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Una lettura psicoanalitica del narcisismo

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Un'esplorazione delle concettualizzazioni psicoanalitiche sul narcisismo: Sigmund Freud, Heinz Kohut, Otto Kernberg e Glen Gabbard.

una lettura psicoanalitica del narcisismoLa storia del concetto psicologico del narcisismo è stata brevemente descritta da Millon.

Egli notò che Havelock Ellis usò per la prima volta il termine “narcisismo” nel contesto psicologico, in un articolo del 1898 sull'autoerotismo, in cui lo descrisse come “.... una tendenza a perdere le emozioni sessuali che sono quasi interamente assorbite nell'ammirazione di Sè”.

Successivamente, Ellis lo definì più semplicemente come attrazione sessuale di un individuo per sé stesso.

Sigmund Freud, nel suo saggio del 1914, “Sul Narcisismo”, distinse due forme di narcisismo, la “condizione narcisistica primaria” dell'infanzia, e “l'auto-investimento narcisistico”.

La prima è una normale fase di sviluppo in cui l'energia libidica del bambino è diretta verso il sé, e dove tutti gli oggetti nel mondo sono vissuti come un'estensione di sè.

Nel corso del normale sviluppo, l'energia libidica del bambino viene reindirizzata verso oggetti esterni. Tuttavia, se questo processo è ostacolato in qualche modo – ad esempio dagli estremi polari di un genitore che respinge o sovrasta – il bambino introietta le forze libidiche sul Sè, dando vita all'auto-investimento narcisistico.

Freud notava che questa “attitudine narcisistica” limita la capacità dell'analista di essere influente nel trattamento.

Tra i successori di Freud, Otto Kernberg (1970) e Heinz Kohut (1975) hanno delineato due contrastanti comprensioni del narcisismo.

Kernberg mantenne il concetto freudiano di pulsioni istintive, mentre Kohut sviluppò la “psicologia del Sè”, dopo aver respinto molte delle concettualizzazioni della psicoanalisi classica.

Nel presente articolo verranno riassunti brevemente gli approcci concettuali, eziologici e di trattamento di ciascun autore, senza tralasciare gli spunti di osservazione e riflessione di Glen Gabbard sui sottotipi Covert e Overt del narcisismo.

Narcisismo: la visione di Otto Kernberg

Kernberg ha descritto il narcisismo come una “organizzazione di personalità borderline” di moderata severità, caratterizzata da un'identità integrata ma grandiosa, che si appella a difese primitive, in particolare la scissione.

Quest'ultima è la tendenza a vedere gli oggetti, cioè le persone, come tutti buoni o tutti cattivi.

Kernberg identifica l'eziologia di questi problemi con il concetto di Sè come una fissazione durante la fase del processo di separazione-individuazione del bambino e del caregiver, ossia il periodo di sviluppo in cui il bambino inizia ad agire indipendentemente dalla madre.

È durante questo processo che il bambino normalmente smette di scindersi e forma immagini integrate di sé e degli altri all'interno dell'Io. Tuttavia, questo processo può essere vanificato se il comportamento orientato alla crescita del bambino è punito dal rifiuto dell'affetto da parte della madre.

Quindi, il bambino è posto in un doppio legame. Per crescere, il bambino ha bisogno del sostegno del caregiver. Tuttavia, il bambino perderà quel sostegno emotivo se crescerà.

Kernberg non intendeva collocare l'eziologia del narcisismo esclusivamente nell'ambiente. Ha infatti suggerito che una “mancanza di tolleranza all'ansia dal punto di vista costituzionale in relazione agli impulsi aggressivi” potrebbe anche giocare un ruolo nello sviluppo della patologia narcisistica.

Cioè, il bambino può sperimentare pulsioni aggressive più elevate del normale, biologicamente basate, pur non essendo in grado di tollerare l'ansia generata dall'impossibilità di mostrarle al caregiver.

Ciò che risulta da questa fissazione è che il concetto di altri significativi non è integrato nel Sè. Inoltre, mentre il narcisista mantiene una buona prova della realtà e può distinguere tra la rappresentazione di sé e dell'oggetto, allo stesso tempo, sperimenta una disorganizzazione del super-io ed una proiezione persecutoria sugli altri, come protezione contro la colpa, che gli consente di operare un comportamento antisociale come ad esempio lo sfruttamento.

Ciò è in contrasto con la personalità antisociale più severa. Tuttavia, Kernberg (1996) notò che i narcisisti, anche i “narcisisti maligni”, che descriveva come dotati di un'aggressione ego-sintonica – cioè, l'aggressività percepita come una parte normale del sé - sono capaci di avere autentici sensi di colpa e di assumere alcuni impegni nei confronti degli altri.

Ha postulato che un fattore importante che potrebbe separare patologie di personalità moderate e borderline, ad esempio il narcisismo, da patologie più gravi, ad esempio schizotipico, è il grado di estroversione nei temperamenti di questi individui.

