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Il modello teorico dell'età evolutiva

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Psicoterapia eta evolutivaIl modello teorico dell’Età Evolutiva si collega alla tradizione storica della psicologia dinamica e quindi implica una visione articolata e complessa della psiche e del suo funzionamento.

La centralità dei meccanismi psicogenetici che sono alla base della costruzione psichica, il riconoscimento dell’inconscio e la concezione del comportamento umano quale risultante di forze contrastanti che entrano tra loro in conflitto costituiscono i punti cardine di tale modello.

L’individuo è visto come punto d’incontro tra aspetti organici e psichici, tra elementi individuali e interpersonali, tra conoscenza del reale e vissuto fantasmatico.

Lo psicoterapeuta dell’età evolutiva deve conoscere le fasi dello sviluppo e gli stili comunicativi caratteristici dei diversi momenti evolutivi. La conoscenza del bambino e dell’adolescente è infatti fondamentale per comprendere, decifrare e dare un senso al disagio o alla patologia, attraverso una familiarità con le modalità espressive tipiche dell’età necessaria a stabilire una comunicazione ‘su misura’ che faciliti il costituirsi della relazione.

A tale scopo vengono analizzati tutti quegli autori che, all’interno della Psicoanalisi, si sono occupati delle relazioni oggettuali (A. Freud, M. Mahler, D.W.  Winnicott, R. Spitz, M. Klein, D. Meltzer, ecc.) dando un contributo alla identificazione delle linee di sviluppo del mondo intrapsichico infantile e adolescenziale, ma anche quelli che, all’interno della Psicologia Analitica (M. Fordham, E. Neumann, J. Hillman, ecc.), si sono dedicati allo studio delle produzioni simboliche e delle loro trasformazioni. La possibilità di conferire significato simbolico a ogni espressione del paziente in età evolutiva costituisce il punto di integrazione indispensabile tra processi intra- e inter-soggettivi. Un’ottica adulto-centrica (sia pure nello stile comunicativo) rischia di trascurare quelle aree precoci che costituiscono l’origine del disturbo o che a volte (nei casi gravi come, per esempio, l’autismo) rappresentano l’attualità della situazione.

Particolare attenzione viene data alle dinamiche familiari giacché la presa in carico dei genitori costituisce parte integrante del lavoro con bambini e adolescenti. La contestualizzazione del disagio e della patologia  richiede infatti un attento esame delle relazioni con le figure genitoriali  e la terapia necessita della capacità di stabilire una doppia alleanza per consentire un cambiamento di tutti i partecipanti.

Lo Psicoterapeuta dell’Età Evolutiva dovrà acquisire nel corso della formazione una dimestichezza con il mondo infantile e adolescenziale attraverso:

