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Masochismo e gioco d'azzardo patologico

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“Se vincevo mi sentivo colpevole, se perdevo mi sentivo comunque colpevole, ma la colpa per la perdita era più facile da tollerare.” Per il giocatore d'azzardo, non è vincere che è importante, ma non perdere tutto. Egli vive al limite e flirta con la possibilità di cadere. È il rischio di danneggiarsi o di perdere tutto che li eccita. Sono proprio questo tipo di situazioni che possono richiamare aspetti del masochismo.

masochismo gioco patologicoChe i giocatori patologici abbiano un “desiderio inconscio di perdere” è un'idea che possiamo rintracciare già negli scritti Freudiani del 1928 e di Bergler (1936, 1943, 1958).

Questo stesso assunto è apparso come spiegazione del disordine nella prima edizione del “Big Book of Gamblers Anonymous” (1964).

Tuttavia, le due più importanti figure contemporanee nel campo del gioco d'azzardo patologico sono Robert Custer e Henrly Lesieur, i quali rifiutano la nozione del “giocatore masochista”.

Gli autori ritengono che molti giocatori patologici vivono un iniziale periodo di vincita, e che i loro sforzi nel non giocare possono anche avere successo.

Fatta eccezione per questa singola osservazione, il soggetto del masochismo è stato ignorato nella letteratura contemporanea del gioco d'azzardo patologico. Il masochismo è ad oggi un concetto alquanto confusivo.

All'interno del presente articolo si chiarirà perchè è stato confuso, e verrà illustrata la sua applicabilità alla comprensione ed al trattamento di alcuni giocatori patologici.

Il concetto di una personalità masochista ha una lunga e ricca tradizione clinica che proviene quasi esclusivamente dalla letteratura psicoanalitica.

Gli psicoanalisti furono tra i primi a tentare di capire e trattare i giocatori d'azzardo patologici. Erano cioè intrigati dal problema di questa forma di auto-lesionismo deliberato, come esemplificato da quei giocatori che non sembravano apprendere dall'esperienza, ma che ripetutamente tornavano a sperimentare il fallimento e la perdita.

Si chiedevano pertanto, cosa ci fosse nel gioco d'azzardo patologico tanto da promuovere un comportamento simile.

Il masochismo esiste nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), ma solo nella sua accezione restrittiva di “perversione sessuale”.

Rispetto allo spettro della personalità, il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM Task Force, 2006), è un manuale psicoanalitico sviluppato per la proposta di diagnosi e trattamento che non solo include il disturbo masochista della personalità, ma lo divide anche in masochismo morale e relazionale.

La prima letteratura psicoanalitica sul gioco d'azzardo contiene una ricchezza di materiale e formulazioni cliniche che anticipano molte delle nostre idee attuali. Questi primi casi riguardavano esclusivamente giocatori d'azzardo uomini; il primo trattamento psicoanalitico di un giocatore iniziò con Simmel negli anni '20.

L'analista sottolineava la presenza di fantasie narcisistiche che implicavano grandiosità e senso del diritto, pseudo-indipendenza, e un bisogno continuo di negare sentimenti di piccolezza e di impotenza.

Altri autori, come Comess, Greenson e Niederland, hanno descritto la presenza di una deprivazione parentale precoce, e un ricorso al gioco d'azzardo compulsivo come tentativo di difendersi da vissuti depressivi.

In tal senso, il gioco d'azzardo è stato inquadrato come modalità difensiva ed intenzionale che funge da auto-medicazione per i sentimenti disforici, per contrastare un senso di impotenza, o ripristinare il controllo.

Le dinamiche sono molto simili a quelle descritte nella letteratura psicoanalitica contemporanea sulla dipendenza da sostanze. Essi descrivono la sua imprevedibilità, l'eccitamento del rischio e l'erotizzazione della tensione e della paura.

Hanno inoltre sottolineato i suoi aspetti competitivi e descritto il linguaggio del gioco d'azzardo come manifestazione delle gratificazioni sessuali e aggressive.

Olmsted (1962) ha esplorato le componenti psicodinamiche sottostanti i giocatori, cercando di comprendere e delineare i significati consci ed inconsci associati alla perdita e alla vittoria.

Forse la cosa più importante era la credenza che vincere al gioco significava essere speciali, in qualche modo migliore di altri, tale per cui la vittoria era meritata.

