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La teoria della depressione di Freud

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A partire dalla concettualizzazione della fase sadico-orale Freud ha elaborato la sua teoria sulla depressione nell'opera "Lutto e Melanconia".

freud depressione scuole psicoterapiaUna revisione della ricerca empirica sulla teoria freudiana della depressione ha rivelato due grandi problemi.

In primo luogo, spesso si è manifestato un divario drammatico tra la teoria di Freud e le ipotesi empiriche sviluppate dai ricercatori.

Illustrativo di questo è stato il modo in cui le idee teoriche di Freud circa l'associazione tra la depressione e le esperienze di perdita sono state messe alla prova.

In questo contesto, Fisher e Greenberg, hanno osservato che “con eccezioni minori, i ricercatori hanno scelto di definire la perdita in termini di perdita significativa di figure familiari (principalmente i genitori) di solito a causa della morte”.

Tuttavia, anche una lettura superficiale dell'opera di Freud (1917) “Lutto e Melanconia” sarebbe sufficiente a dimostrare che la sua nozione di perdita è situata su un livello diverso.

Freud afferma che “nella melanconia, le occasioni che danno origine alla malattia si estendono per la maggior parte oltre il chiaro caso di una perdita per morte e comprende tutte quelle situazioni di essere scoraggiati, trascurati o delusi, che possono innescare sentimenti di amore opposti o rinforzare un'ambivalenza già esistente” (Freud, 1917, p.251)

Per Freud non vi è ragione di credere che una perdita - sia per morte, divorzio, o qualsiasi altra ragione – dovrebbe necessariamente portare alla depressione se non è legato alla sensazioni di essere delusi e se non introduce una profonda ambivalenza verso ciò che è perduto.

Fisher e Greenberg, revisionando le ricerche empiriche sull'associazione tra la depressione e la perdita concludono che “ i sintomi di un importante segmento di coloro che diventano clinicamente depressi non hanno, in alcun modo empirico, dimostrato di essere innescati da una perdita”.

Ciò che però risulta ironico rispetto a tali osservazione è che sono presentati come parte di un argomento che contrasta la validità della teoria freudiana.

Il secondo problema della ricerca empirica sulla teoria Freudiana della depressione è che praticamente si è sempre concentrata su associazioni isolate tra depressione e variabili teoricamente correlate, come la perdita, l'identificazione narcisistica, la sensibilità, l'introiezione dell'aggressività, ambivalenza, e così via.

E' chiaro, tuttavia, che in uno stato isolato, le variabili sono potenzialmente correlate ad una varietà di altri tipi di psicopatologie.

Ad esempio, l'ambivalenza può essere associata con nevrosi ossessive, sensazioni di isteria, identificazione narcisistica con la psicosi.

Come verrà mostrato in questo studio, il testo di Freud indica chiaramente che le espressioni isolate di queste diverse caratteristiche non dovrebbero essere considerate tipiche della depressione.

Ciò che Freud sottolinea è il verificarsi di queste diverse caratteristiche in una costellazione specifica.

In generale, la complessità della teoria Freudiana è tale che la ricerca empirica sembra aver avuto difficoltà a tradurre tale complessità in ipotesi appropriate e domande di ricerca.

Senza una profonda comprensione del lavoro di Freud, tuttavia, qualsiasi ipotesi e domande di ricerca che ne derivano saranno eccessivamente semplicistiche.

Una delle sfide più grandi per la psicoanalisi riguarda proprio la riduzione del divario tra teoria e ricerca empirica.

Infatti, la ricerca empirica e concettuale sono troppo spesso relegate in sfere separate; tuttavia, tutta la ricerca dovrebbe partire dalla teoria per potervi poi fare un ritorno.

In questo studio verrà quindi presentata un'analisi concettuale dell'opera “Lutto e melanconia” di Freud che possa fungere come punto di partenza per la ricerca qualitativa e quantitativa.

Nel corso di tale analisi verranno tracciati alcuni aspetti clinici con l'obiettivo di collegarli alla teoria Freudiana.

Questa componente clinica farà riferimento a osservazioni non sistematiche e introdurranno un'elaborazione di alcune idee Freudiane.

 

"Lutto e Melanconia": analisi concettuale della teoria della depressione

Si è già osservato come Freud abbia sostenuto e concepiva l'esperienza della perdita dell'oggetto nella depressione in senso più ampio della semplice perdita di un amore attraverso la morte.

Questa interpretazione non solo fraintende la concettualizzazione di Freud sulla natura dell'esperienza della perdita, ma erroneamente implica che sia la perdita stessa a causare la depressione.

