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Self-injury in carcere: motivazioni e trattamenti

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Il self-injury può svolgere la funzione di attivare la risposta emotiva per interrompere uno stato di morte affettiva: sentono di non provare nulla.

self injury in carcere motivazione e trattamentiIn un articolo precedente, abbiamo definito quelle che sono le componenti socio ambientali e socio-demografiche del fenomeno dell’autolesionismo, inteso come self-injury, nel contesto carcerario.

Ora possiamo introdurre il tema delle comorbilità, ovvero quali disordini mentali sono maggiormente associati ai comportamenti di self-injury, e degli interventi e trattamenti oggi esistenti.

Domandiamoci quindi, perché le persone si autolesionano? Ci sono diversi motivi ma quasi tutti ci restituiscono l’immagine di una persona che ha grosse difficoltà a gestire le proprie emozioni e i propri problemi.

È come se questi individui si sentissero soverchiati da quanto emerge in loro quando devono affrontare una situazione che li mette in difficoltà, come se non avessero la percezione di avere le risorse per farvi fronte.

Di conseguenza, a seguito di un evento che sollecita le loro abilità di problem solving, i detenuti autolesionisti si sentono oltremodo stressati e cercano una via di fuga che trovano nel ferirsi da sè.

Il taglio, l’abrasione o l’incisione, infatti, riesce, attraverso il dolore fisico, a riportarli alla realtà, facendoli uscire per qualche istante dalla quella bolla di sofferenza della quale si sentono prigionieri.

 

Tratto da “Cultura Emotiva” - Prosegui nella lettura dell'articolo

 

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Tags: scuole di psicoterapia, trattamento, self-injury, carcere

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