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Punizioni corporali ed effetti sulla salute dei bambini

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In letteratura sono stati prodotti diversi risultati che collegano le punizioni corporali a esiti di salute poveri nello sviluppo dei bambini; pertanto, l'uso della disciplina fisica da parte dei genitori dovrebbe essere considerato un problema di salute pubblica.

punizioni corporali ed effetti sulla salute dei bambiniAffrontare questa tematica richiede però un'analisi ampia, in quanto, se inquadrata come problematica sociale, diversi sono i fattori da prendere in considerazione, come quelli sociali, politici ed economici, in quanto modellanti le decisioni disciplinari dei genitori.

Quali sono i fattori sociali che aumentano i rischi?

Il comportamento genitoriale deriva in larga parte dagli atteggiamenti della società e da altri fattori contestuali. La genitorialità può infatti declinarsi nel contesto più ampio della legislazione e dei finanziamenti orientati al benessere dei figli e della famiglia.

Ad esempio, il Temporary Assistance to Needy Families Program, il successore dell'Aid to Families with Dependent Children Program ha supportato le famiglie dal 1935, con l'obiettivo di promuovere l'autosufficienza finanziaria.

La prima legge americana sulla prevenzione ed il trattamento degli abusi sui minori del 1974 ha evidenziato la necessità di proteggere i bambini a livello federale, tra cui assistenza alla famiglia e programmi di prevenzione e intervento sugli abusi.

Tuttavia, gli atteggiamenti prevalenti contemporanei riguardo alla genitorialità sembrano sostenere la genitorialità come una scelta individuale che preclude input o supporti esterni.

I giovani genitori e gli individui in età fertile sono particolarmente vulnerabili nelle attuali condizioni sociali ed economiche.

Le disparità nell'educazione pubblica di alta qualità generano opportunità disuguali pervasive che compromettono le prestazioni e il rendimento degli studenti, limitando l'esposizione dei giovani non solo alla conoscenza empirica della violenza familiare e allo sviluppo infantile, ma limitando anche le loro prospettive finanziarie che a loro volta incideranno sulla prossima generazione - cicli perpetuanti di povertà.

A causa della diminuzione dei fondi per l'istruzione superiore, l'istruzione universitaria è una risorsa meno accessibile. Secondo Gracia & Herrero (2008), ciò eleva il rischio di punizioni corporali nei confronti dei bambini, poiché un livello inferiore di istruzione è associato ad un rischio più elevato di uso di punizioni fisiche nei loro confronti.

I costi elevati prodotti dalla crisi e l'ineguaglianza dei redditi impediscono ai giovani di potersi permettere di acquistare case per conto proprio, ad eccezione di quelli provenienti da ambienti privilegiati e ricchi.

Pertanto, questi fattori che potrebbero essere collocati a livello macro, aumentano lo stress finanziario tra i giovani genitori e le famiglie, producendo un impatto sproporzionato su quelli a basso reddito.

In che modo gli atteggiamenti della società nei confronti della violenza colpiscono le famiglie?

Oltre ai fattori contestuali che filtrano le risorse delle famiglie, l'atteggiamento dei genitori nei confronti della violenza contribuisce alla probabilità di attuare la violenza familiare.

La ricerca ha evidenziato relazioni interconnesse tra i rigidi comportamenti genitoriali, gli atteggiamenti della società che condonano la violenza e la violenza perpetrata.

Sebbene tutti e tre i fattori facilitino il perpetuarsi della violenza familiare, gli atteggiamenti della società che condonano la violenza in particolare moderano il rapporto tra violenza nella famiglia di origine e attuale esperienza di violenza familiare (Maker, Shah & Agha, 2005).

Le convinzioni degli individui sulla genitorialità sono modellate non solo dalle convinzioni trasmesse dalla loro educazione, ma anche dal contesto sociale in cui vivono da adulti.

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Nello specifico, l'accettazione della punizione fisica dei bambini a livello nazionale e l'abuso fisico dei bambini sono significativamente correlati, un modello che è evidente a livello internazionale.

Questo aspetto è particolarmente pertinente a seconda dei messaggi impartiti dai leader politici. In concomitanza all'assenza di una legislazione federale che proibisca l'uso di punizioni fisiche sui bambini, i leader che condonano e commettono violenze nei confronti di popolazioni vulnerabili trasmettono implicitamente un messaggio al pubblico che la violenza è accettabile.

Proprio come la ricerca ha evidenziato, la relazione tra l'esposizione alla violenza ripetuta a livello di comunità e la normalizzazione della violenza tra individui, serve anche a perdonare l'aggressività a livello familiare.