La prima cosa da sottolineare è che in “Lutto e melanconia”, per Freud, è la perdita la prima esperienza ad un livello interpersonale e, solo in un secondo momento, ripetuta ad un livello intrapersonale.

La prima perdita è situata in relazione ad un oggetto amato. Qui lui sottolinea che “una scelta-oggettuale, un attaccamento della libido ad una persona particolare, è già esistito una volta. [..] quando, a causa di una reale delusione proveniente da quest'ultima, la relazione-oggetto è andata frantumandosi.” (Freud, 1917, pp. 248-249)

Questa delusione trasforma la quantità di amore in odio e dà vita ad un'ambivalenza verso la persona amata. Come conseguenza di questo conflitto, l'amore decade.

Secondo Mattias Desmet, autore dell'articolo e docente presso l'Università di Ghent in Belgio, il fallimento dell'oggetto d'amore agisce quando il paziente si trova in una situazione in cui ha bisogno di aiuto.

Questa situazione è usualmente associata con una costellazione Edipica più ampia: nelle narrazioni di pazienti affetti da depressione grave, c'è usualmente una descrizione polarizzata dei familiari.

Uno di essi è descritto come un tiranno che opprime sia lui che l'altro genitore. Quest'ultimo è usualmente descritto come una vittima, debole e incapace di difendere lui e sé stesso.

I racconti di molti pazienti fanno spesso riferimento al genitore tiranno come una delle cause della loro sofferenza.

In questo contesto, non è infrequente che il paziente racconti di diverse e grandi ingiustizie che siano state arrecate da lui/lei.

L'altro genitore - che usualmente assume la posizione di oggetto d'amore - è spesso descritto come incapace di intervenire.

Il processo terapeutico rivela spesso che il livello inconscio, ossia questo senso di fallimento è il trigger principale per la depressione.

Pertanto, rispetto alla delusione sottolineata da Freud nel contesto dell'eziologia della depressione, è preferibile distinguere tra livello conscio ed inconscio.

A livello conscio, si riscontra una certa ingiustizia inflitta dal genitore tiranno; a quello inconscio, troviamo invece il genitore vittima passivo.

Rispetto a questi aspetti, Freud non li ha considerati come causa di depressione. La causa è infatti situata a livello di una specifica via di risposta inerente la delusione.

Dopo questa delusione sperimentata in funzione dell'oggetto d'amore, molte persone trasferiscono i loro investimenti libidici in altre persone, ad esempio, replicando tale relazione di amore con un altro.

Depressione e re-investimento della libido

Tuttavia, le persone vulnerabili alla depressione reagiscono in un altro modo. Essi “ritirano” la libido dall'oggetto dell'Io e la re-investono in due modi.

Da una parte, la utilizzano per erigere un'identificazione narcisistica con l'oggetto d'amore.

Dall'altra parte possono re-investirli in impulsi sadici operanti nel Super-Io che attacca l'identificazione dell'oggetto d'amore nell'Io per mezzo dei severi rimproveri.

Infine, il sadismo prevale e gli investimenti libidici delle rappresentazioni dell'oggetto nell'Io vengono tralasciati.

Questa è la seconda perdita, la perdita intrapersonale, ossia la perdita della libido nell'Io. Questi aspetti differenti dei processi che danno vita alla perdita intrapersonale devono essere compresi ed inquadrati a partire dalla teoria freudiana sui meccanismi di identificazione.

Nella visione freudiana, l'individuazione occorre sempre in relazione all'oggetto d'amore.

In termini Lacaniani, le persone si identificano con qualcosa – un significante – perchè dà loro un posto nel desiderio dell'altro amato.

Freud distingueva tra due tipi di identificazione: identificazione isterica, che è quella più comune, è un'identificazione con il possessore dell'oggetto d'amore.

In altre parole, per avere successo nella competizione per il desiderio dell'amore dell'altro, si identifica con qualcuno che ha già dimostrato di avere successo.

Questo è il meccanismo di base dell'epidemia isterica. Prendiamo l'esempio di una scuola dove tutti gli alunni sono improvvisamente affetti da dolori allo stomaco.

Quando il primo allievo si ammala, apparentemente a causa del consumo di cibo contaminato nel ristorante della scuola, gli altri, senza aver mangiato, possono inconsciamente manifestare compassione verso il bambino colpito come segno d'amore. Di conseguenza, iniziano ad esplorare gli stessi sintomi.

Il secondo tipo di identificazione è più inusuale e riguarda un'identificazione con l'oggetto d'amore stesso.