  1. Una conoscenza approfondita delle teorie di tutti quegli autori che hanno contribuito storicamente alla identificazione delle linee di sviluppo del mondo intrapsichico infantile e adolescenziale, e che hanno permesso di decodificare i processi intrasoggettivi e intersoggettivi che determinano il costruirsi di una personalità.
    Inoltre, è indispensabile una conoscenza dei processi cognitivi che generalmente non vengono considerati quale parte integrante delle competenze di uno psicoterapeuta dell’età evolutiva. Riteniamo, invece, che l’approfondimento dello sviluppo cognitivo, nelle sue diverse manifestazioni e in riferimento alle varie fasi dell’età evolutiva, sia necessario per integrare gli elementi intrasoggettivi con i processi di adattamento. Per capire cioè cosa il paziente dovrebbe essere in grado di fare, e cosa realmente fa e come lo fa, e perché lo fa in quel modo piuttosto che in quello relativo all’età; capire come proporsi per favorire l’integrazione delle linee di sviluppo di pari passo con la riappropriazione del proprio mondo soggettivo e con le nuove possibilità di adattamento.
  2. Una dettagliata esplorazione dei canali espressivi privilegiati dal bambino e dall’adolescente nella comunicazione con il mondo esterno.
    Il bambino prima di dialogare con il mondo esterno attraverso il linguaggio entra nella relazione utilizzando il corpo, il gesto, il gioco, il disegno, e, quando ne è capace, verbalizza queste sue azioni che non possono prescindere comunque dalla storia del suo graduale incontro con la realtà. Tutte le sue attività nella prima e seconda infanzia, oltre che essere espressioni integrate di una comunicazione pre-verbale, non verbale e verbale, allo stesso tempo, nella loro forma, ci segnalano la loro età  di sviluppo, mentre nella loro integrazione ci consentono di individuare quali linee sono più arretrate rispetto ad altre. L’esplorazione di questi aspetti unitamente a quanto espresso negli altri punti, ci permette di non perdere di vista il bambino reale ricontestualizzando i suoi messaggi, le sue fughe, le sue difese.
    L’adolescenza non è solamente l’attualizzazione e il prolungamento delle dinamiche evolutive infantili. Nuove dinamiche sia fisiologiche sia psichiche, nuove competenze e più ampi orizzonti relazionali e culturali fanno dell’adolescente un individuo nuovo che necessita di una prospettiva specifica. La tendenza ad agire, l’isolamento, gli atteggiamenti provocatori, l’emotività inespressa o violentemente esplicitata, l’inerzia e tutte le altre modalità tipicamente adolescenziali necessitano di un “ascolto psichico” che trasformi l’agito in processo di adattamento evolutivo.
  3. Una padronanza di tecniche espressive che consentano di raggiungere ed entrare in contatto con il paziente a qualunque livello esso si trovi, dalla dimensione più arcaica a quella più evoluta. A tal fine si ritiene necessaria una sperimentazione diretta delle modalità privilegiate di comunicazione proprie del bambino e dell’adolescente per familiarizzare con la forza comunicativa che esse hanno. È per tale motivo che viene previste una formazione personale in attività di gruppo e di laboratorio. Tali esperienze sono da considerarsi un approfondimento parallelo al lavoro psicologico individuale. Come nel lavoro individuale l’identificazione dei nodi complessuali (che appartiene alla fase in cui il futuro psicoterapeuta è esso stesso paziente), aiuta a entrare nella dinamica trasferale-controtransferale, così l’esperienza pratica delle diverse modalità comunicative aiuta a raggiungere la consapevolezza di eventuali rigidità o chiusure anche a livello corporeo, favorendo così l’integrazione dei due percorsi.
    Il ritiro corporeo, l’assenza sensoriale, il bagno di colore, le forme accennate, il gioco senza tempo e senza evoluzione, il gioco fuori spazio, i silenzi, i corpi segnati, i passaggi all’atto, tutti possibili segnali di disagio, tutte comunicazioni da non  perdere, tutti canali che appartengono alla storia infantile e adolescenziale di ognuno.
    Riviverli giocando, disegnando, muovendosi, sentendosi, raccontando, consente di poter costituire specchio alla pari nel setting per non perdere messaggi consci e inconsci,  ma soprattutto per comprendere in prima persona la forza espressiva dei canali di comunicazione che il paziente possiede. L’approccio ai “luoghi arcaici” richiede la conoscenza del bambino nel suo funzionamento mentale e nei suoi strumenti espressivi, verbali e non, in quanto chiavi d’accesso al mondo intrapsichico per poter fondare uno spazio terapeutico anche in assenza di linguaggio verbale.
  4. Una competenza relativa alle dinamiche familiari. Ogni adattamento evolutivo trova nella famiglia il suo spazio di sviluppo sia nell’ambito delle relazioni intersoggettive che intrasoggettive di ognuna delle parti.
    L’individuo, infatti, si modella attraverso lo scambio quotidiano con le figure genitoriali. È alla luce di questo che è fondamentale, per uno psicoterapeuta dell’età evolutiva, essere a conoscenza della multifattorialità che interviene nella formazione della personalità. I genitori prima di essere tali sono stati infatti bambini e adolescenti e nel rapporto diretto con il bambino reale prima e con l’adolescente reale poi si misurano inevitabilmente con il loro passato interno che spesso va a interferire nella crescita del figlio. Pertanto, la presa in carico dei genitori è parte integrante delle competenze necessarie allo psicoterapeuta dell’età evolutiva. Il disagio del figlio può a volte essere così “incastrato” nella dinamica familiare da richiedere un cambiamento delle relazioni con le figure genitoriali. Separazioni non avvenute, autonomie non raggiunte o negate, aspettative invadenti e progettualità disattese hanno tutte bisogno di elaborazione da parte dei genitori.
  5. Una conoscenza della visione dell’individuo e delle sue produzioni simboliche così come concepita dalla Psicologia Analitica di C.G. Jung. L’obiettivo è quello di acquisire un modus operandi che permetta di andare oltre un riduzionismo interpretativo. Ciò rende possibile l’attribuzione di significato a quelle aree psichiche che rischierebbero di rimanere altrimenti inutilizzate, costituendo potenziali serbatoi di psicopatologia. La lettura in chiave simbolica da parte del terapeuta delle manifestazioni del paziente permette di generare all’interno del processo terapeutico la mobilizzazione delle risorse intrapsichiche congelate, o ancora in embrione, o a volte cristallizzate nei sintomi. Al fine di tenere aperto il canale di comunicazione con il paziente è indispensabile non chiudere in interpretazioni univoche le sue diverse rappresentazioni psichiche (siano essere espresse con gesto, disegno, racconto ecc.) ma tenere vivo quello spazio transizionale ove possa prendere forma l’unicità dell’individuo. La possibilità di conferire significato simbolico a ogni espressione del paziente in età evolutiva costituisce il punto di integrazione indispensabile tra processi intra e intersoggettivi. La lettura dei disagi e della patologia in tale prospettiva simbolica favorisce il processo terapeutico.

 

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