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Una prospettiva psicoanalitica della dipendenza sessuale

A differenza del collezionista che sorveglia i suoi oggetti tenendoli a portata di mano, il dipendente sessuale “si riempie” attraverso il corpo anonimo dell'altro, senza aggrapparsi a nulla. In queste pratiche il partner sessuale non può esistere nella sua dimensione identitaria e storica: è un corpo anonimo che costituisce un palliativo per il corpo in caso di urgente richiesta di stimolazione erogena.

una prospettiva psicoanalitica della dipendenza sessualeLa moderna società occidentale in cui viviamo condiziona lentamente ma sicuramente donne, uomini e bambini; viviamo in un mondo in cui qualsiasi cosa desideriamo deve essere disponibile per l'acquisizione immediata.

Con la profusione di una fine all'attesa e alla frustrazione, vengono offerti prodotti di consumo “illimitati”.

In questo contesto, che preferisce ignorare i sentimenti di frustrazione associati all'astinenza, il comportamento sessuale ha anche conosciuto un'evoluzione in cui le leggi della domanda e dell'offerta sono venute a regnare, insieme alle regole della libera concorrenza, dando agli “oggetti sessuali” lo stesso stato di qualsiasi altro prodotto.

In pochi decenni, l'accesso alla pornografia non solo è stato sviluppato, ma è diventato anche banale.

Gli studi sui consumatori mostrano che su Google, il motore di ricerca numero uno al mondo, i termini “sesso”, “amore”, “porno”, vincono su qualunque altro tipo di ricerca, sia per tipo che per natura.

La sessualità è diventata ricreativa e persino imperativa. In effetti, era come se lo slogan del nuovo Super-Io sociale fosse diventato: “Il piacere incondizionato e illimitato è un must”.

In queste dinamiche, in cui il potere delle immagini è in costante crescita, in cui schermi – televisione, internet, telefono - hanno rimpiazzato libri e quaderni, la sfida di dover effettivamente elaborare un processo di ricerca non è in alcun modo facilitata.

Si può mettere in discussione il ruolo sempre più importante della pornografia come strumento educativo della sessualità, i suoi effetti sull'apparato psichico nella sua capacità di immaginare o fantasticare il sessuale.

Il pericolo è che le immagini esterne vengano a rimpiazzare le fantasie – prodotte dall'interno.

Il soggetto, quindi, passa da un ruolo attivo – implicito nella produzione fantasmatica o nell'immaginazione – alla passività, nell'atto di consumare immagini - riviste, film.

Progressivamente, l'eccitamento sessuale è sempre più lontano dalle sensazioni amorose associate ad una relazione.

Il fatto di amare implica sia un incontro che una condivisione ma, se “posso fare tutto da solo”, non ho bisogno di nessun altro.

Tuttavia, quando si è attratti da un altro, si riconosce la sua mancanza, ed in un certo modo passivo, si resta in attesa o si dipende dall'altro.

Amare, quindi, implica un'accettazione dell'altro, di qualcosa inerente le proprie carenze. E quell'altro, giunto a questo, non può mai soddisfare appieno queste mancanze.

Eppure, nella scissione affettiva del dipendente sessuale, non essere completamente soddisfatto equivale a non essere affatto soddisfatto. Qui, non ci sono mezze misure.

Non appena c'è una frustrazione, si deve, quindi, eliminare questo “altro”, per essere sostituito da uno nuovo, e così via.

Se anche il desiderio, che può essere fantasticato senza necessariamente essere realizzato, è nato dalla frustrazione associata al sentimento e al senso di smarrimento, si potrebbe dire che questo regredisce alla qualità di un bisogno nella dipendenza sessuale.

Con il termine di dipendenza sessuale si fa riferimento ad una “dipendenza senza droghe”, ed il termine “sessualità compulsiva” viene spesso impiegato per designarlo in un senso più ampio.

Psicopatologia e psicoanalisi della dipendenza sessuale

Dalla fase di ricerca fino all'effettiva attività sessuale, i soggetti interessati possono percepire alcuni benefici: rassicurazione, benessere, un'eccitazione quasi maniacale, una puntualità narcisistica e sensazioni di piacere.

