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Otto Kernberg e l'organizzazione borderline di personalità

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 Secondo Otto Kernberg le caratteristiche di un'organizzazione borderline di personalità sono: uso massiccio di difese primitive, diffusione di identità, aggressività, tendenze suicide o para-suicide, autolesionismo e deterioramento del Super-Io.

borderline otto kernbergLa definizione originale di borderline proviene dalle prime descrizioni dei pazienti di Freud che sembravano possedere una struttura di personalità che oscillava tra la sfera nevrotica e psicotica.

Dei molti teorici psicodinamici che hanno contribuito a definire la diagnosi del borderline, pochi hanno avuto un grande impatto come Otto Kernberg, il quale ha lavorato in modo coerente sulla definizione e trattamento della personalità borderline.

Nel momento in cui Kernberg ha iniziato il suo lavoro sui disturbi di personalità “la concettualizzazione del termine borderline era un po' sinonimo di 'paziente difficile'”.

Negli ultimi 40 anni, Kernberg ha lavorato molto per concettualizzare e scolpire questa definizione. Oggi la personalità borderline è intesa come una costellazione contenente specifiche difese primitive associate ad un insieme di relazioni oggettuali conflittuali.

La comprensione di Kernberg di coloro che hanno una struttura borderline non si è limitata alla definizione del DSM, ma riflette un ampio spettro di disturbi della personalità, che possono essere riuniti sotto un termine più generale quale “organizzazione di personalità borderline” (Borderline Personality Organization, BPO).

Kernberg vede la personalità narcisistica, quella antisociale, quella infantile, quella isterica e quella borderline come aventi una struttura sottostante simile.

Ciò che questi disordini hanno in comune è una personalità caratterizzata dalla diffusione di identità, uso di difese primitive, in particolare la scissione, ed una generale abilità nell'esame di realtà.

Le variazioni sono rilevanti nel rispetto dei risultati del trattamento; tuttavia, le loro somiglianze permettono di esaminare questi disordini in modo collettivo.

Sviluppo dell'organizzazione di personalità borderline

Mentre l'origine di questa classe di disordini è attribuibile ad un'ampia varietà di “fonti”, una parte dell'organizzazione di personalità borderline è dovuta “agli aspetti affettivi del temperamento [che]sembra di fondamentale importanza”.

Kernberg usa il termine “temperamento” per riferirsi alla reazione innata di un bambino alle emozioni forti e alla probabilità del bambino di essere avvolto da quell'emozione a scapito della sua capacità di concentrarsi su una maggiore comprensione della realtà degli eventi.

Si presume che il temperamento sia geneticamente determinato, ed è separato dall'ambiente che il bambino sperimenta.

Mentre tutti i bambini ogni tanto si lasciano “avvolgere” dalle forti emozioni, quelli con un temperamento borderline sono suscettibili a sperimentare, su base regolare, forti reazioni emotive, nonchè una difficoltà nel diminuire l'intensità delle emozioni una volta provate.

Questo tratto depone spesso il fondamento per lo sviluppo di caratteristiche marginali, specialmente quando è combinato ad una storia di vita del bambino caratterizzata da “un'estrema frustrazione e intensa aggressività durante i primi anni di vita”.

La frustrazione provata proviene da una fonte esterna, nella maggior parte dei casi un caregiver, la quale viene interiorizzata.

Il temperamento già sensibile del bambino rende difficile la gestione della frustrazione e, l'aumento di questa, porta ad una coerente incapacità del bambino a gestire qualsiasi livello di stress nella sua vita.

È probabile che gli individui che sviluppano un'organizzazione borderline di personalità abbiano vissuto, attraverso l'abuso, un risveglio dei conflitti edipici che non sono in grado di gestire.

Questi individui non completano con successo lo stadio orale di sviluppo che porta a difficoltà nel separare sè stessi dagli altri.

La “condensazione tra conflitti pre-genitali e genitali ed uno sviluppo edipico prematuro” costringe il bambino a trattare gli altri con sentimenti sessuali prima che sia emotivamente attrezzato per gestirli.

Il bambino deve affrontare i conflitti sessuali prima che abbia imparato a separare sé stesso da altri oggetti della sua vita, e quindi non è in grado di gestire i sentimenti tipici dello stadio edipico.

