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Una visione alternativa della psicoterapia

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Un articolo, pubblicato l'anno scorso su The Journal of Critical Psychology, Couselling e Psychotherapy, critica la visione dominante della psicoterapia come un trattamento, simile ai farmaci, che può fornire una “cura” alla sofferenza delle persone.

una visione alternativa della psicoterapiaKev Harding, psicologo clinico che lavora in Inghilterra, propone due approcci alternativi alla psicoterapia: la psicologia del costrutto personale e la logoterapia.

Descrive la prospettiva della psicoterapia come una “cura” rispetto ad una visione più filosofica, scrivendo:

Le differenze tra l'idea che 'i problemi di salute mentale' affondino nei 'geni difettosi' e che siano in qualche modo (e non plausibilmente) gestiti o 'curati' dai farmaci psichiatrici, dalla cognitivo-comportamentale, o un po' di entrambi, in contrasto all'idea che tali problemi hanno le loro radici nelle esperienze di vita di una persona, nelle circostanze, nelle aspettative della società, non significano necessariamente che c'è qualcosa di intrinsecamente 'sbagliato' nella persona in difficoltà”.

Il Dottor Harding, insieme ad altri autori, sfida la narrativa dei 'geni difettosi', l'idea che ci sia uno squilibrio chimico che può essere 'riparato' con i farmaci, poiché anni di ricerche non hanno ancora prodotto prove chiare per questa narrazione.

Harding affronta il fatto che la psichiatria come campo ha un interesse particolare nel promuovere questa narrativa. Egli afferma:

Nei tempi attuali, è possibile nel mondo della psichiatria e della psicologia clinica trovare 'prove' che supportino quasi ogni ipotesi che viene formulata”.

Harding applica le stesse critiche ai trattamenti psicologici come a quelli farmacologici, descrivendo i risultati della ricerca sulla terapia cognitivo-comportamentale come “narrativa pseudoscientifica che è a corto di fatti credibili”.

Sostiene che le affermazioni sulla 'cura psicoterapeutica' sono spesso eccessivamente improntate su aspetti che in qualche modo richiamano la bio-medicina.

La letteratura rileva che circa l'85% degli effetti benefici della terapia possono essere attribuiti a “fattori non specifici” come le qualità del terapeuta che, per definizione, non possono essere quantificate in alcun modo scientifico.

Infatti, la ricerca a sostegno della Teoria dei fattori comuni, che sostiene che ci sono alcune caratteristiche che sono presenti e necessarie in tutte le buone terapie, è stata raccolta sin dagli anni '30.

Nell'articolo, Harding critica l'enfasi sulla “gestione” di una malattia anche semplicemente per rientrare al lavoro ed essere un membro produttivo della società.

Sostiene che questo focus sulla “correzione” individuale è favorito dall'ideale occidentale che le persone modellano il proprio futuro.

Harding descrive il danno che può essere causato dalla narrativa della “cura”:

Se hanno già provato numerose preparazioni di farmaci psichiatrici o corsi di psicoterapia e non sono stati curati, allora questo può aggravare la disperazione della persona che la terapia era destinata a curare”.

Harding vorrebbe un cambio di paradigma nel modo in cui le persone vedono la psicoterapia, un luogo dove avere semplicemente uno spazio per condividere sinceramente le proprie sofferenze e far sì che tale sofferenza sia sintonizzata, presa sul serio e valutata.

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Harding distingue fortemente questa concettualizzazione della terapia come qualcosa che fornisce una “cura” scrivendo:

mi sembra che fornire un luogo in cui le persone possano riflettere sulle loro vite e circostanze in quello che è essenzialmente un modo filosofico può a volte essere utile, se non altro per sfidare la tendenza all'autocombustione dei problemi causati dai governi e dalla politica”.

Per sostituire il concetto di psicoterapia come “cura”, Harding suggerisce due approcci alla psicoterapia: la psicologia del costrutto personale e la logoterapia.

Egli suggerisce che questi approcci offrono maggiore spazio all'inchiesta piuttosto che all'intervento psicologico.

La psicologia del costrutto personale, è stata sviluppata da George Kelly, uno psicologo clinico che operava durante la Grande depressione.

Kelly riteneva che la gente potesse creare il proprio futuro, ma non ignorava il fatto che i problemi delle persone sono significativamente influenzati dalle circostanze della loro vita.

Kelly è uno dei tanti studiosi a dire che la realtà è costruita sulla base delle interpretazioni degli eventi da parte delle persone e quindi le persone possono ricostruire le interpretazioni della loro vita.

Questa ricostruzione non è una “cura”, ma qualcosa che molti potrebbero trovare utile nella terapia.

La logoterapia fu sviluppata da Viktor Frankl, neurologo e psichiatra viennese, che trascorse tre anni ad Auschiwitz-Birkenau durante la seconda guerra mondiale.

La logoterapia è focalizzata sulla creazione di significati. Frankl ha anche ammesso che le persone potrebbero non avere il controllo sulle circostanze della vita, ma hanno la possibilità di scegliere come affrontare le loro circostanze.

Frankl ha notato che il significato varia per persone diverse e in momenti diversi. Ha affermato che le persone possono sperimentare il significato soddisfacendo i valori creativi, esperienziali e attitudinali.

In entrambi questi approcci, Harding osserva che “la domanda su quale sia la via giusta non è mai imposta ad un individuo, e questo è in contrasto con l'idea di uno psicoterapeuta che giudica se le idee di una persona sono 'razionali' o 'irrazionali'”.

La psicologia del costrutto personale e la logoterapia offrono quindi modi per affrontare la terapia da una prospettiva differente.

Aiutano anche a stabilire aspettative alternative nella terapia sia per i clienti che per i clinici. Invece dell'obiettivo di “curare” il cliente, che stabilisce la possibilità che la terapia “fallisca”, l'unica aspettativa di questi approcci è che “a volte potrebbe essere vantaggioso per una persona, se non altro per il fatto che un essere umano può aiutare un altro a volte”, scrive Harding.

Egli conclude sottolineando come questi due approcci potrebbero fornire una struttura per una persona a mettere in discussione criticamente l'idea che i “problemi di salute mentale” sono una sorta di difetto/fallimento personale piuttosto che la manifestazione di angoscia causata e mantenuta da numerosi fattori ben oltre il nostro controllo.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

Harding, K. (2016, June). Psychotherapy is not a ‘cure’: The consolations of personal construct psychology and logotherapy. The Journal of Critical Psychology, Counselling, and Psychotherapy, 134-144.

 

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