Egli considera l'apparente miglior funzionamento sociale del narcisista come un adattamento superficiale che nasconde un comportamento gravemente disadattivo derivante da relazioni oggettuali interiorizzate patologiche” (Consolini, 1999).

In breve, i narcisisti possono presentarsi come individui ad alto funzionamento, ma la loro psicopatologia alla fine si manifesterà nelle loro relazioni interpersonali.

Riguardo al trattamento, Kernberg suggerisce di concentrarsi sulla scissione difensiva operata dai narcisisti all'interno della relazione di transfert, pur rimanendo “neutrale e astinente” durante il confronto del comportamento distruttivo del cliente.

In poche parole, lo psicoterapeuta non dovrebbe soddisfare nessuno dei bisogni espressi del narcisista, al fine di facilitare la reintegrazione del Sè e delle rappresentazioni oggettuali all'interno dell'Io e la formazione di un Super-Io meno punitivo.

Così, Kernberg ha concluso che mentre il trattamento progredisce, il narcisista è probabile che ritorni dal Sè grandioso patologico ad uno stato di diffusione dell'identità, prima che si formi una nuova identità integrata.

Narcisismo: la visione di Heinz Kohut

Sulla base della sua esperienza clinica, Kohut abbandonò i concetti della teoria pulsionale – vale a dire libido, catarsi e aggressività derivante dal trauma dell'Io – alla base delle concettualizzazioni del narcisismo di Freud e di Kernberg.

Invece, egli notò che i “bisogni narcisistici” dei pazienti si ri-attivano durante il trattamento e hanno assunto la forma di transfert di oggetto-sè sul terapeuta.

Il Sè, che Kohut considera il cuore nucleare della personalità, è considerato separato dall'Io. Il Sè è composto da tre parti: obbiettivi e ambizioni, che si traducono in sforzi per il potere, il riconoscimento ed il successo; ideali e standard, che mantengono i valori di base; e l'arco di tensione, che si forma nella zona intermedia tra ambizioni e ideali.

Gli oggetti-sè sono oggetti che sperimentiamo come parte di noi stessi; il controllo atteso su di loro è, quindi, più vicino al concetto di controllo che si aspetta di avere sul proprio corpo, piuttosto che sul concetto di controllo che si aspetta di avere sugli altri”.

Esistono due tipi di oggetti: il rispecchiamento e l'idealizzazione. Gli oggetti-sè di rispecchiamento sono quelli che confermano l'innato senso di perfezione del bambino, mentre l'imago-genitoriale idealizzato rappresenta quegli oggetti che il bambino può ammirare e con cui può unirsi in quanto veicolanti un'immagine di calma, infallibilità e onnipotenza.

Kohut riteneva che “un'interazione difettosa” tra i bambini ed i loro oggetti-sè potesse danneggiare tutto o alcune delle tre parti del Sè, causando un disturbo descritto come scarso di “coesione, vigore e armonia” nell'età adulta.

Kohut descrisse tre principali disturbi del sé: psicosi, stati borderline e disordini narcisistici.

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Questi disturbi variavano in termini di gravità e distribuzione dei problemi. Semplicemente, le psicosi sono l'effetto del danno permanente e protratto risultante dalla coesione minima del sé a causa della quasi totale mancanza di rispecchiamento e dell'imago genitoriale.

Gli stati borderline sono simili alle psicosi, ma l'estensione dei deficit nel sé e le loro manifestazioni comportamentali sono coperti da difese complesse.

Il comportamento narcisistico ed i disturbi narcisistici di personalità sono stati concettualizzati da Kohut come più transitori di stati psicotici o borderline e più suscettibili di trattamento analitico, a causa della superiore capacità del narcisista di tollerare la frustrazione.

Secondo Kohut, lo scopo del trattamento è fornire un ambiente in cui il sé danneggiato possa ricrearsi e ristabilirsi.

Al contrario di Kernberg, che scoraggiava l'uso di “misure di supporto” con i narcisisti per evitare di nutrire continuamente bisogni narcisistici, Kohut incoraggiava l'uso dell'empatia con i narcisisti.

Kohut ha affermato abbastanza chiaramente che sfidare la grandiosità del paziente non è solo uno sforzo inutile, ma costringerà il paziente a sopprimere desideri molto potenti e quindi renderli inaccessibili alle modifiche” (ibidem).

Il suo fondamento logico era che dal momento che l'incapacità di fornire empatia ha portato all'arresto dello sviluppo, trattare il cliente senza fornire empatia avrebbe semplicemente traumatizzato il cliente.

Per Kohut, una parte significativa del processo terapeutico è quella che crea “una frustrazione ottimale”.

Ciò è stato realizzato, in parte, attraverso due tipi di transfert; il transfert speculare, nel quale è rinvigorita la necessità di una fonte di accettazione-conferma, ed il transfert idealizzante, in cui si ravviva la necessità della fusione con una fonte idealizzata di forza e di calma.

Secondo Kohut, lo psicoterapeuta dovrebbe fornire le funzioni che gli oggetti originali non hanno fornito, finchè non si svilupperò un Sè più coeso e funzionale.

