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Teoria della separazione e legame di fantasia

Secondo la teoria della separazione per fronteggiare il dolore interpersonale, l'ansia da separazione e l'ansia di morte, il bambino è portato a sviluppare una connessione immaginaria o legame di fantasia con il genitore, al fine di compensare il rifiuto, l'abbandono e altri abusi vissuti durante i primi anni dello sviluppo.

teoria della separazione e legame di fantasiaAll'interno del presente articolo verrà presentato l'approccio teorico del Dottor Robert Firestone, psicologo clinico e psicoterapeuta, denominato “Teoria della separazione”.

Questa rappresenta un'integrazione dei sistemi di pensiero psicoanalitico ed esistenziale e descrive come il dolore interpersonale e l'ansia da separazione e, più tardi, l'ansia di morte, conducano alla formazione di potenti difese psicologiche.

La difesa primaria è rappresentata dal “legame di fantasia”, una connessione immaginaria formatasi nella prima infanzia con il genitore o caretaker che serve a compensare il rifiuto, l'abbandono e altri abusi vissuti durante gli anni dello sviluppo.

La presenza di tale legame di fantasia aiuta il bambino ad affrontare l'ansia da separazione, infine, l'ansia di morte.

Sebbene la formazione delle difese psicologiche sia essenziale per il bambino in via di sviluppo, e aiuti l'individuo a fronteggiare e ridurre al minimo le emozioni dolorose durante gli anni dello sviluppo, l'adattamento difensivo può determinare vari gradi di disadattamento nella vita successiva.

Influenze precoci

Le tendenze geneticamente determinate, le differenze di temperamento e le predisposizioni fisiologiche si combinano con gli stress ambientali prenatali influenzando così il bambino.

Recenti ricerche sulle influenze epigenetiche mostrano che “le esperienze ambientali, in particolare quelle legate allo stress, hanno la capacità di alterare i meccanismi biologici e genetici associati ad un aumento del rischio di problemi comportamentali”.

In altre parole, sia la natura che l'educazione hanno effetti potenti sul neonato e sul bambino in via di sviluppo.

Dinamica familiare negativa

Quando i genitori sono sensibilmente in sintonia con il loro bambino, regolano l'intensità ed il tono emotivo delle loro risposte per abbinarle accuratamente allo stato emotivo ed esigenze del bambino.

Ovviamente, nessuno può essere completamente coerente nell'adattare le sue risposte a questi segnali; in effetti, la ricerca ha indicato che le interazioni sintonizzate avvengono solo una volta su tre scambi genitore/infante.

I genitori emotivamente immaturi, che hanno sofferto una quantità considerevole di traumi personali non risolti e la perdita della propria educazione, tendono ad avere un effetto dannoso sulla crescita e lo sviluppo del sé emergente del loro bambino.

Le carenze genitoriali spesso portano a trattamenti insensibili e potenzialmente dannosi, nonché ripetuti fallimenti nel riparare le interruzioni nelle interazioni sintonizzate con i loro bambini.

Queste condizioni intensificano il senso di isolamento del bambino e la paura dell'abbandono. Nella misura in cui i bambini arrivano a sentire di essere non amabili e soli, vengono deviati da quello che sarebbe stato il loro naturale percorso di sviluppo e continuano a condurre vite in cui le difese operano costantemente.

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Senza eccezione, tutti bambini soffrono di una certa quantità di dolore intepersonale o trauma all'interno delle loro famiglie.

Nonostante il desiderio dei genitori di fare il meglio per la loro prole, spesso li feriscono in un momento in cui sono particolarmente vulnerabili.

Inoltre, ci sono molti altri eventi o input avversi che colpiscono il giovane in via di sviluppo come incidenti, malattie, una separazione traumatica o la perdita effettiva di un genitore o fratello.

La difesa primaria ed il legame di fantasia

Di fronte ad un trauma emotivo, il neonato, ed in seguito il bambino, gestisce la crisi affidandosi a processi di fantasia per sopprimere il dolore primordiale.

Ogni bambino ha bisogno di protezione, amore e affetto dagli adulti che possiedono, idealmente, sia il desiderio sia la capacità di soddisfare i bisogni primari del bambino.

Nei casi in cui un genitore è maltrattante o emotivamente assente o quando manca l'amore il bambino soffre di stati di ansia elevati che a volte possono essere pericolosi per la vita.

Per far fronte a questa sensazione travolgente, i bambini cercano di negare la realtà delle loro sofferenze, costruiscono fantasie di onnipotenza, fanno molto affidamento sulla repressione e immaginano di avere una connessione permanente con la madre e di essere un tutt'uno con lei.

In altre parole, quando i bambini subiscono un trauma emotivo, tendono ad incorporare le figure genitoriali nelle loro personalità come fonti interiorizzate di gratificazione che servono a confortarli.

La difesa primaria o legame di fantasia nasce nella prima infanzia per riempire un vuoto dove c'è una privazione ambientale.  Nutre il sé, ma sfortunatamente diventa la forza trainante del successivo comportamento auto-limitante e autodistruttivo.