La risoluzione ottimale dello stadio edipico è possibile solo quando un bambino possiede una chiara comprensione di sé come un entità emotiva separata dai suoi caregiver.

Senza questa comprensione è probabile che il bambino confonda il suo sviluppo sessuale con lo sviluppo del sé, ponendo così le basi per l'incapacità di formare relazioni positive e sane.

L'individuo borderline ha difficoltà a separare i propri sentimenti da quelli dell'ambiente circostante, rendendolo così diffidente dai suoi segnali interni, e imparando a guardare fuori da Sè per regolare e modellare le proprie emozioni.

La “beffa” è che l'ambiente non può sempre essere invocato. 

“Un concetto di sé integrato non può svilupparsi, [quindi] l'eccessiva dipendenza cronica da oggetti esterni si verifica nel tentativo di raggiungere la continuità interna”.

L'ambiente di un bambino che sviluppa un'organizzazione borderline di personalità è spesso abusivo; a sua volta, essendo l'ambiente instabile, il mondo esterno si pone come sostituto di un senso di Sè povero.

Lo sviluppo dell'aggressività, della frustrazione e di uno scarso concetto di Sè porta ad una diagnosi di organizzazione di personalità borderline, che è solo l'inizio di ciò che sarà la struttura borderline dell'individuo.

Un risultato della “mancanza di integrazione del concetto di sé e la mancanza di differenziazione... interferisce con la capacità di differenziare le relazioni oggettuali passate e presenti”.

Gli individui borderline possono lavorare freneticamente per ri-fornirsi emotivamente nel proprio presente; tuttavia, sono carenti della capacità di riconoscere le attuali relazioni.

Ciò si traduce in una scarsa capacità di differenziare tra ciò che hanno vissuto prima e ciò che sta accadendo ora.

Gli individui borderline vivono in un mondo caratterizzato per lo più da transfert negativi, in cui sperimentano ogni nuova relazione come contenente gli aspetti dannosi delle relazioni precedenti.

Lo sviluppo di un'organizzazione borderline di personalità è il prodotto tra un temperamento innato e un ambiente abusivo, ma sfortunatamente la malattia che ne deriva è spesso letta come una responsabilità e colpa dell'individuo.

Questo non è ovviamente il caso della comprensione di Kernberg della personalità borderline.

Kernberg nutre una riluttante ammirazione per l'individuo borderline che “vive, anche se in modo caotico, la tolleranza contraddittoria del pensiero, dell'affetto e del comportamento”.

Un individuo borderline vive la vita in un costante tumulto emotivo, e l'intensa quantità di lavoro che è necessaria per sopravvivere mentre vive in questo modo è encomiabile.

I borderline oscillano tra quelli che hanno “fobie multiple a quelle che comportano gravi inibizioni sociali e tendenze paranoiche”, tuttavia la presenza di schemi di pensiero caotici, in più forme, è indicativa di una struttura borderline.

Lo sviluppo di alcuni tratti del soggetto borderline rimangono costanti, poiché “tutti i pazienti con questi disturbi presentano diffusione dell'identità, uso massiccio di meccanismi di difesa primitivi e vari gradi di deterioramento del Super-Io”.

Le difese

Uno dei tratti distintivi dei clienti borderline di Kernberg riguarda un uso massiccio di difese primitive, in particolare la scissione che rappresenta “una difesa essenziale dell'organizzazione borderline di personalità”.

La scissione si riferisce all'incapacità dell'individuo di vedere un'altra persona sia come buona che cattiva; più semplicemente, la scissione non consente di integrare aspetti buoni e cattivi di uno stesso oggetto.

Questo può portare ad uno scenario in cui un cliente crede che lunedì il suo terapeuta sia la persona migliore che esista sulla terra e l'unico che può aiutarlo.

Martedì, tuttavia, potrebbero riferire che il terapeuta è incapace e orribile. Questa è la prima delle difese che impedisce agli individui di sperimentare gli altri e sé stessi come entità complesse.

Gli individui borderline non riescono a tollerare l'ambiguità, e quindi “scindono”, al fine di evitare la comprensione che, ad esempio, la madre che abusava di loro è la stessa persona che diceva di amarli.

Qualsiasi mossa verso relazioni sane e produttive sarà scoraggiata qualora la scissione domina l'interazione tra l'individuo e gli altri nella sua vita.

