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Soppressione, repressione e dissociazione

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I processi che impediscono ai pensieri indesiderati di entrare nella coscienza prendono il nome di meccanismi di difesa, e tra questi vi sono la repressione, la soppressione e la dissociazione.

soppressione repressione e dissociazioneQuesto è uno dei tanti misteri che continua a confondere la comprensione di noi stessi. Non è possibile sapere se impulsi, desideri o motivazioni coscienti diventino inconsce o, al contrario, impulsi, desideri o motivazioni inconsci diventino improvvisamente coscienti.

I progressi tecnologici, in particolare nel campo del neuroimaging, hanno consentito agli scienziati di misurare direttamente l'attività cerebrale.

Nel contesto della psicoanalisi, questa capacità ha portato ad una rinascita e ri-concettualizzazione di concetti chiave, basati sull'idea di forze interiori che operano al di fuori della consapevolezza, e che influenzano a loro volta il comportamento umano.

Secondo la teoria psicodinamica, i processi dinamici inconsci rimuovono difensivamente i pensieri e gli impulsi indesiderati dalla coscienza in risposta ad elementi conflittuali.

I processi che impediscono ai pensieri indesiderati di entrare nella coscienza prendono il nome di meccanismi di difesa, e tra questi vi sono la repressione, la soppressione e la dissociazione.

La soppressione è una forma volontaria di repressione proposta da Sigmund Freud nel 1892. E' il processo cosciente di spingere fuori dalla consapevolezza desideri, pensieri, ricordi, emozioni e fantasie non desiderati che provocano ansia.

Se, ad esempio, si è addolorati per la morte di una persona cara o per la rottura di una relazione, si può decidere consapevolmente di sopprimere il pensiero della situazione per andare avanti con la vita.

Oppure, in un altro esempio, potrebbe presentarsi l'impulso di dire al proprio capo cosa si pensi realmente di lui e del suo comportamento abissale, ma la tendenza sarà quella di sopprimere quel pensiero perchè si ha bisogno di quel lavoro.

In entrambi i casi, il desiderio è cosciente ma è ostacolato dall'esercizio della forza di volontà risultante da una decisione razionale per evitare l'azione.

L'impulso o desiderio possono manifestarsi in altri modi, tuttavia si potrebbe sviluppare, ad esempio, una tosse nervosa quando il capo è presenta anche se non si è malati.

Oppure un desiderio sessuale represso può riemergere con una frase imprudente. In generale, pensieri, ricordi e impulsi “dimenticati” possono influenzare comportamenti, pensieri e sentimenti coscienti e possono esprimersi attraverso i sintomi o addirittura in una malattia mentale.

Sebbene alcuni sostengano che la soppressione sia un mito psicoanalitico privo di supporto scientifico, i dati di neuroimmagine suggeriscono diversamente.

Lo psicologo Michael C. Andreson, presso la St.Andrews University in Scozia, ed i suoi colleghi hanno condotto un esperimento “pensare/non pensare” per esplorare le basi cerebrali della soppressione della memoria.

Un gruppo di volontari hanno dovuto memorizzare 48 coppie di parole; successivamente, dinnanzi ad uno scanner, ai soggetti veniva mostrata una parola e richiamare la parola associata - situazione nota come condizione di risposta - o impedire che giungesse alla coscienzacondizione di soppressione.

La soppressione attiva della parola abbinata, ha avuto l'effetto di ridurre il richiamo della parola in seguito; questo risultato non è solo una semplice dimenticanza che si verifica con il passare del tempo.

I dati raccolti da Anderson e i suoi colleghi hanno dimostrato che la soppressione volontaria di parole correlava con l'attività di parti del cervello coinvolte nel “controllo esecutivo”: le aree della corteccia prefrontale si 'disimpegnavano' in quei settori del cervello importanti per la formazione della memoria e recupero, in particolare l'ippocampo.

Questa scoperta è degna di nota perchè precedenti esperimenti hanno dimostrato che l'ampiezza di attività nell'ippocampo è proporzionale al richiamo mnestico: più forte è l'attività, maggiore è la probabilità di ricordare.

Una seconda osservazione è che il cervello è più attivo quando evita di ricordare un ricordo che durante il richiamo dello stesso.

Le persone sopprimono quindi ricordi indesiderati esercitando uno sforzo intenzionale che può essere rintracciato nel sistema nervoso in un modo che Freud sembrava sognasse, ma che in realtà conferma la sua formazione neuroscientifica di base.

Evidenze empiriche della soppressione

Il collegamento della soppressione a meccanismi cerebrali coinvolti nel controllo comportamentale sposta questo concetto dal dominio del lettino psicoanalitico al regno fisico del cervello.

