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Narcisismo o psicopatia?

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Il narcisismo e la psicopatia cosa condividono? Può esserci una linea molto sottile, a volte impercettibile che divide il narcisismo e la sociopatia, una linea che può essere però attraversata in qualsiasi momento?

narcisismo psicopatiaIl Disturbo narcisistico della personalità e il Disturbo antisociale della personalità sono due disturbi mentali distinti, che difficilmente vengono diagnosticati insieme.

Tuttavia, è chiaro a molti professionisti della salute mentale che oggi entrambi i disturbi condividono le caratteristiche dell’altro.

Questi individui potrebbero essere comunemente descritti come affetti da disturbo di personalità antisociale con tratti narcisisti o disturbo narcisistico di personalità con tratti antisociali.

Ciò che risulta preoccupante è che il verificarsi di questa combinazione sembra essere in aumento; per questo motivo alcuni autori hanno proposto la creazione di una nuova diagnosi ibrida della personalità antisociale/narcisistica in cui, pur non essendo soddisfatti i criteri per nessuno dei due, questa confluenza di sintomi e comportamenti coinvolge un comportamento ingannevolmente distruttivo, pericoloso e a volte quasi mortale.

In questo caso, si utilizzerà il termine “narcisismo psicopatico” per connotare il nesso tra narcisismo patologico e la sociopatia. Ma, qual è la vera natura e l’eziologia di questa particolare intersezione tra i due disturbi?

Per cominciare, è bene ricordare che il disturbo narcisistico della personalità, come qualsiasi altro disturbo mentale o psicopatologia specifica, deve, per definizione, essere: statisticamente deviante dalla norma, associato a sofferenza, compromissione o disabilità clinicamente significativa, o con un rischio significativo di conseguenze negative per sé e/o altri.

All’interno dell’esperienza clinica, il narcisista subisce inconsapevolmente le sue ferite infantili e, in ultima analisi, gli effetti negativi sulle relazioni interpersonali generate dalle sue difese narcisistiche.

Detto questo, il fatto è che il narcisismo è un aspetto prolungato ed endemico della vita contemporanea, ed esiste, a vari gradi, in ognuno di noi.

Tutti abbiamo bisogno di una misura di narcisismo sano per entrare nel mondo, il quale si lega all’autostima, alla fiducia, al senso di significato di sé e così via, e la maggior parte di noi soffre in qualche misura di narcisismo patologico o nevrotico.

Per esempio, gran parte della rabbia distruttiva, della violenza, dell’ipersensibilità, delle reazioni eccessive a situazioni semplici deriva dal narcisismo patologico.

Come ha affermato il sociologo Christopher Lasch, “Viviamo sempre più in una cultura del narcisismo, in cui il narcisismo è idealizzato, adorato, emulato e ricompensato, sia nel mondo degli affari, nell’industria dello spettacolo, sia nell’arena politica”.

A causa di questo e di altri motivi, non meno importante è la crescente tendenza narcisistica nei genitori; i figli di questi ultimi sono soggetti che, più di altri, avranno maggiori probabilità di sviluppare la stessa tendenza: non necessariamente dovuti alla predisposizione genetica ereditaria, anche se questa può svolgere una parte, ma principalmente è lo stile parentale narcisistico a influenzare maggiormente la crescita e la struttura della personalità del bambino.

Lo psicoanalista Heinz Kohut, che ha modificato ed ampliato le idee originali di Freud sul narcisismo, suggerisce che il narcisismo patologico sia un arresto o una distorsione del normale sviluppo pre-edipico, durante il quale, il disagio dell’infante va incontro ad un’assenza di rispecchiamento empatico tra genitori e figlio, ma in particolare, che coinvolge la madre.

Questa cosiddetta “ferita narcisistica” o frustrazione provoca la perseverazione nevrotica del narcisismo infantile irrisolto, facendo sì che si protragga nell’adolescenza e nell’età adulta.

Pertanto, il narcisismo negli adulti può rappresentare una forma di narcisismo “sano” o può non aver permesso un’adeguata espressione o gratificazione durante l’infanzia, che non ha consentito di superare tale “stadio”.

È in questo senso che il comportamento spesso petulante della persona patologicamente narcisista è simile a quello di un ragazzino o di una ragazza viziata o rifiutata che insiste nel voler ottenere tutto, anche se ciò implica atteggiamenti intimidatori, menzogneri o ingannevoli.