Lerner ha fatto riferimento a questa come la “credenza in un mondo giusto”, e ha spiegato che, poiché l'abitrarietà del mondo era troppo spaventosa, le persone preferivano credere che “anche le ricompense e le punizioni apparentemente casuali devono in realtà riflettere un ordine morale sottostante”.

Il gioco d'azzardo e la divinazione sono sempre stati strettamente associati; l'Antico Testamento non era contro il gioco d'azzardo, ma contro quelle attività di gioco svolte frivolamente.

Il tiro vincente fu pensato come rappresentativo della volontà di Dio. La letteratura psicoanalitica conteneva numerosi casi in cui il gioco d'azzardo era visto come un modo per rispondere a importanti domande su ciò che era consentito, sulla colpa o l'innocenza, sulla vita e la morte, e se il giocatore fosse accettato da coloro che riteneva importanti.

Queste credenze attraversano il tempo e le culture; ad esempio, tra i primi romani, il lancio vincente dei dadi era associato al “tiro di Venere”; esso significava che si era amati dalla dea dell'amore e della bellezza.

Stekel è stato il primo a inquadrare il giocatore come continuamente tentato dal Fato; il gioco si poneva quindi come una specie di oracolo. Se il giocatore vinceva, il suo desiderio segreto di amore o potere poteva così realizzarsi.

Questa idea è stata spesso ripetuta nella letteratura; storicamente, gli oracoli erano i portali attraverso cui gli Dèi parlavano agli uomini.

Secondo Fenichel, l'oracolo veniva consultato per ottenere consigli su situazioni esterne, ma soprattutto per quanto riguardava i conflitti interni: “[..] se ciò che l'individuo aveva in mente era ammissibile, o se una punizione doveva essere prevista. In tal caso, fu chiesta l'autorizzazione all'oracolo, era cioè una decisione divina, che agiva come contrappeso contro le spinte della coscienza” (Fenichel, 1942, p.18)

Freud è stato il primo a suggerire che il giocare può inconsciamente desiderare di perdere; credeva che questo aspetto fosse radicato nella giovane ambivalenza verso suo padre.

Amava il padre ma lo considerava come un rivale e quindi voleva liberarsi di lui. Perdere era quindi un modo per punire sé stesso e per espiare la colpa di tali sentimenti. Freud chiamò questo come “masochismo morale”.

Successivamente, ha proposto un secondo tipo di masochismo, definito “femminile”, in quanto basato su un'identificazione con la madre.

Questo rappresentava un complesso di Edipo negativo. Qui, la perdita era pensata come modalità di essere amato e accettato dal padre (sofferenza=amore); ciò che legava i due tipi di masochismo era l'urgenza di sottomettersi ai dettami della coscienza da un lato e ad una passiva relazione femminile con il padre dall'altro.

Bergler, raccolse l'idea di Freud, ossia che il gioco fosse masochista, ma offrì una spiegazione diversa.

Secondo Bergler, il giocatore patologico era in ribellione contro l'autorità dei genitori, ed in particolare per l'introduzione al principio di realtà.

La conseguente colpa inerente alla sua ribellione ha creato il bisogno di auto-punirsi. Dietro la pseudo-aggressione del giocatore si nasconde quindi una voglia di sconfitta e di rifiuto.

I giocatori d'azzardo compulsivi erano infatti coinvolti in relazioni contraddittorie con il mondo; i loro avversari al tavolo da poker, il croupier al casinò, la ruota della roulette e così via, erano inconsapevolmente identificati con il rifiuto della madre o del padre.

Lindner (1950) ha presentato la sua analisi di un giocatore d'azzardo compulsivo la cui attività di gioco è iniziata a seguito della morte del padre. Il gioco richiamava una questione ripetitiva: i miei desideri onnipotenti hanno ucciso mio padre?

Mentre Lidner ha sottolineato i conflitti aggressivi e sessuali relativi alla vittoria e i suoi rispettivi significati positivi e negativi, il successo del trattamento potrebbe aver avuto più a che fare con la scoperto della fantasia di onnipotenza del paziente.

Nella letteratura psicoanalitica sul gioco d'azzardo, si riscontra una colpa inconscia postulata come forza sottesa all'autodistruttività del giocatore patologico, e per la quale vengono fornite spiegazioni multiple.

