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L' Analisi Transazionale

schema analisi transazionaleLa storia e gli sviluppi

La teoria originaria dell'analisi transazionale, così come venne elaborata da Berne durante la seconda guerra mondiale, e può essere considerata un'evoluzione in senso relazionale della psicoanalisi freudiana.

Le prime pubblicazioni sull’A.T. risalgono al 1949, quando lo psichiatra canadese E. Berne diede luce ad una serie di articoli sull’intuizione. Le sue osservazioni si concentrarono sulle variazioni di comportamento che avevano luogo in una persona quando si attivava uno stimolo nuovo. Berne cominciò a porre attenzione a quei cambiamenti nell’espressione del viso, nell’intonazione delle parole, nella postura del corpo, nel portamento, nei gesti, nella strutturazione delle frasi etc.

Notò allora che ogni persona racchiudeva in sé svariati “se stessi” e di volta in volta qualcuno di essi prendeva il sopravvento nella personalità dell’individuo. Ad esempio la persona qualche volta si comportava da Bambino e qualche volta da Adulto , a queste strutture di personalità ben definite diede il nome di stati dell’Io; più tardi aggiungerà il Genitore. L'A.T. fu influenzata anche dall'approccio centrato sulla persona di Carl Rogers, ponendo, così, in primo piano i bisogni della persona. Negli anni '50 la teoria della comunicazione subì grandi sviluppi, principalmente grazie agli scienziati della comunicazione che dettero vita alla cibernetica, e le Regole della comunicazione enunciate da Berne sono il distillato di questi progressi applicati alla teoria psicologica analitico transazionale.

L'analisi transazionale sta subendo negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, soprattutto ad opera di studiosi anglosassoni, verso una rielaborazione teorica basata sul confronto con le più recenti acquisizioni operate dalle neuroscienze, in particolare le basi neurofisiologiche degli stati dell'io, l'accesso alle memorie implicite e la formazione delle memorie episodiche.

La visione dell'uomo e della patologia

L'analisi transazionale teorizza l'io come formato da tre strutture rappresentate graficamente come una sola personalità, ovvero i tre Stati dell'Io con le sue funzioni. I tre stati dell'io sono: 1. genitore; 2. adulto; 3. bambino. Il genitore può essere affettivo o critico; il bambino, invece, libero o adatto/ribelle.

La comunicazione tra due individui può essere letta come una transazione (o scambio) tra stati diversi o omologhi dei due io, quindi, si parla nel primo caso di "transazioni incrociate" e nel secondo di "transazioni complementari". Ogni comunicazione avviene su due livelli che si influenzano reciprocamente, il contenuto (il cosa si dice) e la forma (il come lo si dice).

Si comunica secondo segnali verbali e non verbali e se il verbale è contraddetto dal non verbale, si ha una incongruenza. Ciascuno di noi è libero e responsabile dei propri comportamenti. Ogni stato dell'Io ha connotazioni positive e connotazioni negative seconda che favorisca oppure impedisca l'indipendenza della persona. Lo stato "adulto" nella sua funzione positiva vive oggettivamente la realtà, non drammatizza l'errore e decide in base a ciò che è noto; invece, qualora non sia ben funzionante e contaminato, trascura le emozioni ed i valori e non si cura dei rapporti interpersonali. Il "bambino adattato" positivo accetta le regole, collabora e agisce per farsi accettare; il "bambino adattato" negativo si sottomette alle regole, si compiange e subisce per farsi accettare. Il "bambino ribelle" positivo ha spirito d'iniziativa; il "bambino ribelle" negativo è sempre contrario per principio. Il "bambino libero" positivo si esprime in tutto liberamente, mostrandosi apertamente.

La parte genitoriale dell'io è dove sono custodite le esperienze e gli esempi; la parte adulta è dove si elaborano le informazioni; la parte bambino dell'Io è dove è racchiusa la spontaneità e l'emotività. Seguendo questa linea di pensiero, si mette in evidenza come le emozioni in una persona sana sono vissute in armonia con i propri bisogni e desideri.