Questo comportamento è esibito per mantenere “ogni diade, quando è cosciente, difendendola dalla consapevolezza concomitante dell'altra diade”.

La seconda difesa usata è l'identificazione proiettiva, il cui “principale” scopo è quello di esternare tutte le parti del sé cattive ed i bisogni oggettuali.

Questa difesa segue il verificarsi della scissione. Quando una persona divide il mondo interno in bene e male, i sentimenti negativi sono esternati per un'incapacità nel tollerare l'ambiguità, traducendosi in una capacità ancora più scarsa di tollerare i “cattivi pensieri”.

La scissione e l'identificazione proiettiva influiscono su ogni aspetto della vita della persona, producendo così “una scarsa capacità di valutazione realistica degli altri ed una minore empatia”.

Gli individui che ricorrono ad un ricorso esclusivo di tali difese prendono le distanze dalla realtà interiore nel tentativo di proteggersi.

L'odio e la rabbia provati dagli individui borderline vengono proiettati su altri, che a loro volta, divengono temuti.

Pertanto, la vita di un soggetto borderline è caratterizzata da “circoli viziosi che comportano la proiezione di aggressività e re-introiezione di un'immagine di sé e degli oggetti come aggressivamente determinati”.

La scissione e l'identificazione proiettiva sono “estremamente contraddittorie nelle loro caratteristiche e [quindi] un concetto di sé integrato non può svilupparsi”:

L'immagine della vita di un individuo borderline è desolante dal punto di vista di Kernberg, visto che da adulti continueranno ad utilizzare una serie di difese che dovrebbero essere rintracciate solo nei bambini piccoli.

Tra le altre difese, il borderline ricorre anche all'uso del diniego e l'acting-out. I terapeuti che lavorano con soggetti borderline sull'integrazione di ciò che è stato precedentemente suddiviso sono spesso messi in discussione dal frequente uso del diniego.

È “abbastanza diffuso nei pazienti con organizzazione borderline di personalità negare emozioni contrarie a quelle che sono fortemente vissute... specialmente la negazione maniacale della depressione”.

L'uso della negazione consente ai borderline di rimanere al sicuro e di ignorare quegli aspetti del Sè, che non si adattano alla loro vite.

L'uso dell'acting-out permette a questi individui di negare la loro confusione concentrando la loro energia su atti oltraggiosi.

Sia la negazione che l'acting-out rinforzano la divisione tra chi la persona borderline dice di essere e come si sente davvero.

La diffusione di identità

Mentre le difese primitive rimangono un fattore chiave dell'identificazione e comprensione dell'organizzazione borderline di personalità, la diffusione di identità è un altro indicatore del disturbo.

A differenza degli individui psicotici che sono incapaci di vedersi separati dagli altri nel loro ambiente, il borderline è consapevole di essere un'entità distinta.

La diffusione di identità si espande da “un'eccessiva frustrazione dei primi bisogni istintuali... [che] causa la mancanza di differenziazione tra sé e gli oggetti”.

La frustrazione del bambino non determina un'incapacità psicotica di differenziare il mondo esterno da quello interno, ma piuttosto si traduce in una personalità mal definita.

Il bambino impara a guardare l'ambiente come fornitore di indicazioni sul comportamento corretto, che porta ad un cambiamento continuo ogni qualvolta l'ambiente è alterato.

Ciò non consente ad un individuo di sviluppare un senso sicuro di Sè. L'identità di una persona borderline fluttua ampiamente da un giorno all'altro o anche nello stesso momento.

Cercano costantemente di mantenere sentimenti contrastanti attraverso l'interazione con l'altro. Il ritratto esteriore sarà raramente corrispondente al senso interiore di sé e quindi mentre può presentarsi, per esempio, come insicuro, autocritico e inferiore, interiormente può provare sentimenti di grandiosità ed impotenza.

Quando l'identità che un individuo presenta al mondo è così profondamente diversa dai suoi sentimenti di fondo, è estremamente difficile per l'individuo formare una relazione sicura con gli altri.

I soggetti con organizzazione borderline di personalità sperimentano l'ambiente come drammaticamente mutevole in pochi secondi, ed il loro comportamento si modifica di conseguenza.