Cosa si potrebbe fare?

Nell'attuale clima sociale e politico, i genitori – genitori giovani e/o a basso reddito con risorse limitate in particolare - sono ad alto rischio di praticare punizioni corporali e abuso fisico infantile (Sedlack et al., 2010).

Per contrastare tale fenomeno, la psicologia ha la responsabilità di sostenere una riforma della politica pubblica.

Ciò potrebbe implicare il contatto con i rappresentanti politici locali per esprimere il sostegno a servizi sociali e programmi di assistenza sociale a beneficio delle famiglie più a rischio, nonché a lottare per il continuo sostegno del governo alla ricerca scientifica in questo campo.

A partire da marzo 2017, 52 paesi in tutto il mondo hanno proibito le punizioni corporali in tutti i contesti, ma gli Stati Uniti e l'Italia non sono tra questi (Global Iniziative, 2017).

La ricerca indica che le leggi che proibiscono l'uso della disciplina fisica sui bambini sono associate ad una minore accettabilità dell'uso di punizioni fisiche.

Mettendo in atto un tale divieto, si potrebbero proteggere meglio i bambini dai danni delle punizioni corporali.

Come si può intervenire su queste famiglie?

Secondo Goldman e colleghi (2003), sono necessarie esperienza e competenze interdisciplinari per affrontare la complessità del maltrattamento sui minori, e lo stesso può essere applicato all'utilizzo delle punizioni corporali.

Come campo, la psicologia può offrire un'educazione sugli effetti dannosi delle punizioni corporali e degli abusi, nonché sui benefici delle pratiche genitoriali positive.

Il maltrattamento sui minori spesso deriva da attribuzioni negative sui comportamenti e le intenzioni dei bambini e una mancanza di conoscenza dello sviluppo tipico.

Le vie pratiche di prevenzione e intervento includono la psicoeducazione sullo sviluppo del bambino e la formazione sui metodi di disciplina alternativi.

Promuovere atteggiamenti che valorizzano lo sviluppo ed il benessere normativo dei bambini addestrando i genitori a gestire il comportamento dei più piccoli in modo più efficace, può ridurre l'uso della punizione fisica e quindi ridurre il rischio di abusi fisici sugli stessi.

Pertanto, è importante indirizzare i genitori e le famiglie più a rischio attraverso programmi di intervento che siano allo stesso tempo accattivanti e prontamente accessibili.

Tradizionalmente, le pratiche basate sull'evidenza volte a promuovere la genitorialità positiva ed il benessere dei bambini consistevano in programmi di educazione e formazione alla genitorialità e alla gestione dei bambini.

Tuttavia, per i genitori con minori risorse sociali e materiali o tempo libero limitato, questo modello potrebbe risultare inaccessibile o logisticamente difficile da coordinare.

La relazione tra risorse genitoriali limitate, come l'istruzione ed il sostegno sociale e l'uso di punizioni fisiche indica la necessità di servizi familiari più accessibili.

Le applicazioni mobili o altri interventi tecnologicamente mediati potrebbero rivelarsi idonei come integratori convenienti delle attuali modalità di intervento.

Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per testare l'efficacia di questi nuovi metodi nel tentativo di ridurre l'uso delle punizioni corporali.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Global Initiative to End All Corporal Punishment of Children. (2017). Global Progress. Retrieved from http://www.endcorporalpunishment.org
  • Goldman, J., Salus, M.K., Wolcott, D., & Kennedy, K.Y. (2003). A coordinated response to abuse and neglect: The foundation for practice (Child Abuse and Neglect User Manual Series). Washington, D.C.: National Clearinghouse on Child Abuse and Neglect Information.
  • Gracia, E., & Herrero, J. (2008). Is it considered violence? The acceptability of physical punishment of children in Europe. Journal of Marriage and Family, 70, 210-217.
  • Maker, A.H., Shah, P.V., & Agha, Z. (2005). Child physical abuse: Prevalence, characteristics, predictors, and beliefs about parent-child violence in South Asian, Middle Eastern, East Asian, and Latina women in the United States. Journal of Interpersonal Violence, 20, 1406-1428.
  • Sedlak, A.J., Mettenburg, J., Basena, M., Petta, I., McPherson, K., Greene, A., & Li, S. (2010). Fourth National Incidence Study of Child Abuse and Neglect (NIS–4): Report to Congress, Executive Summary. Washington, D.C.: U.S. Department of Health and Human Services

 

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