Le emozioni che l'individuo vive però possono anche impedirgli di realizzare quelli che ritiene i propri bisogni e desideri. Per esempio, l'individuo potrebbe essere triste sebbene si trovi ad una festa e desideri socializzare. La tristezza viene vissuta strutturando il tempo nell'isolamento, e si verifica l'impossibilità di procedere nella strutturazione del tempo verso l'intimità desiderata e verso uno scambio di carezze più stimolanti. In tal caso la tristezza si può quindi definire come una emozione parassita. Le emozioni parassite si presentano unite alle svalutazioni e si contrastano insieme a queste.

Il modo in cui una persona vede se stesso e gli altri è riassunto dalle quattro posizioni esistenziali:

    Io sono OK; tu sei OK: + + (posizione esistenziale sana, che induce ad un comportamento assertivo)
    Io sono OK; tu NON sei OK: + - (comportamento aggressivo)
    Io NON sono OK; tu sei OK: - + (comportamento passivo, servile; depressione)
    Io NON sono OK; tu NON sei OK: - - (futilità, cinismo)

La posizione esistenziale di un soggetto può cambiare con il passare del tempo, anche breve.

Le caratteristiche del processo terapeutico e il ruolo del terapeuta

Terapeuti di diversi orientamenti teorici si concentrano attualmente sulle componenti relazionali, transferali e controtransferali del processo terapeutico. La letteratura clinica abbonda di modelli e linguaggio relazionale: reciprocità, empatia, sintonia (attunement), attaccamento, relazioni oggettuali, intersoggettività, una conoscenza relazionale implicita, un ambiente che accoglie e sostiene (holding), la sincronia emotiva, l’essere in contatto, il momento dell’incontro, la risonanza. Nella psicoterapia transazionale vi è sempre stata la tendenza a porre l’accento sul cambiamento personale e sulla gestione delle emozioni anziché cercare di approfondire le ambivalenze dell’amore e dell’odio che sottendono a tutte le relazioni umane. L'obiettivo che ci si prefigge avviando l'analisi transazionale è di ristabilire l'autonomia e di rendere più stabile la condizione di problem solving dell'individuo. In questo senso si tratta quindi di avvicinarsi alla condizione in cui le emozioni ci aiutano a risolvere i nostri problemi e a soddisfare i nostri bisogni, anziché contrastare i nostri sforzi ed intralciarli inutilmente. Sin dalle sue origini l’Analisi Transazionale ha sottolineato con forza l’uso da parte del terapeuta, in varie forme, dei suoi stati dell’Io Genitore. Delineando la struttura e la funzione dello stato dell’Io Genitore, Berne ha contribuito in modo determinante a riformare la posizione psicoanalitica classica dell’osservatore neutrale e l’uso meccanicistico dei modelli comportamentali, che ha combattuto per tutta la vita. Il terapeuta è un osservatore attento e imparziale degli schemi relazionali e delle convinzioni (beliefs) relative agli stessi, come si capisce dalle concettualizzazioni che Berne fa dei giochi, dei ricatti, dei copioni. Berne osservava, ascoltava, rifletteva, descriveva, interpretava, analizzava e finiva per impartire una svolta al modo in cui le persone intrattenevano le loro relazioni, su come trans-agivano. In definitiva, Berne effettuava una psicoterapia della persona singola, dato che queste interazioni venivano analizzate alla luce dei vantaggi sociali e psicologici che la persona credeva di poterne trarre. Berne offriva l’opportunità di vedere, ripensare e cambiare il modo in cui la persona pensa e si comporta. La sua Analisi Transazionale si prefiggeva di mettere in discussione l’usuale quadro di riferimento difensivo del paziente attraverso la descrizione, il confronto, l’interpretazione e l’umorismo. Pare chiaro, quindi, che il suo intento fosse quello di modificare la struttura intrapsichica e il funzionamento del paziente per mezzo di interventi chiarificatori e non offrendo una relazione correttiva.

 

 

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