Gli individui borderline incontrano difficoltà nel formare relazioni a causa della loro paura della vicinanza, ma anche a cause delle “deficienze nella capacità di provare sensi di colpa e preoccupazione per l'oggetto”.

L'incapacità di formare relazioni non è un'indicazione, tuttavia, che non c'è un desiderio di stretto contatto con gli altri.

Gli individui con organizzazione borderline di personalità sono costantemente alla ricerca di nuove relazioni nella speranza che questa volta la relazione diventi perfetta.

La loro ricerca si manifesta nelle relazioni che sono “caotiche e superficiali, e [questi] rapporti intimi sono contaminati dalla condensazione tipica del conflitto genitale e pre-genitale”.

Gli individui borderline che hanno completato senza successo lo stadio edipico sono suscettibili di re-enactment di questo conflitto con ogni nuova relazione che subentra nella loro vita; tuttavia, dato che erano incapaci di completare la fase orale di sviluppo e soffrono di un'eccessiva rabbia e aggressività, sono condannati a fallire continuamente.

L'aggressività

La vulnerabilità temperamentale combinata alle difese primitive, la diffusione di identità e relazioni oggettuali povere, culminano tutte nella predominante “presenza di aggressività patologica”.

L'individuo borderline a causa di un ambiente colmo di informazioni contrastanti, in combinazione all'interiorizzazione di una madre esigente-frustrante conduce il soggetto a sviluppare aggressività.

L'intensità di un'immagine di sé e immagini-oggetto aggressive diventano il pilastro della personalità.

L'aggressività diviene sia la forza trainante della personalità, sia l'emozione maggiormente usata. 

lo sviluppo eccessivo di un'aggressività orale pre-genitale tende ad indurre lo sviluppo prematuro degli sforzi edipici e di conseguenza una particolare condensazione patologica tra obiettivi genitali e pre-genitali, che si sviluppa sotto l'influenza preponderante dei bisogni aggressivi”.

La confusione nelle diverse fasi deriva dal tentativo individuale di completare lo stadio edipico senza aver imparato a tollerare la frustrazione.

Quando l'ambiente non produce il risultato atteso l'individuo borderline reagisce con rabbia e allontana tutti.

L'aggressività lascia questo individuo isolato dal mondo. Una forte sensazione di odio può proteggere l'individuo dal caos, e mentre l'odio e la rabbia isolano ulteriormente il soggetto, il vantaggio del loro uso è che loro riescono a negare momentaneamente la paura di essere soli.

Kernberg lega l'aggressività ai “risultati impressionanti della prevalenza di abuso fisico e sessuale nella storia dei pazienti borderline confermati dai ricercatori sia in America che in Europa”.

L'abuso segna un filo comune nello sfondo di molti individui borderline, e l'ambiente di abuso è probabile che produce odio e rabbia, che si trasformano in aggressività.

Secondo la visione psicodinamica di Kernberg sia la libido che le pulsioni aggressive sono ugualmente importanti nella formazione della personalità nevrotica; tuttavia, nell'individuo borderline la pulsione aggressiva definisce la struttura di personalità.

L'aggressività sperimentata si manifesta come “rabbia che è l'affetto principale dell'aggressività, parallelamente al ruolo dell'eccitazione sessuale come il principale affetto della libido”.

L'influenza della libido è inferiore nei soggetti borderline a causa delle loro prime esperienze con il trauma sessuale.

Gli individui borderline hanno imparato che i sentimenti e le pulsioni sessuali possono distruggere la loro relazione con un caregiver precedentemente percepito come positivo. L'aggressività li protegge dalle emozioni complicate che si manifestano nell'esperienza dell'eccitazione sessuale.

Il bambino borderline impara a odiare perchè “l'esperienza reale di un comportamento sadico da parte di un oggetto necessario e ineludibile (caregiver) modella istantaneamente la reazione di rabbia nell'odio per l'oggetto sadico”.

Quando si produce l'odio il bambino non ha la maturità emotiva per affrontare i suoi sentimenti; le caratteristiche borderline appaiono quindi come uno sviluppo scisso per proteggersi dai sentimenti di odio che tendono a perdurare.

Un vasto serbatoio di rabbia inizia a svilupparsi; l'aggressività è quindi la causa, l'azione e la difesa del soggetto borderline.