Un'eziologia un po' diversa è stata descritta da Weissman intorno agli anni '60, attraverso la presentazione di due pazienti analitici con l'obiettivo di illustrare come i modelli di comportamento potevano influenzare ogni area della loro vita e come potevano essere determinati dall'interazione precoce con i loro padri, come rivelato dal loro gioco ripetitivo.

Uno dei due pazienti, figlio di un giocatore problematico, aveva il permesso di salutare il padre, si arrampicava su di lui, tirandogli i capelli e punzecchiandolo.

L'incoraggiamento del padre si alternava però a comportamenti in cui improvvisamente si staccava dal figlio, lo urlava e gli diceva di essere insopportabile.

Questo modello, che ha ripetuto successivamente con il proprio figlio e che aveva appreso dal padre, si poneva come base per le sue successive interazioni.

Come adulto, il comportamento masochistico del paziente è andato così elaborandosi in una sequenza.

L'esempio di Weissman ha dimostrato il ruolo dei traumi precoci nei pazienti che compulsivamente operano un re-enacment, ossia una riproposizione di pattern relazionali che servono a soddisfare i bisogni dell'individuo in maniera conforme a ciò che hanno appreso e sperimentato durante l'infanzia.

Wurmser e altri (1980) hanno invece sottolineato il ruolo del gioco d'azzardo come tentativo di trasformazione, da passiva ad attiva, per difendersi contro l'impotenza, e l'appellarsi ad un controllo onnipotente e magico rispetto a situazioni spaventose e incontrollabili.

In sintesi, la letteratura psicoanalitica iniziale presentava diverse formulazioni masochiste, ma anche un certo numero di motivi e spiegazioni positive non-masochiste.

Le prospettive psicodinamiche contemporanee hanno preso in prestito dal trattamento dell'abuso di sostanze l'assunzione secondo cui i giocatori patologici vogliono sfuggire dai loro problemi, e utilizzano il gioco per auto-medicarsi da affetti intollerabili.

Questo aspetto, fu considerato dall'American Psychiatric Association (APA,1994), come un criterio diagnostico centrale per il suddetto disturbo.

Problemi con il concetto di masochismo

Esistono molti autori che credono che tutti i comportamenti auto-distruttivi rientrino nella sfera del masochismo.

Per esempio, Forrest (1984, p.16) sosteneva: “l'alcolismo è una forma di masochismo; gli alcolisti infliggono dolore su se stessi attraverso lotte, lesioni fisiche, incidenti automobilistici, divorzi, arresti, perdite del posto di lavoro, suicidi, problemi emotivi e problemi familiari. L'alcool provoca malattie del fegato, problemi neurologici, problemi gastrointestinali e altri disturbi del sistema corporeo. Tutto questo è un esempio eccellente di masochismo e auto-distruzione”.

Forrest aveva confuso il risultato di un comportamento con il suo intento, estendendo in tal modo il significato del masochismo come includente tutti i comportamenti auto-distruttivi. Ma, tutti i disturbi mentali, in un certo senso, possono essere auto-distruttivi.

Da ciò, dovremmo quindi dedurre che tutti i pazienti siano masochisti? Questa è una delle modalità con cui il concetto è stato ampliato al punto di perderne il reale significato.

Altrettanto difettoso è la nozione di masochismo normale; la nascita e l'altruismo sono due esempi spesso citati.

Kernberg (1988) considerava situazioni come lo studente che prepara gli esami, l'atleta impegnato con gli allenamenti, il seguire una dieta con regolarità, come caratterizzate da comportamenti masochisti.

De Monchy (1950) considerava come masochismo normale il desiderio di sentirsi utile, servire una dottrina o una causa sociale, sacrificare se stessi o subordinarsi agli altri, ricreando quella dipendenza dall'altro vissuta nell'infanzia.

Purtroppo non esiste una definizione precisa o concordata del masochismo; il termine è utilizzato in una varietà di situazioni e ha molteplici significati e spiegazioni.

Come ha rilevato Maleson (1984, p. 354): “il termine è usato con poca coerenza e con vari livelli di astrazione. Non è sempre esplicito quale significato è inteso.”