Una diversa forma di soppressione, nota come soppressione percettiva visiva, si verifica quando un oggetto, o parte di esso, non viene visto coscientemente, anche se l'immagine è sempre chiaramente visibile.

Un esempio comune è la figura bistabile, come il disegno del cubo, il vaso-faccia o il coniglio-anatra. Gli occhi vedono le stesse linee e le stesse forme sulla pagina, ma ciò che si vede coscientemente nella testa cambia dall'anatra al coniglio e viceversa.

Quando l'immagine dell'anatra viene vista coscientemente nell'occhio della mente, l'immagine del coniglio viene 'soppressa' e viceversa.

Un altro esempio di soppressione visiva è la rivalità binoculare. Qui sono presenti contemporaneamente due immagine diverse, una per ciascun occhio.

Ad esempio, una fotografia di una ragazza sorridente viene proiettata nell'occhio sinistro e l'immagine di una macchina nell'occhio destro.

Piuttosto che apparire come la ragazza sovrapposta alla macchina, una delle due immagini sopprimerà l'altra brevemente.

Per alcuni secondi si vedrà la faccia della ragazza; all'improvviso, le chiazze della macchina iniziano a brillare fino a quando il viso non è completamente sparito e si vedrà solo la macchina.

Successivamente, gli occhi sorridenti sfonderanno l'automobile, e scomparirà per essere sostituita dal volto della ragazza, e così via.

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Quindi, anche se l'input fisico per gli occhi rimane sempre lo stesso, la percezione cosciente di esso cambia da un momento all'altro e di nuovo indietro.

Percezioni percorribili sono ideali per tracciare le impronte di coscienza nel cervello umano usando l'imaging funzionale.

A condizione che gli occhi non si muovano o battano le palpebre, questa danza incessante è sottoposta ad un controllo volontario molto limitato.

Quindi, da una prospettiva psicoanalitica, sarebbe più corretto chiamare questa attività “repressione percettiva” piuttosto che soppressione percettiva.

Tuttavia, resta da stabilire se i meccanismi neurali alla base della soppressione visiva e della repressione visiva siano correlati a quelli alla base della repressione psicodinamica.

Il ruolo delle emozioni

La dissociazione è un altro stato psicologico controverso in cui pensieri, emozioni, sensazioni o ricordi sono separati dal resto della psiche.

Originariamente sostenuta dallo psichiatra francese Pierre Janet, la dissociazione può verificarsi in individui sani come quando si guida per centinaia di km lungo un'autostrada, si è completamente assorbiti da un film o un libro, o ci si ritrova a camminare in una stanza della casa da solo.

Forme più estreme di dissociazione si manifestano in malattie mentali come il disturbo dissociativo dell'identità, noto anche come disturbo di personalità multipla, che implica la presenza di due o più stati di identità distinti.

Questi stati sono caratterizzati da differenti risposte emotive, pensieri, stati d'animo e immagini di sé percepite che ricorrono in modo ricorrente e alternato al comportamento e alla coscienza di un paziente.

Il disturbo dissociativo di identità è considerato un risultato della frammentazione dell'identità piuttosto che della proliferazione di personalità separate.

Quindi i pazienti non hanno più di una personalità, quindi una proliferazione di sé, ma ne hanno meno di una, in quanto il sé è disgregato e frammentato.

Il disturbo dissociativo di identità è spesso associato a traumi infantili gravi e prolungati come negligenza o abuso emotivo e sessuale, e si sviluppa come modalità per fronteggiare situazioni schiaccianti che sono troppo dolorose e violente per essere assimilate coscientemente nel Sè.

La persona letteralmente “va via” nella sua testa per (s)fuggire dall'esperienza di produzione di ansia da cui non c'è fuga fisica.

Questo processo dissociativo consente ai sentimenti e ai ricordi traumatici di essere separati psicologicamente in modo che la persona possa 'funzionare' come se il trauma non si fosse verificato.

Mentre si trova in un certo stato mentale, il paziente ha accesso a ricordi autobiografici traumatici, ad esempio, di uno stupro e ad intense risposte emotive correlate.

Ma quando è nel suo altro stato, afferma di non ricordare nulla relativamente a quello stupro. Questo uso difensivo della dissociazione prevale molto tempo dopo che le esperienze traumatiche si sono concluse.

Dal punto di vista neurobiologico, si suggerisce che un cervello possa generare due o più stati distinti di autoconsapevolezza, ognuno con il proprio modello unico di vedere, pensare, comportarsi e ricordare.

Marcatori fisiologici come i cambiamenti nella conduttanza elettrica della pelle (correlati della sudorazione), battito cardiaco, risposta ai farmaci, reazioni allergiche e funzione endocrina si comportano in modo diverso a seconda dello stato in cui si trova il paziente.