Il suicidio

Le difese primitive, la diffusione dell'identità e un'aggressività profondamente radicata contribuiscono tutti all'alto tasso di suicidio tra i pazienti con organizzazione borderline di personalità.

I terapeuti devono quindi essere preparati alla possibilità che i loro clienti mostrino sia un comportamento suicida che auto-lesionista.

I sentimenti di aggressività sono un aspetto cruciale di tale struttura di personalità, e Kernberg ritiene probabilmente che il “comportamento suicida e para-suicida cronico rifletta una somatizzazione di un conflitto intrapsichico”.

Il serbatoio della rabbia, che si è sviluppato da una costante negazione dell'abuso, non significa che l'abuso non si sia verificato. Gli individui che devono convivere con tali sentimenti, agiranno spesso fisicamente su sé stessi per esprimere la loro rabbia.

Non possono attaccare i loro abusanti, perchè hanno negato l'esistenza di abusi, di conseguenza attaccano sé stessi. Queste persone si sentono responsabili e colpevoli dell'abuso e inoltre hanno poche abilità o reti di supporto positive per aiutarli a gestire il loro stato costante di tumulto emotivo.

L'interpretazione di Kernberg del comportamento autolesionista e suicida manca di specificità perchè descrive una serie di spiegazioni diverse senza riconoscere le loro contraddizione.

Una delle sue definizioni suggerisce che coloro che praticano autolesionismomancano di un Super-io ben integrato e di capacità di esperire la colpa”.

Questa spiegazione sembrerebbe suggerire che l'autolesionismo subentra perchè non credono che le loro azioni abbiano un impatto sugli altri.

Mentre questa interpretazione è valida quanto la sua credenza nel comportamento autolesionista come somatizzazzione della rabbia, allo stesso modo non ne spiega la connessione.

Non c'è una reale motivazione sottostante il comportamento: mentre la prima spiegazione suggerisce un profondo sentimento di rabbia e colpa per l'abuso, nel secondo caso Kernberg sembra descrivere due tipologie di individui distinti.

Kernberg continua ad espandere la propria teoria sulle possibili spiegazioni di questo comportamento quando lui suggerisce che “molto spesso troviamo un comportamento suicida o para-suicida come espressione di attacchi di rabbia o scoppi di ira quando il paziente si sente frustrato nel contesto di una relazione che crea un intenso turbamento emotivo”.

Secondo Kernberg il solito ambiente terapeutico non è sufficiente a contenere la loro distruttività. C'è una grande quantità di “Acting-out” che si verifica nella vita dell'individuo borderline, e Kernberg inizia a guardare questi comportamenti più da vicino intorno alla fine degli anni '90.

Egli suggerisce che quando “il suo funzionamento psicologico è diventato la matrice sottostante da cui si sviluppano i sintomi comportamentali”, è fondamentale includere il comportamento, piuttosto che il solo esame del dramma intrapsichico, nel trattamento.

Questo lo ha ovviamente allontanato dal più tradizionale lavoro psicoanalitico. Lo sviluppo di un intero trattamento specifico per l'individuo con organizzazione borderline di personalità, consente a Kernberg di includere l'aspetto comportamentale nell'analisi del soggetto che, raramente, è stato preso in considerazione.

Volendo concludere, proprio a partire da queste riflessioni di base, Kernberg si è posto come promotore di un trattamento specifico per il paziente borderline che ha preso il nome di Transference-Focused Psychotherapy, ossia Psicoterapia basata sul Transfert.

 

Tratto dalla rivista “American Journal of Psychotherapy”

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

Bibliografia

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  • Kernberg, O. (2004). Borderline personality disorder and borderline personality organization: Psychopathology and psychotherapy. In J. Magnavita Handbook of personality disorders, (pp. 92-119). New York, NY: John Wiley and Sons.
  • Kernberg, O. & Clarkin, J. (1993). Developing a disorder-specific manual: The treatment of borderline character disorder. In N. Miller, L. Luborksy, J. Barber, & J. Docherty (Eds.), Psychodynamic treatment research: A handbook for clinical
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  • Koenigsberg, H., Kernberg, O., & Schomer, J. (1983). Diagnosing borderline conditions in an outpatient setting. Archives of General Psychiatry 40(1), 49-53.

 


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