I “fallimenti empatici”, ad esempio le occasioni in cui il terapeuta non fornisce lo specchio o l'altro idealizzato al cliente, sono usati come foraggio nella relazione transferale per promuovere la guarigione.

Narcisismo Overt e Covert

Diversi tipi di narcisismo sono stati descritti nella letteratura psicoanalitica: da quelli affamati di fusione a quelli manipolativi, paranoici, assetati e fallici.

La metafora originale della trasformazione di Narciso da cacciatore attivo a paralitico immobile, può riassumere meglio l'attuale visione del narcisismo postulato dalla teoria psicodinamica contemporanea e supportato da un'indagine empirica.

Attualmente, in letteratura sono stati identificati due principali costrutti del narcisismo, Overt e Covert.

Il narcisista Overt è descritto come grandioso, arrogante, sfruttatore ed invidioso. Il narcisista Covert è esteriormente modesto e più inibito, mentre segretamente nutre grandi aspettative per sé stesso e gli altri.

Questa distinzione è parallela alle concettualizzazione del narcisismo di Kernberg e Kohut.

In alcune teorie analitiche, si ritiene che il narcisismo Overt sia il risultato della grandiosità difensiva, come risultato dell'insensibilità dei genitori ai bisogni emotivi di un bambino (Kernberg, 1975).

In altri studi, si ritiene che sia la trasformazione arrestata della grandiosità infantile in una forma più sana di autostima (Kohut, 1971).

In realtà, l'individuo si sente piuttosto inferiore a se stesso, usando il meccanismo di difesa della scissione per rimanere inconsapevole del conflitto tra la sua espressione di grandiosità ed i suoi sentimenti di inferiorità.

Il narcisista Overt è anche conosciuto come il grandioso “Narcisista ignaro” (Gabbard, 1989) a causa dei loro pensieri espansivi e dell'inconsapevolezza del loro impatto sugli altri.

Dal punto di vista comportamentale, questi individui possono esprimere fantasie grandiose, fare richieste agli altri per un senso di diritto, svalutare gli altrii che minacciano la loro autostima e arrabbiarsi se le loro aspettative non vengono soddisfatte.

Si ritiene che questo comportamento derivi da una fondamentale mancanza di intuizione da parte del narcisista nell'incongruenza tra le loro aspettative e la realtà e l'impatto delle loro aspettative sugli altri.

Questi individui tendono a regolare la loro autostima attraverso l'auto-valorizzazione esplicita e la negazione della debolezza.

Wink (1997) ha associato il narcisismo overt a maggiori livelli di esibizionismo, aggressività, socialità, dominio e accettazione di sé. I narcisisti overt erano anche descritti come prepotenti, crudeli, arroganti, polemici, esigenti, aggressivi ed esibizionisti.

Il narcisista Covert è conosciuto con diversi nomi tra cui “chiuso”, ipervigilante, ipersensibile, centripeto, e vulnerabile.

Gli aspetti comportamentali del narcisismo Covert includono timidezza, affetto limitato, apparente empatia, uso di fonti esterne per regolare l'autostima, un modello di conflitto interpersonale che porta alla rabbia/ostilità e poi vergogna/depressione, dando l'impressione di umore labile, ansia interpersonale soprattutto nello sviluppo di relazioni, ritiro sociale ed evitamento.

Questi comportamenti derivano da un nucleo psicologico organizzato attorno ad aspettative grandiose ed un senso di diritto, che viene sommariamente sconfessato.

Conclusioni

Radicato nella mitologia greca classica, il concetto di narcisismo appare variegato a partire dai diversi approcci psicoanalitici.

Questi approcci alla comprensione del narcisismo sembrano descrivere lo stesso fenomeno ma, semplicemente, con un vocabolario diverso.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Consolini, G. (1999). Kernberg versus Kohut: A (case) study in contrasts. Clinical Social Work Journal, 27(1), 71-86.
  • Gabbard, G. O. (1989). Two subtypes of narcissistic personality disorder. Bulletin of the Menninger Clinic, 53(6), 527-532
  • Kohut, H. (1977). The restoration of the self. New York: International Universities Press.
  • Kohut, H. (1984). How does analysis cure? Chicago: University of Chicago Press.
  • Kohut, H. & Wolf, E. (1978). The disorders of self and their treatment: An outline. International
  • Journal of Psychoanalysis, 59, 413-425
  • Kernberg, O. F. (1970). Factors in the psychoanalytic treatment of narcissistic personalities. Journal of the American Psychoanalytic Association, 18(1), 51-85
  • Kernberg, O. F. (1975). Borderline conditions and pathological narcissism. New York: Jason Aronson.
  • Kernberg, O. F. (1996). A psychoanalytic theory of personality disorders. In J. F. Clarkin & M. F. Lenzenweger (Eds.) Major Theories of Personality Disorder (pp. 106140). New York: Guilford Press,.
  • Wink, P., & Donahue, K. (1997). The relation between two types of narcissism and boredom. Journal of Research in Personality, 31(1), 136-140.

 

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