Freud, riportò l'esempio di un ragazza che era fortemente attaccato alla mamma, e dopo essere stata mandata a scuola, iniziò a prendersi cura degli latri come la mamma faceva con lui.

Pertanto, per affrontare la perdita dell'oggetto d'amore, diviene lui stesso l'oggetto d'amore.

In accordo con Freud, ciò è quello che si manifesta nella depressione. Quando il paziente perde l'oggetto d'amore, tende a identificarsi con esso.

Freud non è stato tuttavia specifico, rispetto agli aspetti dell'oggetto d'amore con cui il paziente si identifica; sulla base dell'esperienza clinica del Dottor Desmet , egli ipotizza che si assista ad un'identificazione con i vissuti di delusione e disappunto dell'oggetto.

Lo stato depressivo, che è essenzialmente uno stato di profonda passività e rifiuto a reagire agli stimoli ambientali, si traduce sempre in un'identificazione con la passività dell'oggetto d'amore.

Il paziente reagisce a questo fallimento dell'oggetto d'amore in accordo al principio “occhio per occhio, dente per dente”.

Questo aspetto introduce lo step successivo della descrizione Freudiana circa l'eziologia della depressione.

 

La formazione di una nuova identificazione

Dopo l'identificazione con l'oggetto d'amore, il sadismo proveniente dal Super-Io determina la formazione di una nuova identificazione.

Tuttavia, questo non sembra essere del tutto corretto:il sadismo derivante dal Super-Io non attacca la nuova identificazione con l'oggetto d'amore, ma attacca l'identificazione con l'oggetto che si era stabilito prima della delusione, quando la relazione era predominante e soddisfacente.

In quel periodo, il paziente manifesta identificazioni narcisistiche con gli aspetti di cura, tenerezza e dolcezza dell'oggetto d'amore.

Questa è infatti la ragione del perchè molti pazienti depressi mostrano eccessive caratteristiche altruiste prima della manifestazione della depressione.

In altre parole, il processo mentale dell'individuo depresso si riduce a questo: “poichè tu eri in disappunto divenendo passivo in una situazione in cui avevo bisogno di te, io mi vendicherò diventando io stesso passivo, non amandoti o prendendomi cura di te”.

A tal punto, ciò che si perde a livello interpersonale è l'identificazione con le caratteristiche positive dell'oggetto d'amore originate prima dell'insorgenza degli aspetti delusivi.

Quello che subentra in tale processo è un set di identificazioni con gli aspetti negativi dell'oggetto d'amore; questo ovviamente determina delle conseguenze.

Primo, la persona depressa si sente senza valore, un fallimento rispetto agli ideali altruistici. Conseguentemente, il soggetto rimprovera se stesso per i pensieri che richiamano gli aspetti negativi dell'oggetto di amore.

Tali aspetti risultano essere in linea con la teoria Freudiana, in cui vengono esplicitati degli stati secondo cui i rimproveri di sé sono attualmente rimproveri che prendono vita a partire dall'oggetto di amore.

Freud sottolinea che tali rimproveri determinano sempre, in maniera simultanea, delle identificazioni con l'oggetto d'amore nell'Io e l'oggetto d'amore stesso.

Questo oggetto d'amore si trova spesso in prossimità del soggetto, ed è più o meno intralciato dalla depressione del paziente.

L'effetto distruttivo della depressione sulle persone che circondano l'individuo che ne è affetto è stato ampiamente documentato dalla ricerca empirica, ed è uno degli aspetti più caratteristici della teoria di Freud.

Alla fine, afferma Freud, “la depressione si riduce sempre al sadismo”: malgrado il malessere, il paziente depresso tenta di torturare l'ex oggetto d'amore, punendolo per i suoi fallimenti.

L'esatto meccanismo del sadismo depressivo non è stato descritto in dettaglio da Freud, ma è facile vedere come esso operi attraverso il meccanismo della commiserazione.

Il depresso sa di soffrire e, conseguentemente, l'oggetto d'amore soffrirà con lui/lei. È per questo che la sofferenza diviene attrattiva; qui possiamo fare riferimento all'analisi critica del cristianesimo che Nietzsche ha elaborato nell'opera “L'Anticristo”.

La cristianità ha fatto sì che la commiserazione fosse inquadrata come una virtù fondamentale; eppure, secondo Nietzsche, è un vizio più che una virtù perchè, da una parte, moltiplica la sofferenza e, dall'altro, perchè rende la sofferenza attraente, in quanto avente un impatto diretto sull'altro.