Il masochismo descrive originariamente una perversione sessuale specifica; il termine è stato coniato da Krafft-Ebing (1895), che lo ha nominato dopo che Leopold Von Sacher-Masoch, un romanziere popolare il cui lavoro più conosciuto è “Venere in pelliccia”, ha descritto le vicissitudini di sottomissione e tortura subite dal protagonista per mano di una donna voluttuosa ma gelida.

Nel corso di un periodo di 20 anni, Freud scrisse una serie di documenti in cui continuava a tornare sul problema; solo nel 1905 iniziò a notare le osservazioni di Krafft-Ebing sul “piacere nel dolore”, nel senso del dolore fisico come meno importante della sottomissione e umiliazione in congiunzione all'eccitazione sessuale che si presenta nelle mani di un'autorità o oggetto d'amore idealizzato.

Mentre il concetto di masochismo di Freud si evolveva, il rapporto tra i partner è divenuto il modello per una relazione tra gli agenti intrapsichici, in quanto il super-io è stato identificato con il partner attivo, sadico e dominante, l'Io con l'aspetto masochista.

Il problema può essere ricondotto a due cambiamenti nel pensiero di Freud; dal 1905 al 1920, il prototipo della vita mentale era la perversione; la sua famosa formulazione: “le nevrosi sono il negativo delle perversioni”.

Il nuovo prototipo dopo il 1920 riguardava invece il comportamento dei bambini. Questo è ciò che ha portato alla ricerca di forme normali di masochismo come fase dello sviluppo dell'infanzia e dell'età adulta.

Il secondo cambiamento ha riguardato l'introduzione del concetto di masochismo morale, in cui la necessità di punire era una risposta al senso di colpa inconscia.

Per ottenere la punizione, “il masochista deve agire contro i suoi propri interessi, deve rovinare le prospettive che gli si aprono nel mondo reale” (Freud, 1924, p.169).

Come Grossman (1986) ha sottolineato, Freud scartò il requisito di un legame cosciente con la sessualità, così come il requisito che la sofferenza potesse provenire da un oggetto d'amore.

Questa formulazione, più di ogni altra, ha radicalmente modificato il concetto di masochismo che Freud ereditò da Krafft-Ebing e Sacher-Masoch.

Il masochismo è stato così liberato dal suo legame con la perversione, si è soffermato sul concetto di colpa inconscia e ampliato tale aspetto fino a quando non incluse tutti i comportamenti auto-distruttivi.

Il termine è stato usato indiscriminatamente in mezzo ad una crescente incertezza sui suoi valori clinici.

Ci furono altri autori, come Schafer (1984, 1988) e Grossman (1986), che insistevano su una più stretta e rigorosa definizione del masochismo come un comportamento che, per essere caratterizzato come masochista, doveva presentare un'organizzazione dominante in cui la fantasia era modellata su una perversione masochista.

Tipi di comportamento masochista: il masochismo sessuale

Questo è quello che era originariamente il significato del masochismo; c'è una restrizione, un comportamento obbligatorio del comportamento masochista al fine di conseguire un'eccitazione sessuale e l'orgasmo.

Il comportamento tipico include dolore, umiliazione e la rinuncia al controllo. Esiste sempre un partner o un oggetto d'amore, anche se solo nella fantasia.

Kernberg ha fatto una distinzione utile tra il masochismo sessuale riscontrato in una personalità nevrotica da quello di un soggetto con un'organizzazione borderline di personalità.

Nella prima, lo scenario è tipicamente molto specifico, vi è una sicurezza all'interno della situazione e si concordano i limiti; gli aspetti ripetitivi di esso aiutano a fornire una rassicurazione contro l'ansia inconscia e la colpa.

Con la personalità borderline l'aspetto masochista è invece libero, le situazioni sono aperte, il rischio ed il pericolo reale possono essere presenti e l'individuo può uscirne gravemente ferito.

Masochismo non-sessuale (carattere masochista o disturbo della personalità, masochismo morale, masochismo relazionale)

Il carattere masochista o il disturbo della personalità è definito da pattern permanenti di difficoltà inconsce e fallimenti in più aree del funzionamento. Quando il successo è raggiunto è stata “sempre compiuta una grande spesa”.

Più spesso il risultato è ciò che Reik (1941) chiamava “vittoria per sconfitta”. Nel trattamento, questi pazienti possono provocare il terapeuta ad abusare di loro attraverso commenti crudeli, critiche eccessive o interpretazioni premature e inedite.