Questa fusione immaginata è un meccanismo di difesa molto efficace perchè la capacità di immaginare un essere umano fornisce una parziale gratificazione dei bisogni e riduce la tensione.

Affinchè un legame di fantasia possa essere formato e funzionare in modo efficace, devono essere operativi quattro elementi essenziali.

Primo, i bambini idealizzano la madre o la figura genitoriale, negando in tal modo la realtà di eventuali abusi emotivi perpetrati su di loro.

Secondo, i bambini interiorizzano atteggiamenti negativi diretti verso sé stessi dai loro genitori, accettando in una certa misura l'idea che siano essi stessi cattivi o non amabili.

In terzo luogo, i maltrattamenti emotivi dei genitori e le caratteristiche abusive sono proiettati sul mondo in generale, creando sospetto e paura per gli altri individui, nonché un disagio generale nella vita.

Infine, attraverso il processo di identificazione, il bambino incorpora le caratteristiche e gli atteggiamenti della personalità sia negativi che positivi dei suoi genitori come fossero i propri.

A vari livelli, facciamo i conti con la frustrazione ed il dolore facendo affidamento sulla gratificazione interna derivante da una connessione immaginata con il genitore introiettato.

Il processo del Self-Parenting

Come sottolineato precedentemente, il legame di fantasia non è altro che l'introiezione delle caratteristiche genitoriali mediante fantasie di fusione.

La fusione immaginata con il proprio genitore è rafforzata attraverso l'uso della ripetizione dei comportamenti genitoriali. Questi includono abitudini di auto-nutrimento così come atteggiamenti e comportamenti auto-punitivi.

Molto spesso i pazienti, solo dopo la creazione di un clima di fiducia, iniziano a raccontare come sono stati trattati dai loro genitori. Si nutrono di pensieri auto-esaltanti e al contempo sviluppano abitudini di dipendenza che fungono da 'calmanti' per il dolore emotivo, e si puniscono mediante pensieri autocritici e comportamenti autodistruttivi.

I modelli di abitudini autosufficienti iniziano nell'infanzia con comportamenti come succhiare il pollice, toccarsi in modo compulsivo, portare con sé sempre una coperta, o accarezzandosi, e spesso si trasformano in modelli autodistruttivi in età adulta, come disturbi alimentari, alcolismo, abuso di droghe, eccessiva masturbazione, altre attività di routine o compulsive che riducono il dolore e/o uno stile impersonale e ripetitivo di relazione sessuale.

Questi comportamento tendono a sostenere un'illusione di pseudo-indipendenza, la sensazione di essere in grado di gratificare sé stessi e di non aver bisogno di nulla dal mondo esterno.

In una certa misura, il bambino sperimenta un falso senso di autosufficienza perchè ha introiettato un'immagine del genitore “buone e potente”.

Allo stesso tempo, il bambino incorpora inavvertitamente il rifiuto o l'atteggiamento apertamente ostile dei genitori nei suoi confronti.

Questi atteggiamenti genitoriali incorporati – interiorizzati - costituiscono la base del concetto di sé negativo del bambino, che persiste fino all'età adulta.

Questa componente auto-punitiva del processo di genitorialità si manifesta in pensieri autocritici, reazioni di colpa, attacchi verso sé stessi e azioni auto-limitanti e autodistruttive.

Resistenza

Una volta che la difesa primaria è stata formata e sono stati attuati processi di fantasia lenitiva, le persone sono riluttanti a rinunciare al comfort e alla sicurezza che offrono.

Una volta feriti, hanno paura di essere nuovamente vulnerabili. Di conseguenza, resistono all'intrusione in ogni componente del legame di fantasia: l'idealizzazione dei genitori e della famiglia, la conservazione di una corrispondente immagine negativa di sé - cioè una concezione di base di sé stessi come indegni, non amabili e cattivi - , lo spostamento di tratti genitoriali negativi verso gli altri ed il mondo in generale, lo sviluppo di una postura interiore auto-protettiva, ed un affidamento su abitudini e routine auto-nutrienti.

Quando qualcuno di questi aspetti è minacciato, le persone diventano difensive o ostili verso l'intrusione.

Il processo di psicoterapia sfida l'idealizzazione dei loro genitori e la concezione negativa di sé stessi, insieme alle loro opinioni e proiezioni distorte sugli altri e sul mondo in generale.

Allo stesso tempo, li aiuta ad alterare le abitudini distruttive, come l'abuso di sostanze e comportamenti autolesionisti. Sfidare o allontanarsi dal legame di fantasia fa precipitare un'ansia considerevole.

A questo proposito, la metodologia terapeutica minaccia la resistenza principale dei clienti ed un risultato positivo dipende in gran parte da quanto riescono a superare la loro resistenza.

Per svilupparsi, una persona deve esporre e sconfiggere le difese psicologiche debilitanti. Pertanto, fronteggiare efficacemente ed abbandonare gli aspetti del legame di fantasia è essenziale per fare progressi in psicoterapia.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • K. Jacobson (2009). Considering Interactions between Genes, Environment, Biology, and Social Context Psychological Science Agenda.
  • Siegel, D. & Hartzell, M. (2003). Parenting from the Inside Out. New York: Jeremy P. Tarcher

 

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