Ad esempio, Simon Reinders e colleghi, dell'Università di Groningen nei Paesi Bassi, hanno registrato reazioni soggettive emotive (paura) e sensomotorie (irrequietezza), risposte cardiovascolari (frequenza cardiaca, pressione arteriosa e variabilità della frequenza cardiaca) e pattern di attivazione cerebrale in 11 pazienti don Disturbo dissociativo dell'identità.

Mentre i pazienti si trovavano prima in uno stato mentale e poi nell'altro, veniva letta una storia della loro vita che riguardava il loro trauma o un evento autobiografico non traumatico.

Quando erano nel loro stato mentale neutro, i pazienti reagivano alla storia della loro esperienza traumatica come se fosse una memoria neutrale e sostenevano di non ricordarla; quando accedevano al loro stato di personalità traumatica, hanno avuto una significativa reazione soggettiva e cardiovascolare alla memoria traumatica e un diverso pattern di attivazione cerebrale, ricordando l'evento.

Sembra che identità diverse possano quindi convivere all'interno dello stesso cervello.

Gli psicoanalisti Bruno Waldvogel e Alex Ullrich, insieme allo psicologo Hans Strasnurger, a Monaco di Baviera, in Germania, hanno riferito di un paziente con disturbo dissociativo che ha gradualmente riacquistato la vista durante la psicoterapia, dopo 15 anni di diagnosi di cecità.

Non vi era nulla di anomale negli occhi del paziente di per sé, ma affermava che non poteva vedere. Durante l'esperimento riportato qui, uno stato di personalità aveva una vista essenzialmente normale, mentre una personalità maschile più giovane, che poteva essere chiamata solo con il suo nome, era cieca.

Questo fenomeno potrebbe essere interpretato come un “rantolo” isterico se non fosse per l'attività elettrica registrata dagli elettrodi elettroencefalografici del cuoio capelluto.

Quando fu 'avvistata' la sua personalità, l'EEG mostrava normali onde cerebrali in risposta ad uno schema a scacchiera che alternava i suoi quadrati 10 volte al secondo, dal bianco al nero e viceversa.

Ma l'attività visivamente evocata era molto ridotta nel suo stato di personalità cieca. Non esiste un meccanismo noto che permetta a qualcuno di bloccare consapevolmente la visione con gli occhi aperti.

Questa notevole scoperta implica che il cervello possa intervenire rapidamente in una fase molto precoce del sistema visivo, impedendo alle informazioni visive di raggiungere la corteccia del paziente.

Come possa essere stato possibile resta comunque un mistero. Cosa può essere alterato nei disordini dissociativi non riguarda pertanto una specifica area del cervello, ma il grado di interattività tra più aree.

L'integrazione funzionale delle regioni corticali e sottocorticali è necessaria per l'esperienza cosciente coesa. Il modo in cui il cervello è connesso ed il modo in cui diverse parti del cervello comunicano tra di loro è importante.

La dissociazione può quindi essere il risultato di un'interruzione di alcune connessioni tra regioni cerebrali.

Quindi, i disordini dissociativi possono derivare dal fallimento della coordinazione o dell'integrazione del circuito neuronale distribuito che rappresenta l'autoconsapevolezza soggettiva.

Conclusioni

Nuovi progressi nelle neuroscienze e nella tecnologia stanno rivelando la neurobiologia dell'inconscio dinamico che Freud, Janet e altri immaginavano.

Nel processo, inevitabilmente, gran parte di ciò che era originariamente proposto come basato esclusivamente sulla “medicina parlante” sarà rivisto, raffinato e potenziato.

La messa a punto di nuovi modi per testare empiricamente processi dinamici inconsci quali repressione, soppressione e dissociazione rivelerà le loro basi neurali.

Questo sforzo alla fine porterà ad opzioni di trattamento più efficaci per i pazienti psichiatrici e ci aiuterà a comprendere meglio la nostra coscienza.

 

Tratto dalla rivista “Science”

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

Bibliografia

  • E. L. Bjork, R. A. Bjork, M. C. Anderson, in Intentional Forgetting, J. M. Golding, C. M. McCleod, Eds. (Erlbaum Associates, Mahwah, NJ, 1997), pp. 103–137.
  • J. J. Freyd, Betrayal Trauma: The Logic of Forgetting Childhood Abuse (HarvardPress, Cambridge,MA,1996).
  • Anderson, M. C., Ochsner, K. N., Kuhl, B., Cooper, J., Robertson, E., Gabrieli, S. W., Glover, G. H., Gabrieli, J. D. (2004). Neural systems underlying the suppression of unwanted memories. Science 303,232– 235.
  • Dorahy, M. J. (2001). Dissociative identity disorder and memory dysfunction: The current state of experimental research and its future directions. Curr. PsychiatryRep. 21,771–795.

 

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