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Uso di social media e aumento dei tassi di depressione tra i più giovani

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La ricerca sui social media ha concluso più e più volte che l'uso dei social media aumenta non solo i casi di depressione tra i più giovani, ma anche dei disturbi dell'umore più in generale. Per comprendere questa relazione bisogna prendere in considerazione le modalità con cui le applicazioni dei social media dirottano il comportamento psicologico umano.

uso di social media e aumenti dei tassi di depressione tra i più giovaniLe applicazioni legate alle piattaforme dei Social Media come Facebook, Twitter, Instagram, Tumbler, Snapchat e via dicendo, sono diventate un'icona dei tempi moderni, in particolar modo Facebook che è la più grande piattaforma social al mondo con quasi un terzo della popolazione mondiale che presenta un profilo al suo interno.

Con la crescita della popolarità di Internet, la depressione e i disturbi dell'umore tra gli adolescenti sono aumentati costantemente, divenendo la sofferenza più letale per i giovani appartenenti alla nuova generazione, i cosiddetti “nativi digitali”.

La ricerca sull'uso dei social media ha concluso più e più volte che l'uso dei social media aumenta non solo i casi di depressione tra i più giovani, ma anche dei disturbi dell'umore più in generale.

La correlazione è chiara, tuttavia la domanda senza risposta rimane: perchè?

L'uso eccessivo dei social media causa depressione, o le persone depresse tendono ad utilizzare eccessivamente i social media?

Per tentare di rispondere a queste domande, bisogna prendere in considerazione le modalità con cui le applicazioni dei social media dirottano il comportamento psicologico umano.

Quasi ogni piattaforma di social media ha come obiettivo principale quello di mantenere i propri utenti online il più a lungo possibile, al fine di fornire il maggior numero possibile di annunci pubblicitari ai singoli individui.

Per raggiungere questo obiettivo, le applicazioni dei social media ricorrono a strategie mirate di presentazione di messaggi pubblicitari specifici, cioè profilati sulla base di ciò che l'utente ricerca generalmente su Internet tramite altri canali quale Google ad esempio, al fine di portare la persona a permanere online più a lungo.

Allo stesso modo in cui la dopamina, il neurotrasmettitore responsabile delle sensazioni di gratificazione e piacere, viene rilasciata quando i giocatori d'azzardo si trovano di fronte una slot-machine, le applicazioni dei social media sono disseminate di inneschi che portano il cervello a rilasciare dopamina.

Diverse ricerche hanno sottolineato come i social media sono in grado di attivare queste risposte di gratificazione neurotrasmettitoriale negli utenti:

I 'Like', i commenti e le notifiche che riceviamo sui nostri dispositivi mobili tramite i social media creano sensazioni positive di accettazione.. le nostre menti 'vengono hackerate' da queste piattaforme sociali; gli investimenti più ingenti, al giorno d'oggi, vengono effettuati per comprendere come la tecnologia possa stimolare il rilascio di dopamina durante l'uso di un prodotto. Quando non riceviamo questa 'scarica' di gratificazione dalle nostre app e smartphone, si prova paura, ansia e solitudine. L'unico rimedio, per alcuni, è quello di tornare sul dispositivo alla ricerca di una sensazione di piacere”.

Un altro modo in cui i social media possono attingere alla psicologia di un utente è attraverso un concetto noto come contagio emotivo: il fenomeno degli stati emotivi che vengono involontariamente trasmessi tra individui.

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Mentre il contagio emotivo è ben documentato nelle interazioni faccia a faccia, la ricerca ha dimostrato che la felicità, la rabbia, la tristezza e tutto il resto possono essere trasmesse da individuo a individuo anche tramite i social media.

In uno studio condotto da Ferrara e Yang, 3.800 utenti di social media scelti a caso sono stati testati rispetto alla contagiosità dei toni emotivi dei contenuti visualizzati online.

Lo studio ha scoperto che gli stati emotivi sono facilmente manipolabili attraverso i social media e la semplice lettura di post 'carichi emotivamente' trasferisce quel particolare stato emotivo al lettore.

In altre parole, quando un utente, navigando su un social media, vede o legge il post triste di un amico, il lettore sente quella tristezza.

Le applicazioni multimediali digitali utilizzano potenti algoritmi per offrire contenuti agli utenti in modo tale da renderli più propensi al coinvolgimento e all'interazione.

Gli utenti dei social media tendono ad interagire ripetutamente con lo stesso tipo di contenuto, addestrando gli algoritmi a servirli sempre di più dello stesso contenuto, creando una 'bolla' che l'utente raramente vede al di fuori.

Ad esempio, un utente che clicca su un articolo inerente una situazione della sua zona locale, o legge i commenti su un post che parla di divorzio, sarà maggiormente esposto a contenuti di questo tipo, proprio perchè l'algoritmo mappa le azioni sui Social media, prediligendo una presentazione di post simili a quelli visitati precedentemente dall'utente.

Combinare questi aspetti con il contagio emotivo influenza gravemente e negativamente lo stato emotivo di un individuo.

Indirettamente, le applicazioni dei social media fungono da catalizzatori per comportamenti distruttivi come il confronto, il cyberbullismo e la ricerca di approvazione.

Un effetto collaterale del modo in cui le applicazioni dei social media sono progettate è che gli utenti tendono a mostrare un ruolo saliente delle loro vite: postare tutti i momenti positivi e importanti e tralasciare il negativo o ciò che si ritiene superficiale.

Quando un utente osserva i post salienti di altre persone, confronta questi ritratti con le parti peggiori di sé; questo a sua volta può generare causando di vergogna, inferiorità e bassa autostima.

Questi sentimenti possono indurre gli utenti a impegnarsi in comportamenti distruttivi di ricerca di approvazione.

Le applicazioni dei social media favoriscono anche fenomeni come il cyberbullismo, in cui gli utenti possono nascondersi dietro l'anonimato e sottrarsi alle conseguenze delle molestie, le quali, a loro volta, possono avere conseguenze fatali, come documentato da avvenimenti di cronaca internazionale in cui sempre più giovani arrivano al suicidio come conseguenza delle molestie continue ricevute.

Se, un confronto vis-a-vis può mettere l'aggressore nella posizione di 'dover metterci la faccia' di fronte ad una platea che facilmente potrebbe riconoscerlo, i social media facilitano la messa in atto di comportamenti verbalmente aggressivi, perchè è più facile e perchè i rischi sono inferiori.

Uno studio condotto nel Regno Unito dalla Royal Society for Public Health ha testato l'impatto psicologico dell'uso dei social media su 1.500 adolescenti e ha concluso che quasi tutte le piattaforme social producono un impatto negativo sul benessere psicologico dei soggetti, dall'ansia all'autostima.

La ricerca è chiara; i casi di depressione sono aumentati accanto alla crescita dei social media, e più l'utente trascorre tempo sui social media, maggiore è la sua possibilità di sviluppare un disturbo dell'umore.

Ciò che i dati non mostrano ancora è se l'aumento dell'uso dei social media causa depressione o se le persone depresse tendono ad utilizzare eccessivamente i social media.

Per rispondere a queste domande, occorre fare una ricerca più diligente nel tentativo di controllare questa differenza.

Tuttavia, se l'aumento dell'uso dei social media causa effettivamente danni psicologici, resterà la questione se la responsabilità per il rapido aumento dei casi di depressione tra gli adolescenti sia degli utenti o delle stesse società che li hanno prodotti.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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