Infatti, il fatale auto-assorbimento del mitico e giovane Narciso, da cui è stato derivato il termine clinico di narcisismo, è stato progettato per evitare il potenziale rifiuto di Sè attraverso un rifiuto ostile e aggressivo degli altri.

Tale narcisismo nevrotico ovviamente può manifestarsi in modo diverso negli uomini e nelle donne. È quasi impossibile parlare significativamente del narcisismo patologico senza riconoscere e discutere la sua stretta connessione con il tentativo cosciente o inconscio di ottenere potere.

Tutti cercano un certo senso di potere e di controllo nella vita, ma la personalità narcisistica viene consumata, posseduta e guidata da questa eccessiva necessità.

Come si osserva anche nel disturbo antisociale di personalità, le persone che soffrono di disturbo narcisistico di personalità cercano di affermare il potere e il controllo sugli altri, anche se in modalità più sottili.

Tuttavia, questa potenza può essere abbastanza compulsiva e irreprensibile, in quanto motivata da una necessità incontestabile che serve a superare i profondi sentimenti di impotenza, derivanti di solito dall’infanzia.

Questa ricerca patologica del potere può essere espressa in un ampio spettro di comportamenti: dalla crudele minaccia a forme di bullismo verso un fratello minore, infliggere sofferenze fisiche su insetti o animali domestici, al rapimento, alla tortura, all’abuso sessuale e talvolta ad uccisioni orribili di vittime innocenti da parte di soggetti psicopatici.

Quando tali individui cercano e raggiungono con successo posizioni di potere nell’industria, nel mondo accademico o nella politica, i risultati possono essere catastrofici, in quanto soprattutto nella persona narcisista e affamata di potere “il potere lo corrompe in maniera assoluta”.

Ma questa stessa spensieratezza, sadismo, crudeltà e volontà sfrenata verso il potere si svolgono nella vita quotidiana dei piccoli psicopatici narcisisti, causando danni e provocando sofferenza a tutti coloro che si trovano nel loro raggio di influenza.

Presumibilmente, la maggior parte delle persone che cercano di utilizzare gli altri come appendici della loro figura e potere, sono almeno in parte motivati, spesso inconsapevolmente, dalla loro necessità di sentirsi “riforniti narcisisticamente”.

Vogliono attenzione, ammirazione, adorazione, rispetto e amore.

Ma, per il narcisista, questa necessità è incessante, tanto che l’altro o gli altri debbono soddisfarla in maniera costante. Quando poi questa profonda esigenza incontra la frustrazione, i limiti vengono superati.

Per questi individui, incapaci di trovare modi positivi per ottenere il rifornimento narcisistico, non c’è limite a quello che sono disposti a fare per ottenere quel senso di riconoscimento e di significato agli occhi del mondo, come nel caso di soggetti che improvvisano sparatorie in luoghi pubblici, bombardamenti, atti terroristici e così via.

È un “divenire malvagi” per essere riconosciuti.

Diagnosi di noti politici come Adolf Hitler o Joseph Stalin, o famigerati criminali come Charles Manson, rappresentano il ritratto perfetto nel narcisista psicopatico.

Ovviamente, analizzare o profilare la personalità di una figura così enigmatica, tetra e sfuggente, come Osama Bin Laden, ad esempio, è un compito altrettanto difficile.

Tuttavia, in un documento presentato al 25° Incontro Annuale Scientifico della “International Society of Political Psychology”, il Dottor Aubrey Immelman, professore associato della St.John University of Minnesota, incorporando i noti dati biografici di Bin Laden in un profilo di personalità, utilizzando la Millon Inventory of Diagnostic Criteria (MIDC), ha concluso che

“combinando la miscela di modelli di personalità ambiziosi in Bin Laden ne viene fuori un complesso di caratteristiche quali arroganza narcisistica, eccessiva sensibilità rispetto al senso di Sé, indifferenza rispetto al benessere degli altri, grandi aspettative di riconoscimento sociale, aspetti antisociali, mancanza di coscienza sociale e mancanza di rispetto dei diritti degli altri.”

Imelman ha definito Osama Bin Laden un “narcisista maligno”: un termine basato sulla concezione psicoanalitica di Otto Kernberg, le cui componenti principali sono narcisismo patologico, caratteristiche antisociali, tratti paranoici e aggressività distruttiva.

A che punto allora il narcisismo patologico diventa non solo maligno, ma anche sociopatico?

Per definizione, la sociopatia o il disturbo di personalità antisociale rappresenta un modello pervasivo, caratterizzato dall’ignorare o violare deliberatamente i diritti degli altri, che si manifesta a partire dall’età di 15 anni.