Ma non appena l'atto sessuale ha avuto luogo, alcuni soggetti possono essere afferrati dalla tristezza, dal rimorso, così come da sentimenti di vergogna e senso di colpa.

A differenza degli schemi proposti da Carnes, queste reazioni variano in gran parte a seconda che il soggetto funzioni secondo una struttura nevrotica, borderline, psicotica o perversa.

Le reazioni di vergogna, disgusto e senso di colpa sono molto meno frequenti nella linea di confine; si possono piuttosto notare reazioni di depressione intensa di tipo narcisistico quando l'oggetto o la situazione, oggetto dell'idealizzazione non è stato trovato o soddisfatto.

Il soggetto si sente quindi vuoto e avrà la tendenza ad identificarsi con gli aspetti negativi del Sè. Gli effetti negativi sono così vissuti: una sensazione di girare perennemente in tondo, assunzione di rischio, bassa autostima, elementi depressivi e patologie associate (alcolismo, poli-tossicomania e via dicendo).

L'incapacità di essere felici in un rapporto di coppia, la coazione a ripetere, dando l'impressione di una perdita di controllo ed il centramento di un'esistenza che ci focalizza solo su una singola preoccupazione sono tutti elementi associati con il senso di fallimento.

Spesso è il senso dell'emarginazione e della perdita di significato che costringe il soggetto ad un riconoscimento della dipendenza.

Il tempo immobilizzato della compulsione a ripetere

Dal punto di vista della temporalità, il dipendente sessuale soffre di una costrizione alla ripetizione, spesso dandogli l'impressione di una temporalità stagnante che non si apre al futuro.

Kernberg descrisse le caratteristiche di un tipo specifico di temporalità soggettiva all'interno dell'organizzazione narcisistica di personalità.

Ha distinto la temporalità soggettiva dei soggetti nevrotici - tendenti all'investimento di un oggetto completo - e quella dei soggetti ridotti ad una libido narcisistica.

È come se questi ultimi facessero grandi sforzi per ridurre o distruggere il tempo per rassicurarsi con un'illusione di permanenza ed eternità.

In questa configurazione, è difficile integrare nuove esperienze; la coazione a ripetere dimostra che il tempo non passa e che è congelato.

L'esperienza della riduzione del tempo in questi casi può portare ad una paura intensa e crescente della morte, ad un senso di ingiustizia nei confronti della breve durata della vita mentre la vivono.

Questa paura è anche legata a paure infantili di abbandono e della solitudine. Un senso profondo dell'inutilità della vita predomina quando vi è un'assenza di investimenti in amore, lavoro, ideali, figli o valori.

In un certo modo, la mancata instaurazione di un rapporto di fiducia negli altri non consente lo sviluppo di una relazione di fiducia nel tempo.

Come vivere senza credere?

Per credere, bisogna essere in grado di mettere la propria fiducia non solo negli altri ma anche in se stessi. L'etimologia della parola “confidente”, 'cum-fides' (con fede), dice proprio questo.

I dipendenti sessuali hanno grandi difficoltà nel credere che troveranno una risposta ai loro desideri negli altri.

Credere richiede il riconoscimento non solo del potere dei fenomeni invisibili ma anche della speranza.

Alcune di queste credenze sono vitali: la credenza nel funzionamento naturale del proprio corpo; nella continuità del sé, nella realtà del mondo esterno, nella coscienza degli altri.

Senza questo, sarà difficile abitare completamente la propria vita; e come Freud ci ricorda, per amare le altre persone, bisogna prima essere in grado di amare se stessi.

Sottoposto a fragilità narcisistiche e a carenze affettive che, in generale, preferirebbe ignorare, il dipendente sessuale usa i corpi di altre persone per “riempirsi frettolosamente”, dimenticandosi della bellezza di un'esistenza piena.

A differenza del collezionista che sorveglia i suoi oggetti tenendoli a portata di mano, il dipendente sessuale “si riempie” attraverso il corpo anonimo dell'altro, senza aggrapparsi a nulla.

In queste pratiche il partner sessuale non può esistere nella sua dimensione identitaria e storica: è un corpo anonimo che costituisce un palliativo per il corpo in caso di urgente richiesta di stimolazione erogena.