Mentre storicamente, gli autori consideravano il carattere masochistico sinonimo di masochismo morale, altri hanno visto il primo come più pervasivo ed il secondo come più discreto e internalizzato.

La caratteristica del masochismo morale è infatti, per definizione, la presenza di una colpa inconscia. Un altro tipo di sintomatologia masochista si base sulla necessità di un “oggetto cattivo”.

Nel masochismo relazionale, la propria relazione è inconsciamente ritenuta dipendente da una sofferenza o vittimizzazione. L'esistenza al di fuori dell'attuale relazione può sembrare inimmaginabile.

Berliner ha descritto il bisogno di amore del masochista come “odiato dall'oggetto d'amore”. A meno che non soffra e i sintomi divengono ego-distonici, l'individuo è improbabile che cerchi il trattamento.

Tuttavia, diversi analisti hanno notato un'interrelazione tra due tipi di masochismo. Kernberg (1992) ha descritto quanto pazienti con personalità depressiva-masochista, nel momento in cui il trattamento sta avendo successo, introducono fantasie sessuali sadomasochiste, gioco e interazione, che facilitano l'analisi delle relazioni oggettuali conflittuali sottostanti.

Come il loro masochismo sessuale diviene più chiaro, osserva, vi è una coincidente riduzione delle loro difese masochiste.

Altri analisti, tuttavia, hanno riscontrato che il masochismo sessuale spesso co-esiste con il masochismo del carattere.

Motivi per cercare dolore e sofferenza

Molte spiegazioni sono state offerte rispetto al motivo per cui le persone potrebbero cercare il dolore.

Vi è un accordo rispetto al fatto che il dolore e la sofferenza sono l'obiettivo o la fonte di gratificazione in sé, ma si pone come condizione necessaria per uno o più di quanto segue: espiare la colpa e consentire simbolicamente la gratificazione; evitare un maggior dolore, ad esempio il dolore provocato da una sofferenza è pensato come preferibile rispetto al dolore della perdita; per manipolare o controllare una persona più potente, o altrimenti mantenere un controllo magico; per soddisfare le esigenze di un genitore; per riformulare una situazione traumatica, trasformandola da passiva in attiva; per proteggersi contro oggetti di amore distruttivi; per infliggere sofferenza su altri.

Alcuni autori si sono concentrati sui genitori dei masochisti; Wurmser (2007) ha sottolineato il ruolo di molte traumatizzazioni gravi nell'infanzia, e ha attribuito un'importanza particolare al soffocamento dell'individualità caratterizzata da una disattenzione sistematica e cronica per le esigenze emotive, l'espressione e l'autonomia del bambino.

Gli studi hanno coinvolto osservazioni dirette delle interazioni madre-figlio, il trattamento dei bambini che crescono per divenire masochisti, e il trattamento di adulti masochisti.

Le madri di questi bambini traggono un piccolo piacere dai loro bambini, sono imprevedibili come genitori, esternalizzano le parti odiate e svalutate di sé stesse sui figli e sono meno in grado di contenere l'aggressività dei loro figli.

Giocatori patologici masochisti e masochismo sessuale

Come parte del primo studio genetico del gioco patologico, l'Human Behavior Questionnaire (HBQ) è stato utilizzato per fornire una sintomatologia specifica rispetto a 32 diagnosi differenti.

Una delle domande chiedevano: “hai mai avuto un periodo di almeno sei mesi con ricorrenti e intense fantasie sessuali che riguardano l'umiliazione, l'essere legati o altri atti che possono arrecarti soffrire?”.

Questo rappresentava il criterio del DSM-IV per la perversione masochista. Su 140 giocatori patologici (110 maschi, 30 femmine), il 9,4% ha risposto in modo affermativo.

Nel tentativo di comprendere la relazione tra masochismo e gioco d'azzardo, potrebbe essere più facile cominciare con alcuni degli esempi più estremi in cui il masochismo sessuale coesiste con un masochismo del carattere.

Questo sono individui che non solo agiscono a partire dalla loro perversione, ma hanno anche gravi inibizione sul comportamento orientato al successo.

Un paziente ad esempio ha sottolineato che l'unica volta che permetteva di essere trattato con amore o di essere curato era quando soffriva o era malato; tuttavia, questo doveva accadere accidentalmente.