Inoltre, i criteri diagnostici attuali includono una “mancata conformità alle norme sociali rispetto a comportamenti legali come indicati da atti ripetuti che si pongono come motivi di arresto”, “inganno”, “disattenzione sconsiderata per la sicurezza di sé o di altri”, “mancanza di rimorso, come indicato dall’essere indifferenti all’aver ferito, rubato o maltrattato un altro”.

Manca pertanto un forte senso di coscienza; inoltre, come sostenuto dall’American Psychiatryc Association, il sociopatico o lo psicopatico possono presentare un fascino disarmante.

Spesso è presente una storia caratterizzata da marcata irritabilità, rabbia, ribellione e aggressività verbale o fisica.

Nei bambini e negli adolescenti, questo comportamento problematico del comportamento può essere chiaramente evidenziato come Disturbo della condotta, la cui presenza è una condizione preliminare per la diagnosi di disturbo della personalità antisociale una volta che il soggetto ha compiuto 18 anni.

Il disturbo antisociale della personalità coinvolge generalmente, sin dall’infanzia, una rabbia cronica e patologica, accompagnata da risentimento verso gli altri.

Il fulcro del disturbo è infatti caratterizzato da una rabbia incontrollata; può essere presente una profonda ostilità verso la famiglia, la cultura, il mondo, il destino, Dio, la realtà e la vita stessa.

Tuttavia, una delle caratteristiche dello psicopatico è la sua capacità di riuscire a mascherare in modo eccelso questa ostilità, e l’odio che nutrono è in gran parte inconscio.

Sono attori maestri, avendo affinato e praticato tale abilità sin dall’infanzia; come il disturbo narcisistico della personalità, hanno imparato a nascondere i loro veri sé profondamente feriti dietro quello che Winnicott ha chiamato “falso Sé”.

Quello che il mondo vede in tali persone gravemente danneggiate e pericolose è una estrema rigidità.

Un falso Sè attentamente costruito e meticolosamente custodito, dietro al quale si nasconde un autentico sdegno, depressione e rabbia.

È stato da tempo constatato che la personalità antisociale dopo aver commesso un delitto, non possiede un senso reale di coscienza o di colpa, forse a causa di qualche anomalia genetica o un mancato sviluppo del Super-io.

La coscienza sociopatica è caratterizzata da un insieme di sentimenti che sono congelati in profondità, dietro il falso Sé difensivo.

Questo è il motivo per cui non sembrano minimamente turbati dalle loro azioni malvagie e dalle conseguenze disastrose negative. È proprio questo che li rende affascinanti, carismatici e diabolicamente convincenti, bugiardi e manipolatori e, in alcuni casi, assassini a sangue freddo.

In narcisismo patologico comprende spesso inclinazioni antisociali, mentre la sociopatia dimostra tipicamente tendenze narcisistiche.

Il confine diagnostico tra questi due disturbi è di conseguenza molto sottile; è stato suggerito e sostenuto dalla ricerca che coloro che soffrono di disturbo di personalità antisociale, in particolare quello che si chiama “psicopatia primaria”, cercano livelli straordinari di stimolazione e sembrano non imparare dall’esperienza.

È come se fossero dipendenti dall’adrenalina, forse per contrastare una depressione cronica sottostante o per allontanarsi dal contatto con le proprie emozioni.

Il disturbo antisociale della personalità rappresenta il narcisismo patologico nella sua forma più estrema e distruttiva.

Un senso di “entitlement narcisistico”, ossia un senso di diritto caratterizzato dall’irragionevole aspettativa di speciali trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative, è caratteristico di entrambi i disturbi; nel caso del disordine antisociale, il comportamento ingannevole, manipolativo, distruttivo e aggressivo servono allo scopo subconscio di provocare negli altri quegli stessi sentimenti di paura, rifiuto, vittimizzazione, ferimento, terrore, abbandono e tradimento, così come sperimentato durante la propria infanzia.

Il rapitore, lo stalker ed il serial killer, a giudicare dal loro comportamento, condividono apparentemente delle credenze coscienti di avere il diritto assoluto di spingersi oltre il limite nelle vite degli altri, e sfruttare egoisticamente gli altri per i propri bisogni narcisistici.

Ma, in realtà, questa percezione presuppone un livello di coscienza cosciente che nella maggior parte dei casi non è presente; essi, tuttavia, condividono in comune una distinta mancanza di empatia verso l’altro o gli altri, essendo non disposti o incapaci di provare compassione e identificarsi con le emozioni e i bisogni degli altri.