L'anonimato degli incontri

Il verbo “Zapping”, dall'inglese 'To zap', fa riferimento a diverse dimensioni: quella di sostituire l'impazienza con l'attesa, un sentimento di noia che precede una rottura.

La temporalità dello 'zapping relazionale' è interessante in quanto procede da un presente corrente che si apre su un futuro immediato.

In questa postura, si tratta di accontentarsi di frammenti visivi in base a come appaiono. Le nozioni di durata, realizzazione, collegamento associativo, sono semplicemente spazzate via.

Lo zapping funziona in parte attraverso la visione; riempie la mente di immagini e sensazioni senza lasciare tempo per l'elaborazione vera e propria.

Questa temporalità è caratterizzata da un tempo presente impaziente che non vuole avere nulla a che fare con l'attesa.

Le strategie difensive spesso portano il dipendente sessuale a sperimentare qualsiasi costruzione duratura che implica la stabilità come mediocre o come vincolo.

Da qui la necessità di un cambiamento costante per sentirsi liberi.. fino al giorno in cui il soggetto non può più sopportare la sua dipendenza dal cambiamento.

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Impegnarsi in un'impresa terapeutica può essere l'occasione per il soggetto di mantenere una relazione in un ritmo stabile come una coppia, con certe costanti generali.

Tratti di personalità e meccanismi di difesa della dipendenza sessuale

Secondo diversi autori come Carnes, Earke, Estellon, Goodman e Poudat, nei dipendenti sessuali si trovano alcuni tratti comuni della personalità:

  • insicurezza affettiva;
  • intolleranza alla frustrazione;
  • una tendenza all'azione e alla recitazione;
  • una “credenza” in un modello sessuale operativo e meccanico;
  • la presenza di uno stato secondario durante la crisi;
  • un sistema compulsivo;
  • trabocco emotivo;
  • difficoltà con la stabilità coniugale;
  • ansia razionale;
  • isolamente affettivo e sociale;
  • depressione mascherata.

La presenza invasiva di ossessioni e la prevalenza di sistemi compulsivi ha portato alcuni autori a creare un legame tra questi elementi clinici ed i disturbi ossessivi-compulsivi.

Al contrario del dipendente sessuale, l'ossessivo non agisce ma bensì fantastica.

Le strategie nel prendere atto e dell'esternalizzazione del conflitto ricordano piuttosto un funzionamento psichico di tipo “borderline” in cui una fuga attraverso un comportamento poco elaborato da un processo mentale è spesso privilegiata: alienato dal mondo esterno, l'ego di questi soggetti è facilmente esposto ad un trabocco di emozioni, abbattimenti e stati di angoscia.

I dati clinici psicoanalitici dei dipendenti sessuali lasciano intravedere un funzionamento psichico abbastanza vicino a quello borderline con il ricorso a certe strategie difensive comuni.

La scissione amore/sesso

La scissione è l'operazione difensiva essenziale usata dai dipendenti sessuali. Il suo scopo principale è quello di evitare il confronto del soggetto, di fronte alla sua ambivalenza affettiva, con la sofferenza depressiva.

Qui, la scissione separa radicalmente gli impulsi affettuosi da quelli sessuali. I partner sessuali saranno investiti poco in modo affettivo, mentre altre persone nell'entourage – amici, famiglia, partner inaccessibile - sono altamente investiti.

Diniego

Complementare alla scissione, il diniego permette l'esclusione dal campo di coscienza e facilita l'isolamento di quelle rappresentazioni affettive che non sono in armonia con l'immagine del sé ideale.

Tutto ciò che potrebbe fragilizzare la vita psichica dal suo carattere contraddittorio o ambiguo viene evacuato. Una perdita, un processo di lutto, una separazione, ad esempio, potrebbero in tali soggetti provocare reazioni in cui non vi è apparente sofferenza.

Negando la scissione, il dipendente sessuale può, con completa indifferenza, lasciare qualsiasi partner che sia abbastanza imprudente da affezionarsi teneramente a loro.

Allo stesso modo, quando il dipendente sessuale si sente stranamente affezionato ad un partner, possono manifestarsi reazioni di angoscia o violenza.

