con le Emoji.

Più interessante, Churches e colleghi (2009), hanno condotto un esperimento che ha presentato immagini di volti reali, emoticon di faccine di vecchia moda (scritte con segni di punteggiatura, parentesi e trattini, ad esempio :) ;) :-( e così via), ed un flusso indefinito di personaggi a 20 partecipanti.

I risultati sono stati dichiarati come segue:

non esiste una risposta neurale innata alle emoticon con cui i bambini sono nati. Prima del 1982 non ci sarebbe alcun motivo per cui l'emoticon “:-)” attivasse le aree sensibili alla faccia della corteccia, ma ora lo fa perchè abbiamo imparato che questo rappresenta un volto. Questa è una risposta neurale creata interamente dalla cultura. È davvero sorprendente”.

Allo stesso modo, le emoji potrebbero avere effetti psicologici ed emotivi cruciali per gli utenti sulla base di molti altri fattori, non solo della reazione cerebrale.

Come affermato dalla letteratura, gli ambienti e la cultura circostanti possono indurre le persone ad adottare e acquisire nuove abilità con le quali non sono nati. Di conseguenza, quando le persone capiscono il significato di una faccina testuale (emoji) reagiranno emotivamente verso di essa come reagiscono emotivamente verso un'espressione facciale reale.

Aspetti sociologici

Recenti studi hanno dimostrato che le emoji non sono solo rappresentazioni di atteggiamenti affettivi, in quanto svolgono diversi ruoli legati alla sociologia. Attraverso le emoticon e le emoji, le persone possono esprimere le loro intenzioni, differenze socioculturali e identità.

Molte ricerche hanno ulteriormente esplorato il ruolo dell'uso delle emoji digitali nella società e nella cultura. Kelly e Watts (2015) hanno condotto uno studio con 20 partecipanti culturalmente diversi sui diversi usi delle emoji nella comunicazione testuale digitale con forti legami personali.

Lo studio ha rilevato che, oltre a trasmettere emozioni, le emoji vengono utilizzate per altri scopi, come stabilire conversazioni, consentire interazioni giocose e creare unicità confidenziale all'interno di una relazione.

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In realtà, le emoji supportano la possibilità di esprimere la diversità in molte forme, come razza, genere, religione o etnia. Apple, ad esempio, è stato il primo a creare una serie di aggiornamenti emoji nei suoi sistemi operativi che sfruttano i nuovi modificatori di tonalità della pelle emoji, e ha aggiunto una funzionalità nel suo tastiere che consente all'utente di selezionare da una collezione di diverse emoji quella della tonalità di pelle che preferisce.

Questo aggiornamento è ora disponibile anche sugli altri sistemi operativi.

Aspetti linguistici

Le emoji stanno cambiando anche il nostro modo di parlare; negli ultimi anni, le emoticon testuali sono state profondamente studiate e considerate come il modo di trasmettere pensieri e sentimenti simulando segni non verbali nel discorso.

L'informazione non verbale è l'informazione che il cervello umano elabora e riconosce come un'interazione emotiva quando percepisce un'emoticon o un'emoji.

Le persone leggono questi personaggi, cioè le emoji, come informazioni emotive e non come parole; quindi, inviare messaggi di testo con le emoji è importante quanto inviare messaggi con le parole per articolare chiaramente il significato dei messaggi attraverso la comunicazione digitale.

È interessante notare che i linguisti hanno scoperto che le persone a cui è stato impedito di usare i gesti durante le conversazioni diventano meno volubili nel parlare.

Fondamentalmente, le emoji nella comunicazione digitale aiutano a rappresentare gesti umani, i toni della voce e le espressioni fisiche che le persone fanno quando comunicano vocalmente, usando telefoni o parlando faccia a faccia.

Secondo una revisione che ha coinvolto lo studio di Dresner e Herring (2010) che si è ispirato alla teoria dell'atto linguistico di Austin (1975), gli autori hanno sostenuto che le emoticon indicano l'intenzione del parlante e hanno concluso che vi siano tre funzioni linguistiche per le emoticon.

In primo luogo, considerano le emoticon come indicatori emotivi direttamente correlati alle espressioni facciali, ad esempio triste o arrabbiato.

In secondo luogo, considerano le emoticon come indicatori non emotivi che sono anche correlati alle espressioni facciali, ad esempio scherzare.

Infine, considerano le emoticon come indicatori di forza illocutoria che non sono correlati alle espressioni facciali ma a intenzioni profonde.

Altri autori, come Pavalanathan ed Eisenstein (2015) hanno condotto un'indagine simile sulle emoji, raggiungendo una conclusione simile.

Conclusioni

Nella comunicazione digitale, gli utenti possono incontrare l'ostacolo di esprimere gesti fisici, intonazioni, ed espressioni facciali facilmente reperibili nelle comunicazioni faccia a faccia.

Le emoji potrebbero risolvere questo problema fornendo una varietà di personaggi illustrati per esprimere efficacemente opinioni, sentimenti e personalità.

In conclusione, seppur con molte limitazioni, le emoji hanno molti vantaggi, come la riduzione delle parole gergali nelle comunicazioni digitali, consentendo l'espressione emotiva, migliorando le applicazioni di analisi di sentimenti e aggiungendo funzionalità deliziose ad un design.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

Bibliografia

  • Davis, M., & Edberg, P. (2016, November). Unicode Emoji. Retrieved from http://unicode.org/reports/tr51/
  • Hatfield, E., Cacioppo, J. T., & Rapson, R. L. (1993). Emotional contagion. Current Directions in Psychological Sciences, 2, 96–99
  • Churches, O., Nicholls, M., Thiessen, M., Kohler, M., & Keage, H. (2014). Emoticons in mind: an event-related potential study. Social Neuroscience, 9(2), 196-202.
  • Churches, O., Baron-Cohen, S., & Ring, H. (2009). Seeing face-like objects: an event-related potential study. Neuroreport, 20(14), 1290-1294.
  • Kelly, R., & Watts, L. (2015). Characterising the inventive appropriation of emoji as relationally meaningful in mediated close personal relationships. In Experiences of technology appropriation: unanticipated users, usage, circumstances, and design.
  • Dresner, E., & Herring, S. C. (2010). Functions of the nonverbal in CMC: emoticons and illocutionary force. Communication Theory, 20(3), 249–268.
  • Austin, J. L. (1975). How to do things with words. Oxford, UK: Oxford University Press.
  • Pavalanathan, U., & Eisenstein, J. (2015). Emoticons vs. emojis on Twitter: a causal inference approach.

 

 

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