Questi atteggiamenti e azioni estremamente disumane, addirittura mostruose, derivano principalmente da una combinazione tra una grandiosità compensatoria e un distacco schizoide dai propri sentimenti.

Questo senso del diritto è caratteristico sia del disordine narcisistico che di quello antisociale, forse per ragioni leggermente diverse: per il sociopatico, il senso del diritto deriva dal sentire che il mondo deve lui qualcosa per essere stato rifiutato, mentre il senso del diritto narcisistico deriva principalmente da sentimenti compensativi di grandiosità, superiorità e specialità.

In genera manca una sensazione di colpa e coscienza, specialmente nella sociopatia, ed entrambi condividono una netta mancanza di empatia verso i propri simili.

Tra gli aspetti centrali del narcisismo vi è anche uno sforzo disperato di preservare e proteggere la propria immagine pubblica a tutti i costi.

Come Jung ha osservato, abbiamo tutti bisogno di una persona, ma i problemi subentrano quando ci sovra-identifichiamo con quella persona, quando diventa troppo unilaterale e rigido.

Nel narcisismo patologico è proprio questo che accade: la persona, che deve fare i conti non solo con ciò che cerca di proiettare nel mondo esterno, ma anche con quello che vorrebbe vedere in sé stessa, si è opacizzata, divenendo una superficie del “Falso Sé”, che nasconde e compensa quello che Jung chiamava l’ombra.

Ognuno ha un’ombra, una parte oscura e inconscia che consiste di quelle parti “negative”, o talvolta anche positive ma represse, che rifiutiamo nella nostra personalità, che neghiamo e giudichiamo come moralmente e socialmente inaccettabili, o pericolose: la sessualità, l’aggressività, i sentimenti di inferiorità, la vulnerabilità, l’amore, in narcisismo sano e il desiderio di potere, per esempio.

Nel narcisismo patologico, gli aspetti grandiosi del Sè compensano i sentimenti repressi di inferiorità, vulnerabilità, debolezza, piccolezza e così via.

Questi tentativi di “salvarsi la faccia” assumono comunemente la forma di un’esagerazione, ostruzione, manipolazione o analisi accurata della verità, attraverso atteggiamenti prevaricanti, soprattutto quando la persona narcisista si sente in qualche modo minacciata da dentro o fuori.

In alcuni casi, l’elaborazione accurata della menzogna e i meccanismi di auto-inganno possono raggiungere picchi deliranti e, pertanto, proporzioni psicotiche, facendo sì che la persona si convinca della veridicità della suo “Falso Sé”.

La paranoia è un’altra componente fondamentale del narcisismo e della sociopatia, anche se non è considerata un requisito diagnostico importante.

Tuttavia, l’individuo affetto da narcisismo psicopatico si sente, a volte, a causa di un pervasivo trauma infantile, una vittima della società e delle autorità, e si arrabbia con tutto ciò che popola il mondo, perché convinto di volerlo “fare fuori”.

Anche se questa paranoia sottostante può essere sottile e non necessariamente delirante, come nel caso della schizofrenia paranoide o del disturbo delirante, può comunque divenire una componente pervasiva, sistematica, rigida e cronica della personalità, che può, sotto un forte stress, raggiungere proporzioni psicotiche.

Un delirio paranoide è, per definizione, un sintomo psicotico: una convinzione fissa, falsa e irrazionale che non trova riscontro nella realtà oggettiva, ma che comunque permane in maniera costante.

A volte può essere adottata da coloro che sono estremamente vicini e sottomessi alla persona paranoica, come in una sorta di psicosi collettiva.

Dal narcisismo alla psicopatia

Assumendo una prospettiva diagnostica e valutativa, la questione cruciale è:

Quando il narcisismo è patologico e in che misura? Si sposta nel regno della sociopatia? O forse anche in quello psicotico? La sua vulnerabilità narcisistica, l’ipersensibilità e la conseguente rabbia reattiva possono condurre la persona a compiere atti vendicativi e discorsi impulsivi? O a soffrire di una fondamentale mancanza di empatia che determina negli altri una sofferenza? Sotto stress o in risposta ad una provocazione, a un leggero insulto o danno emotivo, la persona rimarrà un adulto ragionevole e razionale o sarà temporaneamente sopraffatto da un aspetto infantile che richiama frustrazione, senso di impotenza e aggressività?