In definitiva, quindi, l'epidemia della depressione nel mondo occidentale industrializzato potrebbe essere parzialmente una conseguenza di secoli di coltivazione della commiserazione come la più alta delle virtù.

È tuttavia importante distinguere tra una dimensione immaginaria ed una simbolica nella commiserazione.

La dimensione simbolica è meglio indicata dal termine compassione.

La commiserazione implica quindi che uno simpatizzi con l'imago della sofferenza con cui un depresso si presenta al mondo.

In quanto tale, rende permanenti quegli imago ed quindi è associato alla resistenza e alla stagnazione nello stato depressivo.

La compassione, però, implica una prontezza a prendere seriamente il discorso di un soggetto, per confermare l'inevitabilità della sofferenza entro i parametri della soggettività del paziente e per riconoscere la tensione soggettiva nel discorso dell'altro.

È questa apertura al discorso che può prevedere una trasformazione della struttura soggettiva del paziente e delle esperienze depressive.

In quanto tale, la compassione è essenziale per il drenaggio del nodo della depressione. Inoltre, si può osservare una notevole differenza tra i meccanismi consci ed inconsci nella depressione.

Ad un livello conscio, gli aspetti depressivi affrontano l'oppressione aggressiva del genitore tiranno. A livello inconscio, tali aspetti riguardano invece la passività del genitore vittima.

Una simile distinzione può essere quindi osservata negli auto-rimproveri del soggetto depresso. Ad un livello conscio, l'aggressività derivante dal Super-io è diretta agli aspetti passivi dell'Io.

Il contenuto del rimprovero si riduce sempre al fatto che è malato e passivo, incapace di fare qualcosa per i propri cari.

Tuttavia, a livello inconscio, l'aggressività è chiaramente rivolta agli aspetti positivi e di cura dell'oggetto d'amore.

Poiché il depresso si sente ingannato dalla passività dell'oggetto d'amore, si rifiuta di offrire amore e cura.

In questa luce, l'auto-rimprovero nel non riuscire a prendersi cura degli altri è classificato come falso. Così, la depressione rivela la falsità fondamentale dell'Io umano.

Prima di integrare i risultati di tale analisi in uno schema, verrà discusso un altro aspetto di “Lutto e melanconia”.

In questo testo, Freud non precisa se l'oggetto d'amore a cui si riferisce è un oggetto di amore dall'infanzia o subentrato nel momento in cui il paziente diventa depresso.

In linea con la più ampia cornice teorica di Freud, sembra chiaro che si riferisca a entrambi.

Nell'infanzia, la rappresentazione futura dell'oggetto d'amore del depresso è stata già descritta, cioè a livello cosciente l'oggetto è rappresentato come debole ma amoroso, mentre a livello inconscio l'oggetto è rappresentato come deludente e passivo.

Poiché queste rappresentazioni sono investite dalla libido, il futuro depresso amerà coloro che corrispondono a queste rappresentazioni.

Ciò significa che questo insieme di rappresentazioni - di significanti in termini Lacaniani - pre-programmerà una ripetizione dello stesso disappunto e delusione nella vita successiva.

Appena questo si manifesta, il meccanismo di cui sopra viene eseguito e inevitabilmente porta alla fenomenologia depressiva.

Questo non deve implicare che di tanto in tanto questa ripetizione mortale non possa essere interrotta, di solito in un incontro con qualcuno che è in grado di convincere la persona depressa che esiste un'altra via per raggiungere l'Altro.

Volendo concludere, è stata presentata un'analisi concettuale della teoria della depressione di Freud; così facendo, è stato evidenziato il lato demonico della depressione, come ad esempio, l'aspetto sadico.

Da una prospettiva terapeutica, è stato importante posizionare tale unità sadica ad un livello appropriato.

Come qualsiasi altro tipo di sadismo, la depressione è un tentativo ultimo di esistere per un altro significativo.

Quando il soggetto non esiste per un altro attraverso la tenerezza, potrebbe farlo infliggendosi dolore.

Attraverso la sofferenza dell'altro, il sadico trova conferma che lui/lei esiste per l'altro. Quello che nella depressione diviene insopportabile per il soggetto è l'indifferenza dell'altro.

A questo proposito, il sadismo è un derivato dell'amore. Rintracciare il sadismo depressivo nelle radici dell'amore, reintegrandolo nell'esperienza soggettiva del soggetto, potrebbe essere l'ultimo effetto terapeutico.

Questa analisi concettuale ha quindi determinato il delinearsi di una panoramica schematica del ragionamento causale di Freud sulla depressione.

Tratto dalla rivista “Frontiers in Psychology”

Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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