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“Tu mi appartieni ”: il possesso come forma di controllo

Il possesso ed il controllo sull'altro sembrano essere divenuti fattori centrali delle relazioni interpersonali di oggi. Ma, cosa motiva comportamenti di questo tipo?

tu mi appartieni il possesso come forma di controlloLa possibilità di vivere o avere un rapporto possessivo e controllante spesso può incrinare la relazione stessa.

A tal proposito, molte coppie sottolineano come ci siano delle diversità tra il desiderare il proprio partner e il volerlo “possedere o controllare”.

Quando si tratta di gestire sentimenti di gelosia o insicurezza, le coppie viaggiano lungo un continuum che va dall’amore alla possessività, e questo può determinare il mancato rispetto dei confini e della reciproca indipendenza.

L’instaurarsi di una dinamica di questo tipo automaticamente ne innesca delle altre, come ad esempio spiare il cellulare dell’altro, instillare il senso di colpa se il partner va a cena con i propri amici, esplodere e innervosirsi quando il partner non offre una determinata rassicurazione, o dubitare circa la sua fedeltà perché si suppone che il partner sia attratto da altre/i.

Ci sono ovviamente molti modi sottili attraverso i quali le persone tentano di controllare il partner, e queste possono essere inquadrate come un mezzo per calmare le proprie emozioni.

Nonostante ciò, è bene sottolineare che entrare in contatto con qualcuno e stabilirci una relazione non significa esercitare un controllo o potere su di loro.

Quando si cerca di controllare qualcuno, stiamo automaticamente limitando l’altro nel sentirsi ed esprimersi per ciò che egli è.

Quando cerchiamo di far sentire il partner “sbagliato” per aver scelto di trascorrere del tempo con gli amici, automaticamente stiamo cercando di restringere il suo mondo, ma ciò a cui si dovrebbe aspirare è in realtà il crescere attraverso il confronto con gli altri mondi, piuttosto che limitarli.

Non è una sorpresa che gli studi abbiano dimostrato che la gelosia e i comportamenti di sorveglianza, associati ad uno spettro possessivo, determinano un comportamento distruttivo nonché un’insoddisfazione della relazione stessa.

Ci si chiede quindi cosa si può fare per imparare a gestire tali schemi disfunzionali all’interno del rapporto; il primo passo è quello di capire il motivo per cui ci si impegna nell’esercitare un comportamento di controllo, e il secondo passo è quello di affrontare le dinamiche emotive di base dal quale questo prendo vita.

La maggior parte di noi può aver esperito un certo grado di paura e insicurezza all’interno delle proprie relazioni; questi sentimenti possono prender vita da lotte più profonde che riguardano la fiducia, la bassa autostima, la paura del rifiuto, la perdita o l’intimità stessa.

Queste emozioni profonde possono portare ad un desiderio di controllo; invece di esplorare da dove questi sentimenti provengono, si tende a proiettarli sul partner iniziando ad agire con dei comportamenti che, sfuggendo al controllo, illudono di alleviare questi sentimenti dolorosi.

Ad esempio, il credere di non essere abbastanza amabile o che nessuno possa mai sceglierci, si traduce in una visione di sé negativa che può spingerci verso comportamenti di gelosia, possessività e insicurezza verso il partner.

Utilizzando una prospettiva di questo tipo, si innescano anche ulteriori meccanismi tali per cui qualunque commento, azione o risposta ricevuta, viene letta come un essere ignorati o rifiutati.

Potremmo addirittura rimproverare il partner, mettere delle regole su dove possono e non possono andare, su quello che possono o non possono fare.

Tutti questi modelli di comportamento hanno molto più a che fare con noi che il nostro partner, e la maggior parte di questi hanno radici profonde nel nostro passato.

Fin da bambini abbiamo sviluppato strategie o difese nel tentativo di proteggerci da condizioni difficili o dolorose; queste prime esperienze formano le nostre aspettative circa i rapporti, richiamando le stesse modalità difensive e applicandole nel momento presente.

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Ecco perché è importante dare un senso al nostro passato ed esplorare i pattern di attaccamento precoce per comprendere i sentimenti di possessività e gelosia durante la vita adulta.

Per esempio, se abbiamo sperimentato un modello di attaccamento ansioso, forse abbiamo avvertito molta incertezza rispetto alla soddisfazione dei propri bisogni, pertanto la necessità del genitore in qualità di soggetto che risolve tale “dilemma psichico” ha instaurato una dinamica di dipendenza tale per cui, per sopravvivere, si fa esclusivamente affidamento sull’altro.

Da adulti, questi sentimenti tendiamo a proiettarli sul partner, cercando di attirare l’attenzione in qualche modo, così come di ricordare loro che noi esistiamo, e questo avviene come modalità per difendersi dall’ansia di un rifiuto o abbandono temuto.