Questa è l'unica volta che sento di avere il diritto di essere curato perchè non dipende da me”.

Lasciando le cose al caso, il gioco permette questi incidenti. I pazienti come quelli appena descritti possono lanciare una moneta, giocare compulsivamente, o impegnarsi in varie forme di gioco d'azzardo, per determinare se possono perseguire alcune attività auspicabili come chiedere ad una donna un appuntamento.

Una seconda spiegazione per il rapporto tra perversione e gioco d'azzardo ha a che fare con l'emozione comune di entrambi; nel suo libro sulla perversione, Stoller (1975), ha dichiarato: “per creare la più grande emozione, la perversione deve anche rappresentarsi come un atto in cui ci si assume dei rischi” (p.4).

Egli ha osservato che maggiore è il pericolo, maggiore è l'eccitazione. A tal proposito verrà presentata una vignetta clinica.

Il Signor M. è un giocatore patologico di 40 anni in cui è presente una co-occorrenza di masochismo sessuale e carattere masochista. Gioca a poker da 26 anni e lavora come rivenditore, soprattutto in club cinesi sotterranei. Durante la crescita, veniva sempre preso in giro e maltrattato dalla sorella maggiore.

È stato anche vessato a scuola in modo regolare, in quanto era l'unico ebreo e si distingueva per la sua carnagione leggermente scura. Si è sempre identificato con le minoranze, soprattutto quelle asiatiche, e si sentiva non desiderato dai suoi genitori.

Nessuno nella famiglia gli ha mai dimostrato affetto. “Se ho detto a mio padre che lo amavo, in qualche modo sarebbe stato usato contro di me”.

Il padre del paziente aveva vissuto all'ombra di una mamma famosa e di un fratello maggiore che ebbe molto successo, e per tale motivo era il preferito dalla mamma.

Disse il Signor M. “tutto è andato a fratello; la famiglia ha trattato mio padre come spazzatura”, identificandosi con suo padre. Ha perseguito la stessa carriera di suo padre e della nonna paterna, ma come suo padre, fallì.

Il fallimento era quindi sicuro e familiare; non si è mai sentito comodo in situazioni di successo. Il Signor M. è inoltre un suicida passivo: “Ho provato tutta la mia vita ad uccidermi”; questo è dimostrato dai suoi viaggi in Medio Oriente, le sue esperienze lavorative per organizzazioni criminali e così via.

Le sue prime esperienze sessuali fallirono: fu impotente fin quando non imparò a concentrarsi sulle fantasie masochiste. Le sue relazioni preferite erano con donne che amano infliggere dolore.

Vuole che la donna sia crudele e dominante; se non lo è, fantastica affinchè lo sia. Quando non si trova in una relazione, si masturba compulsivamente finchè non raggiunge l'orgasmo che però gli provoca delle ferite.

Rispetto al gioco d'azzardo, il Signor M. non ha mai vissuto una fase iniziale di vincita. Dopo ogni grave perdita tornava a casa e faceva un sesso “incredibile”, accompagnato in particolare da immagini masochiste.

Il Signor M. ha riferito di essere stato sessualmente eccitato e di aver raggiunto degli orgasmi durante le sue giocate.

La vignetta appena presentata raffigura un soggetto masochista con organizzazione borderline di personalità.

Tornando a Kernberg, le sue fantasie masochiste non sono scenari specifici agiti con un partner sicuro, ma sono aperte.

Il suo comportamento è in contrasto con un masochismo sessuale nevrotico. Per il masochista nevrotico, che teme l'intimità, lo scenario agito con una dominatrice o una prostituta è un modo per dominare una situazione spaventosa. Solo il fatto di pagare per il sesso può essere sufficiente a facilitare la loro ansia, e alleviarli da aspettative terribili e pressioni per eseguire degli ordini.

Il gioco si pone anche come modalità per controllare una situazione incontrollabile e spaventosa.

Un paziente ha riferito che la sola cosa che amava più del masochismo sessuale era il gioco d'azzardo. Quando gli fu chiesto cosa amasse, rispose: “immagino che sia la sensazione di controllo. Posso decidere quali tavole giocare e quando scommettere”.

I giocatori masochisti, in particolare quelli che combinano il masochismo sessuale con un carattere masochista, difficilmente descrivono le loro vittorie, perchè amano raccontare i dettagli di una “grande perdita” memorabile.