La grandiosità narcisistica, l’impulsività, i sentimenti di riconoscimento, la mancanza di empatia, coscienza inadeguata, unita alla suscettibilità della rabbia narcisistica, percezione alterata delle minacce e così via sono quelle che portano ad una visione paranoide del mondo.

Ecco quando il narcisismo patologico può tramutarsi insidiosamente in sociopatia; il narcisista psicopatico crea e mantiene la sua versione di realtà, interpretandola attraverso la lente deformata e distorta del suo autocontrollo ed espressione di Sé patologica.

Cruciale a questa discussione è anche la forte correlazione tra i problemi del narcisismo, della sociopatia e del male. Forse la cosa più spaventosa da affrontare è il fatto che le azioni malvagie potrebbero essere potenzialmente commesse da chiunque, data la circostanza giusta o sbagliata.

Ricordiamo, ad esempio, gli esperimenti di psicologia sociale da parte di Milgram e Zimbardo che dimostrano tali aspetti, nonché le atrocità ignorate e commesse dai cittadini tedeschi durante l’Olocausto, un fenomeno che Hannah Arendt ha definito la “banalità del male”.

Ognuno di noi presenta una capacità innata per il male, tuttavia preferiamo per ovvi motivi negare quella realtà “inquinante”, scegliendo invece di proiettare inconsapevolmente questa potenzialità negativa, la cosiddetta ombra, su altri, come il diavolo, i movimenti politici, gli stranieri, le minoranze gruppali, i terroristi, piuttosto che riconoscerlo consapevolmente in noi stessi.

La notevole e stretta somiglianza tra individui narcisistici e sociopatici è la loro straordinaria intelligenza e astuzia.

La capacità di ingannare e manipolare gli altri per il raggiungimento dei propri fini è uno dei segni distintivi della sociopatia nonché un’espressione del profondo narcisismo patologico che la sottende.

Le esperienze estremamente negative e traumatiche dell’infanzia sono tipicamente caratteristiche e parte integrante della storia familiare dei narcisisti psicopatici.

Gravi trascuratezze nell’infanzia, abbandono e maltrattamento sono tipici della storia familiare di questi individui; tuttavia, come ha sottolineato Freud, bisogna ricordare che durante le fasi più cruciali dello sviluppo della personalità nell’infanzia, il danno profondo o la “fissazione” può essere generato non solo ottenendo troppo poco amore, attenzione e gratificazione dei bisogni, ma ugualmente ricevendo troppe influenze positive.

I bambini hanno naturalmente bisogno di amore, affetto, supporto, attenzione e riconoscimento, ma hanno anche bisogno di definire dei limiti, confini, conseguenze adeguate e coerenti per un comportamento negativo, una disciplina che gli psicologi dello sviluppo chiamano “frustrazione ottimale”.

La frustrazione ottimale riguarda le modalità che i bambini apprendono per ritardare la gratificazione, perseverare nei compiti, sviluppare la forza e l’indipendenza interiore e adattarsi a ciò che Freud ha definito il “principio di realtà”.

Quando manca una struttura, un limite e una disciplina, i semi del narcisismo psicopatico trovano terreno fertile in cui crescere.

Quindi, per riassumere, può esserci una linea molto sottile, a volte impercettibile che divide il narcisismo e la sociopatia, una linea che può essere però attraversata in qualsiasi momento.

Il sociopatico vive al di là di questa linea, si è scagliato contro la società, si impegna ripetutamente e impulsivamente in attività illegali che lo hanno portato a più arresti, a mentire, manipolare, ingannare e spesso anche ad uccidere.

Il narcisista, in vece, è generalmente meglio adattato alla cultura, “funziona” ad un livello più elevato, spesso finanziario e socialmente più efficace, in genere sceglie di lavorare all’interno del sistema, anziché rifiutare la società, pur continuando a giocare con le proprie regole auto-centrate e ribelli, cercando senza sosta l’ammirazione e la stimolazione, si vendica in modo più sottile anche per le più piccol3 offese percepite.

Il narcisista psicopatico si trova da qualche parte tra questi due poli su uno spettro di disturbo della personalità.

E, in qualche modo, il narcisismo psicopatico può rivelarsi la condizione più difficile da riconoscere, dato che si pone come complesso ibrido capace di commettere il male sottilmente e nasconderlo dietro un sofisticato tessuto di bugie, distrazioni, negazioni, prevaricazioni, offuscamento, bullismo, intimidazione, manipolazione, gaslithting e disinformazione.

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)


 

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Tags: scuole di psicoterapia, narcisismo, psicopatia, comorbidità, narcisismo maligno

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