Come risultato, tendiamo a rivivere il passato, aggrappandoci o sforzandoci di controllare il nostro partner, con l’obiettivo di sentirci sicuri.

Purtroppo, però, poiché questi sentimenti sono radicati nella nostra storia, raramente si riesce ad acquisire una certa consapevolezza di esse, collocandole nel proprio passato.

È più facile ripetere i modelli infantili, promuovendo le nostre insicurezze, ma come risultato spesso il partner tende ad allontanarsi, in quanto saturo emotivamente.

I modelli e le difese che formiamo durante la crescita vengono definite “adattive” per quella specifica fase evolutiva, ma possono danneggiare le nostre relazioni attuali.

Tuttavia, vi sono dei “passi” che possiamo compiere per rompere tali schemi e cercare di realizzare un rapporto paritario e di fiducia.

Innanzitutto, bisognerebbe cercare di migliorare il proprio senso di Sé; se l’insicurezza è alla base del nostro comportamento possessivo, dobbiamo iniziare a interrogarci su come fare per acquisire maggiore auto-compassione nella nostra vita.

Dobbiamo adottare delle misure per superare la nostra parte critica interiore e accettare di essere sia degni della presenza dell’altro che di essere capaci di vivere soli.

Anche se i nostri peggiori timori possono avverarsi, e il nostro partner può apparire come “rifiutante”, dobbiamo divenire consapevoli del fatto che il mondo non finirà, in quanti siamo forti e capaci di andare avanti.

Un altro passo utile potrebbe essere quello di “resistere” dall’adottare un comportamento possessivo o autoritario; azioni come il sorvegliare il partner non farà altro che allontanarlo e creare discussioni nella coppia.

È importante imparare a resistere alla tentazione di esercitare il potere sul nostro partner.

Una volta messo in atto tale comportamento, come terzo step, è bene iniziare a prendere consapevolezza del fatto che questi sentimenti appartengono al passato.

La nostra ansia non potrà mai alleviarsi se proviene dalla propria infanzia, in quanto l’incapacità di sganciarsi da tali modalità determina l’insorgenza di un dolore primordiale.

Se si è fortemente spinti dal desiderio di controllare o possedere il proprio partner, è probabile che questo sia strettamente connesso alla nostra storia.

Dare un senso a questa, cercando di creare una narrazione coerente del nostro passato può portarci ad avere una nuova visione e comprensione delle cose.

La terapia è ovviamente uno strumento che cambia la vita quando si tratta di capire e superare determinati sentimenti.

Ciò che si rende inoltre indispensabile è trovare un modo per placare la propria ansia; si potrebbero ad esempio intraprendere attività rilassanti come lo yoga o praticare esercizi di respirazione, in quanto permettono di imparare a convivere con i propri pensieri e sentimenti senza però sentirsi sopraffatti da loro o, addirittura, consentendo loro di controllare il nostro comportamento.

È importante anche investire sulla propria vita; uno dei passi fondamentali è infatti quello di cercare di spostare i sentimenti possessivi ed impulsivi concentrandosi sulla propria vita.

Solo spostando la nostra attenzione dal partner, e soffermandoci maggiormente su cosa siamo interessati a perseguire, può migliorare la visione di sé stessi come individui indipendenti.

È inoltre indispensabile parlare con il proprio partner, adottando una prospettiva adulta. Può essere utile avere una conversazione aperta e onesta con l’altro, circa la nostra insicurezza e la necessità di controllare lui per sentirci sicuri all’interno della relazione.

Possiamo essere in grado di impegnarci nel cercare di non agire tali comportamenti, ma la possibilità che il partner sappia cosa stia succedendo dentro di noi, favorisce la vicinanza.

Mentre ogni tentativo di controllare o indurre il senso di colpa può rendere il partner nervoso o infastidito, una conversazione aperta in cui deponiamo le armi, spiegando la propria lotta personale, consente all’altro di comprendere noi e le nostre emozioni.

Quando si tratta di relazioni intime, è sempre meglio fidarsi dell’altro e lasciarlo libero di esprimere sé stesso; questo è l’unico modo attraverso cui possiamo veramente sapere che siamo amati e scelti da una persona libera.

Migliorando il nostro senso di sé, godendo della nostra indipendenza e apprezzando la vera intimità con l’altro, possiamo divenire padroni di noi stessi.

In questo modo, non importa quale sia l’esito, ne traiamo beneficio perché abbiamo agito con integrità e fedeltà verso noi stessi, qualità che, a prescindere dal rapporto, non potrà fare altro che donarci del bene.

 

(A cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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