Un giovane ha attribuito il suo successo al gioco d'azzardo quando, in un pomeriggio, ha investito tutte le sue baseball cards, fino a perdere l'intera collezione.

Era devastato, ma ricorda quell'esperienza come la prima volta che si rese conto di essere riuscito a punire se stesso. Aveva otto o nove anni.

Vincere, come nel caso del Signor M., può essere scomodo. Un giocatore masochista ha detto che solo quando ha perso tutto, ha sentito sollievo. Era l'unica volta in cui riusciva a dormire bene e aveva un appetito normale.

Un altro ha detto “se vincevo mi sentivo colpevole, se perdevo mi sentivo comunque colpevole, ma la colpa per la perdita era più facile da tollerare.”

Per alcuni giocatori d'azzardo, non è vincere che è importante, ma non perdere tutto. Essi vivono al limite e flirtano con la possibilità di cadere. È il rischio di danneggiarsi o di perdere tutto che li eccita. Questi tipi di situazioni possono così essere sessualizzate.

Conclusioni

Il gioco d'azzardo offre una fuga dai problemi e funge da auto-medicazione contro affetti intollerabili. Esistono fantasie compensative. Una “grande vittoria” può dimostrare a se stessi di essere amati o di avere valore per gli altri.

Gli individui assegnano i propri significati alla vittorie e alla perdita; giocano con il rischio e l'incertezza, impostati arbitrariamente al fine di provare e provocare delle risposte; l'esito immediato, tutto o niente, può essere utilizzato per determinare dove il giocatore si trova in relazione a qualsiasi cosa è più importante.

Oltre a motivazioni positive, l'attività del gioco d'azzardo può servire coma un'agenda masochista in cui il dolore, la perdita, la sofferenza o l'umiliazione sono ritenuti essenziali per espiare la colpa; per ottenere il controllo su un senso di impotenza, o per ottenere amore, attaccamento, potere e validazione.

La vignetta clinica presentata ha consentito di tracciare alcune caratteristiche distintive del giocatore masochista.

Questi possono includere un'inversione di atteggiamenti normali sulla vittoria o sulla perdita; i giocatori possono sabotare le opportunità di successo o creare ostacoli volontariamente.

Perdere può essere più comodo del vincere e potrebbe essere sessualizzato. Il masochismo dei giocatori d'azzardo non è difficile da riconoscere, tuttavia, un paio di suggerimento possono aiutare la valutazione di tali pazienti.

Quando si chiede loro il perchè di tale atteggiamento, delle loro scommesse e di cosa vogliono, molti risponderanno con una sola parola “azione, eccitazione”.

Rosenthal e Rugle sottolineano l'importanza di ripetere e riformulare la domanda fino a quando non si ottiene una risposta più significativa.

Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione si può utilizzare il Gambler's Self-Report Inventory (GSRI), per analizzare la varie risposte fisiche ed emotive connesse al gioco.Esso include anche domande inerenti l'eccitazione sessuale.

Rispetto al trattamento, quello psicoanalitico, o la psicoterapia psicodinamica sono i più appropriati, altrimenti i pazienti rischiano di non “funzionare” bene.

Possono smettere di giocare ma trovare che l'astinenza non porta sollievo; diventano più consapevoli dei loro altri problemi e di un senso di futilità che li spinge a giocare di nuovo.

Essendo la maggior parte uomini e sposati, non possono discutere il loro masochismo sessuale, e nemmeno il modo in cui il gioco, forse soprattutto il loro atteggiamento di vincere e perdere, li fa sentire diversi da altre persone.

Essi sentono un forte senso di vergogna e si identificano come “più malati” degli altri. La patologia masochista è sotto-diagnosticata nei programmi di trattamento del gioco d'azzardo, ma è bene ricordare che questi pazienti “cadono attraverso le crepe”.

Difficilmente discuteranno le loro fantasie e comportamenti in gruppo o persino con terapeuti individuali, a meno che non avvertano un senso di agio e hanno ragione di credere che la terapia li aiuterà.

Pertanto, la psicoanalisi e la psicoterapia psicodinamica sono i trattamenti di elezione, in quanto favorenti una comprensione del reale scopo e significato del loro comportamento.

 

Tratto dalla rivista Psychodynamic Psychiatry”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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