Idealizzazione, onnipotenza e svalorizzazione

Il meccanismo dell'idealizzazione funziona in modo complementare alla scissione. Una persona può essere fortemente idealizzata: non presentando fallimenti, dotata di tutte le possibili qualità, viene percepita come “perfetta”.

La scissione permette, quando gli inganni o le frustrazioni hanno rovinato la perfezione di questo oggetto, di denigrarli, disprezzarli e de-investirli con la stessa facilità con cui il tocco di un dito è in grado, con un telecomando, di cambiare immediatamente canale.

Tra i dipendenti sessuali, cambiare continuamente partner è la normalità: non appena diventavano frustranti, vengono automaticamente “cancellati”. Questo è il fenomeno della svalorizzazione.

Un corollario di onnipotenza, permette al soggetto, senza provare nessuna sofferenza, di sbarazzarsi dell'oggetto quando non porta la soddisfazione attesa o desiderata.

La scissione assicura così che una parte dell'Io rimanga idealizzata – il sé grandioso – in modo tale che i sentimenti di sofferenza, frustrazione, inganno, desiderio o odio, quando vengono vissuti, possano sempre essere imputati all'azione dell'altro che si è comportato diversamente.

Queste reazioni di natura fisica permettono all'Io, le cui frontiere sono incerte, di non collassare.

Questo meccanismo di difesa costituisce un vero e proprio motore per il funzionamento dello zapping descritto sopra.

Ansia anaclitica ed evitamento

Da un punto di vista relazionale, la sessualità compulsiva può essere intesa come una strategia fobica che consente di evitare qualsiasi incontro reale con gli altri.

Spesso, alla base di queste pratiche compulsive si rintracciano due tipi di ansia relazionale: un'ansia di intrusione accoppiata ad un'ansia abbandonica.

Ossessionato da queste ansie, la problematica dell'attaccamento diventa insopportabile. In tale configurazione, la certezza di una rottura è preferibile ai tormenti della sua incertezza.

Il fatto di lasciare sistematicamente l'altro, la persona anonima, permette di non soffrire l'ansia di essere invasi e ancor meno le preoccupazioni dell'abbandono.

Così, si evita la sofferenza depressiva legata agli inganni causati dall'altro in cui si potrebbe aver creduto e a cui ci si sarebbe potuti attaccare.

Visto in questa ottica, si comprende meglio come l'altra persona viene “consumata”, strumentalizzata come oggetto di piacere. Curiosamente, ciò che accade è un'inversione dei desideri latenti e del comportamento pragmatico e compulsivo: se ciò che è cercato inconsciamente è l'amore, ciò che viene richiesto nella realtà è solo una questione di sesso.

Questa fantasia sessuale spesso copre una carenza affettiva forte e negata.

Dal punto di vista psicoterapeutico, la sfida non è pertanto quella di concentrarsi sul sintomo. L'obiettivo finale non sarà l'astinenza di per sé, ma piuttosto una soluzione che si adatta al soggetto per consentirgli di liberarsi da queste catene.

Inoltre, come per alcuni stati borderline, il trattamento psicoterapeutico per i dipendenti sessuali spesso rivela una grande difficoltà nel ricordare il passato, che non facilita i processi di elaborazione.

L'obiettivo del trattamento è quindi quello di favorire nel soggetto l'apprendimento di una relazione con l'altro.

All'interno di tale contesto, la relazione terapeutica dev'essere stabile, ritmica ed impegnativa, perchè solo così il soggetto apprenderà un tipo relazionale di coerenza che, con il tempo, sarà in grado di apprezzare ed incorporare nella sua vita emotiva e sessuale.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Tratto dalla rivista “Journal of Sex Research”

Bibliografia

  • Bancroft, J., & Vukadinovic Z. (2004). Sexual addiction, sexual compulsivity, sexual impulsivity, or what? Toward a theoretical model. Journal of Sex Research, 217-234.
  • Carnes, P. (2001). Out of the shadows: Understanding sexual addiction. Center City, MN: Hazelden.
  • Kernberg, O.F. (2008). The destruction of time in pathological narcissism. International Journal of Psychoanalysis, 89, 299-312.

 

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